La nave del destino di Robin Hobb, quinto ed ultimo volume della saga dei Mercanti di Borgomago, è alla fine giunto “in porto”. Dopo circa tre anni dal volume precedente, chi ha seguito questa saga potrà finalmente conoscerne la conclusione.
Adoro Robin Hobb; amo il fantasy pseudo-medievale del ciclo su FitzChevalier, protagonista dei 6 bellissimi volumi che compongono la Trilogia dei Lungavista e la Trilogia dell’Uomo Ambrato. E’ una saga che scalda il cuore, che infonde un singolarissimo e confortevole tepore, adatta a chi ama il fantasy medievaleggiante con annessi bastardi reali, assassini di corte, magia (molto particolare) e una schiera di personaggi rimarchevoli e difficili da dimenticare. Ci sono anche i draghi. Ma si tratta, comunque, di narrativa per adulti. E di alto livello; con una prosa incantevole ed una trama ottimamente strutturata. Consigliatissima.
Però, però… pur amando FitzChevalier ed il suo Mondo, i Sei Ducati, per motivi che non mi sono del tutto chiari non sono mai riuscita ad avvicinarmi alla saga dei Mercanti di Borgomago, precedente e connessa alla Trilogia dell’Uomo Ambrato e ambientata “vicino” ai Sei Ducati. L’idea di fondo delle navi viventi realizzate con legno senziente, in grado di creare legami simbiotici con chi le pilota mi ha sempre inquietato e non sono mai riuscita a superare questo personalissimo senso di disagio.