Qual’è lo sviluppo dell’obiezione di coscienza nel nostro paese? Quali i suoi meandri, i corridoi oscuri e i momenti luminosi che ha attraversato? “C’è chi dice no” di Chiara Lalli (per le edizioni Il Saggiatore) si inerpica proprio in questi sentieri, battendo piste non sempre ben tracciate e riesumando problematiche lungi dall’essere inattuali. Perché è l’Italia stessa, con la sua mentalità, i suoi sogni, le sue speranze, e i suoi passaggi generazionali epocali, che si è modificata attorno a questa grande questione.
Il sottotitolo è una guida preziosa per capire in quale direzione va la nostra sherpa: “Dalla leva all’aborto. Come cambia l’obiezione di coscienza” segna infatti un limitare che si declina in due direzioni: “militare e carnale” (se così si può dire).
Si tratta in fondo di una specie di “cronaca del cambiamento” che registra l’evoluzione del dibattito intorno a questi due grandi temi, dalla loro nascita, passando per le tappe - chiave del 1972, (l’introduzione del servizio civile) e della legge 194 (sull’interruzione volontaria di gravidanza), fino alle ultime recrudescenze inattuali, mettendo in luce come l’obiezione di coscienza sia un’indispensabile strumento di esercizio del diritto essenziale di opposizione, e come, ciò nonostante, sia “spesso brandita come arma contro l’esercizio delle singole volontà”.
Via | uaar.it

Ecco a voi il seguito dell’intervista che abbiamo pubblicato su queste pagine lunedì. Dopo aver parlato con Enrico Deaglio del suo romanzo d’esordio, Zita, il discorso è proseguito - ed era quasi un obbligo - sul futuro del giornalismo all’epoca dei supporti digitali, ma anche sul presente e, soprattutto, sul futuro del nostro paese e dell’Europa. Continua a leggere dopo il salto…
Continua a leggere: Una conversazione con Enrico Deaglio. Seconda parte.
Zita ormai è una donna torinese di mezz’età, bella, elegante, dall’aspetto placido, una come tante, insomma, almeno all’apparenza. In realtà, però, come quasi sempre succede quando si giudica soltanto dall’apparenza, dietro l’aspetto placido e curato si nasconde una vita rocambolesca e avventurosa, fatta di piccoli gesti di ribellione individuale - l’amplesso simulato a 15 anni, sul letto di morte di Cesare Pavese, per esempio - o collettiva, tra esili e rivoluzioni.
La vita di Zita, insomma, attraversa la seconda metà del Novecento come un rasoio, sezionando la Storia con la S maiuscola e staccandone brandelli di storie individuali che la rendono vivida e potente: dalla vita di Alì Hashami, compagno iraniano di Zita che prima di essere ucciso da un cancro all’esofago le racconta i macabri e assurdi dettagli della guerra tra il suo paese e l’Iraq di Saddam Hussein, insieme ai risvolti più terrificanti della Rivoluzione, fino a quella di Elide Dozza, scampata da ragazzina alle stragi naziste di Marzabotto e Monte Sole e diventata nel dopoguerra una ostetrica e abortista clandestina.
Nel labirinto degli dèi. Storie di mafia e di antimafia è un libro di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, pubblicato per i tipi de Il Saggiatore.
Questo non è un libro di storia, ma un libro di storie. Storie tratte dalla mia esperienza giudiziaria. La vicenda umana e professionale di un magistrato che, un po’ per caso e un po’ per necessità, un po’ per scelta e un po’ per destino, si ritrova giovanissimo in mezzo alla Storia. Quella fatta anche dai grandi uomini, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, accanto ai quali ho avuto il privilegio di muovere i primi passi della mia carriera, e dai quali ho avuto la fortuna di sentirmi chiedere se mi sarebbe piaciuto, un giorno, occuparmi di inchieste di mafia, proprio come loro. E ora – sembra un secolo – mi sono ritrovato a ripercorrerne le orme, ricoprendo l’incarico di procuratore aggiunto a Palermo. Quello assunto da Falcone negli anni della delegittimazione e dell’isolamento in Procura, quello ricoperto da Borsellino quando venne ucciso. Questo mi son proposto: raccontare di mafia e di antimafia, attraverso semplici storie di vita. Alcune riguardano episodi della mia vita personale, altre la vita di tutti noi.
Come spiegato dall’autore nella prefazione, il libro presenta storie di mafia e di antimafia, narrate in ordine cronologico: da quando Ingroia si interessa alla mafia la prima volta (“La prima volta che mi interessai di mafia ero solo un ragazzino di dieci-undici anni che leggeva molto”) all’incontro con Borsellino (toccante e intenso il capitolo “Io il procuratore sono”), fino ai vari accanimenti e agli interrogatori che lui stesso ha condotto. Un libro interessante – anche se non propriamente leggero – perché racconta di storie vissute in prima persona e, tramite la narrazione, si lanciano appelli per “ritornare ai fatti, richiamare al terreno concreto della realtà”.
Antonio Ingroia
Nel labirinto degli dèi. Storie di mafia e di antimafia
Il Saggiatore, 2010
ISBN 9788842815747
pp. 181, euro 15
disponibile anche in eBook: euro 10,49