E’ avvenuto tutto talmente in fretta che quasi non ce ne siamo accorti, ma nel giro di neanche un mese, dall’altra parte del Mediterraneo, a poche decine di chilometri dai nostri confini marittimi, si è sgretolato un mondo che per decenni era rimasto ingessato, in qualche modo immobilizzato da impalcature di potere, per lo più dittatoriali, su cui per decenni ci è venuto molto comodo non indagare, preferendo sfruttare la situazione a nostro vantaggio.
E’ avvenuto tutto talmente in fretta, è vero, ma in realtà, come tutte le dinamiche storiche che sconquassano da sempre il mondo, le radici di queste proteste, trasformatesi in un attimo in vere e proprie rivoluzioni, sono lunghe e ramificate e non è detto che coinvolgano soltanto gli eventi e le strategie politiche di questo ultimo secolo.
Dalla Tunisia, all’Egitto, dalla Libia al Bahrein, dallo Yemen all’Iran, dalla Giordania alla Siria, ora non siamo certamente in grado di immaginare fino a che punto si estenderanno le rivolte nel mondo arabo, ma, di certo, abbiamo il dovere di cercare di capire il perché sia in atto tutto questo, soprattutto visto che non possiamo far finta di credere che il problema non ci riguardi da vicino: lo scombussolamento degli equilibri politici nel sud del Mediterraneo non può infatti non ripercuotersi sulla sponda nord di quello che una volta chiamavamo il Mare Nostrum, ma che in realtà nostro non è mai stato.
Per cercare di scavare il più possibile in profondità nella questione, per cercare di colmare almeno in parte la voragine di ignoranza che tutti noi abbiamo sul mondo mediorientale e nordafricano, vi propongo una piccola bibliografia (che trovate dopo il salto) con la speranza che, nonostante, come tutte le liste, sia incompleta per definizione, possa suscitare in voi almeno quella scintilla mentale fondamentale senza la quale non è possibile alcuna dinamica di conoscenza, una scintilla che chiamiamo Curiosità.
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I produttori televisivi come i talebani. I primi fedeli al “Dio Audience”, gli altri al Corano. E’ questa la tesi che intende sostenere lo scrittore Sergio Bizzio immaginando che un gruppo di terroristi islamici si impadronisca di una emittente televisiva argentina in cui stanno girando Il grande fratello. Invece di limitarsi a prendere degli ostaggi, i terroristi decidono di diventare gli sceneggiatori della trasmissione per mostrare a tutti la corruzione della cosiddetta civiltà occidentale.
I partecipanti al gioco, ignari di chi si nasconda dietro le quinte, si presteranno a prove estreme e umilianti con la promessa di ottenere parti in serie tv e altri guadagni: uno dei ragazzi lancerà slogan antisemiti, un altro pulirà a terra con la lingua, le donne si esibiranno in acrobazie sessuali di ogni tipo e altro ancora. La vicenda si snoda a ritmo serrato fino allo scoppientante epilogo in cui gli attentatori minacciano di far assistere a un omicidio in diretta se non verranno accolte le loro richieste.
Un libro sull’insensatezza dei reality e su quanto l’apparire sia diventato un fine che giustifica qualsiasi azione. L’autore ammette di avere preso in prestito l’idea originaria dal Deserto dei Tartari di Dino Buzzati in cui c’è “un gruppo di persone in una casa ‘falsa’ dove si presume che tutto quello che succede sia la ‘verità’”. Alla domanda “Che differenza c’è tra i terroristi musulmani e i produttori televisivi?”, risponde: “Nessuna. Per i fondamentalisti, quello che dice il libro sacro è buono e quello che non dice è cattivo. Per i produttori televisivi quello che fa audience è buono e cattivo quello che non la fa.”
Reality. Assalto al grande fratello
Sergio Bizzio
Edizioni e/o, 2010
€ 16,00
Esce oggi per l’editore Alberto Gaffi in libreria un poutpurri di “Erbacce”. Un’antologia di dodici racconti indiani, non proprio contemporanei, dedicati all’India che ancora resiste. Quella tradotta dall’urdu o dal kannada, dall’hindi e dal malayalam da Delfina Vezzoli. La medesima traduttrice che ha portando in Italia per la prima volta Anais Nin e long seller come “Lo Zen e l’Arte della manutenzione della motocicletta” di Robert Pirsig.
Sua l’idea di esplorare i sogni di Shiva e la Silicon Valley di Bangalore, passando dalla Bollywood di Bombay all’industria dell’acciaio, senza distogliere lo sguardo dalla povertà endemica, dal sistema delle caste, dalla famiglia che ancora decide i matrimoni dei figli,
dall’induismo e dalla dottrina della trasmigrazione delle anime. Così, se con Garcìa Màrquez abbiamo esplorato le giungle del Sud America e con James Joyce le strade di Dublino, con la Vezzali ci immergiamo nell’Islam attraverso autori come Raja e Bharati Mukherje.
Anita Desai e altri
Erbacce
Alberto Gaffi editore
Pagine: 180
Prezzo: € 13,50
Finalmente il 16 ottobre arriva anche sugli scaffali italiani “A’isha, l’amata di Maometto”, di Sherry Jones (titolo originale ‘The Jewel of Medina” di cui abbiamo già parlato qua). Il libro, che esce per i tipi della Newton Compton, è già noto, più che per i contenuti, per le forti polemiche suscitate.
L’argomento trattato infatti è estremamente delicato, andando a toccare la cultura islamica ed in particolare la vita del profeta. Proprio questo ha scatenato le ire della comunità islamica, in particolare delle sue frange più violente, con conseguenti minacce concretizzatesi poi nell’attentato all’editore inglese Martin Rynja.
A questo possiamo aggiungere che il libro offre una lettura di certe sfumature della cultura islamica molto sensibili ed in particolare del ruolo della donna. La storia vede protagonista A’isha, seienne promessa sposa del Profeta Maometto. La bimba, ancora troppo piccola per sposarsi, rimane segregata in casa per tre anni; durante questo lasso di tempo A’isha vive in un suo mondo di fantasia, dove immagina una vita diversa che segua le sue aspirazioni negate.
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