Non aspettatevi un coccodrillo. Non avevo pezzi pronti nel cassetto per la morte di Vincenzo Consolo. Non ce li avevo semplicemente perché, nonostante l’età avanzata e la lunga malattia, ho sempre creduto che non potesse andarsene così… e invece, con mio sommo disappunto, lo ha fatto davvero. Ha riunito le immagini della sua Sicilia d’origine, stampate nella retina come splendidi presepi viventi, gli anni di impegno giornalistico, i suoi numerosi scritti, il grosso pezzo di secolo che ha attraversato e Milano, la città nella quale viveva dal fatico ‘68 e anche il luogo in cui ha visto la fine.
Ne ha fatto un fagotto leggero e se ne è andato così, sottobraccio con un anno che farà a meno di lui come ha fatto a meno, già prima di nascere, del suo grande amico Sciascia, ritrovandosi congenitamente orfano di forti guide. Un po’ come quel Sud fiero e ferito dei romanzi che, da narratore fedele alla missione civile dell’intellettuale, impreziosiva di vita e di lotta, un po’ come l’intero paese, in balia di separatismi e provincialismi, che non avrebbero potuto essere più alieni dal suo sereno spirito di apertura.
Se ne è andato Vincenzo Consolo, rivelato alla scrittura con “Il sorriso dell’ignoto marinaio” (1976), collaboratore in Rai, consulente editoriale per Einaudi e Premio Strega 1992. Una figura dall’ombra densa di significati, come emerge nello spezzone di intervista che riportiamo:
[…] Negli anni in cui ho scritto “Retablo” c’era l’esplosione della contestazione giovanile per cui i teorici dicevano che bisognava leggere soltanto saggistica e che la letteratura era un’attività borghese. Mi sembrava enorme questa faccenda qui e allora ho pensato di rivendicare quello che era il ruolo della letteratura e della poesia. […] Soltanto la letteratura può rappresentare quelli che sono i sentimenti dell’uomo.[…]
Immagine di Carla Cerati, tratta da Scena e fuori scena, Electa, Milano,1988
Via | mezzocielo.it
Il primo weekend di settembre è per molti il primo vero weekend dopo l’estate, la prima, agognata pausa dopo la ripresa dell’anno lavorativo. Solitamente le vacanze sono già dimenticate, sepolte dalla prima ondata di stress, e la voglia di dormire fino a domenica sera è prepotente. Insomma non c’è weekend migliore, durante l’anno, per abbandonarsi al raro piacere di leggere un libro dalla prima all’ultima pagina.
Il mio suggerimento per questo weekend è un libro di Leonardo Sciascia intitolato Il consiglio d’Egitto e pubblicato nella collana tascabili di Adelphi. E’ la fine del Settecento e l’ambasciatore del Marocco Abdallah Mohamed ben Olman si ritrova a Palermo, in seguito a un naufragio, ad esaminare un manoscritto arabo in compagni di monsignor Airoldi e di don Giuseppe Vella. Si tratta di una delle tante vita di Maometto disperse per il mondo, un manoscritto di scarsissima rilevanza e di poco valore, ma per l’abate Vella, l’unico a sapere qualcosa di arabo, rappresenta una incredibile possibilità.
E’ così che don Vella intraprende una imponente traduzione spacciando quel volume per un inedito e sconvolgente saggio politico intitolato, per l’appunto Il Consiglio d’Egitto, un libro che potrebbe mettere in seria difficoltà il potere della nobiltà siciliana mettendo in discussione l’intero edificio plurisecolare dei privilegi feudali.Contemporaneamente all’industrioso lavoro di sofisticazione dell’abate Vella, un altro personaggio si muove sulla scena. Si tratta di Francesco Paolo Di Blasi, intellettuale siciliano vicino agli ideali della Rivoluzione francese pronto a cogliere la scintilla per scatenare una rivolta.
Insomma, Il Consiglio d’Egitto ha tutte le carte in regola per farvi passare un ottimo weekend sognando la rivoluzione…
La casa editrice Olschki dedica una collana a Leonardo Sciascia. Si intitolerà “Sciascia scrittore europeo”, e si tratta di un progetto nato su iniziativa dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia.
La collana, spiegano gli editori, vuole rendere omaggio “alla patria di Sciascia, antitesi dell’homo unius libri et unius loci, profilassi contro le malie del fanatismo, contro la fisima della Verita’ unica, cagione di ogni follia quaggiu”.
Il primo volume a essere pubblicato sarà “Troppo poco pazzi. Leonardo Sciascia nella libera e laica Svizzera”, a cura di di Renato Martinoni, che esplora i rapporti dello scrittore siciliano con la Svizzera e i suoi intellettuali. In appendice sono presenti testi pubblicati da Sciascia sui giornali elvetici e in abbinamento, un cd-dvd offre alcuni degli interventi radiofonici e televisivi piu’ significativi dello scrittore in patria elvetica.
Via | Olschki
La fondatrice della casa editrice Sellerio – Elvira – è morta oggi a Palermo. Era nata a Palermo nel 1936 e ha iniziato a lavorare nell’editoria nel 1970 fondando, con il marito Enzo, la casa editrice che tutti ben conosciamo.
Tra gli autori della casa editrice ricordiamo Leonardo Sciascia (con il quale aveva “scommesso” per una casa editrice siciliana) Gesualdo Bufalino (scoperto proprio dalla Sellerio) e, ultimamente, Andrea Camilleri (in foto con Elvira).
Non solo questi grandi, comunque: tutti noi abbiamo avuto tra le mani i libretti blu – sempre molto curati – della casa editrice. Personalmente ho molto amato i testi dello scrittore russo Sergej Dovlatov (La valigia è un must), i racconti palpitanti di Annie Messina, e, anche se pubblicato con la copertina verde!, il libro La vita meravigliosa dei laureati in lettere di Alessandro Carrera.
Foto | Andrea Camilleri
Questa mattina, durante la conferenza stampa di presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha indicato nel successo di libri come Gomorra di Roberto Saviano (di cui tra l’altro è editore) e di sceneggiati come La Piovra, la causa principale della celebrità di cui godono le associazioni mafiose nostrane nel mondo, celebrità ingiustificata, secondo Berlusconi, poiché come volume di affari le nostre mafie sono solo al sesto posto nello scacchiere criminale internazionale.
Ora, evitando di indagare il senso e la provenienza della curiosa classifica citata da Berlusconi, mi sembra che sia il caso di riflettere un momento sul significato di queste parole, parole che, in un paese normale, suonerebbero come assolutamente folli, se non criminali. Che altro senso potrebbe avere, infatti, affermare che opere letterarie, cinematografiche o televisive, realizzate per portare in primo piano i problemi del nostro paese, per provocare pubbliche discussioni, per sensibilizzare l’opinione pubblica, siano “un supporto promozionale” alle organizzazioni criminali?
Non è certo la prima volta che Berlusconi si permette di attaccare violentemente il mondo culturale additandolo come la causa del cattivo nome che l’Italia ha all’estero, come se le piaghe di cui soffre questo paese non esistessero, come se fossero semplici storielle da raccontare ai bambini per spaventarli. Ma il problema vero è che piaghe come queste smettono di esistere se nessuno ne parla, è per questo che il lavoro di scrittori e giornalisti come Roberto Saviano, o come anni fa Leonardo Sciascia e molti altri, è di vitale importanza per la lotta contro questo cancro, e forse è proprio per questo che a qualcuno da fastidio la loro esistenza e il loro lavoro.
“Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri portano sfiga, per un un po’ dovremmo smettere di leggerli” ad affermarlo è stato l’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, economista e professore dell’università di Messina, che ieri agli stati generali dell’autonomia a Siracusa ha tirato una riga rossa virtuale su tre dei più grandi scrittori siciliani dell’ultimo secolo.
“Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa, abbiamo bisogno di ottimismo” così Centorrino ha giustificato la sua terribile uscita, mettendo in mezzo l’ottimismo, dote che, a sua parere, viene messa in un angolo se si perde tempo a leggere libri come Il giorno della civetta, Il gattopardo o le avventure del commissario Montalbano.
Voi cosa ne pensate? Alla Sicilia servirebbe di più una bella dose di ottimismo e il sorriso sulla faccia, come vorrebbe Centorrino, o una altrettanto forte dose di consapevolezza e di comprensione dei mali che porta in seno, come vorrebbero probabilmente Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Camilleri, una consapevolezza e comprensione che potrebbero alimentare, magari, qualche cambiamento in una terra dove chi governa lavora da sempre contro i cambiamenti?
Un aggiornamento: dalle pagine della Stampa la risposta di Andrea Camilleri, ultimo superstite fra i tre scrittori chiamati in causa da Centorrino.
Via | LiveSicilia.it
Foto | Flickr
Esattamente vent’anni fa, a Palermo, si spegneva Leonardo Sciascia, una delle voci più limpide e precise del mondo intellettuale italiano dell’intero novecento. Giornalista, scrittore e grande analizzatore di fatti, Sciascia è stato l’esempio, e per qualcuno lo è tutt’ora, dell’impegno civile dell’intelligenza umana alla ricerca e alla difesa del valore supremo della verità.
Oggi, a vent’anni dalla sua morte, continuiamo vivere in un mondo dal sapore sempre più edulcorato, sempre più lontano dal gusto sapido che caratterizza la verità, è proprio per questo che ricordare il grande scrittore siciliano, oggi, vuol dire non solo rileggere le sue parole, le sua analisi, i suoi racconti, ma vuol dire prima di tutto fare nostra, una volta per tutte, l’esigenza e la fedeltà al vero che ha sempre caratterizzato la sua vita professionale.
Anche per questo, in occasione dell’anniversario della sua morte, un po’ in tutta Italia si stanno organizzando serate “sciasciane”, riletture, presentazioni, omaggi, ricordi. Invitando i lettori a scrivere nei commenti gli appuntamenti di cui sono a conoscenza, mi permetto di segnalare una serata che in qualche modo mi riguarda: stasera, infatti, al Frida Café di Milano, verrà presentato per la prima volta al pubblico il numero speciale della rivista letteraria El Aleph dedicato a Leonardo Sciascia.
Foto | El Aleph

Il 20 novembre ricorre il ventesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia, gigante di una tradizione letteraria - quella siciliana - a cui, in questi tempi di regionalismo identitario, va riconosciuto un peso senza pari nella storia della cultura europea.
El Aleph, rivista di letteratura e cultura contemporanea che annovera tra i collaboratori anche il booksblogger Andrea Coccia, è uno dei pochissimi periodici specializzati che dedicherà un numero monografico al vate di Racalmuto. Particolarmente interessante, nel menù allestito da El Aleph, si prospetta il saggio dello scrittore siciliano Matteo Collura, già biografo di Sciascia e suo amico personale.
Nel constatare che, con ogni probabilità, un intellettuale scomodo come Sciascia non verrà generalmente celebrato a 20 anni dalla morte più di quanto non sia stato celebrato in vita (cioè molto poco), sembra giusto segnalare la meritoria iniziativa di El Aleph. Stampata in 500 copie, la rivista sarà disponibile dal 20 novempre in spedizione postale. Maggiori informazioni sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook.

Sono passati 80 anni esatti da quando Valentino Bompiani fondò la casa editrice che porta il suo nome, 80 anni segnati da pubblicazioni di grande prestigio, da Alberto Moravia a Umberto Eco, passando per centinaia di autori, classici e non, che formano uno dei cataloghi più ricchi del panorama editoriale nostrano.
Per festeggiare il proprio compleanno la Bompiani sta organizzando una grande festa che, per una decina di giorni, dal 8 al 17 novembre, animerà la vita milanese grazie ad una serie di eventi che promettono di essere molto interessanti: tra incontri con autori, come Andrea De Carlo, Sandro Veronesi e molti altri, proiezioni di film, due omaggi, a Moravia e a Sciascia, e la presentazione del Catalogo Storico della casa editrice, sembra essercene veramente per tutti.
Si parte domenica 8 novembre, alle 21, nella Sala Dino Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, con la presentazione dell’ultimo numero di ”Panta”, con interventi di Mario Andreose, Alain Elkann, Giorgio Pressburger ed Elisabetta Sgarbi. La serata si chiuderà con il concerto di Antonio Ballista.
Via | Yahoo!

Si avvicinano le celebrazioni per il ventesimo anniversario della scomparsa del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia, una delle pietre miliari della letteratura e della cultura italiana del Novecento, un personaggio di cui abbiamo sempre più bisogno di ricordarci, che riassumeva in sé tutte le caratteristiche dell’intellettuale serio, impegnato e soprattutto lucido nelle sua analisi, un intellettuale molto diverso dai pantofolai da salotti televisivi che abbondano di questi tempi.
Una delle iniziative più importanti che chiuderanno questo anno sciasciano è l’Enciclopedia di Leonardo Sciascia, ovvero il Dizionario Analitico della vita dell’opera e della critica, un vero e proprio monumento che l’associazione “Amici di Sciascia” sta preparando da tempo, grazie agli sforzi congiunti di tutti i soci e al contributo speciali dei due “ordinatori” Salvatore Silvano Nigro e Gianfranco Dioguardi.
Questa iniziativa è solo una delle tante che costelleranno il mese di novembre cui stiamo per affacciarci, mese che vedrà il suo culmine, almeno sciascianamente parlando, il giorno 20, data dell’anniversario della morte di questo grande intellettuale di cui non possiamo permetterci di perdere il ricordo, di lasciarlo sprofondare nell’oblio.
Via | AmicidiLeonardoSciascia