Coltivare la memoria è un dovere. Non per una sorta di sterile nostalgia o per sfoggio di erudizione, ma perché noi oggi siamo quello che siamo (nel bene e nel male) anche grazie – o purtroppo, fate voi – a quello che siamo stati. Non parliamo di determinismo, ovviamente, ma della libertà di ogni essere umano che, volente o nolente, si colloca all’interno di una storia e di ben precise coordinate politico culturali che ci vengono da ieri, passano per l’oggi e arriveranno a domani. Il passato non è nelle nostre mani. Ma il presente e il futuro sì. Ed è in questo contesto che la memoria deve essere coltivata.
Un aiuto in questa coltura è il saggio di Aram Mattioli – docente di storia contemporanea all’Università di Lucerna - pubblicato da Garzanti con il titolo di “Viva Mussolini!”. La guerra della memoria nell’Italia di Berlusconi, Bossi e Fini.
Questo studio parte dalla convinzione che ci sono buoni motivi di ritenere che i casi di revisionismo degli ultimi anni siano chiari indicatori della sensibilità interna al Bel Paese; essi non vanno considerati semplicemente come scivoloni di singoli politici, ma sono piuttosto da analizzare come risultati e sintomi di una profonda trasformazione nella società, iniziata nella fase terminale della guerra fredda. Berlusconi non è diventato l’uomo più potente d’Italia solo perché il vecchio sistema partitico è crollato in seguito ai processi per corruzione, ma anche - e soprattutto – per quella che Alexander Sille ha definito “rivoluzione culturale silenziosa”.
Tutte le donne del presidente. Le rocambolesche avventure di Silvio Berlusconi, scopritore di talenti è il nuovo libro di Claudia Mauri, edito da Melampo, che si presenta sia come libro leggero per le vacanze, sia come una miniera di materiali – incisivi e divertenti – sulle rocambolesche avventure di Silvio Berlusconi.
Claudia Mauri, autrice anche del fortunato libro Come diventare gay in cinque settimane, con il suo stile ironico, narra del presidente Berlusconi che
si è visto costretto a tenere per sé le sue più goliardiche imprese, laddove inevitabilmente il mondo tutto si è innamorato di lui al suo solo comparire: uomini e donne, genitori solleciti, adolescenti imberbi, piccine angeliche, imprenditrici spregiudicate, soubrettes da sbarco, antagonisti invidiosi, cariatidi asmatiche protettrici di nipoti. Se non c’era bisognava inventarlo, se s’è inventato, tocca tenerselo. Ma poiché non c’è alcun male nell’essere così diffusamente e democraticamente amato, oggi raccontiamo quello che la sua naturale modestia, la sua timidezza schiva e il suo innato riserbo ci hanno pudicamente celato (pp. 11-12)
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