Scrittrice francese denunciata da uno dei suoi personaggi. Detta così la notizia ha qualcosa di pirandelliano, sembra una sorta di commedia dell’assurdo che rende i confini tra il mondo scritto e il mondo non scritto talmente labile e fluido da sparire. Ma sfortunatamente, sia per la Letteratura che per l’autrice del libro in quesitone non è così. Sì, perché quello che sta accadendo a Christine Angot, scrittrice fracese autrice di un recente romanzo per Flammarion dal titolo Les Petits, non ha niente a che vedere con il divertissement letterario, ma, al contrario, è una faccenda essenzialmente giudiziaria.
La signora Angot, infatti, è stata citata per “danni alla vita privata e familiare” da Elise Bidoit, che ha rivisto in tutto e per tutto se stessa in Hélène, la protagonista del romanzo in questione, e, nelle vicissitudini familiari della protagonista del romanzo dell’Angot, figli e storia di separazione compresi. Ma non ci sarebbe nulla di male, se non una straordinaria coincidenza, se le due donne non avessero una conoscenza in comune: l’ex convivente della Bidoit, infatti, padre dei ragazzi e protagonista della separazione, è ora il compagno della Angot.
Insomma, una storia complicata e paradossale. E, mentre qualche commentatore ipotizza che dietro tutta la vicenda ci possa essere una mossa di marketing, l’interessata si appella al diritto inviolabile dello scrittore di costruire la propria storia utilizzando il materiale che crede, perché la Letteratura è il regno della libertà assoluta, per definizione. E, francamente, come si può darle torto?
Via | La République des Livres
Il 18 maggio del 1922, al Ritz di Parigi, seduti allo stesso tavolo, insieme ad altri convitati, forse uno davanti all’altro, ci furono due dei più grandi scrittori del Novecento europeo, due dei fondatori della modernità letteraria, due geni, James Joyce e Marcel Proust, come a dire il monologo di Leopold Bloom da una parte, dall’altra le spirali del Tempo Perduto.
Seppur durante le tre ore che scandirono quell’incontro, oltre a qualche sguardo, neppure una parola fu scambiata tra i due, lo scrittore francese Patrick Roegiers, in un libro che è da poco uscito oltralpe, ma che ancora non è stato ancora tradotto in Italia, intitolato La Nuit du monde” (la notte del mondo), reinventa quell’incontro “mancato” rendendolo “un corpo a corpo”.
A chi lo accusa di aver messo in piedi un gioco accademico, un coacervo di esibizionismo e di eruditismo, Roegiers risponde secco: “Il sapere è un’illusione che bisogna superare. Non c’è ragione cge Proust o Joyce vengano rapiti dai critici e dai saggisti. Abbiamo il dovere di riconsegnarli alla letteratura viva.” Insomma, La Nuit du monde si presenta con le carte in regola per essere un buon libro, ma per saperlo siamo costretti ad aspettare la sua traduzione, che speriamo in arrivo.
Patrick Roegiers
La nuit du monde
Seuil
euro 18,00
Via | LeMonde