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Tutti gli articoli con tag guerra

Sozaboy, di Ken Saro-Wiwa

pubblicato da sara

sozaboyComunque, perché c’è questo casino? Eh? Perché mai c’è questo casino? Qual è la causa del casino? Eh. Gesù mio signore. Non puoi portartelo via questo casino? Così stavo parlando a questo modo fra me e me fino a casa. Mi sono messo a pensare a cosa farò se il casino arriva fino a Dukana…Comincio ad andare via di testa, come tutti.

Abbiamo appena finito di ricordare la Giornata della Memoria, e oggi mi trovo a parlare di questo libro, che mi ha fatto venire in mente Essere senza destino di Imre Kertesz.

Essere senza destino è secondo me un libro meraviglioso che riesce a raccontarci la tremenda realtà dei campi di concentramento, dal punto di vista di una “vittima” internata senza capire nulla di quello che gli stava succedendo, che ci racconta passo passo, respiro dopo respiro, tutto quel che ha passato.

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"Le nebbie del passato" di Andrea Marchetti

pubblicato da Sara R.

Le nebbie del passato di Andrea MarchettiMontebello è un ridente paesino di provincia che sembra aver cominciato lentamente a riprendersi dagli orrori della guerra. Ma per il Maresciallo Leonardi il terribile ricordo è ben più di un fardello da nascondere nelle fondamenta di una nuova vita, è una responsabilità personale che lo inchioda in un crescendo di angosciose visioni che ripercorrono come fantasmi i suoi giorni e le sue notti. In un complicato intricarsi di presenze e di assenze che non rientrano esattamente nelle forme di esistenza che concepiamo, la storia porta avanti in un percorso di redenzione inversa, lo strazio di una generazione piegata nell’intimità più profonda dell’umano.

S’era svegliato, nella atmosfera gelata della camera da letto, in un bagno di sudore; gli occhi erano cerchiati di nero pesto, mentre la bocca aveva l’arsura che solo gli stati febbrili possono lasciare. Il primo movimento che aveva fatto era stato quello di allungare una mano, nel buio della stanza, per bere dal bicchiere della notte, che si trovava vicino alla sveglia sul comodino. Sentiva il calore delle febbri alte su tutto il corpo e un groppo alla gola che, fastidioso, gli impediva di deglutire regolarmente; ma soprattutto sentiva che era nella morte di quei poveri soldati, che doveva essere stata cruenta, di questo ne era certo, l’origine di tutti i suoi mali. I rintocchi dell’orologio a pendolo dei frati benedettini annunciavano che era trascorsa un’ora dopo le tre della notte. Cercò disperatamente di riprender sonno nel caos di patimenti fisici ed emotivi, che lo attanagliavano grandemente, ma fu soltanto un agitar di lenzuola che lo tenne impegnato fino al nuovo giorno.

Nella recensione di Diletta Nespeca si trovano alcune chiavi di lettura celate all’interno del romanzo, ma anche degli spunti tratti dalla memoria della sua famiglia, che come preziose reliquie di un tempo che fu, e del quale stiamo perdendo inevitabilmente le testimonianze dirette, puntellano le riflessioni sviluppate intorno al libro di Andrea Marchetti, di pezzetti di vissuto interiorizzati.

[…] l’autore non perde mai il filo, c’è un lucido avvicendarsi degli eventi che ci conducono ad una serie di morti perpetrate nel disperato tentativo di nascondere misfatti terribili del passato in cui le vittime diventavano carnefici e i carnefici vittime […]
Ricordo le parole di mio nonno che raccontava la sua esperienza con la guerra, diceva - quando vedemmo i tedeschi andare verso sud ci parvero terribili, ci facevano paura, erano alti, forti, avevano queste divise inquietanti, gli stivali lucidi, lucidati perfettamente […]
ma quando li vedemmo tornare indietro avevano le zecche, i pidocchi, le divise erano strette con le corde a causa della magrezza perché non mangiavano da settimane. E allora vidi, solo allora vidi - diceva mio nonno - che si trattava di ragazzi, ragazzi di diciassette anni che soffrivano tanto quanto soffrivamo noi […]

Via | cussler.blogspot.com

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La mia vita in bicicletta, di Margherita Hack

pubblicato da sara

margherita hack “Sei per Binda o Guerra?…Questa fu la prima domanda che rivolsi ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perchè io “avevo la palla” e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme”.

La bicicletta come punto di fuga che mette in prospettiva il mondo: detta le leggi per un mondo più ecologico, riduce la superbia dei dittatori a caricatura, ci spiega in cosa consista la giovinezza e ci mostra come forse l’essenza della vita a due sia proprio il saper divertirsi a mantenere l’equilibrio in due su una stessa bici traballante. Riesce a trasformare insomma le due ruote in una metafora della vita, questa gustosa e atipica autobiografia La mia vita in bicicletta, firmata dall’astrofisica Margherita Hack, classe 1922.

Col ritmo scanzonato della sua fiorentina vitalità, pedalata dopo pedalata e di buona lena, divoriamo scattanti capitoletti in cui l’autrice ripercorre quasi un secolo di storia con gincane e carambole fra innamoramenti, affetti famigliari, passioni intellettuali e (naturalmente) escursioni all’aria aperta, sulle due ruote e spesso con al seguito gli animali di casa.

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Corrispondenza di guerra per codardi, di Chris Ayres

pubblicato da sara

ayres

Da quando avevamo lasciato il Kuwait settentrionale, Buck aveva contrinuato a promettermi che mi avrebbe mostrato le linee guida che gli erano state date circa il comportamento da tenere con i giornalisti (…) “Eccolo qui”, disse solennemente, tiranto fuori dal giubbotto antiproiettile mimetico un libretto spiegazzato e incrostato di fango. (…) Persi velocemente ogni interesse quando arrivai alla parte dal titolo “Come trattare un rappresentante della stampa morto”.

Questo è davvero uno dei libri più divertenti che ho letto quest’anno. Si intitola ‘Corrispondenza di guerra per codardi’ e l’ha scritta Chris Aires, un giornalista del Time che racconta le sue esperienze di inviato ‘embedded’ (al seguito dei militari) durante la guerra in Iraq.

“Per me, i corrispondenti di guerra erano una razza a parte: tipi a cui piaceva stare all’aperto impavidi e abbronzati che a scuola diventavano boy scout, studiavano latino e urdu a Oxford, e probabilmente conoscevano il modo giusto di mangiare il pene di un caprone alla tavola di un signore della guerra africano”.

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La cospirazione, di Paul Nizan

pubblicato da lara

Copertina Paul Nizan Uno dei concetti storicamente più controversi è quello di “rivoluzione”, espressione ormai abusata e banalizzata che sembra evocare soltanto la storia passata o angoli di mondo a noi lontani, e si trascina sempre dietro infiniti dubbi: chi la fa? contro chi? per ottenere cosa? in che modo? con quali risultati? a che prezzo?

Nel suo ultimo romanzo del 1938, “La cospirazione”, Paul Nizan ci ricorda quanto lacerante sia stata la ricerca di un senso rivoluzionario per chi era intellettuale, e politicamente schierato, nel lungo ventennio che ha preceduto la Seconda Guerra Mondiale.

I giovani borghesi che lui ci descrive, in guerra contro la propria società, contro la propria classe sociale e contro la propria famiglia sono in definitiva in guerra contro se stessi, alla feroce ricerca di un senso che indirizzi le loro energie e il loro pensiero verso un futuro in cui non vergognarsi di quello che si è stati e di quello che, nel frattempo, si è diventati. In questo senso “rivoluzione” è quella che facciamo, o dovremmo fare, tutti quanti per guadagnarci la nostra identità nel mondo.

La cospirazione
Paul Nizan
Robin Edizioni, 2010
Pagg. 288, €15

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Giornata della memoria: La casa fuori dal ghetto, di Massimo Pacilio

pubblicato da lara

Due figure e sullo sfondo una grande casa La storia è quella di Lipa Kruskah, un giovane ebreo polacco che attraversa l’Europa fascista col sogno di diventare medico: Berlino, Parigi e infine l’Italia. Insieme a lui si dipanano le storie dei suoi familiari, uomini e donne comuni, colpevoli di essere nati in uno dei periodi più bui della storia. Il fratello Chanok, uomo d’affari, asservito in seguito ai nazisti; il primogenito Hadas in fuga verso la Palestina per fondare una nuova patria; Kaila, la dolce e determinata madre e Yankel, il capofamiglia, che da uomo influente e rispettato si ritrova ad essere uno dei tanti deportati sotto la furia delle leggi razziali.

Le vicende conducono Lipa in un campo di lavoro a Nereto, in Abruzzo, dove il giovane incrocia la strada di una semplice ragazza di campagna, Giustina, la quale renderà più sopportabile il periodo di prigionia e darà alla luce un bambino, figlio di Lipa. L’irrequieto Kruskah, però, a fine guerra, abbandona il paesino, pronto a rituffarsi nella frenesia dell’esistenza e ignaro di essere diventato padre.

La vita di Lipa si svela al lettore come in rapidi fotogrammi, con ritmo serrato e avvincente. Dopo le avventure nella Ville Lumière e la deportazione, il ragazzo si ritrova tra i partigiani e poi a Roma dove intraprende un’attività commerciale. Ma, sul finire del romanzo, il suo destino lo richiama in Palestina, nel luogo in cui il padre Yankel avrebbe voluto vederlo.

Uno degli aspetti interessanti del libro è la descrizione del campo di Nereto. A tutt’oggi, le pubblicazioni letterarie sui campi di concentramento sono perlopiù testimonianze dei famigerati Auschwitz e Dachau, mentre qui si descrive la realtà di un campo di prigionia italiano, arricchendo la conoscenza di quel triste periodo della storia d’Italia. L’approccio narrativo risulta originale e permette a chi legge di comprendere la quotidianità dei prigionieri, i rapporti con i locali e le strane e contingenti relazioni che si instaurarono tra tutte le persone che si trovarono a vivere in quelle circostanze straordinarie.

La casa fuori dal ghetto
Massimo Pacilio
Bastogi, novembre 2009
€ 22

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Classici: La lingua salvata, di Elias Canetti

pubblicato da sara

“Da quando avevo 10 anni è per me una sorta di articolo di fede credere che sono fatto di molte persone, della cui presenza in me non mi rendo assolutamente conto.” Un grande classico per chi ama i romanzi di formazione, le storie di famiglia e le ’storie dalla Storia’, ovvero la storia vista attraverso gli occhi dei suoi testimoni.

Il romanzo ‘La lingua salvata’ è solo il primo della trilogia dello studioso (1905-1994) di ‘Massa e potere’, vincitore del Nobel per la letteratura nel 1981 e autore del più celebre ‘Auto da fè’.

Questo primo libro (seguono ‘Il frutto del fuoco’ e ‘Il gioco degli occhi’) narra della sua infanzia e preadolescenza, dello scorbutico nonno ebreo, della morte del padre (”in quelle ore ho imparato il silenzio in cui si raccolgono le forze dello spirito”) e del mondo in cui successivamente lui stesso bambino riesca a salvare la vita alla madre, semplicemente tenendola stretta, di notte, per impedirle di seguire il marito nella tenebra.

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Annunciata l'uscita anche in Italia di Guerra per sempre di Dexter Filkins

pubblicato da Andrea Coccia

guerra per sempre Dexter Filkins è un giornalista americano che negli ultimi nove anni ha vissuto tra l’Afganistan e l’Iraq, assistendo ai nove anni più terribili per questi due paesi, stravolti e stremati da una guerra d’invasione assurda e poi flagellati dagli scontri interni per la conquista del potere e dalla guerra civile.

Nel libro “Guerra per sempre”, che sta per uscire nelle librerie italiane (l’uscita è prevista per fine mese) dopo aver ricevuto numerosi riconoscimenti in America, tra i quali il National Book Critics Circle Award 2008, il George Polk Award e la nomination al premio Pulitzer, Filkins racconta la guerra al terrorismo da un punto di vista assolutamente privilegiato (si fa per dire): la prima linea.

Oltre ad aver vissuto sulla sua pelle e descritto alcune delle più feroci e terribili battaglie della guerra in Iraq (tra le quali spicca quella di Falluja del 2004) Filkins ha incontrato i capi talebani e i signori della guerra in Afganistan, i sostenitori e i nemici di Saddam in Iraq ed è stato, nel 2001, tra i primi giornalisti ad accedere al terrificante scenario di Ground Zero dopo la caduta delle torri gemelle. Un libro sicuramente interessante e da non perdere.

Dexter Filkins
Guerra per sempre
Bruno Mondadori

Via | Adnkronos

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1943. Cronache di un anno, di Sergio Lepri

pubblicato da sara

sergio lepri
“Il 1943 comincia di venerdì e qualcuno dice di aver visto nella notte, verso le due o le tre, il cielo scuro attraversato da una striscia luminosa che si è persa all’orizzonte. Una stella cadente? Strano, in questa stagione. Pochi hanno fatto festa, questa notte, e pochi hanno brindato”. Inizia così il romanzo “1943. Cronache di un anno” del giornalista Sergio Lepri, disponibile interamente on line.

Lepri, ottimo giornalista di vecchia data e anche autore di manuali, ha deciso di pubblicare il suo romanzo di ricordi di guerra interamente online, rifiutando diverse proposte di contratto di case editrici. La narrazione si dipana con precisione di settimana in settimana, narrando i principali eventi di quell’anno visti ‘da dentro’.

Un romanzo che, come scrive Lepri, è aperto ai contributi di chi vorrà scrivere “testimonianze personali o familiari sulle vicende raccontate e anche proposte o suggerimenti per correggere possibili imprecisioni”. Di tutto l’autore, c’è scritto, “terrà conto e darà conto”.

Via | Sergio Lepri

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La rabbia di Pasolini, un volume di testo e foto

pubblicato da sara

rabbia Se abitate a Bologna non perdetevi oggi la presentazione alla libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana, del libro ‘La rabbia’, basato sui testi in versi che Pasolini usò per l’omonimo film o ‘poema filmico’ nel 1963.

Accanto al testo pasoliniano, le immagini del film, costruito montando sequenze di cinegiornali, che all’epoca raccontavano al mondo l’angoscia dlela guerra fredda, e il boom economico italiano. Ne viene fuori un libro di 220 pagine che mette in scena una originale narrazione di un’epoca, vista con l’occhio sensibile del regista-scrittore e poeta.

Roberto Chiesi (a cura di)
La Rabbia
ed. Cineteca di Bologna
24 euro

Via |Cineteca di Bologna

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