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Tutti gli articoli con tag gomorra

Libri che non piacciono nemmeno al gatto: “Guerra e pace” di Lev Tolstoj

pubblicato da Roberto Russo

Se da un lato c’è chi stila una classifica generale dei libri da non leggere prima di morire, dall’altro c’è la classifica personale di ogni lettore, classifica che annovera sia i libri più belli che sono stati letti sia quelli più brutti. Una classifica del genere, per ovvie ragioni, è del tutto personale e potrebbe non essere condivisa da altri. Ma, del resto, ogni lettore è arbitro delle proprie letture e, liberamente, può stabilire cosa gli piace e cosa no, a dispetto di blasonate recensioni e classifiche di vendita.

Allo scottish fold del video pare non piaccia Guerra e pace di Lev Tolstoj (chissà, visto che è in inglese, forse non gli andrà a genio la traduzione…). Al di là dello scherzo, c’è un libro al quale voi dareste la palma di “libro che non piace nemmeno al gatto”?

A rischio di essere impopolare, la mia scelta di “libro che non piace nemmeno al gatto” cade su Gomorra di Roberto Saviano. Ho iniziato a leggerlo diverse volte, è sul mio comodino da anni ormai, ma non riesco proprio a farmelo piacere. Dopo alcune pagine l’attenzione cade, lo stile non mi cattura e, immancabilmente, lo chiudo e passo ad altro. Prima o poi lo leggerò. Forse.

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Gaffes in libreria

pubblicato da sara

il buio oltre le seppie
“Quando era appena uscito Gomorra – racconta una libraia romana – molti venivano a chiedermi se avevo “Sodoma”! E’ la verità, lo giuro. Per non parlare di chi mi chiede sia Delitto sia Castigo”. Una volta che ci si decide a leggere Dostojevski è sempre meglio comprare tutto in un’unica soluzione, no?

La conversazione mi ha ricordato il mitico “Il buio oltre le seppie”, ovvero il libriccino che ha come scopo – come il primo volume Il fu Mattia Bazar – di raccontare gli strafalcioni di (aspiranti) lettori in libreria.

Avete mai assistito a esilaranti scene del genere? Avete mai fatto gaffe del genere? Io ne confesso una: non ricordavo il nome del libro di Fabio Geda e ho chiesto “A Kabul ci sono i coccodrilli”. Un po’ come la signora che in Santa Maradona chiedeva La Profezia dei Celestini. Esilarante. Dai facciamo(ci) fare due risate.

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Roberto Saviano non rinnega Gomorra, ma non lo ama

pubblicato da Roberto Russo

Roberto Saviano non rinnega Gomorra, ma non lo amaRoberto Saviano parla del suo Gomorra in un’intervista a Vanity Fair: dice di non rinnegarlo, che lo riscriverebbe, ma che non è un libro che ama dal momento che gli ha tolto tutto:

È un libro che non rinnego, lo riscriverei, ma sarei falso se le dicessi che lo amo. Perché mi ha tolto tutto: io volevo solo diventare uno scrittore. A centomila copie ero felicissimo, mi pubblicano importanti case editrici straniere e mia madre dice che in quei giorni sembrava che volassi, io non mi ricordo niente. Chiamo mio fratello e gli dico: “Ho i soldi dell’anticipo, compriamoci la moto”. La sognavamo da tanto tempo una moto. Poi arrivano la scorta, le minacce. Io volevo essere quello di prima. Mi è scoppiato tutto in mano. Mio fratello non posso più incontrarlo in mezzo alla gente perché nessuno sappia che faccia ha.

Nell’intervista dice anche che rimarrà in Mondadori ed Einaudi “fino a quando le condizioni di libertà saranno garantite fino in fondo”, ma, secondo lui, Marina Berlusconi non ha mai letto Gomorra (Marina Berlusconi dice che non si dovrebbero più scrivere libri ‘che danno quest’immagine dell’Italia’. Allora, forse, non ha letto Gomorra. In Gomorra racconto storie di resistenza, soprattutto. È se stiamo zitti che diamo una cattiva immagine del Paese).

Ma voi l’avete letto il libro Gomorra?

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Saviano "morto"su Max: è polemica

pubblicato da Manila Benedetto

“Hanno ammazzato Saviano”, così titolera Max del mese di luglio proponendo un fotomontaggio dell’autore di Gomorra sul tavolo delle autopsie. L’iniziativa, personalmente (ma io scrivo noir, forse non faccio testo), la trovo molto sagace e provocatoria, ma a quanto sembra in molti non hanno preso bene la cosa, lo scrittore prima di tutto.

La foto è accompagnata da una spalla del direttore, che afferma “Lo vorrebbero così: senza vita, ridotto al silenzio. Ha molti nemici: i camorristi, Berlusconi, Fede, Borriello, Daniele Sepe… Ma la sua vita è già una condanna”, ma lo scrittore ha dichiarato all’Ansa di trovare il fotomontaggio (opera di Gian Paolo Tomasi ) di cattivo gusto. “Trovo il fotomontaggio che mi rappresenta morto in obitorio di cattivo gusto. Un’immagine utilizzata per speculare cinicamente sulla condizione di chi come me in Italia e all’estero vive protetto. Un’immagine profondamente irrispettosa per tutti coloro che per diversi motivi, spesso lontano dai riflettori, rischiano la vita”. Anche Il Giornale dice la sua su Facebook e sulle pagine del quotidiano, naturalmente secondo il suo punto di vista, che tutti conosciamo.

A mio parere Saviano ha sbagliato questa volta a criticare il fotomontaggio, d’altronde un po’ di autoironia, considerata la pessima situazione che è costretto a vivere che nessuno nega e per la quale ha solidarietà da parte di tutti, gli farebbe bene all’animo. E voi che ne pensate?

Foto e fonte | AgoraVox

L'intervista di Affari Italiani a Gian Paolo Serino, ovvero quel che resta della critica in Italia

pubblicato da Andrea Coccia

L'intervista di Affari Italiani a Gian Paolo Serino, ovvero quel che resta della critica in Italia Leggendo l’intervista a Gian Paolo Serino, fondatore della free press letteraria Satisfiction, che stamane Antonio Prudenzano ha pubblicato sulle pagine di Affaritaliani.it ho finalmente potuto provare la strana ebbrezza che si prova leggendo delle vere opinioni, delle oneste prese di posizione serie e ficcanti che mi hanno dimostrato, di contro alle mie opinioni più recenti, che un barlume di intelligenza e di critica letteraria, in Italia, ancora esiste.

Dall’intervista emerge un dato fondamentale: la critica in Italia, seppur gravemente deficitaria e mediamente irriconoscibile, è ancora viva, e Serino, seppur nella sua dimensione di provocatore è uno dei suoi più attivi esponenti in questo momento. Dai complimenti rivolti a Michele Rossi, editor di Rizzoli, “per aver inventato ‘Acciaio’ di Silvia Avallone”, un romanzo che Serino non esita a definire come un libro “da ultima spiaggia” che “più che un romanzo è una bara senza maniglie” fino alla stangata sui giallisti contemporanei: “Non se ne salva nessuno”, dice Serino, “Ormai ci sono più giallisti che criminali, più noiristi che detenuti”.

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Su Facebook nella notte uno dei gruppi a sostegno di Emergency si trasforma in "Roberto Saviano, la vera mafia sei tu."

pubblicato da Andrea Coccia

Su Facebook nella notte uno dei gruppi a sostegno di Emergency si trasforma in "Roberto Saviano, la vera mafia sei tu."

Nella notte, nella giungla telematica di Facebook, è successa una cosa inquietante: un troll, “un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati” (cit. Wikipedia), si è intrufolato in una delle tante pagine intitolate “Io sto con Emergency”, nate a supporto dell’attività di Emergency in occasione dell’arresto dei tre medici italiani dell’organizzazione di Gino Strada, e ne ha cambiato il titolo in “Roberto Saviano, la vera mafia sei tu”.

La notizia del colpo di stato all’interno del gruppo si è subito diffusa tramite messaggi in bacheca da parte degli utenti più attenti, provocando una emorragia di fan, ma ancora moltissimi ne sono all’oscuro. Proprio per questo, come gesto di solidarietà verso Roberto Saviano e verso Emergency, per gli attacchi incrociati che stanno ricevendo in questi giorni, consiglio tutti coloro che avessero aderito ad un gruppo pro Emergency di controllare lo stato di salute del gruppo.

Dopo Berlusconi e sua figlia Marina, dunque, ci pensano anche i troll su internet a gettare fango su Roberto Saviano, colpevole di aver parlato di cose di cui in Italia, probabilmente, è meglio non parlare.

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La presidente di Mondadori difende il padre-premier Berlusconi, Saviano risponde e chiede una rettifica delle affermazioni

pubblicato da Manila Benedetto

Dopo le affermazioni di Berlusconi sui serial dedicati alla mafia e soprattutto sul libro culto Gomorra, Saviano - chiamato in causa - ha risposto attraverso le pagine di Repubblica. Subito è giunta la risposta della presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, figlia del premier, che si è detta “sopresa della reazione dello scrittore”. “I giudizi di mio padre sul rapporto promozionale che serie tv come ‘La piovra’ e libri come ‘Gomorra’ fornirebbero alle mafie erano né più né meno che una critica. […] E’ una critica che può anche non essere condivisa ma che come tutte le opinioni è più che legittima”. La presidente della più grande casa editrice, si dice concorde sulle affermazioni del padre, seppur sia consapevole quanto difficile sia la lotta alla criminalità. E chiosa: “Mi pare che Saviano non riesca a distinguere una critica da una censura”, confermando il proseguimento del rapporto con lo scrittore.

Non poteva mancare l’immediata risposta di Saviano, che ha confermato il suo trovare “le parole del capo del governo finalizzate a intimidire chiunque scriva di mafie e di capitali mafiosi.” Sulle dichiarazioni di Marina Berlusconi, afferma che non mette in dubbio la “libertà della casa editrice”, ma precisa che “una libertà però esiste solo se viene difesa, raccolta, costruita nell’agire quotidiano di tutti coloro che lavorano e vivono in un’azienda. E’ a questi che mi sono rivolto e dai quali mi aspetto una presa di posizione in merito alla possibilità di continuare a scrivere liberamente. Non può che stupire però che un editore non critichi, bensì attacchi lo stesso prodotto che manda sul mercato. E questo da intellettuale non è possibile ignorarlo e da cittadino non posso ascrivere una dichiarazione del genere alla dialettica democratica. È solo una dichiarazione pericolosa che andrebbe immediatamente rettificata.”.

Come finirà? Ci saranno le rettifiche o nuove accuse?

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Berlusconi accusa Gomorra e la Piovra di essere un "supporto promozionale alla mafia"

pubblicato da Andrea Coccia


Questa mattina, durante la conferenza stampa di presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha indicato nel successo di libri come Gomorra di Roberto Saviano (di cui tra l’altro è editore) e di sceneggiati come La Piovra, la causa principale della celebrità di cui godono le associazioni mafiose nostrane nel mondo, celebrità ingiustificata, secondo Berlusconi, poiché come volume di affari le nostre mafie sono solo al sesto posto nello scacchiere criminale internazionale.

Ora, evitando di indagare il senso e la provenienza della curiosa classifica citata da Berlusconi, mi sembra che sia il caso di riflettere un momento sul significato di queste parole, parole che, in un paese normale, suonerebbero come assolutamente folli, se non criminali. Che altro senso potrebbe avere, infatti, affermare che opere letterarie, cinematografiche o televisive, realizzate per portare in primo piano i problemi del nostro paese, per provocare pubbliche discussioni, per sensibilizzare l’opinione pubblica, siano “un supporto promozionale” alle organizzazioni criminali?

Non è certo la prima volta che Berlusconi si permette di attaccare violentemente il mondo culturale additandolo come la causa del cattivo nome che l’Italia ha all’estero, come se le piaghe di cui soffre questo paese non esistessero, come se fossero semplici storielle da raccontare ai bambini per spaventarli. Ma il problema vero è che piaghe come queste smettono di esistere se nessuno ne parla, è per questo che il lavoro di scrittori e giornalisti come Roberto Saviano, o come anni fa Leonardo Sciascia e molti altri, è di vitale importanza per la lotta contro questo cancro, e forse è proprio per questo che a qualcuno da fastidio la loro esistenza e il loro lavoro.

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I 20 libri italiani del decennio

pubblicato da dario

Libri italiani

Stilare la classifica dei migliori qualcosa del decennio 2000-2009 (i cosiddetti anni zero) è un esercizio che diletta molti giornali in questo periodo.

La redazione di Booksblog, dopo lunghissime consultazioni, ha deciso di proporvi non una classifica ma un elenco, senza gradazioni di merito, dei 20 libri italiani più rilevanti degli ultimi dieci anni. Solite avvertenze del caso: niente di esaustivo né scientificamente ponderato. Ci hanno guidati il cuore e la memoria, che in noi italiani è notoriamente cortissima. Perciò sì, non c’è Tizio che meritava assolutamente di esserci e al suo posto c’è invece Caio, da molti considerato poco più che un pennivendolo. Ogni operazione di questo genere si espone a siffatte critiche, perciò vi invitiamo a proporre la vostra opinione nell’amato spazio commenti. Se voleste anche votare un preferito tra i preferiti, nessuno ve lo impedirà.

Ciò detto, dopo il “continua” inizia il viaggio sulle montagne russe dei 20 libri italiani che, secondo noi, hanno caratterizzato gli “anni zero” e rischiano seriamente di segnare anche gli anni che, da dopodomani, ci pioveranno addosso. Come si dice in questi casi: buona fine e buon inizio!

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Saviano candidato al premio Sakharov

pubblicato da Andrea Coccia

Saviano candidato al premio Sakharov
Lo scrittore napoletano Roberto Saviano, che da anni vive sotto scorta per scontare la colpa di aver scritto Gomorra, dopo l’onorificenza del pubblico di tutto il mondo che ha comprato a milioni il suo libro, potrebbe tra pochi giorni ricevere un’altra onorificenza, questa volta istituzionale, dal governo europeo. E’ il premio Sakharov assegnato ogni anno dal Parlamento europeo “a persone o organismi che si sono distinti nella difesa dei diritti umani”.

Saviano, la cui candidatura è stata proposta dall’eurodeputata dell’Italia dei Valori Sonia Alfano, è ora in lizza per la vittoria finale con altri 8 candidati. La prima tappa, prima dell’assegnazione del premio, sarà la scelta da parte della giuria, composta dai membri delle commissioni Affari esteri e Sviluppo del Parlamento Europeo, della terna dei finalisti.

Se il destino e la giuria vorranno premiare Saviano non lo possiamo ancora sapere, ma sappiamo che il significato simbolico di un’eventuale vittoria assegnata a uno scrittore che è l’immagine della presa di coscienza e della lotta contro la mafia sarebbe enorme. Certo, i gesti reali enormi da fare per migliorare la vita di Saviano e quella di tutti noi sarebbero ben altri, ma purtroppo per ora dobbiamo accontentarci dei gesti simbolici, e affrontare da soli la realtà desolante della nostra piccola Italia.

Via | Adnkronos
Foto | Flickr

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