
Qualche settimana fa c’era sembrata una notizia da urlo, e ancora non ne avevamo ancora la certezza, ma la speranza che “l’onda lunga” d’oltralpe si estendesse anche all’Italia, era ben viva. Oggi sappiamo che non si trattava solo di un bell’insieme di promesse da campagna elettorale, quelle che preannunciavano l’equiparazione dei libri digitali e cartacei in fatto d’Iva. La Francia l’ha fatto davvero e a partire dal primo gennaio 2012 entrambe le categorie saranno tassate al 7%, procedendo verso quella doverosa equiparazione tra libri digitali e cartacei che da una risposta giuridica ad una realtà che di fatto ha già saputo ritagliarsi una fetta sempre più importante di mercato.
Ciò non impedisce a voci non ufficiali e alquanto disfattiste, provenienti da fonti vicine alla Commissione Ue, di smentire le dichiarazioni del Ministro della Cultura francese Frédéric Mitterrand, contribuendo ad intorbidire le acque. Non resta che chiedersi quale sarà la posizione italiana sull’argomento, perché se poco più di un anno fa la campagna nazionale lanciata da Key4biz proponeva di portare l’Iva degli ebook nel belpaese dal 20%, che veniva applicato al software, al 4%, dei libri cartacei, ad oggi ben poco si è fatto concretamente in questa direzione.
Via | lexpress.fr

Di libri digitali, e del loro rapporto con i “predecessori cartacei” se ne parla tanto, come è giusto che sia vista l’ampiezza dell’evento che li vede coinvolti e l’innegabile trasformazione delle nostre stesse abitudini di lettura, ma quello che non bisogna trascurare, pena la parziale incomprensione dell’intera dinamica, sono proprio gli “strumenti legali e finanzieri” che marcano questo “cambio di visione”.
Un’indicazione ci viene proprio dai nostri vicini d’oltralpe che prevedono, a partire dal primo gennaio 2012, un abbassamento della TVA (versione francese dell’IVA) sui libri digitali. L’imposta dovrebbe passare dal 19,6% attuale al 7% allineandosi su quella dei libri cartacei che passerà a sua volta dal 5,5% al 7%. Un provvedimento, ispirato al modello americano, che incontra il favore di editori e acquirenti e che va nella direzione di una doverosa equiparazione, che favorirebbe l’ulteriore estensione del mercato dei libri digitali e dei loro supporti, già in testa nelle vendite e nella lista dei regali più gettonati delle festività imminenti. Il tutto coerentemente con la convinzione, forse un po’ azzardata ma confermata dalle parole del Ministro della Cultura Frédéric Mitterand, che le versioni digitalizzate hanno addirittura “aumentato il desiderio di lettura”.
Via | enviedecrire.com

Si può dire che siamo in piena guerra. Non dichiarata, ma c’è. Quando si parla di libri si usano termini sempre più allarmistici e toni esasperati/esasperanti. Lo abbiamo visto con la discussione sulla legge Levi per il prezzo dei libri: contrari e favorevoli si sono arroccati sulle proprie posizioni come un tempo facevano i guelfi e i ghibellini. E questo, in ultima analisi, è un segnale buono perché mostra la passione che vive nei cuori di quanti, a vario titolo, ruotano intorno al mondo del libro.
L’ultimo allarme sui libri viene dagli USA. Stando a uno studio dell’Association of American Publishers e del Book Industry Study Group dal 2008 a oggi c’è stato un crollo delle vendite di tascabili nella misura del 14%. Il motivo? Secondo David Gernert (agente di molti autori americani tra cui John Grisham) una parte di questo declino è dovuto agli eBook che hanno “eroso una grossa fetta” del robusto mercato dei tascabili.
Sembra, infatti, che i cataloghi degli eBook delle case editrici statunitensi siano belli pieni di “libri da classifica” e questo vuol dire che il tanto annunciato sorpasso del libro digitale si fa sempre più concreto con l’eBook che rappresenta, sul serio, il “vecchio mercato di massa di ieri”.
Leggo sempre con un sorriso sotto i baffi queste notizie e, soprattutto, mi fa un po’ sorridere la tensione sottostante che si percepisce. Sembra veramente di assistere a uno scontro epico, quando, secondo me, ci troviamo soltanto dinanzi alla naturale evoluzione delle cose. Parafrasando Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, non sperate di liberarvi dei libri, cartacei o digitali che siano.
Foto | Flickr
Il recente report dell’Istat sulla lettura in Italia ha messo in evidenza come in molte case degli italiani ci siano pochi libri. Il tema della presenza dei libri nelle case è al centro del testo Il deposito, di Alessandro Zaccuri edito da 40kbooks.
L’autore – finalista al Campiello nel 2007 con Il signor figlio (Mondadori) – racconta la storia di un futuro (lontano?) in cui si decide che in ogni casa possono starci al massimo cento libri, mentre tutti gli altri in sovrappiù dovranno essere raccolti in depositi gestiti singolarmente da ogni nazione. Tale decisione è stata presa perché con il passare del tempo ci si è resi conto che molti libri in casa provocano malattie, per via della presenza di inchiostro, acari, polvere e via dicendo. I depositi dei libri sono divisi in due parti: una espositiva che funge da museo (e come in un museo i libri si vedono ma non si possono toccare), l’altra riservata che raccoglie tutti i libri, ammassati senza un ordine. In questo caos librario si inoltra Bruno Delpicher alla ricerca di qualcosa (la regola per i visitatori è che possono prendere un libro a patto di lasciare un altro libro nel punto in cui prelevano l’altro).
È interessante notare come la storia, scritta molto bene, racconti della fine del libro cartaceo attraverso l’eBook: una sorta di tautologia per evidenziare come al giorno d’oggi per diverse persone la “cultura” (rappresentata dai libri) possa essere addirittura una minaccia per la salute pubblica. Meglio creare qualcosa di appariscente per far divertire che investire in qualcosa che non faccia perdere la memoria. Il “panem et circences”, comunque lo si declini, è sempre dietro l’angolo.
Alessandro Zaccuri
Il deposito
40 k, 2010
ISBN 978-88-6586-046-5
ePub protetto con Social DRM, euro 2,99
Massimo Russo, direttore di Kataweb, e Vittorio Zambardino, giornalista di Repubblica, esperto della Rete e delle nuove tecnologie, per Apogeo hanno pubblicato il libro Eretici Digitali. La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e dieci tesi, disponibile sia in cartaceo che in eBook.
Perché eretici e per giunta digitali? Lo spiega il Manifesto degli Eretici Digitali:
I media sono in crisi, ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione. Tutta la libertà di espressione, non soltanto quella degli addetti ai lavori. L’esito negativo non è scontato. Ma per cambiare le cose è necessario rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia – dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete – che crei il nuovo racconto dei media.
Continua a leggere: Eretici digitali, di Massimo Russo e Vittorio Zambardino

Lo ammetto: il primo libro digitale di Google suona strano come titolo dal momento che Google stesso ha pubblicato milioni di libro per mezzo della piattaforma Google Books. Questa, però, è una cosa nuova: Google, infatti, diventa editore di se stesso e ha pubblicato il libro 20 things I learned about browsers and the Web (20 cose che ho imparato a proposito dei browser e del web), scritto da cinque membri del team di sviluppo di Chrome. La pubblicazione è solo in inglese (per ora).
La pubblicazione è sviluppata in HTML5, con la giusta dose di Flash e il risultato è molto gradevole per la lettura. Il libro è composto da diciannove capitoli e una conclusione e spiega cosa sia Internet, cos’è Javascript, i malware, l’Open Source, il cloud computing e via dicendo. Il tutto in sessanta pagine, rese più graziose dalle illustrazioni di Christoph Niemann, noto disegnatore per bambini. Simpatica e utile la funzione segnalibro: se esci dal sito-libro e puoi vi ritorni ti appare un segnalibro che ti chiede se vuoi riprendere la lettura da dove l’hai lasciata o cominciare dal principio. Non poteva mancare il tocco web 2.0 con la possibilità di condividere il testo sui social network con un semplice click. La funzione stampa e quella di regolazione della luminosità completano il quadro.
Tutto bello e grazioso e simpatico. Personalmente mi sembra un bell’esercizio di stile di cui non vedo l’utilità (contenuto a parte): a che serve, per esempio, che io abbia l’impressione di girare le pagine come se fosse un libro cartaceo? A che serve la bella cornicetta che mi presenta il prodotto con un libro “d’altri tempi”? Alla fine 20 things I learned about browsers and the Web non è un libro cartaceo e non è nemmeno un eBook. Non interessa al lettore di libri cartacei – che vede confermate le sue idee che l’eBook sia solo uno scimmiottamento del cartaceo –, e non serve al lettore di eBook al quale, forse, strapperà un sorriso. È come se si avesse un po’ paura di fare veramente qualcosa di nuovo.

Pare che ci siamo: l’eReader a colori è realtà e dovrebbe aprire le porte per la lettura di comics, giornali e pubblicazioni illustrate in generale anche sotto forma di libri elettronici. Senza entrare nei dettagli tecnici dell’eInk a colori (che, sinceramente, a noi lettori interessano poco dal momento che siamo interessati a leggere - in ogni caso dopo il salto trovate un video esplicativo), paradossalmente pare che l’eReader a colori potrebbe piacere di più agli irriducibili del libro cartaceo. La qualità delle immagini, infatti, per ora non sarebbe eccelsa e
bisogna ammettere che in questo caso, trattandosi di e-libri, appare molto più intrigante un colore un po’ da carta invecchiata piuttosto che la luminescenza sfavillante delle microlucine, una specie di tecnologia un po’ sbiadita, più steam che cyber, che sappia far assaporare un testo senza rimpiangere il buon vecchio libro di carta.
La notizia dell’eReader a colori va di pari passo con uno studio francese condotto su scala internazionale in base al quale entro il 2015 circa il 20% dei lettori avrà un lettore per eBook e il 25% dei libri venduti sarà in formato digitale (lo studio dice pure che il passaggio al digitale sarà più veloce in Corea e negli USA e più lento in altri paesi come la Francia – l’Italia non è compresa nello studio…)
Continua a leggere: Arrivano gli eReader a colori: vi incuriosiscono?
Non si tratta solo di scrivere un testo a più mani ma di una vera e propria fusione tra un testo di base, il social network, gli ipertesti e le nuove piattaforme di lettura. È questa l’idea di fondo sviluppata da Subutai che ha creato la piattaforma Pulp per creare racconti digitali. La compagnia ha sede a Seattle e San Francisco e ha come cofondatore lo scrittore Neil Stephenson.
Il nocciolo dell’esperienza rimane sempre quello della scrittura, ma gli autori possono aggiungere articoli esplicativi, immagini, musica, video. Il tutto arricchito con la possibilità per i lettori di creare i propri profili, interagire fra di loro e altre attività tipiche dei social network. Il lavoro, e qui sta la particolarità, è destinato ad essere distribuito prima di tutto come una serie di apps per smartphone e piattaforme come iPad, iPhone, Android e Kindle (non dimentichiamo che Amazon ha sede proprio a Seattle) che diventano, così, una nuova frontiera per la lettura e per l’editoria in genere.
In fin dei conti, come ha affermato lo stesso Stephenson, si tratta di una sorta di espansione a quanto offerto già dai romanzi di fantascienza e fantasy:
Continua a leggere: The Mongoliad, romanzo digitale di Neil Stephenson
Per quanti guardano con curiosità e interesse al futuro del libro è imprescindibile il libro di Gino Roncaglia dal titolo La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro (Laterza, 2010). L’autore – ricercatore in filosofia e docente di informatica applicata alle discipline umanistiche presso l’università della Tuscia di Viterbo – scrive il suo saggio lasciandoci guidare dalla tesi che il supporto del testo (l’interfaccia di lettura), ha un ruolo centrale nell’evoluzione dei modi e delle forme della lettura.
Se consideriamo il passaggio da oralità a scrittura come la prima, fondamentale rivoluzione nella storia dei supporti e delle forme di trasmissione della conoscenza, il passaggio dal volumen al codex, dalla forma-rotolo alla forma-libro, come una seconda tappa essenziale di questo cammino, e la rivoluzione gutenberghiana come suo terzo momento, [per il libro digitale] si tratta della quarta rivoluzione che interessa il mondo della testualità. Una rivoluzione al cui interno non è però affatto facile orientarsi. Dove sta andando il libro? È veramente minacciato? Le nuove tecnologie rappresentano per la cultura del libro un pericolo o un’opportunità (o entrambe le cose)? Di quali competenze abbiamo o avremo bisogno, per poter continuare a scrivere, a pubblicare e soprattutto a leggere? È a questi interrogativi – e a questa esigenza di orientamento – che il testo che avete in mano vorrebbe cercare di dare qualche risposta.
Il saggio è poderoso, ben scritto, ben documentato e molto affascinante. In sei capitoli si affrontano temi di estrema attualità: dallo status questionis con la definizione di cosa sia un libro ai requisiti base per definire un libro “elettronico”; dal percorso storico che ha portato alla nascita degli e-reader ai vari problemi di “forma” che il libro elettronico presenta (con i vari formati che sono nati e continuano a nascere); dai problemi legati al diritto d’autore e alla sua evoluzione fino a quello che potrebbe essere un futuro sia del libro sia dei lettori.
Continua a leggere: La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro di Gino Roncaglia

Quale sarebbe, secondo voi, un prezzo giusto per un ebook? O, se volete, quanto siete disposti a spendere per acquistare un ebook? Vari sono i fattori che concorrono a stabilire il prezzo di un ebook come di un libro cartaceo. Se da un lato la smaterializzazione dell’ebook permette non considerare i costi di stampa, magazzino e spedizioni varie, dall’altro è pur vero – per fare un esempio – che l’IVA sugli ebook è del 20% mentre sul libro cartaceo è del 4%. Secondo gli osservatori:
Quale sarà il prezzo degli eBook in Italia, però, non è possibile prevederlo […] Le novità hanno un prezzo da €15 ad € 20, quindi il relativo eBook dovrebbe costare fra €10 ed €15. I libri non di novità hanno un prezzo sui €10 euro, ma in questo caso non è molto prevedibile il costo dell’ebook, che potrebbe variare fra i €5 ed gli €8.
Secondo voi, quale dovrebbe essere la differenza di prezzo – in percentuale – tra un libro cartaceo e un ebook?
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