
Stilare la classifica dei migliori qualcosa del decennio 2000-2009 (i cosiddetti anni zero) è un esercizio che diletta molti giornali in questo periodo.
La redazione di Booksblog, dopo lunghissime consultazioni, ha deciso di proporvi non una classifica ma un elenco, senza gradazioni di merito, dei 20 libri italiani più rilevanti degli ultimi dieci anni. Solite avvertenze del caso: niente di esaustivo né scientificamente ponderato. Ci hanno guidati il cuore e la memoria, che in noi italiani è notoriamente cortissima. Perciò sì, non c’è Tizio che meritava assolutamente di esserci e al suo posto c’è invece Caio, da molti considerato poco più che un pennivendolo. Ogni operazione di questo genere si espone a siffatte critiche, perciò vi invitiamo a proporre la vostra opinione nell’amato spazio commenti. Se voleste anche votare un preferito tra i preferiti, nessuno ve lo impedirà .
Ciò detto, dopo il “continua” inizia il viaggio sulle montagne russe dei 20 libri italiani che, secondo noi, hanno caratterizzato gli “anni zero” e rischiano seriamente di segnare anche gli anni che, da dopodomani, ci pioveranno addosso. Come si dice in questi casi: buona fine e buon inizio!

Lo scrittore napoletano Roberto Saviano, che da anni vive sotto scorta per scontare la colpa di aver scritto Gomorra, dopo l’onorificenza del pubblico di tutto il mondo che ha comprato a milioni il suo libro, potrebbe tra pochi giorni ricevere un’altra onorificenza, questa volta istituzionale, dal governo europeo. E’ il premio Sakharov assegnato ogni anno dal Parlamento europeo “a persone o organismi che si sono distinti nella difesa dei diritti umani”.
Saviano, la cui candidatura è stata proposta dall’eurodeputata dell’Italia dei Valori Sonia Alfano, è ora in lizza per la vittoria finale con altri 8 candidati. La prima tappa, prima dell’assegnazione del premio, sarà la scelta da parte della giuria, composta dai membri delle commissioni Affari esteri e Sviluppo del Parlamento Europeo, della terna dei finalisti.
Se il destino e la giuria vorranno premiare Saviano non lo possiamo ancora sapere, ma sappiamo che il significato simbolico di un’eventuale vittoria assegnata a uno scrittore che è l’immagine della presa di coscienza e della lotta contro la mafia sarebbe enorme. Certo, i gesti reali enormi da fare per migliorare la vita di Saviano e quella di tutti noi sarebbero ben altri, ma purtroppo per ora dobbiamo accontentarci dei gesti simbolici, e affrontare da soli la realtà desolante della nostra piccola Italia.
Il libro che vi consiglio oggi, più che per l’estate andrebbe bene per il prossimo weekend, visto che non ci vuole più di qualche ora di lettura per arrivare in fondo alle sue 130. Si chiama Sandokan è di Nanni Balestrini ed è edito dalla casa editrice Einaudi, il suo sottotitolo è semplice e incisivo: Storia di camorra. Sandokan infatti in questo caso non è la celebre tigre della Malesia, signore di Mompracem, ma è piuttosto Francesco Schiavone, la tigre del clan dei casalesi, resa celebre dal romanzo di Roberto Saviano, Gomorra, è il re di Casal di Principe.
Sandokan è un romanzo forte, narrato in prima persona da un ragazzo che vive in un paese del casertano e assiste, e soprattutto racconta, senza usare punteggiatura e attraverso una strategia discorsiva mimetica, la storia di un degrado, quello che è alla base dell’ascesa al potere criminale di Sandokan e dei suoi uomini, quello degrado che non è una prerogativa del casertano, ma che sta diventando una delle cifre stilistiche della nostra penisola.
Questo di Balestrini, insomma, è un libro veramente notevole, scritto due anni prima di Gomorra di Saviano, anche se non ha sollevato lo stesso clamore del libro di Saviano e anche se l’autore, Nannni Balestrini, non è stato minacciato di morte e non vive sotto scorta, è un libro che merita di essere letto. Soprattutto perché non si tratta di docufiction o di ibrido di finzione e realtà , o di come volete chiamare gli esperimenti di Saviano, questa è semplicemente Letteratura.
Nanni Balestrini
Sandokan. Storia di camorra
Einaudi - Gli struzzi
euro 13,00
Quella di mettere in oinea un assaggio dei libri appena pubblicati è ormai diventata una vera moda, una bellissima moda. Oggi è il caso dell’attesissimo nuovo libro di Roberto Saviano, dal titolo La bellezza e l’inferno, distribuito in questi giorni in tutte le librerie italiane, un libro che si annuncia già come un successo enorme, successo a cui Saviano ormai ci ha abituato, sia per Gomorra (successo planetario oserei dire) sia per tutti i suoi articoli e le sue prese di posizione che mensilmente scandiscono ormai la nostra vita.
E proprio in occasione del lancio di questo attesissimo libro, in qualche modo un banco di prova per Saviano che finora è stato considerato un esordiente, la Mondadori mette online sul suo sito le prime 25 pagine del libro: eccole qui.
Roberto Saviano
La bellezza e l’inferno
Mondadori
euro 17,50
Via | Panorama
E’ con un misto di curiosità e felicità che apprendo dall’agenzia di stampa degli Emirati Arabi Uniti Wam, riportata puntualmente dall’ANSA, che il più grande successo degli ultimi 10 anni della letteratura italiana, Gomorra di Roberto Saviano, verrà tradotto in arabo su iniziativa dell’Autorità per la cultura e per i beni patrimoniali di Abu Dhabi.
Sicuramente un grande colpo e insieme un grande onore sia per Roberto Saviano sia per l’Italia intera che vedrà uno dei suoi più celebrati alfieri sbarcare nel mondo arabo. Speriamo che sia un’occasione, per qualche illuminata casa editrice italiana, di scoprire più in profondità il mondo arabo e magari di importare in Italia qualche scrittore interessante da tradurre.
Perchè in fondo è anche da operazioni come queste che si passa per costruire un mondo multiculturale…
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Sul numero de La Stampa di qualche giorno fa, Fabrizio Rondolino, giornalista, critico e autore televisivo, ha pubblicato un articolo molto duro contro il tentativo di far diventare una moda la lotta contro la mafia, tentativo che avrebbe il suo baricentro vitale nella figura di Roberto Saviano, il supereroe.
L’analisi di Rondolino suona inaccettabile a molti (dalla “Vespa” anonima di Terza pagina del Sole24Ore, per esempio, che con il suo tipico sarcasmo ipercorrosivo attacca duramente il giornalista torinese) ma, in realtà , contiene, a mio parere, una presa di posizione degna almeno di essere valutata. Ma, osservando le reazioni (della carta stampata e dei lettori in carne ed ossa) non sembra affatto così; in questo momento, infatti, è sufficiente criticare il fenomeno Gomorra e/o Roberto Saviano per essere attaccati con asprezza, accusati come minimo di invidia o, al peggio, di mafia.
La cosa mi sembra francamente inaccettabile, Roberto Saviano sembra essere diventato uno scrittore incriticabile, perfetto tout court, un supereroe (Disgraziato il paese che ha bisogno di Supereroi) ed è un peccato sia per lui che potrebbe finire col credersi perfetto, sia per noi che perdiamo un argomento di discussione importantissimo. E’ per questo dunque che vi invito a leggere l’articolo di Rondolino e a cercare di riflettere realmente sulla questione, sul fenomeno Saviano in generale, sul suo libro, sul film (secondo me un’oscenità , ma non è questo il momento di parlarne), ma soprattutto sul circo mediatico che circonda e alimenta questo fenomeno e di cui Saviano probabilmente è più vittima che altro.
Foto | Flickr
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A quasi tre anni dall’uscita nelle librerie e a due e mezzo dall’esplosione del “Caso Gomorra”, il libro di Roberto Saviano, che ha scosso l’Italia e che tanto successo ha riscosso anche all’estero, ha superato l’incredibile cifra di 2.000.000 di cpoie vendute, solo in Italia. Il risultato è clamoroso se si pensa che in un paese come il nostro un buon libro vende 10.000 copie e che un grandissimo successo si misura sulle 100 o 200 mila copie vendute, numeri assolutamente imparagonabili ai sei zeri di Gomorra.
Ma quali sono i motivi di questo enorme successo? Sicuramente questi numeri fantasmagorici non sono dovuti alla qualità del libro, non perchè sia scadente, ma semplicemente perché non è con la qualità che si raggiungono queste cifre; non credo nemmeno che sia per l’argomento trattato, perché se si guarda ad altri libri sullo stesso argomento, uno su tutti “Sandokan” di Nanni Balestrini, non si trovano neanche per scherzo simili cifre di vendita. Ma allora perché Gomorra è diventato un caso?
Io credo che il merito sia, da una parte, dell’ufficio marketing della Mondadori, che è stato in grado di dare a Saviano una visibilità difficilmente raggiungibile, dall’altra dello stesso Roberto Saviano, che ha saputo porsi in maniera del tutto nuova verso il pubblico, che ha voluto mettere sul piatto non solo la faccia, ma anche la vita. Ovviamente è da contare anche il contributo del film (anche se personalmente lo reputo uno schiaffo al libro) che ha continuato a tenere viva l’attenzione sul libro. Un lavoro editoriale ben fatto, dunque, a tutti i livelli che oggi, al traguardo delle 2.000.000 di copie, ha avuto dai lettori italiani la più grande delle gratificazioni.
Via | Repubblica
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Tom Behan è un grande esperto dell’Italia e in particolare di Napoli, dove per anni ha vissuto, e proprio alla realtà in cui è stato immerso, a Napoli, dedica questo suo ultimo libro “Il libro che la camorra non ti farebbe mai leggere”, una dura ricostruzione della realtà partenopea, delle collusioni tra camorra, politica e società , forse per alcuni aspetti simile a quella di Gomorra di Roberto Saviano, ma da un punto di vista un po’ diverso e proprio per questo molto interessante, quello di uno straniero.
A zittire tutti quelli che potrebbero pensare che uno straniero non abbia né il diritto né tanto meno una conoscenza non sufficientemente estesa e profonda del sistema Italia per permettersi di descrivere situazioni complesse come quelle camorristiche, è sufficiente dare un’occhiata alla bibliografia di Behan che all’Italia ha dedicato numerosi studi; da quest’ultimo “See Naples and die” (da notare la differenza tra il titolo italiano e quello inglese, a svantaggio nostro direi) a “The Camorra”, sempre sulla mafia partenopea, fino a The Resistible Rise of Benito Mussolini (uno studio sull’ascesa di Benito Mussolini e sugli Arditi del Popolo), o a “Dario Fo: Revolutionary Theatre ” dedicato al geniale attore italiano, vincitore del premio nobel.
Tom Behan
Il libro che la camorra non ti farebbe mai leggere
Newton Compton
euro 12,90
Via | CasertaNews
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Verrà presentata domani a Roma “Senza Finzione”, la nuova collana di Stampa Alternativa dedicata espressamente alle inchieste giornalistiche “alla vecchia maniera”, scritte da “insider”, che dall’interno indagano e riferiscono: è un modo di di fare giornalismo che, da un po’ di tempo in Italia si è annacquato, se non perso completamente nella ricerca assatanata dello scoop, dello shock, nella ricerca dell’emozione a tutti i costi che è poi la cifra stilistica più rilevante del giornalismo alla Studio Aperto, per intenderci: tanta retorica e poca informazione.
Questa tendenza del giornalismo italiano verso il pathos e la retorica dei buoni sentimenti è probabilmente uno degli aspetti più subdoli della società dello spettacolo del nostro paese che, padrona incontrastata e incontrastabile sulle nostre coscienze, ormai è in grado di manovrarci completamente. Ed è contro tutto ciò che si scaglia questa nuova proposta di Stampa Alternativa, con i primi due titoli della collana “Senza finzione”: “Disonora il padre e la madre”, un’inchiesta sulla pedofilia di Alessandro Chiarelli e “Le tigri di Telecom” di Andrea Pompili, dedicato allo scandalo Telecom-Sismi.
Ben venga dunque questo tentativo di riportare il discorso giornalistico sui binari della realtà , ritornare a indagare “senza finzioni” e ricominciare scavare nel profondo dei problemi, piuttosto che cavalcarli in superficie come fossero onde da surf. In qualche modo sembra che si inizino a vedere dei germogli, là dove Roberto Saviano aveva piantato il seme di Gomorra…
Alessandro Chiarelli
Disonora il padre e la madre
Stampa alternativa
euro 14,00
Andrea Pompili
Le tigri di Telecom
Stampa Alternativa
euro 16,00
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Dal festival del noir di Barcellona arrivano nuove dichiarazioni di Roberto Saviano che afferma, davanti ai giornalisti spagnoli, che la sua vita prima dell’uscita di Gomorra, il libro che ha sancito, oltre al suo successo planetario, l’inizio della sua vita da sorvegliato speciale, da scortato.
Non è certo la prima volta che l’autore di Gomorra sottolinea il radicale cambiamento della sua vita dopo l’uscita del libro e l’esplosione del “caso Saviano”, ma questa è la prima volta, almeno a quanto mi risulta, che Saviano parla della sua vita dopo Gomorra in accezione positiva, designandola come l’uscita da quella che lui stesso definisce come”una vita terribilmente mediocre” che ora finalmente gli “appare preziosa”.
Pur avendo sempre nutrito dei dubbi sul “fenomeno Gomorra” (soprattutto dopo l’uscita del film), ho sempre rispettato profondamente l’operato di Roberto Saviano, ma ora devo ammettere che queste affermazioni mi lasciano abbastanza perplesso e in fondo un po’ deluso. Mi sembra infatti che Saviano, definendo mediocre la sua vita prima del successo, screditi completamente tutto ciò che lo ha portato a scrivere Gomorra, in primis il suo lavoro di giornalista per il Corriere del Mezzogiorno, ma anche la sua collaborazione ai lavori dell’osservatorio sulla camorra e l’illegalità ; come se fosse il successo e non la lotta alla camorra il senso ultimo del suo lavoro.
Continua a leggere: Roberto Saviano: La mia vita prima di Gomorra era mediocre