Come previsto, Il simbolo perduto, l’ultimo romanzo di Dan Brown sulla massoneria americana che uscirà in Italia il 23 ottobre, sta suscitando aspre polemiche. La maggior parte sono incentrate sulla descrizione dei riti di iniziazione massonica, fondata secondo molti su fonti sostanzialmente errate e obsolete.
Su questo tema vogliamo riproporre su BooksBlog una scena di un capolavoro immortale del cinema italiano, Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli, con Alberto Sordi e Shelley Winters, tratto da uno splendido romanzo di Vincenzo Cerami del 1976.
La scena è appunto quella dell’iniziazione massonica del povero Sordi, impiegato ministeriale costretto all’ingresso nella massoneria per ottenere una raccomandazione per il figlio Mario, in vista di un concorso pubblico. La forza comica e satirica della scena è a nostro avviso impareggiabile, per come descrive con nitido cinismo l’essenza profonda di certa società italiana, e la sua propensione verso un esoterismo di comodo che in realtà è solo italico clientelismo. Il video subito dopo il “continua”.
Continua a leggere: Il simbolo perduto di Dan Brown e l'iniziazione alla massoneria

Il nuovo libro di Dan Brown intitolato Il simbolo perduto (in Italia dal 23 ottobre prossimo) continua a far parlare di sé. Stavolta è il prestigioso Daily Telegraph a scovare nel romanzo due inasattezze geografiche, a fronte della miriade che invece individua nelle precedenti due opere, Il Codice da Vinci e Angeli e demoni.
Il primo errore: in una scena, il protagonista Langdon guida verso nord dalla National Cathedral (a Washington) alle Kalorama Heights. Ma queste ultime si trovano a sud-est rispetto alla cattedrale.
Seconda inesattezza: Brown sostiene che il Washington Monument rappresenti il punto più alto di tutta la città. Invece no: la torre della suddetta National Cathedral è più alta.
Un bottino molto molto magro, finora, per gli appassionati “spulciatori” di Dan Brown: una lettura più attenta del libro, uscito solo dodici giorni fa, potrebbe far scovare più incongruenze. Qualcuno si stupirà che certa gente si diverte così, ma in fondo è meglio questo che la droga.
E’ tempo di prime recensioni per Il simbolo perduto, il nuovo romanzo di Dan Brown che uscirà in Italia il prossimo 23 ottobre. Si pronunciano innanzi tutto i massoni della Nuova Zelanda. Fanno notare che il rito di iniziazione massonica nel prologo de Il simbolo perduto, con tanto di abiti rituali, vino rosso e teschi, non appartiene alla massoneria moderna. Appartiene invece al reverendo John Blanchard che lo descrisse in maniera a loro avviso molto imprecisa nel volume del 1887 Scotch Rite Masonry Illustrated.
Laurence Milton, il recensore massone neozelandese, dichiara di essere rimasto subito avvinto dalla sapiente suspance intessuta da Dan Brown, perché dal punto di vista narrativo Il simbolo perduto funziona eccome. Ma a parte qualche riserva, confermando l’iniziale favore che il libro sta riscuotendo in ambienti massonici, Milton si spinge addirittura a raccomandare il sesto capitolo “a chiunque sia interessato alla nostra organizzazione, perchè [l’autore] sfata molti [falsi miti] su di noi”.
Di ben altro tenore la recensione pubblicata da Giornalettismo.com, che punta il dito su imprecisioni come la “presunta adesione alla massoneria di L’Enfant che invece avrebbe progettato il Plan of the City of Washington nel 1791-1792 ricevendone indicazioni non da George Washington, ma da Thomas Jefferson”. Implacabile anche il commento di Michael Baigent, scrittore e storico neozelandese, riportato sul sito: “arrivato a pagina 8 ho chiuso il libro, ho fatto un respiro profondo e ho guardato il soffitto in preda alla disperazione: il libro è terribile. Potrebbe essere candidato tra il novero dei peggiori libri che abbia mai letto. E c’erano ancora 500 pagine da leggere”.
E’ evidente che anche in questo caso, come sempre, ognuno la pensa come vuole.

Alle 00:25 di ieri BooksBlog scriveva:
L’ultima avventura di Harry Potter detiene ancora saldamente il primato assoluto di libro più venduto nel minor tempo (8 milioni di copie nelle prime 24 ore), ma Il simbolo perduto, strappando il record alla monumentale autobiografia di Bill Clinton, è il nuovo libro più velocemente venduto tra quelli editi dal gruppo editoriale Doubleday.
Alle 15.42 di ieri Dagospia scriveva:
‘Harry Potter e i doni della morte’, ultima avventura della saga di JK Rowling, detiene ancora saldamente il primato assoluto di libro piu’ venduto nel minor tempo (8 milioni di copie nelle prime 24 ore dall’uscita), ma ‘The lost symbol’ strappando il record alla monumentale autobiografia di Bill Clinton, ‘My life’ (2004), e’ il nuovo libro non destinato ad un pubblico di ragazzi piu’ velocemente venduto nel nord America tra quelli editi dal gruppo editoriale Doubleday, che fa capo al colosso Random House.
Mi rendo conto che la rete funziona così e un post come questo può apparire puerile, ma da accanito fan di Dagospia non posso trattenermi dallo sbeffeggiare i D’Agostino boys, mutuandone lo stile per un fraterno appello: se volete copia-incollare da BooksBlog fate pure, ma la prossima volta citateci, Dagostrunz!
In Canada, UK e USA Il simbolo perduto di Dan Brown (in italiano dal 23 ottobre) ha venduto due milioni di copie nella prima settimana. Centomila di queste sono in formato elettronico. Amazon.com ha dichiarato di aver venduto più e-book che copie cartacee durante il primo giorno di uscita.
L’ultima avventura di Harry Potter detiene ancora saldamente il primato assoluto di libro più venduto nel minor tempo (8 milioni di copie nelle prime 24 ore), ma Il simbolo perduto, strappando il record alla monumentale autobiografia di Bill Clinton, è il nuovo libro più velocemente venduto tra quelli editi dal gruppo editoriale Doubleday.
A cosa servano tutte queste statistiche è alquanto dubbio. Il dato certo è che testate autorevoli come «USA Today», «New York Post», Associated press e altre gli stanno dando una grande rilevanza, sottolineando la natura puramente commerciale di questo genere di operazioni editoriali.
Che c’è di male? Assolutamente niente: business is business, dicono negli States. E se vende tanto, è un ottimo business.

Nell’introduzione del suo ultimo romanzo, Il simbolo perduto (in Italia dal 23 ottobre), Dan Brown scrive: «nel 1991 un documento fu chiuso nella cassaforte del direttore della CIA. È tuttora lì dentro, e il suo testo criptato contiene riferimenti a un luogo sotterraneo sconosciuto. Il documento … comprende la frase: “è seppellito lì, da qualche parte”». Secondo Dan Brown, l’ignoto documento contiene la risposta ad un mistero vecchio di venti anni, quello della statua denominata Kryptos.
Kryptos è una misteriosa scultura commissionata dalla CIA e posta nel quartier generale dell’agenzia nel 1991. Una bella pagina sul sito dei servizi segreti USA consente di svolgere un tour virtuale alla scoperta di Kryptos, che altro non è se non un enorme pannello ondulato, con incisi circa 1800 caratteri in codice (v. foto).
Secondo la CIA, nessuno ha mai saputo decifrare il messaggio inscritto sulla statua, ma Il simbolo perduto di Dan Brown afferma il contrario. Il documento consegnato all’allora direttore dell’agenzia William Webster conterrebbe la chiave di volta del mistero, cioè il codice per decodificare Kryptos e carpirne il significato relativo a qualcosa di «sotterraneo» e «seppellito da qualche parte» sotto Washington.
J.J.Green, collaboratore dell’emittente radiofonica di Washington WTOP 103.5 FM, ha svolto delle indagini a tempo di record, interpellando una fonte segreta interna alla CIA, ed è in grado di confermare che Dan Brown dice la verità. Ammesso che siamo in presenza di un giornalista e non di un millantatore, a questo punto la domanda è una sola: cos’è seppellito sotto la capitale degli Stati Uniti?
Via | WTOP

«Ho un rispetto enorme per i massoni», ha dichiarato Dan Brown all’Associated Press, «perché, in parole molto povere, a differenza di tutte quelle culture che impongono di uccidersi gli uni con gli altri per decidere quale concezione di Dio è corretta, questa organizzazione internazionale, la massoneria, sostanzialmente dice: “non importa come chiami Dio o cosa pensi di lui, l’importante è che tu creda in un dio e accetti di stare insieme agli altri come fratelli, per guardare nella stessa direzione”».
«È assolutamente corretto scrivere che la tolleranza religiosa è uno dei principi fondamentali della Massoneria», gli ha replicato lo psicologo massone Patrick Swift, autore di One Mountain, Many Paths (ordinabile gratis), «è proprio questo che mi ha portato nella Massoneria per la prima volta, e continua a ispirarmi tutt’oggi».
Apprezzamento è dunque la parola giusta per descrivere l’accoglienza che Il simbolo perduto (dal 23 ottobre in italiano), l’ultimo romanzo di Dan Brown, ha ricevuto in ambienti massoni. Quello che si pensava fosse un attacco demistificatorio sul modello de Il Codice da Vinci si è rivelato invece un insight che fa contenti gli stessi oggetti d’indagine.
Contenta è anche la città di Washington, che sul sito ufficiale del comune ha lanciato una pagina sui “misteri” raccontati da Dan Brown, rivolta principalmente ai turisti. Evidentemente la reazione scomposta e controproducente inscenata dalla Chiesa cattolica in occasione dell’uscita de Il Codice da Vinci ha insegnato molto a tante persone…
«I personaggi di Dan Brown sono completamente piatti e bidimensionali»: parola di Philip Pullman, autore della trilogia di Queste oscure materie, scrittore da oltre quindici milioni di copie vendute. «La fondamentale ignoranza di Dan Brown sui comportamenti umani è stupefacente, e i suoi personaggi dialogano in un modo del tutto irrealistico. Dan Brown non sa come gestire i normali meccanismi letterari, ma questo non interessa né a lui né ai suoi milioni di lettori. Non c’è niente di male a fare ciò che fa, ma non è un grande scrittore».
Che Dan Brown, autore de Il simbolo perduto che uscirà in italiano il 23 ottobre, non sia tutto sommato un grande scrittore è sostenuto tra le righe anche da una interessante articolessa del «Boston Magazine» - in realtà un vero e proprio mini-saggio - che ricostruisce la fulminante carriera di Dan Brown dalle origini ai giorni nostri.
L’aspetto più sorprendente e meno conosciuto della storia è che all’Amherst College, nel seminario di scrittura creativa tenuto da Alan Lelchuck, Dan Brown era collega di David Foster Wallace, uno dei più colti e geniali scrittori americani dell’ultimo secolo. Ovviamente il soverchio talento di Wallace oscurava quello di tutti gli altri compagni di corso, compreso Brown. Come ricorda il professore Lelchuck, «Dan non era la star della classe come David, ma era uno di quegli altri due che si dimostravano veramente bravi. Diciamo che Dan era bravo, però in una maniera più tranquilla».
La differenza si può ben valutare a distanza di anni. Dan Brown, lo scrittore bravo e tranquillo, ha saputo tramutare il proprio talento in un impareggiabile strumento produttivo ed economico, diventando lo scrittore più venduto e letto del mondo. David Foster Wallace, il genio e star della classe, ha pagato la sua mancata tranquillità con una vita di travagli interiori e depressioni, culminata come è noto nell’improvviso suicidio; ma ha lasciato delle opere che resteranno nei decenni a venire. Destini paralleli, ma tremendamente divergenti.

Il simbolo perduto di Dan Brown sarà disponibile nella lingua di Dante e soprattutto di Mike Bongiorno il 23 ottobre corrente anno. Tra trentaquattro giorni (sembra uno scioglilingua) potremo dunque leggere l’ultimo romanzo dell’acclamato scrittore del New Hampshire, stavolta incentrato sulla massoneria americana.
L’Italia sarà il primo paese europeo non anglofono, insieme alla Germania, a tradurre The lost symbol. Poi seguiranno gli altri: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, etc. Intanto il «Daily Telegraph» discetta sul segreto del successo dei romanzi di Dan Brown, compreso l’ultimo che, come abbiamo raccontato, sta facendo a brandelli tutti i record editoriali del mondo.
«Il segreto del successo di Brown rimane un mistero», scrive il «Telegraph»: «il marketing aggressivo e astuto dell’editore Doubleday e la sciagurata decisione del Vaticano di dichiarare guerra al Codice Da Vinci sono senza dubbio i principali responsabili. Ma nessuno è ancora riuscito a spiegare come un autore di canzoni fallito del New Hampshire e un polpettone ben assortito di cospirazionismo storico-religioso abbiano dato vita al Sacro Graal dell’editoria: uno scrittore capace di vendere libri alla gente che di solito non legge».
Già: secondo voi qual è il segreto di Dan “Sacro Graal” Brown?

I mormoni di tutto il mondo tirano un sospiro di sollievo. Dopo una frettolosa scorsa a The lost symbol, l’ultimo romanzo di Dan Brown, il signor Jeff Bennion, originario di Vattelapèsca, ha rassicurato gli utenti di MormonMentality.com che la chiesa mormona non gioca un ruolo significativo nel libro di Brown. Che senso ha questa notizia?
Il fatto è che nel 2006 il gruppo radio-televisivo KSL, ricamando su una visita sospetta di Dan Brown al tempio mormone-massonico di Salt Lake City, aveva ipotizzato che il seguito de Il Codice da Vinci avrebbe svelato che tra mormoni e massoni esiste una connection scandalosa, ben più profonda di una semplice rima.
Da allora il terrore puro è entrato nelle vene dei mormoni di ogni dove, e ha continuato a serpeggiare per tre lunghissimi anni. Dev’essere stata veramente dura, poveri mormons. Il signor Dan Brown, infatti, è il Maciste dei letterati, notoriamente in grado di far tremare i pilastri di qualunque istituzione sacra e profana del mondo, compresa la chiesa di Roma e quella fondata da Joseph Smith Jr. Cosa sarebbe rimasto della proverbiale credibilità mormona se Dan Brown avesse deciso di mandarla a carte quarantotto? Probabilmente cotiche, come si è già avuto modo di dire: stracci e cotiche.
È dunque comprensibile che Jeff Bennion, senza mai dimenticare per un attimo quell’ormai remoto articolo della KSL, si sia precipitato in libreria con un’apprensione degna delle più importanti circostanze della vita. Ma per ora il pericolo è scampato, e i mormoni possono dormire sonni tranquilli.