
Qualche giorno fa vi ho parlato di una misteriosa intervista a Philip Roth pubblicata da Libero e ripresa dal Corsera che si è poi rivelata inventata, contemporaneamente si sta scatenando una dura polemica contro la direzione del TG1, rea di aver sostituito, nell’ambito di un servizio sul caso Mills, il termine “prescritto” con “assolto”: pare proprio che il giornalismo nostrano non se la passi molto bene.
Oggi vi voglio segnalare un altro episodio che, almeno a mio parere, testimonia ulteriormente lo stato di salute precaria del nostro giornalismo, si tratta della pubblicazione del Libro dei fatti 2010, un almanacco “bestseller”, curato dalla agenzia di stampa Adnkronos, che da 21 anni ripercorre l’anno precedente la pubblicazione registrandone gli accadimenti più importanti, quelli che hanno segnato il 2009 giorno per giorno: dalla tragedia del terremoto dell’Aquila fino alla pioggia di medaglie dei mondiali di nuoto, fino alla morte del re del pop Micheal Jackson.
Divenuto ormai una tradizione, il Libro dei fatti è un almanacco certamente interessante, curioso, magari anche utile da tenere sotto mano o da lasciare in bagno per le letture veloci, ma sicuramente non è una pubblicazione aproblematica, richiede una certa imparzialità e un certo controllo, non possiamo infatti fare a meno di chiederci chi ci sia dietro la selezione dei fatti più importanti dell’anno e del loro commento.
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Qualche giorno fa si è creato un piccolo mistero circa un’intervista fantasma che il grande scrittore americano Philip Roth, autore di libri come Everyman o Indignazione, avrebbe concesso al quotidiano Libero qualche tempo fa, intervista durane la quale lo scrittore avrebbe attaccato il presidente Obama e ammesso di essersi pentito per averlo votato, dichiarando: “Obama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi è diventato perfino antipatico”
La magagna è emersa però solo l’altro ieri, grazie ad un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica, dove la giornalista Paola Zanuttini ha citato la misteriosa discussione di Roth con Tommaso Debenedetti e lo sguardo di Roth si è macchiato di stupore e di indignazione:
Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente.
Chiama il suo agente, che gli filtra tutti i contatti: nell’agenda delle interviste passate e future non risulta nè Libero nè il nome dell’intervistatore.
Roth attacca e poi chiede cosa vuol dire Libero in inglese. Traduco.
“Vuol dire che questi sono liberi di fare tutto quelli che gli pare?”
(Dal Venerdì di Repubblica)
Un’intervista inventata, dunque, un segnale importante che illumina perfettamente il degrado del nostro giornalismo, degrado confermato dal fatto che nel tranello ci sia cascato addirittura il Corriere della Sera, attraverso la penna di Pierluigi Battista, prende spunto dalla finta intervista e chiosa:
Ma come osa, lo scettico Philip Roth, a dirsi in una conversazione pubblicata da Libero un obamiano deluso, un democratico che si era appassionato per l’ Obama capace di «risvegliare l’ America dal suo torpore», di «dare vitalità e slancio a chi lo ascoltava» e che ora considera la politica del «suo» presidente «il nulla», «la banale quotidianità del potere»? Ma per fortuna (dell’ America) l’ America non è l’ Italia. Lì la critica al proprio presidente è normale consuetudine. Qui siamo un po’ più primitivi. E dogmatici.
Via | Ilgiornale