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Tutti gli articoli con tag letteratura

Pier Vittorio Tondelli, un ragionamento personale e onesto a vent'anni dalla morte

pubblicato da Andrea Coccia

anniversario morte tondelli, letteratura, libri, pier vittorio tondelli, scrittori Pier Vittorio Tondelli è morto da vent’anni e noi ci ritroviamo, come a ogni anniversario di qualche scrittore importante, di quelli che han lasciato il segno, a ripensare ai suoi scritti e al suo ruolo nelle patrie lettere. Ma a differenza di altri autori, per lo scrittore di Correggio il discorso è decisamente più interessante.

Certo, perché Tondelli non è un Calvino, personaggio amato (a volte fino all’idolatria) dalla maggior parte dei lettori. E non è neppure un Pasolini, mentore intergenerazionale, adorato da molti, attaccato da alcuni ma mediamente sempre rispettato come un grande.

Tondelli è diverso, è sempre stato un personaggio per così dire borderline: o lo si ama alla follia, o lo si detesta. Io, francamente, mi annovero nella schiera di quelli che lo ha sempre detestato, ma non tanto per quello che ha scritto - che può non piacermi, ma che non può certamente scatenarmi l’odio - piuttosto per quello che ha decretato, vale a dire per quell’onda anomala di scrittori e scritture che le storie della letteratura rubricheranno probabilmente come post Tondellismo.

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Il romanzo è morto, evviva le serie TV!

pubblicato da Andrea Coccia

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Da qualche decennio viviamo in uno strano momento della storia della cultura, un periodo che sembra aver fretta di decretare la morte di quasi tutto. La poesia è morta, è morto il romanzo e insieme a lui il vero scrittore, è morta anche la critica, la teoria letteraria, sono morte le riviste, insomma, sembra che sia morta l’intera letteratura.

Soffocati da tanto fervore apocalittico ci siamo scordati la grande regola del mondo, quella che dice che nulla si crea e nulla si distrugge e che oltre a descrivere il funzionamento energetico dell’universo, funziona discretamente anche con il mondo della finzione letteraria. Tutto cambia, dunque, si trasforma, ma non muore.

A ricordarcelo ultimamente ci ha pensato Aldo Grasso con un pezzo molto interessante dedicato alla presunta morte del romanzo. Il giornalista del Corsera lancia una suggestione: il romanzo non è morto, è stato semplicemente sostituito da altre narrazioni, e lo dice pensando alle serie televisive americane degli ultimi anni, da Lost a Breaking Bad, da The Wire fino a Bored to Death o all’attesa riproposizione seriale de Le correzioni di Franzen, tra l’altro a cura di Franzen stesso.

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Se Jane Austen fosse tra noi sarebbe una blogger e una internet dipendente

pubblicato da Andrea Coccia

jane austen, blogger, twitter e social network, letteratura Secondo Laurel Ann Nattress, editor di una raccolta di racconti ispirati allo stile della scrittrice inglese, se Jane Austen fosse tra noi sarebbe certamente una blogger e adorerebbe passare le sue ore su twitter e su facebook, informandosi su tutto ciò che accade alla gente. Una social network addicted, dunque, bramosa di conoscere i fatti degli altri e pettegola al punto giusto: il profilo perfetto a quanto pare per rappresentare l’utenza media (e stereotipata) della galassia social network.

C’è solo un problema che vorrei sottoporre a Laurel Ann Nattress, che tra le altre cose afferma essere proprio Jane Austen - «Jane Austen Made Me Do It» - la causa della sua passione sfrenata per internet, ed è un problema molto semplice: se Jane Austen fosse viva e fosse maniaca di social network non avrebbe mai scritto una riga, non ne avrebbe il tempo.

Affermando questo mi rendo conto che forse da questa inutile notizia si può ricavare lo spunto di un ragionamento che potrebbe esserci utile e prezioso: quanto tempo ci rubano i social network? Quanti libri hanno già condannato alla non esistenza e quanti ne condanneranno ancora? Fortunatamente ricostruire una storia negativa della letteratura è impossibile…

Via | Reuters

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La prima edizione di Moby Dick usciva il 14 novembre 1851: un capolavoro lungo 160 anni

pubblicato da Andrea Coccia

Herman Melville, Moby Dick o la balena, classici, libri, letteratura La prima edizione mai stampata di Moby Dick uscì grazie all’editore Richard Bentley di Londra, che il 18 ottobre del 1851 stampò il capolavoro di Herman Melville in 3 volumi con il titolo The Whale, la Balena. Ma quello stampato da Bentley era un testo rimaneggiato, potremmo dire forse censurato.

Per questo fu soltanto quando, il 14 novembre di quello stesso 1851, la Harper & Collins di New York lo ristampò in unico volume, intitolandolo Moby Dick, che si poté affermare finalmente che la prima edizione del capolavoro di Melville (anche se capolavoro fu giudicato con anni di ritardo) era stata data alle stampe.

Da quel giorno sono passati 160 anni, un’eternità per un uomo, ma anche per un libro. Nel frattempo la storia di Moby Dick e del capitano Achab è entrata a far parte nell’immaginario collettivo talmente in profondità da essere conosciuta anche da chi il libro non lo ha mai letto.

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Cosa c'è che non va nel Premio Nobel?

pubblicato da Andrea Coccia

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Quest’anno l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura al poeta svedese Tomas Tranströmer ha scatenato un discreto numero di critiche e di strascichi polemici. Ma chi è sto qua? Chi l’ha mai letto? Ma cosa diavolo avrà mai fatto agli svedesi Philiph Roth? E via dicendo.

Critiche che hanno portato qualcuno a lanciare provocazioni del tipo, aboliamo il premio Nobel, o facciamolo ogni quattro anni. In questi giorni moltissime ottime penne del giornalismo culturale si sono scervellate per capire cosa non funziona nel Premio Nobel, ovvero perché ogni tanto ci sia così tanto distacco tra le aspettative del pubblico e le decisioni dell’Accademia Svedese. Ma in fondo è sempre la stessa storia, capita ogni volta che il premio viene assegnato a qualche scrittore che la maggior parte del pubblico mondiale non conosce.

In ogni caso tra tutte le analisi che ho letto finora, la migliore è quella scritta da Tim Parks per il New York Review of Books. Lo scrittore e traduttore inglese - che qualche settimana fa abbiamo intervistato al Festivaletteratura di Mantova - riesce infatti ad individuare esattamente il problema, senza sbattere in faccia ai giurati l’accusa di snobismo e, nello stesso tempo, senza accusare il pubblico di essere troppo pop.

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A Milano prove di festival letterario, questo sabato con Roland

pubblicato da Andrea Coccia

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Da un po’ di tempo si sente parlare della volontà di lanciare un Festival di Letteratura anche a Milano, una città che già ospita rassegne importanti come la Milanesiana organizzata da Elisabbetta Sgarbi e OfficinaItalia, del duo Antonio Scurati - Alessandro Bertante, ma che rischia di perderle entrambe nel prossimo futuro.

Ma mentre alcuni degli eventi editoriali più importanti della città sono in forse, ce n’è uno che sta nascendo e che vuole diventare un appuntamento fisso della fine dell’anno editoriale, più o meno a giugno dunque. Si chiama Roland, è curato da Giorgio Vasta e Marco Peano, in collaborazione con Ilaria Bernardini, Matteo B. Bianchi e Elena Quarestani e nasce con un obiettivo decisamente ambizioso:

provare a dotarsi di ulteriori diottrie per comprendere sempre più in profondità (e responsabilmente) i meccanismi che determinano l’esistenza di un libro e la sua percezione nel campo letterario.

Per mettere alla prova la loro ambizione e per dare un assaggio al pubblico milanese di quello che hanno intenzione di fare, i Rolandiani hanno organizzato per questo sabato un’intera giornata di eventi e di discussioni allo spazio Assab One, giusto accanto a via Padova. Il programma è decisamente sostanzioso: si parte con Michela Murgia, si continua con Giusi Marchetta e Christian Frascella per poi approdare a un ricco pomeriggio con ospiti di tutto riguardo: Helena Janeczek, Andrea Cortellessa, Marco Belpoliti, Michele Rossi, Stefano Salis, Domenico Starnone, Massimo Cirri e molti altri.

Un evento sicuramente interessante per chi sceglierà di restare a Milano per questo ultimo weekend di settembre.

Via | Rolandscritture

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Una conversazione con Enrico Deaglio. Seconda parte.

pubblicato da Andrea Coccia

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Ecco a voi il seguito dell’intervista che abbiamo pubblicato su queste pagine lunedì. Dopo aver parlato con Enrico Deaglio del suo romanzo d’esordio, Zita, il discorso è proseguito - ed era quasi un obbligo - sul futuro del giornalismo all’epoca dei supporti digitali, ma anche sul presente e, soprattutto, sul futuro del nostro paese e dell’Europa. Continua a leggere dopo il salto…

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Marcos y Vintage, i leggendari esordi della Marcos y Marcos in vendita su internet

pubblicato da Andrea Coccia

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Forse non tutti sanno che prima di essere una delle case editrici più quotate del panorama editoriale italiano indipendente, la milanese Marcos y Marcos era praticamente una scommessa, un sogno racchiuso in una mansarda in zona Porta Venezia da dove si dice che uscissero libretti assemblati a mano e numerati.

Si dice, e per qualcuno è quasi diventata una leggenda questa storia di esordi autoprodotti, di libri inventati, di mansarde odorose di colla e carta pregiata. Ebbene, oggi questa leggenda ha un motivo in più per essere creduta vera e vidimata come Storia. Sì, perché quei leggendari libretti sono di nuovo disponibili per i collezionisti e i bibliofili - o semplicemente per gli aficionados di questa piccola grande realtà dell’editoria indipendente.

Tra queste undici perle, risalenti agli anni ‘80 e acquistabili via internet direttamente dal sito della casa editrice, ci sono i Frammenti sulla poesia di Novalis, Il mio Puškin di Marina Cvetaeva, la Novella del buon vecchio di Italo Svevo o ancora La società come milizia di Ludovico Geymonat e Il diluvio di Leonardo da Vinci.

Via | Marcos y Marcos

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Le più belle pagine d'amore. Oscar e Alfred (De Profundis)

pubblicato da sara

wilde Non è una lunga lamentazione sulle sofferenze del carcere, il De profundis di Oscar Wilde. A chi non conoscesse questa splendida opera scritta in prigionia a Reading – dove Wilde finì ultraquarantenne con l’accusa di omosessualità per aver amato Alfred Douglas – consiglio di recuperare la lacuna.

Si tratta infatti di un testo, una lunga lettera in pratica, in cui l’autore svela la sua profondità, la sua umanità, la sua vocazione all’arte, la sua fede nella verità – che ai tempi, lo sappiamo, costava carissimo – di un amore che lo aveva portato, fra l’altro, alla rovina economica ( per soddisfare i capricci del ragazzo, a cui fra l’altro si riunì una volta uscito dal carcere).

Wilde e Alfred tornarono insieme, ma in carcere lui lo accusa di suoerficialità e di poca compassione nei confronti della sua vicenda (fra l’altro si misero in mezzo anche i genitori di Alfred), componendo uno dei più bei inni all’amore, al significato della sofferenza, all’umiltà, che ci abbia regalato la storia della letteratura.

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Le più belle pagine d'amore. Dorigo e la Laide (Un amore)

pubblicato da sara

buzzati Un altro grande, bellissimo classico, per continuare la nostra esplorazione delle più belle pagine d’amore della letteratura: Un amore, di Dino Buzzati. Storia, per chi non lo sapesse, dell’innamoramento dell’impiegato Antonio Dorigo per la ballerina Laide, conosciuta in una casa di tolleranza, che lo sottomette ai suoi capricci e che riesce a frequentare per un tratto della sua esistenza. E’ lei a fargli apparire d’un tratto, il suo passato vuoto e inutile.

Uno dei passi più belli riguarda l’incanto che lui prova a guardarla danzare e cantare:

“…la vecchia canzone dello spazzacamino (…) Con stupore Antonio constatò che la Laide la cantava nello stesso identico modo, il medesimo ritmo a martello, l’uguale impeto come se vi ritrovasse il meglio di se stessa il senso genuino della vita. Continuando a voltarsi per guardarla mai l’aveva vista così bella una purezza commovente una gioia di essere al mondo e Antonio stupidamente ne fu orgoglioso no non era una delle tante ragazzette smaniose e svergognate quella là era una creatura umana in tutta l’ampiezza del termine era una faccenda importante”.

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