Il mondo editoriale contemporaneo sembra soffrire di una strana malattia che lo sta mangiando dall’interno come un tumore irrefrenabile. I sintomi di questa malattia sono, per esempio, la presenza continua di scrittori tuttologi che affollano i salotti televisivi, la dittatura editoriale del cartello Mondafeltrinellieinaudi, il fenomeno degli scrittori panettone che puntualmente sfornano i loro burrosi bestseller canditi ogni santo Natale, e la lista potrebbe andare avanti ancora per un bel po’.
Gordiano Lupi, in questo volume oscillante tra la narrazione e il pamphlet, non risparmia quasi nessuno di questi grotteschi sintomi del degrado qualitativo e morale di una filiera editoriale il cui scopo sembra essere ormai semplicemente l’autoconservazione di se stessa.
Ma se fosse per questo, se fosse solo per smascherare alcune delle tante magagne che offre il teatrino dell’editoria italiana, leggere Velina o calciatore, altro che scrittore!, edito un paio di mesi fa dalle Edizioni Historica, non sarebbe un grande spasso, anche perché la maggior parte dei fenomeni di cui parla Gordiano Lupi sono ben noti agli addetti ai lavori e non solo. E farebbero anche rabbrividire, e forse strapperebbero anche qualche lacrimuccia ai lettori più sensibili se non fosse che Lupi, unendo alla sua toscanità verace, la lezione di Bianciardi e, in qualche modo, anche di un certo Céline, riversa su tutto questo baraccone una sanissima e liberatoria rabbia sarcastica.
E’ tutto qui il trucco: spostare l’asse dello sguardo. Non mi ricordo più chi diceva (o forse me lo sto inventando?) che se una cosa la racconti guardandola dal basso verso l’alto il tuo tono sarà quello della tragedia, e subirai la materia senza scampo, soffocando sotto la sua pesantezza, mentre se la racconti dall’alto verso il basso il racconto sarà dotato della leggerezza dell’ironia o del sarcasmo e la materia del tuo racconto, seppur tragica e pesante, verrà depotenziata, disinnescata, tanto che basterà una risata a seppellirla.
Continua a leggere: Velina o calciatore, altro che scrittore!, di Gordiano Lupi
Gordiano Lupi si occupa prevalentemente di cultura cubana e di cinema italiano. Ha scritto diversi romanzi ambientati a Cuba, alcuni saggi su musica, religione e società cubana, alcune raccolte di racconti ambientati nella provincia italiana. Ha pubblicato molte monografie sul cinema di genere italiano. Traduce il blog di Yoani Sanchez, Generacion Y, collabora con La Stampa, con Scritture e Pensieri del Corriere Nazionale. Traduce diversi scrittori cubani, tra i quali segnaliamo: Alejandro Torreguitart Ruiz, Felix Luis Viera, William Navarrete. Tutto ciò che c’è da sapere su Gordiano Lupi lo troviamo su www.infol.it/lupi. Ma noi lo abbiamo sentito per l’ultimo libro che ha pubblicato, Una terribile eredità, edito da Perdisa.
Una terribile eredità è il frutto di una lunga gestazione oppure è un libro che è nato da un’urgenza diversa, più immediata?
Nasce da un racconto breve scritto alcuni anni fa: Il sapore della carne, per un’antologia horror. Ho riletto quel racconto e mi sono detto che c’era spazio per farne un romanzo trattando con maggior ampieza i temi della guerra d’Angola e del periodo speciale cubano. La storia nasce da un’urgenza, come tutte le mie poche cose di narrativa. Non sono uno scrittore commerciale, né un autore di best seller. Quando scrivo narrativa lo faccio solo perché devo farlo. La storia è in parte vera e deriva dai ricordi d’Angola di un reduce cubano che ho conosciuto.

Come promesso, apriamo oggi la nostra rassegna di racconti con un testo di Gordiano Lupi, direttore editoriale delle Edizioni Il Foglio, già autore di Orrori tropicali e Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, nonché traduttore “ufficiale” della cubana Yoani Sanchez.
Il racconto s’intitola Notturni livornesi ed è un breve spaccato malinconico e “amarcordiano” su una provincia perduta pur senza mai allontanarsene. Ambientato a Livorno, è un racconto in cui possono riconoscersi tantissimi cosiddetti “provinciali” (e io, messinese, per primo) ricordando che, come scrisse il maremmano Luciano Bianciardi (citato nel testo), «per provinciale deve intendersi, almeno in Italia, chiunque non sia nato né a Roma né a Milano».
È possibile leggere integralmente Notturni livornesi di Gordiano Lupi cliccando su “Continua”. I “Bellissimi di Booksblog” tornano venerdì prossimo con un altro racconto. Buona lettura.
Continua a leggere: Racconto: Notturni livornesi, di Gordiano Lupi

Alejandro Torreguitart Ruiz è uno degli scrittori cubani più interessanti dei nostri giorni. Le Edizioni Il Foglio hanno appena pubblicato Adiòs Fidel - All’Avana senza un cazzo da fare, la sua ultima raccolta di racconti. Per l’occasione, Ruiz propone ai lettori di BooksBlog un racconto inedito, tradotto da Gordiano Lupi e intitolato:
GRAZIE RAUL CHE CI FAI VIVERE E SOGNARE…
Oggi telefona il camaján (1), che poi il camaján sarebbe il marito di mia cugina, quello che traduce e mi fa pubblicare i libri in Italia che il diavolo se lo porti, e fa pure lo spiritoso, lui se lo può permettere, mica ci deve fare i conti con questa vita qui, il massimo che fa traduce, bella fatica, dico io che vivo e scrivo, ma lui fa le battute, ci va giù peso col comico stasera.
Alejandro, mi fa, come la vedi questa Cuba modello cinese che prosegue senza sosta a ritmo di riforme elettroniche? Adesso potete comprare pure il cellulare. Non sei contento? Ora, io lo ascolto e non m’incazzo, ché tutto sommato i pochi chavitos che arrivano sono merito suo, devo pure stare buono e avere tanta pazienza, però questa storia dei telefonini liberi m’avrebbe fatto due palle come cocomeri, guarda.
Quello che segue è un breve racconto dello scrittore cubano Alejandro Torreguitart Ruiz, tradotto da Gordiano Lupi, sull’abbandono da parte di Fidel Castro della politica attiva. La riproduzione del testo è libera, a patto che si citi la fonte.
Mio padre porta in casa il Granma come ogni mattina, non so perché lo compri, forse un’abitudine, forse è amico di quel mulatto all’angolo della panetteria di Toyo che lo vende, forse pensa a mia madre che di tanto in tanto ci rincarta roba.
Non lo so. Fatto sta che lo compra. Oggi lo sventola a mo’ di bandiera, rosso in volto, emozionato come un ragazzino che racconta una prodezza, sputa fuori una notizia bomba, una cosa sensazionale che farà il giro del mondo.
«Fidel si è dimesso» dice.
«Dimesso da cosa?» domando.
È uscito il quinto volume dell’enciclopedia “Il cinema erotico italiano dalle origini a oggi”. Dopo i primi tre libri, rispettivamente “Il pelo nel mondo”, “Donne in prigione” ed “Erotismo d’autore”, la collana prosegue la strada della monografia intrapresa già dal quarto tomo: “Le dive nude: Edwige Fenech e Gloria Guida”.
Quest’ultimo volume è firmato da Gordiano Lupi e s’intitola “Sexy made in Italy” (Mondo Ignoto, 394 pagg.) È naturalmente la diretta prosecuzione del precedente “Le dive nude”, che analizzava monograficamente la vita e le opere delle grandissime Gloria Guida ed Edwige Fenech.
In “Sexy made in Italy” invece lo sguardo è più ampio e sintetico, e va a completare “il resto del mondo” lasciato fuori dal quarto volume. Abbraccia infatti le carriere di quasi tutte le altre grandi protagoniste del nostro grande cinema erotico: da Laura Antonelli a Femi Benussi, da Nadia Cassini a Lilli Carati, da Sabina Ciuffini a Marisa Mell, da Maria Baxa a Lory Del Santo ad Antinesca Nemour a Patrizia Garganese etc.
Non mancano, come sempre, le interviste esclusive e gli approfondimenti. Inoltre il volume è ricco di fotografie. Continuando a leggere, potrete vedere una galleria, estrapolata da Kataweb.it
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