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Un salto nel vuoto, Maurizio Cattelan si racconta in un libro intervista

pubblicato da Andrea Coccia

maurizio cattelan, un salto nel vuoto, rizzoli, libri, editoria Per Maurizio Cattelan il mondo sembra assomigliare a un testo da alterare a piacimento inserendo dettagli spiazzanti, capaci di insidiare le certezze del pubblico fino all’estremo: dai bambini impiccati all’albero, a Giovanni Paolo II spiaccicato da un meteorite, dal cavallo appeso al soffitto fino a Hitler che prega in ginocchio e al dito medio di Piazza Affari a Milano.

Ora il grande artista padovano, da sempre restio anche soltanto a rilasciare interviste, ha accettato di rompere il silenzio attraverso un libro intervista che uscirà per Rizzoli e che si intitolerà Un salto nel vuoto, scritto con Catherine Grenier. Dall’infanzia a Padova, dalla difficile storia familiare segnata dalla malattia della madre, passando per un’adolescenza non meno complicata passata a lavorare negli obitori e negli ospedali, fino alla scoperta della vena creativa e alla decisione di non accettare di farla diventare un “lavoro”, ma un’arte.

Il ritratto che emerge è quello di un uomo da sempre votato alla libertà e all’indipendenza, che ha deciso di mettersi a fare l’artista per poter “smettere di lavorare”. «A volte è salutare restare al di fuori di un gruppo», dice Cattelan, e forse ha ragione. Di certo la sua storia ha il sapore dolciastro delle avventure finite bene, tipico delle storie che non si ripetono. Ma proprio per questo, leggerla può far bene alle nostre speranze appassite.

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Il giorno in cui la mucca starnutì, di James Flora

pubblicato da Andrea Coccia

orecchio acerbo, james flora, Il giorno in cui la mucca starnutì, butterfly effect E’ arrivato finalmente in Italia Il giorno in cui la mucca starnutì, di James Flora, uno dei superclassici dell’illustrazione americana per ragazzi e, com’era prevedibile, dobbiamo ringraziare la casa editrice romana Orecchio Acerbo, che in questo tipo di riscoperte è maestra indiscussa in Italia.

Tutto inizia, come spesso succede, con una distrazione. Il ragazzino Fletcher infatti, rincorrendo un coniglietto per i prati si dimentica la vecchia mucca Floss al ruscello. Appena ritornata a casa la vecchia Floss, per il colpo di freddo, lascia partire uno starnuto impressionante che innesca una reazione a catena i cui effetti sono imprevedibili.

Dal fienile semidistrutto a un rullo compressore che entra nello zoo della città di Sassafras Springs e devasta tutte le gabbie, liberando gli animali, fino a una ruota panoramica impazzita che atterra su un peschereccio e inizia a sparare petardi, fuochi d’artificio e razzi infuocati per tutto l’oceano.

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BeBookers, ovvero se il lettore non va alle presentazioni le presentazioni vanno dal lettore...

pubblicato da Andrea Coccia

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Una nuova iniziativa culturale sta prendendo piede a Milano. E’ iniziata per gioco qualche mese fa da un’idea di Leonardo Merlini e Marianna Albini che, spinti da un amore irrefrenabile verso la letteratura, ma anche dalla convinzione inamovibile che i libri sono molto più che importanti, fondamentali o imperdibili, sono addirittura spassosi e divertenti.

Proprio per questo i due si sono inventati una formula che unisce le due cose: profondità e leggerezza le avrebbe chiamate Italo Calvino, due delle cifre stilistiche che secondo il grande sanremese avrebbero dovuto capire come convivere nel nuovo millennio che, sfortunatamente, non gli è stato concesso di vedere nascere.Mi spiega Marianna - incontrata per caso ieri sera a Officina Italia - che il loro progetto si basa fondamentalmente sulla volontà di portare in giro la meraviglia dei libri e della lettura, quella di sempre, ma in modo molto più divertente.

«Vogliamo lasciare fuori - mi dice - tutto quello che rende l’essere appassionati di letteratura e di libri una cosa difficile, paludosa e troppo spesso noiosa». Annuisco, mi rendo conto che questa è una verità assoluta, siamo d’accordo. Ma qual è secondo loro la ricetta vincente, le chiedo. «Per noi la ricetta è molto semplice: divertirsi. Abbiamo fatto spettacoli in ristoranti, feste in libreria e anche il primo AperiWallace (aperitivo letterario dedicato a David Foster Wallace».

Manca solo che andiate a casa della gente, le faccio, con un sorriso. «Ma ci andiamo! Andiamo anche a casa di chi ci invita, volendo possiamo anche organizzare un catering, portare da bere e da mangiare». E’ in quel momento, probabilmente, che l’idea mi ha letteralmente conquistato.

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Amazon tenta gli scrittori: paura per la filiera editoriale tradizionale

pubblicato da Andrea Coccia

amazon, editoria, libri, rivoluzione Lo si aspettava da tempo, ora ci siamo: Amazon sta facendo il passo decisivo per completare l’avvio di una vera e propria rivoluzione che potrebbe mettere a soqquadro l’intera filiera editoriale così come la conosciamo ora. Dopo aver convinto i lettori del fatto che potevano fare a meno delle librerie, ora sta mettendo la pulce nell’orecchio agli autori, cercando di convincerli - e siamo sicuri che non ci vorrà molto - che possono fare a meno degli editori tradizionali.

La mossa di Amazon, di cui parlano anche gli amici di Downloadblog, è molto semplice: sfrondare il mastodontico edificio editoriale togliendo i rami morti, vale a dire gli editori, e prendendone il posto facendo siglare agli autori contratti direttamente con Amazon. Risultato: gli autori guadagnano di più, i lettori spendono di meno. Difficile convincere entrambi della non correttezza della mossa.

In un interessante articolo che ho letto in rete, Luca de Biase ci ricorda che “la filiera editoriale come oggi la conosciamo è partita dalla tecnologia della stampa” ed è proprio grazie alla supremazia tecnico-tecnologica e alla legge sul copyright che gli stampatori si sono trasformati - invero ci han messo qualche secolo - nei moderni editori, onnivori, famelici, ipertrofici. Alcune di queste realtà sono diventate immense concentrazioni editoriali, che negli ultimi anni hanno conquistato tutta la filiera: dalla produzione alla distribuzione alla vendita, sovvertendo le regole del mercato, sia a livello economico, sia a livello qualitativo e di librodiversità.

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Mucchi di libri in ufficio: le scrivanie italiane rispondono!

pubblicato da Andrea Coccia

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Domenica scorsa, riprendendo un viral post di BuzzFeed, vi avevo mostrato una panoramica delle scrivanie delle redazioni americane: libri impilati a montagne, sfracellati al suolo, libri di ogni tipo e piccoli dettagli simpatici che rendono decisamente più umana la vita redazionale, fatta di ritmi serrati, di ora passate tra libri e computer, ma non solo.

Oggi quindi, addirittura un giorno prima di quanto vi avevo promesso, tocca alle scrivanie italiche rispondere per le rime. A conclusione di quel post, infatti, mosso - forse per la prima volta nella mia vita - da un certo fremito sciovinista, avevo lanciato un appello ai lettori di booksblog, agli amici editori, giornalisti e redattori, chiedendo di inviarmi le foto delle vostre scrivanie, colme o meno colme di libri. Volevo vedere di che pasta erano fatte le scrivanie italiane.

Bene, a distanza di una settimana le risposte sono state numerose: una dozzina tra case editrici, giornalisti freelance, redattori di riviste e lettori hanno partecipato. E i ritratto ch ne emerge - e lo vedrete con i vostri occhi nella gallery dopo il salto - è una realtà oscillante tra ordine e disordine, tra pile di libri, computer e ebook readers. Insomma, una realtà che non ha nulla da invidiare, come era ben prevedibile, a quella americana. A ben vedere la differenza è una sola: le scrivanie italiane sembrano un po’ più “castigate” rispetto alle loro omologhe americane alcune delle quali, se ben vi ricordate, erano ornate da libri erotici di varia natura.

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Mucchi di libri in ufficio: le scrivanie delle redazioni statunitensi

pubblicato da Andrea Coccia

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Che nelle redazioni ci siano dei libri sparpagliati, ammucchiati, impilati e dimenticati sulle scrivanie è una delle regole non scritte di moltissimi mestieri, primi tra tutti quelli del giornalismo e dell’editoria. A dimostrazione di questa abitudine, BuzzFeed, l’osservatorio privilegiato per tenere d’occhio i viral topics negli States ha pubblicato alcune foto provenienti da alcune delle più importanti redazioni off e online del paese.

Dall’ufficio della Reuters di Ney York fino a quello di Playboy, da alcuni esempi di desk di Mtv fino a quello di una giornalista del Washington Post, da quello dell’Huffington Post fino alle scrivanie di Buzzfeed, di GalleyCat e di una ventina di altri, meno noti qui da noi. Quella che emerge è una realtà multiforme che sembra non avere alcuna regola: si va dalle colonne traballanti, passando da quelle talmente incerte da essere già crollate a terra e dai libri gettati alla rinfusa, fino ad arrivare alle librerie, più o meno ordinate. A cercar bene, poi, in questi scatti si trovano spesso degli outsider: una bottiglia di whisky, un libro sulla difficoltà di convivere con un pene enorme, uno sulle orge, foto un po’ particolari. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Dopo il salto trovate una galleria con alcune delle foto pubblicate da BuzzFeed. Dopo averle viste, se vi va perché non ci mandate le vostre? Vi prometto che le migliori le pubblicheremo! Quella della foto che apre il pezzo è la mia scrivania, giusto per rompere il ghiaccio… Mandate, mandate!

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A Milano prove di festival letterario, questo sabato con Roland

pubblicato da Andrea Coccia

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Da un po’ di tempo si sente parlare della volontà di lanciare un Festival di Letteratura anche a Milano, una città che già ospita rassegne importanti come la Milanesiana organizzata da Elisabbetta Sgarbi e OfficinaItalia, del duo Antonio Scurati - Alessandro Bertante, ma che rischia di perderle entrambe nel prossimo futuro.

Ma mentre alcuni degli eventi editoriali più importanti della città sono in forse, ce n’è uno che sta nascendo e che vuole diventare un appuntamento fisso della fine dell’anno editoriale, più o meno a giugno dunque. Si chiama Roland, è curato da Giorgio Vasta e Marco Peano, in collaborazione con Ilaria Bernardini, Matteo B. Bianchi e Elena Quarestani e nasce con un obiettivo decisamente ambizioso:

provare a dotarsi di ulteriori diottrie per comprendere sempre più in profondità (e responsabilmente) i meccanismi che determinano l’esistenza di un libro e la sua percezione nel campo letterario.

Per mettere alla prova la loro ambizione e per dare un assaggio al pubblico milanese di quello che hanno intenzione di fare, i Rolandiani hanno organizzato per questo sabato un’intera giornata di eventi e di discussioni allo spazio Assab One, giusto accanto a via Padova. Il programma è decisamente sostanzioso: si parte con Michela Murgia, si continua con Giusi Marchetta e Christian Frascella per poi approdare a un ricco pomeriggio con ospiti di tutto riguardo: Helena Janeczek, Andrea Cortellessa, Marco Belpoliti, Michele Rossi, Stefano Salis, Domenico Starnone, Massimo Cirri e molti altri.

Un evento sicuramente interessante per chi sceglierà di restare a Milano per questo ultimo weekend di settembre.

Via | Rolandscritture

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Crowdfunding: una strada percorribile per il futuro dell'editoria indipendente?

pubblicato da Andrea Coccia

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Un paio di giorni fa Finzioni ha pubblicato una notizia molto interessante: gli autori di una graphic novel basata su un racconto del grande H.P. Lovecraft sono riusciti a trovare i 10mila dollari necessari per finalizzare la produzione del loro progetto attraverso Kickstarter.

Per chi non lo conoscesse, Kickstarer è il capofila - nonché il più efficace - di una serie di siti di crowdfunding - un termine inglese traducibile come “finanziamento diffuso” - che, mobilitando gli utenti della rete, permette ogni anno a decine di produzioni indipendenti di film, documentari, musica, fumetti e libri, di centrare il sempre più complesso obiettivo della ricerca di finanziamenti. Oltre a Kickstarter, attivo per ora soltanto in America, sti stanno sviluppando in tutto il mondo siti di crowdfunding, da Touscoprod, in Francia, fino a Eppela, il primo sito italiano che, pur essendo ancora in versione beta, è già riuscito nell’impresa di finanziare alcuni dei progetti dei propri utenti.

Si parla molto, negli ultimi tempi, del crowdfunding come metodo alternativo ed efficace per garantire la sopravvivenza delle produzioni culturali indipendenti che altrimenti sarebbero escluse dal mercato. Per ora questo universo indie è composto per la maggior parte da produzioni audiovisuali - corti, documentari o album - ma si sta allargando sempre di più ai supporti cartacei, dal fumetto ai reportage giornalistici.

E l’editoria? Probabilmente è ancora un po’ presto, ma personalmente credo che la strada del crowdfunding potrebbe diventare nel prossimo futuro una strada percorribile anche per gli autori di finzioni o di saggi che non rientrano nel mainstream, ma soprattutto per le riviste indipendenti, e penso al circuito del Birra, per esempio. Voi che ne pensate?

Via | Finzioni

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Quando il saggio è analfabeta. Storie di refusi e orrori nei saggi Mondadori

pubblicato da Andrea Coccia

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Da qualche anno a questa parte il lavoro editoriale è sempre più dislocato, esternalizzato, precarizzato, diviso e spezzettato. In moltissime case editrici regna il disordine e la fretta, abitudini che permettono all’imperizia di spopolare. Se poi a questa condizione si aggiunge poi la situazione lavorativa al limite dell’umano di una grandissima quantità di finto-salariati neo-schiavi, costretti a lavorare a ritmi indecenti e sottopagati il gioco è fatto: il lettore si ritrova dunque a leggere libri poco curati, traduzioni approssimative, volumi farciti di errori di stampa, refusi, spesso addirittura veri e propri orrori di grammatica.

A chi non è successo di imbattersi in un libro degli orrori del genere, io stesso ricordo di aver accennato, proprio su queste pagine, a un’avventura del genere, capitatami qualche mese fa con un libro di Kapuscinski. A questo proposito vi segnalo un bellissimo articolo che ho trovato su Sudare Inchiostro, il blog personale di Mattia Nicchio. L’articolo in questione - che per attenzione ai dettagli e profondità di analisi sarebbe più corretto chiamare reportage - è intitolato Saggi analfabeti - Quando l’editor è in vacanza ed esplora gli e(o)rrori di un volume stampato da Mondadori.

Si tratta di Storia della tortura di George Riley Scott, tradotto e curato da Silvia Bigliazzi e, almeno a giudicare da tutti gli errori e gli orrori che ci ha trovato Mattia Nicchio, sembra proprio un libro da non leggere. Quello che invece non dovete lasciarvi sfuggire è la lettura del pezzo di Nicchio, la cui puntualità e precisione è impressionante. Certo, perderete un po’ di fiducia nel sistema editoriale italiano, ma quella, soprattutto se siete lettori forti e esigenti, l’avrete già persa da un po’.

Foto | Flickr

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#ultimasigaretta, ovvero come ricordare Svevo ai tempi di Twitter

pubblicato da Andrea Coccia

italo svevo, ultima sigaretta, twitter Oggi è l’anniversario della morte di Aaron Ettore Schmitz, passato agli onori della storia della letteratura con il nome di Italo Svevo. Nato a Trieste il 19 dicembre del 1861, Svevo ebbe una vita artistica segnata dai rifiuti, dalle delusioni e dalle sconfitte. I suoi romanzi e i suoi racconti, in primis La coscienza di Zeno, sono oggi ritenuti tra i più grandi capolavori del Novecento italiano, anche se molto spesso sono odiati dagli studenti per la loro pesantezza.

Per ricordare il grande Svevo, quest’oggi l’account twitter dell’editore Einaudi ha lanciato una gara all’ultima frase. Si chiama Ultima Sigaretta e per partecipare basta creare una frase di meno di 140 caratteri, vale a dire l’ampiezza massima di una twitterata, e pubblicarla sul proprio account usando come hashtag #ultima sigaretta. Per ora la frase più bella che mi è capitato di leggere è quella postata dall’utente Across Nowhere:

l’ #ultimasigaretta è stata anche la prima. Una sera di fine d’estate di qualche anno fa. Sputai un polmone e finì lì.

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