Un’inchiesta che si inserisce nel solco della tradizione giornalistica quella descritta da Giuseppe Ciulla nel libro Ai confini dell’impero. 5.000 chilometri nell’Europa dei diritti negati, in libreria in questi giorni per i tipi della Jaca Book. Il libro è corredato di un inserto fotografico di 32 pagine a colori a cura di Damiano Meo.
L’impero è l’Unione Europea il viaggio [si svolge] nell’estremo Est, nelle zone più distanti geograficamente ed economicamente dal triangolo Francoforte-Milano-Parigi. […] È il viaggio, geograficamente, in una periferia, ma, sostanzialmente, in una colonia che dal Sud polacco attraversa parte della Repubblica Ceca e dell’Ungheria siano a Romania e Bulgaria. Questa colonia che investe ampie zone dei Paesi dell’Est Europa è la colonia interna dell’Europa stessa, una colonia dove il vento civilizzatore che fa garrire le bandiere dei Paesi membri a Bruxelles sembra essere diventato un’atmosfera pesante e irrespirabile in cui si è dimentichi di qualsiasi diritto umano di cui Bruxelles si fa garante, della possibilità stessa di un’azione sindacale, di controlli fiscali, per non parlare della sovranità alimentare dei singoli paesi.
Con uno stile immediato, che ben rende la situazione che vivono le molte persone che l’autore incontra, Ciulla racconta la storia catastrofica di vite umane – europee in primis – che spesso vengono ridotte in schiavitù – da altri europei e, nello specifico, da diversi italiani – in nome della sacralità del PIL, dimenticandosi che, prima di tutto e al di là ogni concezione religiosa, è la vita ad essere sacra.
Giuseppe Ciulla
Ai confini dell’impero.
5.000 chilometri nell’Europa dei diritti negati
Fotografie di Damiano Meo
Jaca Book, 2011
ISBN 978-88-16-40993-4
pp. 160, euro 15
Lupi nella nebbia, scritto da Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano, edito dalla casa editrice milanese Jaca Book, è un reportage che lascia storditi, un vero e proprio pugno allo stomaco che rivela con precisione l’esatta dimensione della tragedia balcanica degli anni del dopoguerra, nonché la piena collusione tra le forze internazionali e la classe politico-criminale che proprio grazie alla copertura dell’ONU si è impadronita del Kosovo.
Il punto di forza del libro, oltre all’ottima prosa giornalistica incalzante, precisa e mai retorica, è una costruzione del racconto su più piani temporali, il passato della rievocazione storica e il presente dell’inchiesta, nel quale i due reporter si scontrano con l’agghiacciante e sistematica copertura da parte dell’ONU dei criminali di guerra kosovari, in primis Ramush Haradinaj e Hashim Thaçi, esponenti di spicco della politica kosovara.
La verità che emerge dalla lettura di Lupi nella nebbia, per la gran parte dell’opinione pubblica italiana (quella non si ricorda neppure che dieci anni fa dai nostri aeroporti partivano aerei carichi di bombe) è dura da accettare, e prevede la necessità di cambiare il punto di vista e di aprire gli occhi sulle modalità di azione politica e militare dei nostri governi, ben disposti a sostenere l’ascesa politica di un gruppo di criminali di guerra e di mafiosi coprendosi dietro la scusa della necessaria stabilità dei Balcani, una stabilità che riguarda da vicino tutta l’Europa ma che però, ad oggi, resta ancora inimagginabile.
Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano
Lupi nella nebbia.
Kosovo: L’ONU ostaggio di mafie e USA
Jaca Book
euro 14,00