
Quando qualche settimana fa abbiamo assistito alla premiazione di Tomas Tranströmer da parte dell’Accademia Svedese, la maggior parte degli italiani - anche tra i più voraci lettori di poesia - si sono guardati intorno cercando qualcuno che non si domandasse la fatidica domanda: «Ma chi diavolo è costui?». E’ inutile negarlo, Tomas Tranströmer, se si escludono i pochissimi lettori degli unici due libri tradotti in italiano (i famosi 5 lettori), è assolutamente sconosciuto.
In un contesto del genere, dunque, la pubblicazione di questa piccola raccolta di racconti del neo-premio Nobel per la letteratura da parte della casa editrice milanese Iperborea capita decisamente a fagiolo. Si intitola I ricordi mi guardano e sarà a disposizione dei lettori italiani a partire dal 18 novembre. Gli otto racconti che contiene “immortalano episodi, immagini, piccole grandi avventure interiori nella quotidianità di un ragazzino curioso e di acuta sensibilità che vede nel mondo un incantato territorio da esplorare.”
Con questi scritti, risalenti a metà degli anni ‘90, il poeta ripercorre la propria infanzia fornendo a noi lettori un punto di vista decisamente interessante, in una lingua fresca, semplice e evocativa. Lo stesso Tranströmer l’ha definito “un libro perfetto per avvicinarsi alle mie poesie, la migliore introduzione alla mia opera”. Dal 18 novembre, dunque, non abbiamo più scuse per ripeterci il refrain che accompagna Tranströmer da quasi un mese: «Ma chi diavolo è costui?»
Cosa potrebbe mai accadere se al posto dei vari Steig Larsson, Camilla Lackberg o Henning Mankell, una importante casa editrice svedese commissionasse un romanzo poliziesco a un grande poeta? E se quest’ultimo, una volta aver accettato e averne scritto una buona parte, venisse trovato dal suo editore, poco prima di firmare il contratto, impiccato sul battello in cui viveva, nel porto di Helsingborg?
La risposta è molto semplice, sareste alle prese con una bellissima avventura targata Bjorn Larsson, lo scrittore svedese che troppa gente confonde ancora con il suo scadente omonimo Steig, un grande della letteratura contemporanea che con questo suo ultimo libro - intitolato I poeti morti non scrivono gialli e pubblicato come da abitudine dalla casa editrice Iperborea - conferma ancora una volta di essere un maestro.
Seppur il sottotitolo del libro sia, un po’ ironicamente, «una specie di giallo», l’intreccio che il lettore si ritrova, dapprima a scoprire lentamente, poi a inseguire e divorare, è un grandissimo giallo, estremamente ricco, sofisticato e ben costruito. Ci sono infatti tutti gli ingredienti che servono per il genre, ma c’è anche, e soprattutto, molto di più. In una intervista concessaci durante il Festival di Mantova (che ritrovate seguendo questo link), Larsson ci ha rivelato di non credere assolutamente nei generi, colpevoli di formare nella mente del lettore degli inutili e dannosi pregiudizi.
Continua a leggere: I poeti morti non scrivono gialli, di Bjorn Larsson
Eccoci alla seconda puntata di questa piccola rubrica dedicata alle voci del Festivaletteratura di Mantova. Questa volta la voce che vi proponiamo è quella di Bjorn Larsson, un autore che moltissimi hanno adorato a partire da La vera storia del pirata Long John Silver e che ora ha appena pubblicato, come al solito con la casa editrice Iperborea, il suo nuovo libro intitolato I poeti morti non scrivono gialli, una “specie di giallo” che investiga con ironia il mondo dell’editoria contemporanea e di cui presto su queste pagine potrete leggere la recensione.
Nel frattempo gustavi la chiacchierata con Bjorn Larsson che segue dopo il more. Abbiamo parlato di finzione e di realtà, di generi letterari, di pirati, di futuro del libro e di qualche nuovo lavoro che ha in mente. Naturalmente se non lo avete ancora fatto, dopo l’intervista leggetevi i suoi libri…
Con questo “I poeti morti non scrivono gialli” sei tornato a giocare in qualche modo con la letteratura. Come gestisci il rapporto tra verità e finzione nei tuoi libri?
La vera storia del pirata Long John Silver è stata l’unica volta in cui ho sono partito dalla finzione, reinventando in qualche modo la letteratura. Normalmente procedo in un altro senso, vale a dire partendo dalla realtà e trasformandola in finzione. Credo che sia molto importante mantenere la distinzione tra finzione e realtà. Quando uno scrive un romanzo tutto deve apparire, anzi appare, come vero, e non come finzione. I lettori lo sanno benissimo che quello che si trovano a leggere è una finzione, è per questo che la finzione deve essere verosimile al suo interno perché possa scattare il meccanismo letterario che faccia in modo che il mondo della finzione sia credibile come una nuova realtà.
Continua a leggere: Voci dal Festivaletteratura di Mantova/2: un'intervista a Bjorn Larsson
Asser Toropainen sul punto di morire fa chiamare il nipote, Eemeli, al quale lascia un’incredibile quantità di soldi e di terra nella foresta su cui costruire la sua ultima volontà: una chiesa. Strana richiesta, per un uomo definito come il «grande bruciachiese». Perché? chiede il nipote, «non sarà che sei un po’ fuori di testa?»
Niente affatto, «Asser ne aveva commessi tanti» di peccati, ma ha vissuto abbastanza a lungo per capire dove si sta andando e che il mondo è sull’orlo del baratro. «Un monumento» così mente a Eemeli che da quel momento ha anche un lavoro cui dedicarsi, «tanto per cambiare».
Insieme ad Asser, però, se ne va tutto un mondo, il nostro, quello che conosciamo, fatto di cose da consumare il prima possibile; ecco, quel mondo ha fatto il suo tempo, se ne va a rotoli.
Continua a leggere: L’allegra apocalisse, di Arto Paasilinna
Via della Trincea di Kari Hotakainen, uscito pochissimi mesi fa per i tipi di Iperborea, è un bel libro, divertente e drammatico insieme, che ti cattura dal primo rigo, e innervato su un’idea di fondo molto accattivante.
Matti Virtanen è un patito del jogging e della musica rock degli anni Settanta, ma soprattutto è un casalingo a tutti gli effetti: cucina, stira, bada alla casa e alla bambina; fenomeno antropologico tipicamente nordeuropeo, in cui si è diffuso e affermato da qualche decennio; si sta affacciando timidamente anche nel nostro Paese, ma che tuttavia, forse, nemmeno i nordeuropei hanno accettato fino in fondo.
Matti, di fatto, un giorno non ce la fa più e pone fine all’idillio familiare sferrando un pugno a sua moglie Helena, donna in carriera, colei cioè che in casa, tanto per intenderci, porta in pantaloni. Helena prende la bambina e le sue cose e si trasferisce da sua sorella.

Oggi, sul sito di Affari Italiani, è stata pubblicata una interessante intervista a Ginevra Bompiani, figlia di Valentino e fondatrice della casa editrice Nottetempo, nella quale la scrittrice-editrice riprende il discorso, sempre attuale, degli sconti nel campo editoriale.
Qualche mese fa ne avevamo già parlato, discutendo della campagna Perchè un buon libro non è mai scontato, promossa da una serie di piccole case editrici (tra le quali anche la Nottetempo) che si sono unite nel gruppo I mulini a vento o, riprendendo alcune segnalazioni pervenuteci (qui e qui) sulla bizzarra politica degli sconti di Einaudi.
Il problema, ad ogni modo, non si è ancora risolto e, se non ci saranno interventi legislativi seri e concreti, sicuramente le cose non miglioreranno da sole. Intanto il mondo editoriale si sta spaccando, da una parte il fronte di chi vuole intervenire a difesa della piccola e media editoria, per salvare la piccola distribuzione (Nottetempo, Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, ma anche Laterza e la galassia Mauri Spagnol) e dall’altra il potente fronte formato dalle grandi majors, in primis naturalmente la Mondadori, che ha tutto il vantaggio che le cose rimangano così.
Via | Affaritaliani.it
Foto | Flickr
Sei editori indipendenti italiani (Instar libri, Iperborea, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Nottetempo, Voland) hanno creato il gruppo dei Mulini a vento e hanno stilato un appello – rivolto agli editori e ai librai – per cercare di aumentare le pressioni sul mondo politico perché si arrivi finalmente a dotare l’Italia di una legge organica per il libro – come quella francese o tedesca – che limiti gli sconti e le promozioni:
È necessario che l’Italia compia questo passo di civiltà, che nelle altre Nazioni ha favorito lo sviluppo e la crescita di tutta la filiera editoriale, promuovendo anche la lettura e la formazione di nuovi lettori. La rincorsa allo sconto sta danneggiando le librerie e gli editori indipendenti; oggi anche le librerie di catena cominciano ad accorgersi che non paga. Ma la cosa più grave è che questo danno economico ricade come danno culturale su tutti, riducendo la possibilità di scelta dei lettori e rischiando di menomare il tessuto culturale italiano.
Perché un buon libro non è mai scontato recita lo slogan della campagna. In proposito scrive Rocco Pinto, libraio di Torino:
Bjorn Larsson, da non confondere con l’omonimo Stieg Larsson, è un uomo e uno scrittore molto particolare. Laureato in filosofia e professore di francese all’università di Lund, in Svezia, unisce il lavoro accademico all’amore sfrenato per la navigazione, passando 6 mesi all’anno nelle aule dell’università e gli altri 6 sulla sua barca a vela, il Rustica, nei cui spazi angusti ha scritto alcuni dei suoi libri di maggior successo, dall’appassionante Cerchio Celtico (che ho appena finito di leggere in 48 ore di passione) a La vera storia del pirata Long John Silver, imperdibile per tutti gli appassionati di pirati e gli amanti dell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson.
Per tornare al libro in questione, libro che vi consiglio per iniziare con il piglio letterario giusto questa calda estate: Il cerchio celtico è la storia di un’indagine, ambientata negli anni novanta, su una misteriosa setta di indipendentisti celtici, indagine i cui protagonisti sono Ulf, uno skipper svedese, palese controfigura narrativa di Larsson, il suo amico Torben e, naturalmente, il Rustica, compagno di viaggio dei due e vero protagonista di alcune delle scene più affascinanti del libro, quando si destreggia tra i rigori dell’inverno nel terrificante e gelido mare del Nord che fa da cornice a tutta questa meravigliosa avventura.
Non voglio svelarvi nulla dell’intreccio, tranne anticiparvi che ne rimarrete con ogni probabilità ammaliati e che difficilmente riuscirete a staccare gli occhi dalle pagine. Con questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1990 e tradotto nel 2000 in italiano dalla Iperborea, splendida casa editrice specializzata negli autori del nord europa, Bjorn Larsson ha vinto il premio Boccaccio Europa nel 2000. Negli ultimi giorni Larsson è stato tra i protagonisti del festival delle letterature di Massenzio.
Bjorn Larsson
Il cerchio celtico
Iperborea
euro 18,50
Come spesso succede nei libri di Arto Paasilinna, è un animale a fare da elemento trainante della storia, e a creare le condizioni necessarie per far venire allo scoperto il protagonista. Così è anche per Il migliore amico dell’orso, appena uscito in Italia per Iperborea.
Mamma orsa e suoi cuccioli si avvicinano al centro abitato attratti dal cibo facile. Vengono sorpresi a rubare, e mamma orsa, per difendere i suoi cuccioli da una donna infuriata, rimane fulminata mentre morde la gamba della donna che si è accidentalmente aggrappata a un cavo dell’alta tensione nel tentativo di mettersi in salvo. Il cucciolo femmina viene accolto nello zoo, ma per il maschio non c’è posto.
Per il cinquantesimo compleanno del pastore luterano Oskari Huuskonen, i parrocchiani di Nummenpää decidono di donare l’orsacchiotto al reverendo. In realtà, i parrocchiani sperano soltanto di placare l’ira del pastore, il quale è convinto che ci voglia il pugno di ferro in un periodo di crisi così profonda di valori. Ma sarà proprio quell’orsacchiotto a mettere in discussione la vita e soprattutto la fede del reverendo.
Continua a leggere: Il migliore amico dell'orso, di Arto Paasilinna