
Vi ho già accennato qualche giorno fa dell’esistenza, negli States, della settimana dei libri proibiti, la Banned Books Week, una settimana dedicata alla sensibilizzazione del pubblico su un problema tanto assurdo quanto, nostro malgrado, ancora molto reale, quello della censura dei libri di narrativa accusati di attacchi alla morale o ai precetti della Bibbia.
Per rendersi conto di quanto sia grottesco e diffuso il problema vi segnalo due interessanti fonti di informazione. La prima è una bella infografica relativa alla top10 dei libri bannati in USA, pubblicata dall’Huffington Post. Una carrellata di titoli che molti di noi hanno letto e amato, da Brave new world di Aldous Huxley fino alla saga di Twilight, che ci fanno percepire in un attimo la trasversalità e l’assurdità di questa piaga.
L’altra risorse che vi segnalo è la mappa dei libri censurati, una semplice googlemap degli Stati Uniti tappezzata di puntine che segnalano ogni libro “challenged” negli States, vale a dire colpito da una a caso delle fantasiose e incredibili accuse che colpiscono centinaia di volumi ogni anno, da quelle relative al linguaggio a quelle relative ai riferimenti sessuali o religiosi. Insomma, un bel modo, anche questo, di rendersi conto di quanto sia diffusa e trasversale la tendenza moralizzante negli States.

Purtroppo una delle cose che sembra non passare mai di moda nella storia è la redazione di liste nere di libri da condannare, libri da bruciare, da nascondere, libri ritenuti nocivi per i lettori, libri pericolosi da censurare a tutti i costi.
Dopo l’abdicazione del Vaticano a ruolo di nazione principe della censura - avvenuta, ci tengo a precisarlo, nel 1966 con l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti ad opera di Paolo VI - a prendere il suo posto ci han pensato gli Stati Uniti d’America, che da allora, nonostante i tentativi di rubare loro la scena non siano mai mancati, sono sempre riusciti a detenere il triste primato grazie alla loro lista dei libri proibiti.
E’ per questo che negli Stati Uniti, a partire dal 1982, si organizza una volta all’anno la settimana del Libro Bandito (in inglese suona molto meglio: The Banned Books Weeks), che quest’anno è iniziata ieri, il 24 settembre, e durerà fino al 1 ottobre. Durante questi trent’anni di attività sono stati riscontrati oltre 11mila atti di censura negli States, atti che hanno riguardato libri di ogni tipo, dai classici ai libri per ragazzi, atti che tutt’ora colpiscono libri come Brave new world di Aldous Huxley e la saga Twilght di Stephenie Meyer.
Dopo la querelle tra Speranzon e il mondo della cultura italiana, che tra scrittori, giornalisti e blogger si è mobilitato in massa contro la proposta fuori dal mondo dell’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, oggi, dopo che lo stesso assessore aveva fatto un passo indietro, a rincarare la dose e ad aggravare la posizione di una certa classe politica, ci pensa l’assessore regionale all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan.
L’assessore dell’amministrazione Zaia, apparentemente con il beneplacito del presidente, ha infatti ribadito la volontà di impedire la diffusione dei libri degli oltre cinquanta autori della lista nera affermando che: «Nei prossimi giorni invierò a tutti gli istituti superiori del Veneto una lettera in cui esorterò insegnanti e bibliotecari a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori. Sono diseducativi». Frasi che suonerebbero bene a Berlino negli anni Trenta, ma non certo a Venezia nel 2011.
Il problema si aggrava dunque, perché ormai non si tratta, come tutti speravamo, di una provocazione stupida e mal riuscita. Difatti, dalle parole dell’assessore regionale (che parla esplicitamente di “censura morale” e di “indirizzo politico”) si capisce come, una certa classe politica di questo paese, non solo non abbia rispetto per i valori democratici di base, bensì non riesca a capire, con una ingenuità che fa venire i brividi, che una battaglia di questo genere ha il gusto rancido del totalitarismo, vale a dire dell’ingerenza del potere sulla mente dei cittadini. O è il caso di chiamarli sudditi?
Via | Corriere della Sera
Foto | ElenaDonazzan.it
Nella Storia, quando la classe politica si mette a dettare legge al mondo culturale, stilando liste nere di libri proibiti, giudicando la moralità degli autori, distruggendo fisicamente i loro libri o addirittura punendo i loro lettori, vuol dire che la società che lo permette e che fa da sfondo alla legittimità di queste squallide decisioni è arrivata ad un punto di non ritorno.
Qualcosa di simile si sta svolgendo in questi giorninella Provincia di Venezia, il cui assessore alla Cultura con delega alle Biblioteche, Raffaele Speranzon, sostenenendo una proposta portata avanti a Martellago da un consigliere del Pdl, Paride Costa, e da un cittadino, Roberto Bovo, vuole proporre la rimozione di una lista di libri proibiti, scritti da autori italiani la cui colpa è quella di aver firmato una petizione pro Cesare Battisti circa 7 anni fa, dai cataloghi delle biblioteche civiche della provincia.
Questo il testo estratto dalla lettera di Costa e Bovo:
Che venga adottata una forma di boicottaggio civile nei confronti degli scrittori italiani che l’11 febbraio 2004 hanno firmato la petizione a sostegno del terrorista Cesare Battisti, chiedendone la liberazione, procedendo:
1) con la rimozione delle loro opere letterarie dalle biblioteche civiche della Provincia di Venezia;
2) con la rimozione delle loro opere letterarie dalle biblioteche scolastiche presenti nel comprensorio provinciale veneziano.
Dietro l’aberrante etichetta di “boicottaggio civile”, dunque, c’è un atto di violenza culturale inaudita che mira a censurare il lavoro di una nutrita schiera di scrittori italiani – tra l’altro tra i più interessanti del panorama contemporaneo, si va da Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009) a Massimo Carlotto, da Antonio Moresco a Nanni Balestrini, da Valerio Evangelisti a Giuseppe Genna – dalle biblioteche pubbliche di una intera provincia, impedendo loro anche di tenere presentazioni nelle strutture del sistema bibliotecario provinciale.
Una decisione che, se dovesse essere attuata, segnerebbe il già citato punto di non ritorno della deriva anticulturale che sta interessando da ormai due decenni questo nostro paese, una deriva che vede una classe politica ignorante e becera distruggere pezzo dopo pezzo il patrimonio culturale dell’intero paese. E la cosa più grave è che lo stiano facendo nel silenzio generale.
Via | Wumingfoundation
Viene pubblicato oggi, per i tipi della Bollati Boringhieri, Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung (1875-1961), di cui vi abbiamo mostrato in anteprima l’affascinante booktrailer.
Il Libro Rosso – o Liber Novus – di Jung è un viaggio nell’intimo del padre della psicologia analitica, quasi un voler conoscere Jung attraverso Jung. Poco più che trentenne Jung, infatti, ebbe delle “visioni apocalittiche” durante le quali provò angoscia e terrore che lo indussero a pensare di essere impazzito. Fece ricorso, quindi, alla scrittura per annotare quanto gli succedeva e, chissà, forse nella speranza di trovare nella scrittura un metodo di guarigione. Le sue annotazioni, però, non erano semplice parole vergate sulla carta, ma si tradussero in immagini, in splendide illustrazioni fantastiche che fungono da porta per entrare nel suo mondo. Immagini oniriche, potremmo dire, che, dall’antichissimo sostrato del mito, permettevano e permettono di guardarsi dentro e di conoscersi in profondità con tutte le bizzarrie, le paure, i sogni e le mostruosità che abbiamo dentro.
L’edizione italiana riproduce in facsimile le pagine illustrate e ne riporta il testo. Il libro è arricchito da una prefazione di Ulrich Hoerni e da una approfondita introduzione del curatore, Sonu Shamdasani. Preziosa, a mio vedere, è anche la nota dei traduttori – Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni– che si sono trovati dinanzi a un testo difficile sia per il modo in cui è nato, sia per lo stile di Jung che, come ebbe ad affermare egli stesso, non è semplice.
Nel prossimo mese di novembre sarà pubblicato anche in Italia Il Libro Rosso di Carl G. Jung, padre della psicologia analitica. Si tratta di uno dei testi più segreti del XX secolo, sul quale si è favoleggiato e che gli eredi di Jung hanno conservato in un caveau per oltre venti anni. Già pubblicato in America dall’editore W. W. Norton arriva in Italia grazie a Bollati Boringhieri. A proposito del “segreto” scrive lo stesso Jung:
“È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili. Solo allora la vita è completa”.
Si tratta di un testo al quale Jung lavorò per sedici anni fra il 1914 e il 1930 è un’intima testimonianza del viaggio “negli abissi della psiche” dello psicanalista. Il Libro Rosso, pieno di virtuosismi calligrafici e immagini fantasmagoriche, è, dunque, da collocarsi al centro di una straordinaria sperimentazione artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco.
Continua a leggere: Arriva in Italia “Il Libro Rosso“, inedito “maledetto” di Carl Gustav Jung

L’American Library Association ha stilato il suo rapporto annuale sui “libri controversi” del 2009, quelli in relazione ai quali si è appuntata la maggior massa critica di polemiche. La saga di Twilight di Stephenie Meyer ha conquistato il quinto posto di questa speciale classifica, per via dei contenuti sessuali e della disinvoltura (secondo alcuni anticristiana) con cui affronta il tema del vampirismo.
Al primo posto della top ten si colloca invece Lauren Myracle con i suoi libri sull’instant messaging - pubblicati in Italia da DeAgostini - a causa del linguaggio utilizzato, dei soliti temi sessuali e anche per i frequenti riferimenti alla droga.
Curiosità: nella classifica, per come riportata dal «Daily Telegraph», compare anche Il giovane Holden di Salinger, tornato improvvisamente in auge dopo la morte del suo misterioso autore. È la prova che a tanti decenni dalla sua pubblicazione, la scia di scandali che ha sempre saputo suscitare non si è ancora placata.
Via | «Daily Telegraph»

Il titolo in inglese è “And Tango makes three”, è un libro per ragazzi scritto da Peter Parnell e Justin Richardson ed è stato pubblicato dalla casa editrice americana Simon&Schuster nel 2005. E’ questo, secondo le statistiche rese note dalla American Library Association, il libro più bandito dalle scuole e dalle biblioteche americane di tutto il 2009.
Il libro, che in Italia non è stato tradotto e che probabilmente non lo sarà mai, parla della strana storia, realmente accaduta allo Zoo di Central Park a New York, di due pinguini maschi che hanno adottato un piccolo. Una coppia di fatto, dunque, ma soprattutto una coppia omosessuale che cresce un piccolo; è questo il motivo che ha spinto i detrattori del libro a bollarlo come “anti-familiare”, “anti-religioso”, addirittura “anti-etnico e non adatto ai ragazzi”.
Ma come può un paese come l’America, in prima fila nell’esportazione della libertà e della democrazia, come può un paese che come principio fondamentale del propri statuto ha la libertà individuale assoluta avere ancora una lista dei libri proibiti, un indice? Un paradosso su cui riflettere.
Via | Asylum
Tender morsels (Dolci morsi) è un libro per ragazzi appena edito da Random House e firmato da Margo Lanagan, scrittrice australiana assai nota tra i lettori anglofoni. Contiene la parola «slut» (puttana) nella prima riga, e una scena di sesso tra un nano e una strega poco più avanti.
Come prevedibile (e ampiamente previsto) il libro ha scatenato scandali e polemiche in tutto il mondo, di cui il quotidiano «The Guardian» rende conto in un lungo e interessante articolo. Tender morsels, spiega il giornale britannico, è una «scandalosa via di mezzo tra Biancaneve e Cappuccetto rosso che contiene, tra le altre cose, anche una scena di stupro di gruppo e una schietta descrizione di un aborto».
David Fickling, l’editore inglese di Tender morsels, ha dichiarato di rendersi conto che i contenuti del libro possono risultare sgradevoli per una larga fetta di pubblico: perciò ha fatto stampare un apposito avviso sul retro della copertina. Quanto alla famigerata scena dello stupro di gruppo, secondo Fickling è comunque inserita in un inequivocabile contesto morale. «Non riesco a credere», ha dichiarato, «che qualcuno possa leggere quella scena senza provare orrore. Nel mondo, là fuori, accadono cose terribili, e dal mondo reale poi piombano in quello dei bambini senza nessun filtro». La domanda, irrisolta, è se questo sia il modo giusto per “filtrarle”.
Via | The Guardian
Nel 1983 la Paladin Press - casa editrice USA che pubblica manuali di sopravvivenza, guerriglia, arti marziali, tecniche d’investigazione, sabotaggio, creazione d’esplosivi e altri “temi d’azione” - diede alle stampe Hit Man: A Technical Manual for Independent Contractors, manuale e guida tecnica per killer a contratto.
«Di recente», recita la prefazione, «una donna mi ha chiesto come potessi, in coscienza, scrivere un libro di istruzioni per assassini. “Come potrebbe vivere serenamente con se stesso se sapesse che qualcuno ha usato i suoi scritti per spezzare una vita umana?” Temo che la mia risposta l’abbia alquanto urtata. Ritengo infatti che l’assassinio professionale soddisfi un bisogno della società, e sia al tempo stesso l’unica alternativa alla giustizia “privata”. Inoltre, se i miei consigli e le comprovate tecniche che indico in questo libro venissero seguite alla lettera, di certo nessuno verrebbe mai a saperlo.»
L’autore, il fantomatico Rex Feral, si sbagliava di grosso. Dieci anni dopo la prima edizione, nel 1993, il pregiudicato James Perry fece fuori la moglie, l’infermiera e il figlio tetraplegico del musicista Lawrence Horn, su incarico di quest’ultimo. Dopo l’arresto dichiarò di essersi attenuto scrupolosamente al manuale della Paladin Press. Per l’editore scattò l’accusa di corresponsabilità nella strage. E il processo - Rice vs Paladin Press - fece emergere una stupefacente verità.