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Tutti gli articoli con tag kapuscinski

Cronache mediorientali di Rober Fisk

pubblicato da Andrea Coccia

Cronache mediorientali di Rober Fisk Robert Fisk, giornalista inglese della vecchia scuola, inviato sui fronti di guerra di mezzo mondo, da Belfast a Beirut, dall’Afganistan all’Iraq, non è certo uno che ha bisogno di presentazioni. E anche se molti se lo ricordano per via del fatto che è l’unico giornalista occidentale che abbia mai intervistato Osama bin Laden – tre volte tra 1994 e il 1997 – i suoi contributi all’ars giornalistica sono ben più grandi, tanto da fargli meritare sicuramente un posto nell’olimpo della professione accanto tra Erodoto e Kapuscinski, tra John Reed e Jack London.

Il libro che vi segnalo si intitola Cronache mediorientali, è edito nella collana Tascabili de Il Saggiatore e, se volete capire meglio le tragedie che da decenni fanno sanguinare la regione più densa di umanità e di storia dell’intero mondo, è un libro che dovete assolutamente leggere. Dal fronte afgano durante la guerra ai russi, fino a quello iraniano durante la “guerra lampo” di Saddam Hussain, dal conflitto israelopalestinese fino al Kosovo, gli occhi di Robert Fisk hanno assistito ad alcuni degli avvenimenti più dolorosi della storia contemporanea, avvenimenti che egli ha testimoniato memorabilmente nelle incontabili pagine dei suoi taccuini.

Un libro da leggere assolutamente dicevo, perché, come i migliori reportage di Kapuscinki in Africa o in Russia, come le migliori pagine di Jack London nei bassifondi dell’est end londinese, testimoniano la volontà di un uomo di assistere allo svolgimento della storia e di cercare di capirla, forse anche di scriverla, un uomo che ha sempre dedicato la sua vita al giornalismo, uno di quei «rappresentanti di quel piccolo esercito di uomini che stanno scrivendo la storia distesi accanto alle bocche dei cannoni».

Robert Fisk
Cronache Mediorientali
Il Saggiatore
euro 17

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I Meridiani Mondadori compiono quarant'anni

pubblicato da sara

kapuscinski Non so voi. Ma io adoro i Meridiani Mondadori. Con quelle pagine leggermente giallini, sottilissime eppure così lisce e morbide al tatto…A parte queste considerazioni da bibliofila, la notizia che dia spunto a questo mio exploit feticistico c’è, ovvero: i Meridiani compiono quarant’anni.

Con l’occasione, Mondadori ristampa, ovviamente in questa collana, l’opera di Giuseppe Ungaretti, con un rinnovato e, leggo ‘ricchissimo’ apparato critico. Era stata infatti questa la prima opera ad essere pubblicata in questa collana.

Fra le più recenti, consiglio quella del reporter polacco Kapuscinski.

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Kapuscinski non fiction: cosa c'è dietro le polemiche

pubblicato da sara

reporterUno scrittore polacco, Andrej Stasiuk, si interroga su Internazionale sui motivi per cui il libro in uscita di Artur Domoslawski ‘Kapuscinski non fiction’ stia già suscitando così tante polemiche.

Kapuscinski era un reporter, un giornalista, e sapeva raccontare la realtà dei luoghi che visitava. Eppure era anche un grande scrittore. Questo non vuol dire però che Domoslawski abbia voluto accusarlo di essere un mistificatore, si dice Stasiuk. Anzi. “Chiediamoci se K. ci colpisce per la veridicità dei suoi reportage o per le sue qualità di scrittore”.

“Ma se non pretendiamo la verità da noi stessi, se ci rassegniamo a verità individuali e frammentarie, se accettiamo verità del tutto personali e singolari, perchè la pretendiamo dal reporter? - scrive - K. come tutti noi, aveva la sua verità personale. Sull’Africa, sull’America Latina, sui poveri e sui ricchi, sulla vita”.

Quindi questo libro si pone una domanda legittima: “come nasce una visione letteraria, come l’irreale si mescola alla realtà per emergere dalla testa dello scrittore e, alla fine, cambiare il mondo”.

Foto | Flickr

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Nel turbine della storia di Ryszard Kapuscinski: l'esito di una lettura

pubblicato da Andrea Coccia

nel turbine della storia di ryszard kapuscinski Di questo nuovo libro di Ryszard Kapusciski, una delle più grandi firme del giornalismo del secondo novecento, avevamo già parlato alla sua uscita e l’avevamo giustamente salutato, seppur a due anni dalla sua morte, come un ulteriore pezzo del grande puzzle di impressioni, racconti e reportage che il grande giornalista polacco ci ha regalato.

Ora, avendo terminato la lettura di questo volume, pur continuando a ritenere Kapuscinski uno dei personaggi più importanti della prosa giornalistica di tutti i tempi, nutro qualche perplessità sull’operazione che la casa editrice, la Feltrinelli, ha compiuto con la pubblicazione di questo puzzle di interviste, sparse nel tempo e nello spazio, un’operazione che mi sembra tutt’altro che corretta a livello filologico.

Difatti, un po’ com’era successo con l’ultimo suo libro “Autoritratto di un reporter”, anche questa volta il volume si configura come un’accozzaglia di estratti da oltre 80 interviste (risalenti più o meno a tutta la lunga carriera del reporter polacco), nell’inconsistente tentativo di formare una decina di discorsi su altrettante realtà geopolitiche del nostro pianeta, il tutto senza riportare nemmeno una delle domande a cui Kapuscinski stava rispondendo.

Se poi a questo, secondo me grave, errore metodologico, sommiamo la presenza di una quantità veramente elevata di refusi, di cui l’esempio più impressionante è l’attribuzione di Dakar, capitale del Senegal, alla sovranità del Marocco (a pag. 44, un errore francamente imperdonabile per un libro di un reporter che ha passato metà della sua vita in Africa), il risultato è un libro che non vale assolutamente i 14 euro che costa.

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Ancora un giorno, di Ryszard Kapuscinski

pubblicato da sara

ancora un giornoE’ il settembre del 1975, e Ryszard Kapuscinski ha affittato una stanza d’albergo affacciata sul porto di Luanda, in Angola (Africa). Ci rimarrà tre mesi, in attesa della data fatidica: l’11 novembre, giorno in cui è prevista la proclamazione d’indipendenza del paese dal Portogallo. Sotto i suoi occhi, la città si svuota dei suoi abitanti: i negozi rimangono deserti, con inquietanti manichini nudi e la sporcizia, in strada, aumenta sempre di più, perchè gli spazzini (dopo la polizia e i vigili del fuoco) se ne sono andati in massa.

Il reporter polacco, che ogni sera manda dispacci all’agenzia stampa per cui lavora, ci racconta come di consueto i ‘retroscena’ di un momento storico, come in tutti i suoi libri. Come appunto uno ’storico dle presente’, lui è l’unico europeo dell’est a essere presente sul luogo dei fatti, mentre avviene la storia. E la storia, da buon giornalista, ce la racconta attraverso le vite di coloro che ne sono coinvolti.

Dagli ospiti dell’albego ai negozianti in fuga, ai soldati dell’esercito di liberazione, ognuno ha la sua verità: suggestivo in questo senso l’intarsio, nella narrazione, del discorso indiretto dei vari personaggi. “Abbiamo 100 tribù da trasformare in una nazione. Quanto ci vorrà? Nessuno può dirlo. Dobbiamo disabituare la gente all’odio”, dice uno dei partigiani ‘guerriglieri’.

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Nel turbine della storia, di Ryszard Kapuscinski

pubblicato da sara

kapuscinski Scomparso il 23 gennaio 2007, il grande reporter polacco Ryszard Kapuscinski ci consegna ancora un’altra opera, a cui stava lavorando, leggo, prima della sua scomparsa. Io, si sa, lo amo talmente tanto da aver imparato a memoria lo spelling del suo nome (e per i miei standard è tanto, vi assicuro), e allora segnalo volentieri questo suo ‘Nel turbine della storia’, pubblicato ancora una volta, in Italia, Feltrinelli.

Nel libro, l’autore ci consegna una sorta di parola definitiva sulla sua visione della storia e della realtà. Kapuscinski era infatti laureato in Storia, era un reporter ’secchione’, di quelli convinti che ogni frammento e dettaglio possa descrivere la realtà, se solo viene visto e interpretato da chi ne conosca le radici. Da chi abbia studiato fondo, appunto, la storia e la cultura del popolo di cui scrive.

“Questi testi - scrive nell’introduzione la curatrice Krystyna Stràczek - mostrano Kapuscinski non solo nei panni di reporter e scrittore, ma dimostrano la sua stupefacente conoscenza del destino e della cultura dei paesi che visitava (non a caso si era formato come storico). Non sono però una mera dimostrazione di erudizione. Kapuscinski richiama i fatti per interpretarli, per mostrare paralleli storici e culturali, e per prevedere il futuro.”

Ryszard Kapuscinski
Nel turbine della storia
Feltrinelli ed.
14 euro

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Scrittori da riportare in vita

pubblicato da sara

Se poteste far tornare in vita un autore chi vi piacerebbe evocare? E soprattutto, perché vorreste rievocarlo?

Vorreste fargli cambiare il finale di un libro che avete molto amato fino al (bruttissimo) colpo di scena finale? O magari vorreste solo chiedergli un’opinione su una questione di attualità che vi sta particolarmente a cuore e, guarda caso, sentite che vi manca proprio il suo parere rassicurante/sagace/ironico? (o magari vorreste semplicemente invitarlo al vostro matrimonio per rendere la giornata davvero indimenticabile. Lo abbiamo pensato in tanti).

Perché gli scrittori, si sa, è come se riuscissimo a conoscerli,tramite le parole e le storie in cui ci raccontano ognuno un po’ di sé. A me per esempio piacerebbe conoscere Emily Dickinson, ascoltare i suoi versi dal vivo in uno dei tanti reading che organizzano nella mia città (ma penso dovrebbe essere in teleconferenza perché, si sa, lei non si muove di casa). Oppure presentare Jane Austen al mio ragazzo e farmi dare un giudizio da lei (sono sicura che confermerebbe il mio, ma mi farebbe piacere segnarmi qualcuna delle sue frasi “wit” sagaci diciamo, su di lui, da ricordare).

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Ryszard Kapuscinski: L'Altro

pubblicato da sara

Kapuscinski (lo amo talmente tanto che ho imparato a memoria lo spelling del suo nome) non è proprio uno scrittore, ma un giornalista polacco (morto nel giugno scorso) che ha coniato la formula del “reportage letterario” e che ha passato la vita girando il mondo.

Nel suo “L’altro” (Feltrinelli) ci lascia la “parola chiave” del suo impegno professionale, citando Erodoto, che aveva capito che “per capire meglio se stessi bisogna capire meglio gli altri, confrontarsi e misurarsi con essi”, perchè come diceva nel 1939 il filosofo Levinas, “il volto dell’altro è il libro su cui sta scritto il bene”.

Eppure, nota Kapuscinski, sono ancora pochi i libri che ci “mostrano il mondo delle culture contemporanee, come “Appunti da una capanna di fango” di Nigel Barley, l’eccellente “Oltre la muraglia” di Colin Thubron o “Le vie dei canti” di Chatwin (…libri che non vengono premiati, anzi nemmeno notati poichè - secondo alcuni - non apparterrebbero alla vera letteratura”).

Al contrario, sarebbe importante che la letteratura tornasse a riappropriarsi del mondo, dice il giornalista.

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