
Non è certo una novità che lo scrittore tedesco Günter Grass, premio Nobel per la Letteratura nel 1999, ritorni a parlare del proprio passato, un passato legato a doppio filo alla storia della Germania nel Novecento: ci ricordiamo tutti quel giorno di agosto di 4 anni fa quando, spiazzando tutti gli addetti ai lavori e non solo, lo scrittore tedesco aveva annunciato il proprio coinvolgimento, seppur da ragazzino, tra le file delle SS.
Un anno fa sembrava che l’autore del Tamburo di latta sarebbe ritornato ancora una volta sulla sua storia personale e su quella della sua nazione, pubblicando un diario intitolato Il cammino dalla Germania alla Germania, ma non se ne fece nulla. Ora Grass torna, ancora una volta, a parlare del suo passato, in particolare del periodo compreso tra gli anni 60 e la caduta del Muro, un periodo in cui la Stasi, il celebre servizio segreto della Germania Est, tenne un fascicolo molto particolareggiato su di lui.
A riportare alla mente di Günter Grass il ricordo di quei tempi è un libro scritto da Kai Schlueter, intitolato Günter Grass nel mirino: i dossier della Stasi, edito in Germania dall’editore Ch. Links, in uscita in questi giorni.
Via | Repubblica.it
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Secondo Marcello Dell’Utri, che oltre ad essere senatore del Pdl è anche un famoso bibliofilo nonché curatore della Mostra del libro antico che si terrà a Milano dal 12 al 14 marzo, durante i preparativi per la mostra “Immagini corsare: ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini,” organizzata da Alessandro Noceti e dalla Libreria Carattere di Milano, sarebbe emerso tra le carte un preziosissimo capitolo di Petrolio, romanzo di Pasolini rimasto incompiuto.
A quanto afferma Dell’Utri, il capitolo ritrovato tratterebbe alcune importanti problematiche legate alla Eni, al suo presidente Eugenio Cefis e al fondatore Enrico Mattei e il suo contenuto sarebbe scottante. Queste le parole di Dell’Utri:
“C’è un giallo perché credo che sia stato rubato dallo studio di Pasolini e sparì, ma è stato ritrovato. E’ un capitolo inquietante per l’Eni, di grande interesse, perché si lega alla storia del Paese, alla morte misteriosa di Mattei e di Pasolini stesso”
Il documento sarà presentato al pubblico in esclusiva durante la mostra. Si tratterà effettivamente dello scoop letterario dell’anno o sarà stato un trucchetto per pubblicizzare l’evento? Presto lo scopriremo.
Via | Virgilio
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La bizzarra e inaspettata nomina di Maurizio Costanzo, giornalista e autore televisivo tra i più popolari degli ultimi 30 anni, a direttore responsabile dei Gialli Mondadori, storica testata della casa editrice segratese, è stata ufficializzata ieri attraverso un comunicato che lo stesso Costanzo ha pubblicato sul blog dedicato alla collana di gialli più famosa d’Italia.
Costanzo si è detto ovviamente molto onorato della nomina e, nel suo messaggio ai lettori, ha voluto spiegare la genesi di questa strana operazione che ha colto tutti abbastanza di sorpresa:
Questa nomina che mi ha fatto ovviamente molto piacere, mi porta a dover spiegare come è accaduto. Ebbene le cose stanno così: non sono un appassionato di letteratura gialla comunque, ma ho da sempre coltivato la passione per Georges Simenon e per Rex Stout ovvero per gli autori di Maigret e di Nero Wolfe. Ho letto moltissimi altri gialli nella mia vita e mi sono anche appassionato a storie di azione rispetto a quelle psicologiche, però l’idea che il grande commissario Maigret o lo stanziale Nero Wolfe riuscissero, facendo lavorare l’intelligenza e l’esperienza, a risolvere storie assai intricate mi ha sempre appassionato.
Costanzo ha poi aggiunto che intende lavorare per potenziare la presa dei Gialli Mondadori sul pubblico giovane, sugli under 40, che generalmente per motivi di anagrafe è sempre stata una fascia marginale del pubblico appassionato del genere.
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Non sono pochi gli scrittori che, nella storia della letteratura, soprattutto nel Novecento, hanno rischiato la propria vita e sono stati condannati alla clandestinità e ad una esistenza sotto scorta semplicemente per aver intessuto le proprie trame narrative legandole a doppio filo con una realtà scottante, denunciandone l’assurdità.
Se in Italia, negli ultimi mesi, il caso più dibattuto è quello di Roberto Saviano, tra gli stranieri è senz’altro Salman Rushdie lo scrittore che esemplifica al meglio questa coraggiosa categoria. Lo scrittore angloindiano, infatti, dopo essere stato condannato a morte dall’ayatollah Khomeini per aver scritto il romanzo I versi satanici, ha vissuto per quasi un decennio nascosto nella periferia di Londra protetto dagli agenti segreti britannici e da Scotland Yard.
Ora, che la fatwa si è “ammorbidita” consentendogli di vivere liberamente (o quasi) a New York, Rushdie ha deciso di scrivere un libro autobiografico sui sui suoi dieci anni di clandestinità. L’esistenza di questo progetto, di cui non si conosce né la data prevista per la pubblicazione né il titolo, è stata confermata ieri dallo stesso Rushdie in una conferenza stampa ad Atlanta, dove ha presentato la mostra dedicata al suo archivio privato che verrà inaugurata alla Emory University nei prossimi giorni.
Sarà nelle librerie a partire da domani, edito da Isbn Edizioni, il libro L’inedito di Hemingway. Un intrigo letterario, un bizzarro e fantasioso romanzo sulla falsificazione letteraria scritto da David Belbin, scrittore inglese di narrativa young adult al primo esperimento nel romanzo per adulti.
Al centro del romanzo c’è Mark Trace, un aspirante scrittore il cui miglior talento è imitare lo stile dei grandi maestri della narrativa e che, proprio grazie a questa dote naturale di vampirizzazione stilistica, scrive un racconto in stile hemingwaiano talmente veritiero da essere ritenuto un inedito del grande scrittore americano, dando così avvio ad un intrigo molto pericoloso e complesso.
Ancora una volta, come spesso capita nella produzione letteraria contemporanea (ultimi esempi di questo tipo sono La promessa di Lello Gurradoe L’ultimo libro di Zivkovic, già recensito su queste pagine), in questo romanzo di David Belbin la Letteratura e i suoi meccanismi diventano i protagonisti della costruzione narrativa, in una sorta di opera metaletteraria che ragiona su se stessa.
Ci sarà un motivo dietro questo proliferare di scritture “autoriflettenti” o è semplicemente un caso? Personalmente nutro il sospetto che questa vena metaletteraria abbia come causa generante il proliferare della scrittura “appresa”, vale a dire la sempre maggior esposizione degli aspiranti scrittori alle scuole di scrittura creativa che, illustrando e analizzando le strutture narratologiche che stanno alla base del funzionamento di un racconto, spingono gli scrittori a ragionare sempre di più sui propri strumenti, piuttosto che sull’oggetto del loro rappresentare. Voi che ne pensate?
David Belbin
L’inedito di Hemngway. Un intrigo letterario
Isbn Edizioni
euro 15

Quasi tutte le nazioni del mondo hanno il proprio istituto per tutelare e diffondere il proprio patrimonio culturale nazionale all’estero e ogni paese, solitamente, sceglie di intitolare questo istituto ad un personaggio simbolo della propria cultura; è per questo che il mondo è pieno di sedi della Società Dante Alighieri, di quelle del Goethe Institut, dell’Instituto Cervantes, dell’Instituto Camoes, persino del Confucio Institute.
L’unico a mancare, almeno finora, era l’istituto della cultura francese che, con fare tipicamente français, ha sempre scelto di chiamarsi Institut français, convinto che fosse sufficiente la dichiarazione di nazionalità per sdoganare la propria cultura nel mondo, almeno fino a qualche tempo fa almeno.
Ultimamente infatti, anche i francesi sembrano aver capito che è più utile e più carino (e forse anche più vantaggioso a livello pubblicitario) scegliere il nome del proprio istituto nazionale pescando dal serbatoio dei grandi uomini di lettere che la Francia ha creato nella storia. E quindi, dopo un’attenta analisi, la scelta è caduta su Victor Hugo. Ma sarà quella giusta? Io personalmente avrei suggerito un provocatorio Louis Ferdinand Céline, o un incontestabile Charles Baudelaire, o un Gustave Flaubert qualsiasi, ma in fondo va bene anche così.
Via | MagazineLittéraire
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Ecco, questo è proprio il genere di cose che mi entusiasmano. Non è geniale e soprattutto comodissima l’idea della libreria Ubik di Bergamo? Leggi un libro, poi se non ti piace scrivi in un foglio una breve motivazione e lo restituisci.
Sei rimborsato dei soldi che hai speso, oppure potrai utilizzare la stessa somma per comprarne un altro. Secondo me è una logica perfetta. Quanti libri avete dovuto ahimè buttare per far spazio nella libreria, o magari prestare sperando non tornassero più, perchè non vi sono piaciuti?
In questo modo invece è possibile assaggiare, vedere se il testo è della propria taglia, metaforicamente, e se non funziona, restituirlo, sperando in migliori letture. Esperimento da replicare in tutta Italia!
Via | L’Eco di Bergamo
Foto | Flickr
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Non si conoscono ancora i nomi dei partecipanti al più famoso premio letterario italiano, ma sappiamo che quest’anno ci saranno alcune novità. Una di queste riguarda la giuria; oltre ai 400 Amici della domenica (un gruppo di giornalisti, scrittori, intellettuali e artisti che devono questo nome alle prime riunioni del premio in casa Bellonci) a esprimere un giudizio sulle opere in concorso, che saranno come sempre 12, ci saranno trenta lettori segnalati da altrettanti librerie che li selezioneranno tra i loro lettori forti.
La polemica sui grandi gruppi editoriali è sempre aperta. Per ben tre anni di seguito il vincitore dello Strega è stato in effetti un autore del gruppo Mondadori: Tiziano Scarpa nella scorsa edizione, Paolo Giordano l’anno prima e Ammaniti nel 2007. Un dubbio sorge, visto che il premio ha un grande impatto sulle vendite e si parla quindi di ingenti incassi per la casa editrice del titolo primo classificato.
Ma De Mauro, presidente dello Strega, sostiene si tratti di una questione di numeri, nel senso che i grandi gruppi hanno più titoli e quindi maggiori probabilità di avere l’opera che si aggiudicherà il premio.
Per conoscere i titoli in corsa dovremo attendere maggio; intanto, secondo alcune voci, pare che uno degli scrittori potrebbe essere Walter Veltroni con il suo “Noi” edito da Rizzoli. De Mauro dice di averlo letto e apprezzato, come ha apprezzato altri romanzi usciti quest’anno.
Via | Affaritaliani.it
Continua a leggere: La 64ˆ edizione del Premio Strega: tra polemiche e novità
Dopo Pride and Prejudice and Zombies, la casa editrice Quirk Books ha deciso di concentrare la sua attenzione su un altro grandissimo classico della letteratura rivisitato, questa volta, in versione Cyborg.
Il titolo del nuovo romanzo sarà Android Karenina e arriva proprio nell’anno in cui si celebra il centenario della morte di Tolstoj. Nelle librerie americane sarà disponibile dal 9 giugno prossimo, e sarà firmato da Ben H. Winters, gia’ co-autore nel 2009 di ‘Sense and Sensibility’ e ‘Sea Monsters’.
‘Vogliamo combinare le trame dei classici cari a generazioni di lettori con personaggi oggi popolari come i ninjas, i pirati, gli zombies, le scimmie e i robot’, ha spiegato l’editore Jon Rekulak.
Continua a leggere: Dopo gli zombie di Jane Austen arriva Android Karenina: perchè?
Trovo sempre molto originali le proposte editoriali di Coniglio editore, per cui mi piace segnalare anche questo titolo, fra gli ultimi usciti: ‘L’urlo del piacere’ ovvero, come recita il sottotitolo, una antropologia dei gemiti d’amore.
L’idea è quella di fare un excursus sui ‘gemiti’ appunto che provoca l’amore così come essi siano stati narrati dalla letteratura. Dai latini a Caterina de Medici, passando ovviamente per il marchese de Sade. Ma non solo.
Perché l’autore analizza anche altri tipi di arte, dalla scultura alla musica al cinema, sempre concentrandosi sulla espressione fisica dell’amore erotico, sulla reazione del corpo al piacere. Analizzando anche il cambiamento dei gusti sessuali nel tempo così come possiamo appunto intuirlo dall’apparato iconografico che ci resta in eredità di altre culture.
Luciano Spadanuda
L’urlo del piacere
Coniglio ed.
14,50 euro
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