
Negli ambienti dei soliti bene informati addamanéra, come si dice in Sicilia, circola da un po’ una voce incontrollata e incontrollabile, ma troppo succosa per non essere raccontata.
La voce-bomba è che Giorgio Faletti non si avvale di alcun ghost writer (e già questo è clamoroso, visto quello che si dice in giro) ma sarebbe stato lui stesso il ghost writer di altri molto più blasonati autori di romanzi noir e thriller.
Ok, riprendetevi, respirate a fondo, ve lo ripeto. C’è chi è pronto a giurare che per diversi anni, forse sin dai tempi di Drive In, per portare il pane a casa il talentuoso Giorgio Faletti abbia scritto a pagamento vari romanzi e racconti per conto di altri autori famosi - anzi famosissimi, incredibilmente famosi - fino al momento in cui, al culmine di una onorata carriera nell’ombra, ha ottenuto finalmente il privilegio di firmare un libro, il suo “primo”, cioè Io uccido. L’imponente battage pubblicitario di cui l’opera ha goduto da parte del mondo editorial-giornalistico si spiegherebbe quindi con una sola parola, oggi quasi desueta: gratitudine.
Incredibile? Certo, e anche indimostrato. Tant’è che io non ci credo e vi invito a fare lo stesso. L’unica cosa certa è che se ne dicono davvero tante sul conto di Faletti, e aumentano di numero ogni giorno che passa.
Lo scrittore di “Io uccido” & company ci regala quest’anno una rosa di racconti dal titolo (molto falettiano) “Pochi inutili nascondigli”, pubblicato sempre da Baldini Castoldi Dalai.
Leggo su Wuz una entusiastica recensione di questa nuova pubblicazione, che mi ha veramente messo l’acquolina in bocca.
Leggo dell’assassinio di un “cattivo” da parte di “qualcuno che non può essere punito”, di attese cariche di suspence, di brividi horror ambientati sull’isola di Ischia, di un inquietante set dove si svolge l’orrore fuori di ogni finzione e di come l’indifferenza dei genitori nei nostri confronti possa produrre disastri cruenti. Non mi resta che “leggere, per credere”.