
Stando ai calcoli di Google, al 1 agosto 2010, esistevano 129.864.880 libri. A oggi senza dubbio sono di più. Google ha fatto tutta una serie di calcoli, prendendo in esame vari parametri, varie classificazioni, definizioni e chi più ne ha più ne metta.
Centoventinovemilioni ottocentosessantaquattromila ottocentoottanta libri: tanti? Non so. Considerando che nel 2009 sono stati venduti 1,2 miliardi di cellulari e si è registrata una lieve flessione rispetto agli anni precedenti, non stiamo parlando di cifre esorbitanti. Certo, sono tanti libri e consoliamoci dicendo che non si possono sommare le mele e le pere, come ci insegnavano a scuola.
La cultura non vende, come si è soliti dire (e, spesso, nemmeno paga!). Prendendo in prestito una riflessione di Steve Jobs sugli eBook e considerando le percentuali di lettura degli italiani (3 libri l’anno), possiamo affermare che il mercato dei libri è destinato al fallimento. Ma sappiamo anche benissimo che i libri non sono solo quantificabili a livello monetario. Anche, ma non solo.
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È alquanto deprimente fare ricerche su Google con parole chiave quali “leggere” e “lettura”. Per il motore di ricerca si può leggere la mano, i tarocchi, il contatore enel, la busta paga, le carte napoletane, i pdf e anche le analisi del sangue. Se, invece, si parla di libri abbiamo solo una ricorrenza con la voce “leggere” e abbinata a “libri online”.
Sono dati, questi, che riguardano le ricerche effettuate su Google e la cosa fa pensare: solo a una minima parte dei navigatori viene in mente che si potrebbero fare ricerche in cui si abbinano i termini “leggere” e “lettura” ai libri. Forse perché la si ritiene un’attività appresa e non c’è bisogno di saperne di più (come capita, per esempio, per le info su come leggere un contatore).
Ma cerchiamo di essere ottimisti: l’ultimo risultato sotto la voce “leggere” è “leggere leggere leggere”. A meno che, non si intendesse qualcosa di poco peso…

In questi ultimi mesi, segnati dall’ascesa irrefrenabile dell’editoria digitale, degli e-readers e delle biblioteche online, si sta mobilitando una grande coalizione in difesa dei diritti d’autore capeggiata da Microsoft, Amazon, Yahoo!, cui fanno parte anche i governi di Francia e Germania, associazioni di editori e di scrittori e molte altre realtà.
Oggi stesso Angela Merkel, alla viglia della Fiera del Libro di Francoforte che si inizierà martedì, si è dichiarata ancora una volta preoccupata dal rischio che corre il copyright nell’era di internet. “Per il governo tedesco è chiaro - ha detto la Merkel - che bisogna trovare il modo di tutelare il diritto d’autore anche su Internet”.
E’ un problema spinoso questo delle leggi in difesa dei diritti d’autore nell’epoca della riproducibilità digitale dei contenuti culturali, ma è un problema che bisogna affrontare sul serio, per esempio rimettendo mano a quelle leggi che, secondo alcuni, difendono il diritto degli autori, ma che in realtà assomigliano di più ad un baluardo protettivo per i proventi economici delle grandi case editrici.
Che senso ha, infatti, chiamare diritto d’autore una legge che blocca le possibilità di diffusione di un’opera fino a 70 anni dopo la morte dell’autore, forse avrebbe più senso chiamare queste leggi diritto d’editore o diritto dei nipoti dell’autore. Voi che cosa ne pensate?