Altra settimana, altra classifica degli eBook secondo Booksblog. Prima di addentrarci tra le varie posizioni della classifica una considerazione generale sugli eBook. Nei giorni scorsi c’è stato molto dibattito – in rete e fuori – su alcune affermazioni di Jonathan Franzen (romanziere americano – pubblicato in Italia da Einaudi – che vende moltissimo: il suo romanzo Le correzioni ha venduto quasi tre milioni di copie e Libertà è tra i bestseller del 2010). Franzen proprio non ci sta a leggere gli eBook e per lui risulta molto importante il mezzo, cioè la carta. Nel corso del Festival Letterario di Cartagena de las Indias, in Colombia, lo scrittore ha detto:
eBook e dispositivi come il Kindle di Amazon non avranno mai il fascino della carta stampata. La tecnologia che preferisco è quella usata per realizzare l’edizione tascabile americana di Libertà. Posso spruzzare dell’acqua sul libro e quello, una volta asciugato, continuerà a funzionare, anche tra dieci anni. Per forza che i capitalisti odiano i libri cartacei: non sono un grande affare! Per un lettore serio il senso di permanenza materiale dell’oggetto libro è sempre stata un’esperienza essenziale. In un mondo in cui tutta l’esperienza si sta facendo fluida, l’immutabilità del testo cartaceo è una certezza.
Riflessioni rispettabili, come tutte le considerazioni in merito. Solo che mi sanno già di sentito: sono più o meno le stesse che avvenivano secoli or sono quando Gutenberg inventò la stampa. Per molti quella era la fine del libro, perché un libro, per essere vero, doveva essere scritto a mano… Ma veniamo alla nostra classifica settimanale degli eBook.
Sono passati quasi dieci anni, ormai, dall’uscita de Le Correzioni, il libro che ha portato Jonathan Franzen ai vertici della letteratura americana contemporanea e che gli è valso il prestigioso National Book Award nel 2001, e, finalmente, dopo un’attesa di più di sei mesi rispetto all’edizione americana pubblicata a fine agosto 2010 (e scelta dal presidente Obama come lettura estiva), il nuovo attesissimo libro di Franzen, Libertà, si accinge ad invadere il mercato italiano.
Con questo suo nuovo ponderoso romanzo, che supera le 600 pagine, Franzen torna a parlare della classe media americana, e della crisi che la sta investendo, mettendo in scena la vita di una coppia apparentemente perfetta e felice, i Berglund, che di colpo implode, rivelando tutto il cinismo e l’egoismo dell’America contemporanea.
Insomma, il conto alla rovescia sta per terminare e quello che da ormai sei mesi è annunciato come il romanzo dell’anno sta per essere pubblicato anche in Italia, ancora da Einaudi. Finalmente i lettori che hanno amato Le Correzioni potranno verificare con mano se è valsa la pena aspettare un decennio.
Jonathan Franzen
Libertà
Einaudi
22 euro

Nel suo blog ufficiale sul sito di «The Guardian», Alan Bissett riprende oggi un pensiero di Don DeLillo, contenuto in una lettera inviata molto tempo fa a Jonathan Franzen: «la scrittura è una forma di libertà personale. Ci libera dall’identità di massa che vediamo costruirsi tutto attorno a noi. Alla fine, gli scrittori scriveranno non per essere eroi fuorilegge o costituire una qualche sottocultura, ma principalmente per salvare se stessi, per sopravvivere come individui».
Lo stesso concetto, secondo Alan Bissett, va applicato alla lettura. Rispetto agli anni ‘90, quando i computer non erano troppo diffusi e «in tv c’erano solo quattro canali, le case avevano una sola linea telefonica da utilizzare uno alla volta», quando «solo i geek giocavano coi videogame», adesso è meno facile «astrarsi completamente dal mondo rifugiandosi nell’ampia architettura di un romanzo.
«Adesso i lettori sono presi d’assalto», secondo Bissett, «da centinaia di canali televisivi, dal cinema in 3D, da un mercato dei videogiochi così enorme da far sparire al suo confronto Hollywood, da iPhone, Wii, Youtube, giornali gratis, una cultura del gossip ipertrofica, dall’accesso istantaneo a tutta la musica mai registrata, dalle notizie sportive H24, dai cofanetti di DVD di programmi come The Wire, Mad Men e Lost che replicano alcune possibilità e profondità della letteratura». E infine dal lavoro, che in tempi di crisi economica diventa sempre più spasmodico, dai social network come Facebook e Twitter e dalle email.