“Che ci vuole a morire. ci vuole tanto e non ci vuole niente”. Un libro da leggere se avete amato il film ‘Fortapasc’ di Marco Risi, distribuito in pochissime copie in Italia nel 2009, e incentrato sulla vicenda di Giancarlo Siani, il giornalista di Napoli morto a 26 anni per mano di camorra.
A scrivere ‘L’abusivo’, edito da Marsilio, è Antonio Franchini, che non si presenta come ‘amico’ di Giancarlo (è facile dirsi ‘amici’ dei morti, ce n’è una vasta schiera anche per Siani, dice) ma semplicemente come un suo ‘collega’ e conoscente.
Come Giancarlo, anche Franchini era ‘abusivo’ al Mattino. Abusivo significa, scrive, che passava senza vedere una lira dodici ore al giorno in redazione, mettendosi ‘in lista d’attesa’ per l’assunzione. Sulla scrivania di Siani non a caso era appeso il cartello ‘Schiavo’, racconta, che poi fu levato, dopo l’omicidio, e sostituito da fiori ad uso e consumo di flash e telecamere.
Continua a leggere: La storia di Giancarlo Siani in L'abusivo, di Antonio Franchini
“Ho cercato di far star bene le persone e di farle ridere, se potevo”, scrive il pugile Muhammad Ali in un suo discorso, mentre secondo il trentanovesimo presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, non bisogna mai “rinchiudersi nella ristretta cerchia di persone come noi, che parlano lo stesso linguaggio, si assomigliano l’un l’altro, dicono le stesse cose”.
Sono solo due esempi dei discorsi contenuti nel volume Lettere dai leader, consigli per l’eccellenza dai personaggi più influenti del mondo (Etas libri) che raccoglie più di sessanta testi.
I contributi sono organizzati secondo un ‘filo rosso’ di concetti, dal valore dell’ottimismo per vincere le sfide alla passione per il lavoro, fino all’importanza dei proverbi o all’ispirazione che possiamo trarre dai grandi personaggi della storia, passando per il modo migliore per lavorare in team.
Continua a leggere: Lettere dai leader, dal Dalai Lama a Gorbaciov

“In un Paese come il nostro, che ha visto negli ultimi anni la cultura sempre più oggetto di disprezzo trovare un luogo in cui poter condividere questa passione è quanto meno rivitalizzante”. Lo ha scritto sul Fatto lo scrittore Nicola La Gioia, riferendosi ad Anobii, come leggo in un blog di Panorama.
“I commentatori italiani di aNobii… sono lettori accaniti e disinteressati, e mostrano di avere attraversato l’intera esperienza di un libro: hanno speso soldi per acquistarlo, e tempo per leggerlo…- continua - Tutto il contrario di ciò che invece fanno gran parte dei critici e dei giornalisti culturali, pronti a scrivere “l’ennesima recensione capace di accostarsi a un libro come a un topo morto”.
La polemica, come nota Panorama, è stata ripresa da Filippo La Porta sul Riformista. Qui l’autore ha preso invece le difese della critica letteraria, notando come orma essa sia ormai ridotta a interviste su commissione e a recensioni francobollo, avendo smesso di incidere sulle vendite.
Ma è davvero così? Davvero i libri li compriamo solo grazie al passaparola (su intenet o no)? Voi da quali fonti vi fate guidare nella scelta?
Via | Panorama
Foto | Flickr

Come sarà l’editoria vista nel 2020? Lo immagina l’autore Bradley Robb sul sito di Fiction Matters, aggiornato in fieri, come segnala La Stampa. Il titolo è ‘Storia dell’editoria dal 2010 al 2020’ (attualmente arriviamo al 2012, qui la parte 1 e qui la parte2).
La cattiva notizia è che fino al 2012 il numero degli editori nel mondo ha subito un drastico calo, ma dal 2012 in poi qualcosa cambia, la rotta delle vendite si inverte e soprattutto per i piccoli editori, ‘salvati’ dalle tecnologie e soprattutto dai social network dopo aver subito la guerra di posizione fra i più grandi editori di ebook.
E nel 2010? “Si è trattato di un anno drammatico per l’editoria, con Amazon che continuava ad abbassare i prezzi degli ebook contro il volere degli editori e il competitor ibrido Barnes & Noble che seguiva a ruota, iniziò la guerra del mercato”. Chissà.
Via | La Stampa
Foto | Flickr

Internazionale è una delle pubblicazioni più interessanti del panorama editoriale odierno, almeno per quanto riguarda l’informazione e l’analisi geopolitica dei mutamenti che il nostro mondo sta affrontando, informazione e analisi che saranno certamente il baricentro del festival che Internazionale organizza dal 2 al 4 ottobre prossimi nella splendida cornice della città di Ferrara.
Oltre ai numerosi giornalisti e reporter che fanno parte del mondo di Internazionale, al festival saranno invitati anche numerosi scrittori, esponenti di un modo di raccontare che non è certamente la pura narrazione, la letteratura diversiva, ma piuttosto il suo contrario, una letteratura con un sguardo forte sul mondo che la circonda, come quella di Roberto Saviano per esempio, o di Mircea Butcovan.
Insomma, quello che si svolgerà nella città estense tra due weekend è un tuffo nella realtà di questo nostro mondo in crisi, una passeggiata caratterizzata da sguardi diversi, quelli secchi e immediati della fotografia e del reportage documentario, o quelli un filo edulcorati, ma niente affatto addolciti, della letteratura. Un evento che chi ha la possibilità non può assolutamente perdere. Qui trovate il programma completo.
E’ il settembre del 1975, e Ryszard Kapuscinski ha affittato una stanza d’albergo affacciata sul porto di Luanda, in Angola (Africa). Ci rimarrà tre mesi, in attesa della data fatidica: l’11 novembre, giorno in cui è prevista la proclamazione d’indipendenza del paese dal Portogallo. Sotto i suoi occhi, la città si svuota dei suoi abitanti: i negozi rimangono deserti, con inquietanti manichini nudi e la sporcizia, in strada, aumenta sempre di più, perchè gli spazzini (dopo la polizia e i vigili del fuoco) se ne sono andati in massa.
Il reporter polacco, che ogni sera manda dispacci all’agenzia stampa per cui lavora, ci racconta come di consueto i ‘retroscena’ di un momento storico, come in tutti i suoi libri. Come appunto uno ’storico dle presente’, lui è l’unico europeo dell’est a essere presente sul luogo dei fatti, mentre avviene la storia. E la storia, da buon giornalista, ce la racconta attraverso le vite di coloro che ne sono coinvolti.
Dagli ospiti dell’albego ai negozianti in fuga, ai soldati dell’esercito di liberazione, ognuno ha la sua verità: suggestivo in questo senso l’intarsio, nella narrazione, del discorso indiretto dei vari personaggi. “Abbiamo 100 tribù da trasformare in una nazione. Quanto ci vorrà? Nessuno può dirlo. Dobbiamo disabituare la gente all’odio”, dice uno dei partigiani ‘guerriglieri’.
Continua a leggere: Ancora un giorno, di Ryszard Kapuscinski
“Stia attenta, signorina. Da noi, chi ha parlato del trasporto di armi, chi ha detto di aver visto qualcosa, poi è scomparso. In un modo o nell’altro, è morto.” Si intitola ‘Carte false. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hovratin, 15 anni senza verità il volume che Edizioni Ambiente manda in libreria per la sua collana VerdeNero a partire da dopodomani.
I fatti sono noti: era il 20 marzo 1994 e in Somalia Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 Rai, e il suo operatore Miran Hrovatin vengono uccisi da un commando in una via di Mogadiscio quando stanno per fare ritorno in Italia. Il libro, leggo nella presentazione, è una inchiesta a più voci che riunisce i contributi di giornalisti che negli ultimi quindici anni si sono occupati a fondo delle inchieste sull’omicidio.
Ci sono le indagini dei colleghi Francesco Cavalli, Alessandro Rocca, Luciano Scalettari e l’analisi di Mariangela Gritta Grainer, coordinati da Roberto Scardova, vicecaporedattore e inviato del Tg3. Il testo raccoglie anche una intervista a Luciana e Giorgio Alpi, genitori di Ilaria. Sul sito della casa editrice trovate anche alcuni stralci del volume, come questo contributo di Gianni Minà.
Roberto Scardova (a cura di)
‘Carte false. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hovratin, 15 anni senza verità
ed. Ambiente
14 euro
Via | VerdeNero
Volete scoprire cosa facevano quando non erano nessuno 60 giornalisti del calibro di Vittorio Feltri, Alfonso Signorini, Maria Giovanna Maglie e Vittorio Zucconi? Allora leggete “Ci metto la firma! La gavetta dei giornalisti famosi”, ultimo libro di Mariano Sabatini pubblicato da Aliberti. Perché, come sostiene Edmondo Berselli, «si diventa una “firma” firmando. Cioè lavorando». Ma anche avendo qualche santo in Paradiso, secondo altri, e sudando.
Sabatini ha applicato una sorta di format a tutti: un questionario, per saperne di più sugli esordi e sulla gavetta nei ricordi delle firme più accreditate del panorama giornalistico italiano. Eppure le cose non sono andate proprio come se le aspettava l’autore, tant’è che Sabatini racconta “doveva uscire nell’autunno 2008, con un altro editore. Ma mi era stato chiesto di “cassare” l’intervista a Renato Farina e io mi sono rifiutato perché il primo compito di un giornalista è quello di opporsi alle censure. Per fare questo mestiere, occorre avere una “mente ospitale”, dare voce a tutti i punti di vista senza giudicarli o soffocarli”.
Il minimo comune denominatore del libro è la fatica di un duro “abusivato” nelle redazioni, senza “corte” né vacanze, la ripetitività dei giri negli ospedali o negli obitori a caccia di notizie, la routine delle brevi, magari alternate a un altro mestiere. Chi l’avrebbe mai detto? Maria Cuffaro insegnava inglese, Signorini latino e greco, Toni Capuozzo faceva guide gastronomiche, Daniele Mastrogiacomo si occupava di pubblicità…. ma c’è anche chi, come Aldo Cazzullo, ricorda gli sfottò patiti al suo primo giornale per via del cognome; mentre Giancarlo Perna ammette un refuso di gioventù che gli fece trasformare la Fita (Federazione italiana trasportatori autocarri) in qualcosa di più attraente con un “c” malandrina.
Mariano Sabatini
Ci metto la firma! La gavetta dei giornalisti famosi
Aliberti editore
pagine 176 360
€ 18,00
Non ha avuto una grossa distribuzione nei cinema Fortapasc, il bellissimo film di Marco Risi che racconta la storia di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla mafia. Non ha avuto, almeno secondo me, la visibilità che meritava una storia del genere (e anche un bel film del genere).
Siani è stato ucciso nel settembre del 1985 a Torre Annunziata, mentre andava a prendere la sua ragazza per andare a mangiare una pizza. Siani aveva 26 anni e non era ‘nessuno’. Era un ‘abusivo’, un giornalista praticante senza contratto e sottopagato dalla redazione locale del ‘Mattino’. Siani era solo una ‘firma’ sotto ai suoi pezzi, che grazie al suo intuito e ‘fiuto’ giornalistico innato riuscivano a scoprire i motivi dietro le faide e gli ‘ammazzamenti’ dei clan camorristici del suo paese. Riprendendo una citazione del film, Siani era un ‘giornalista giornalista’, e non un ‘giornalista impiegato’.
Si era conquistato così la fiducia degli inquirenti, avendo la possibilità di ottenere notizie riservate in anteprima, e stava probabilmente lavorando a qualcosa che si sarebbe trasformato in uno scoop: un giro di appalti che dimostrava il perverso intreccio fra politici locali e clan camorristici. Ed è per questo che è stato ucciso, probabilmente.
Continua a leggere: L'abusivo, di Antonio Franchini. La storia di Giancarlo Siani
Ne abbiamo parlato trasversalmente in molti post: ognuno di noi ha nel taccuino la sua lista di ‘introvabili’. Quegli autori che adoriamo, di cui magari con fatica siamo riusciti a recuperare l’opera omnia fra bancarelle usate, rivendite on line o prestiti in biblioteche fuori città (e oggi anche i Booklet), perchè siamo convinti che davvero ne valeva la pena.
Autori, insomma, non più tradotti (per noi inspiegabilmente) e che vorremmo fossero ridati alle stampe. Da settimane è su tutti i giornali il caso di Carlo Coccioli, recentemente scomparso e che dopo un tam tam di giornalisti e critici letterari, l’editore Sironi ha deciso di ripubblicare, dopo anni.
C’è stato il caso poi di Hans Fallada, ridato alle stampe da Sellerio alla fine dello scorso anno, e dei tanti testi sull’olocausto per fortuna ripubblicati quest’anno, in tempo per la Giornata della memoria. E voi? Quali sono gli ‘introvabili’ che vorreste veder ripubblicati? Magari qualcuna delle case editrici che ci seguono potrebbe cogliere il suggerimento e ridarli alle stampe.
Carlo Coccioli
Davide
Sironi ed.
17 euro