Dalla condanna dei tutori della legge dopo la «macelleria messicana» della scuola Diaz di Genova alla morte di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri e Stefano Cucchi: un’indagine senza pregiudizi sul pericoloso problema della violenza delle forze di Polizia. Questo è Quando lo Stato uccide, dei giornalisti Alessia Lai e Tommaso della Longa, appena uscito per i tipi Castelvecchi.
“In Italia purtroppo esiste un pregiudizio di innocenza nei confronti di chi veste la divisa, un pregiudizio che sicuramente è causato da leggi che risalgono agli anni del terrorismo e che sostanzialmente danno carta bianca alle forze dell’ordine - interviene su Booksblog.it Della Longa - Poi esiste l’esasperazione dello “spirito di corpo” che nella prassi quotidiana significa omertà”.
La mia prima domanda è banalissima, ovvero: come è potuto accadere che rappresentanti delle forze dell’ordine - che sulla carta hanno la missione di tutelare appunto la sicurezza pubblica - possano essere arrivati a macchiarsi di morti del genere?
Continua a leggere: Quando lo Stato uccide, di Alessia Lai e Tommaso della Longa
In questi giorni in cui, vicino Roma, è ancora in corso il Salone dell’Editoria dell’impegno (si trova a Grottaferrata) mi fa piacere segnalare alcuni titoli che affrontano personaggi e realtà di interesse sociale, usciti in questi giorni.
Paolo di Stefano, un bravissimo giornalista del Corriere della Sera, ha messo elmetto e divisa e si è calato, anche fisicamente, nei pozzi profondissimi della miniera belga di Marcinelle, dove a metà degli anni ‘50 morirono 262 persone, di cui 136 italiani. Dall’ascolto dei minatori sopravvissuti, figli, mogli, dei morti è nata la sua ricostruzione La catastrofa, Marcinelle 8 agosto 1956 (Sellerio editore Palermo), in cui il nostro si è “immerso” metaforicamente nel racconto di chi non ha mai dimenticato.
“(…) La grandezza del Progetto Sud, sta nel fatto che ha nel proprio dna i cromosomi sani per dare al paese una forma nuova, una visione differente da quella che ha avuto finora. Progetto Sud ha una nuova, diversa abilita’ nel dare speranza e futuro al paese”. Con queste parole invece Roberto Saviano firma l’introduzione a Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso, un’intervista di Goffredo Fofi a Don Panizza (Feltrinelli).
Continua a leggere: Libri & sociale: dai sopravvissuti di Marcinelle a Capodarco e la monnezza

“Non so cosa abbiate nell’anima ma date a vedere che siete felici, ridete, vivete con leggerezza…almeno in apparenza”
Mariano Sabatini, per questo suo L’Italia s’è mesta, edito da Giulio Perrone, riesce a fare un bel ritratto del nostro Paese visto dai giornalisti stranieri che ne scrivono, da anni, per le loro testate.
Sabatini ha chiesto ai corrispondenti dall’Italia di El Mundo, Figaro, Financial Times, Frankfurter Allgemeine Zeitung e moltre altre, di raccontargli, spiega, “qual è stata la prima impressione che hanno avuto arrivando in Italia, come ci vivono, quali motivi di entusiasmo o di scontento li animano”, oltre ovviamente a un parere sulla politica italiana, come in una sorta di ‘intervista’ collettiva.
Ovvero, chiede loro l’autore, “Moriremo Berlusconiani?”, oppure, “C’è da fidarsi del compagno Fini?”, come da titolo di altrettanti capitoli. Senza considerare altre questioni come quella delle ingerenze della Chiesa nella politica italiana, e del ruolo delle donne come propulsori della crescita del Paese. Consapevoli che, come scriveva Montanelli, “la patria la si difende discutendola”: anche perchè, continua Sabatini, a volte come “per la pittura impressionista, composta da tocchi e macchie, serve fare due o tre passi indietro per avere una migliore visione d’insieme”.
Da quando avevamo lasciato il Kuwait settentrionale, Buck aveva contrinuato a promettermi che mi avrebbe mostrato le linee guida che gli erano state date circa il comportamento da tenere con i giornalisti (…) “Eccolo qui”, disse solennemente, tiranto fuori dal giubbotto antiproiettile mimetico un libretto spiegazzato e incrostato di fango. (…) Persi velocemente ogni interesse quando arrivai alla parte dal titolo “Come trattare un rappresentante della stampa morto”.
Questo è davvero uno dei libri più divertenti che ho letto quest’anno. Si intitola ‘Corrispondenza di guerra per codardi’ e l’ha scritta Chris Aires, un giornalista del Time che racconta le sue esperienze di inviato ‘embedded’ (al seguito dei militari) durante la guerra in Iraq.
“Per me, i corrispondenti di guerra erano una razza a parte: tipi a cui piaceva stare all’aperto impavidi e abbronzati che a scuola diventavano boy scout, studiavano latino e urdu a Oxford, e probabilmente conoscevano il modo giusto di mangiare il pene di un caprone alla tavola di un signore della guerra africano”.
Continua a leggere: Corrispondenza di guerra per codardi, di Chris Ayres
Si legge davvero con piacere questo saggio di Gerardo Adinolfi, che ci fa ripercorrere, attraverso gli articoli di giornalisti italiani ‘di razza’ , e le loro inchieste, la storia del nostro Paese dagli anni ‘50 ad oggi.
E’ un piacere, appunto, ripercorrere ad esempio lo scoop di Tommaso Besozzi sulla morte del Bandito Giuliano, negli anni ‘50. E poi, del Piano Solo, il tentato Golpe del 1964, come lo ribattezzò l’allora direttore dell’Espresso, Eugenio Scalfari.
Gli anni Sessanta sono anche quelli, come ci ricorda l’autore, della nascita della controinformazione che non si accontenta più delle ‘veline’ di Stato.
Continua a leggere: Dentro l'inchiesta. L'Italia nelle indagini dei reporter, di Gerardo Adinolfi
Un thriller che è un perfetto gioco d’incastri, scritto come un’inchiesta giornalistica di prim’ordine, con un investigatore di mezza età, il mitico Harry Bosch, in piena crisi sentimentale.
Insomma, se volete passare tre piacevoli ore sotto l’ombrellone direi che Lame di luce è una possibilità. Io non ne sono rimasta delusa, nonostante l’autore sia uno sforna best seller, questo è uno dei suoi titoli che si beve d’un fiato, senza intoppi, e soprattutto piacevole perchè si sente la mano da ex giornalista di cronaca nera, quale è Connelly, nella ricostruzione di fatti.
Bosch vuole infatti occuparsi, ormai in pensione, di un cold case: della morte di Angela Benton, una giovane senza grilli per la testa, che lavorava per la società di produzione di un film, uccisa anni prima. Bosch si trova a riparlare del caso con uno dei poliziotti che se ne occupò, e rimasto paralizzato dopo una sparatoria.
Continua a leggere: Un thriller sotto l'ombrellone: Lame di luce, di Michael Connelly
E’ davvero una ricostruzione interessantissima quella presentata da Bianco e Castronuovo in Via Fani ore 9.02 (Nutrimenti ed.) che si sofferma sul rapimento Moro a partire dalle testimonianze di 34 personaggi che per i motivi più diversi assistettero alla scena dell’agguato e della strage degli uomini della scorta.
I 34 testimoni che nel libro prendono la parola sono infatti baristi, condòmini dei palazzi circostanti via Fani che si affacciarono a guardare sentendo i colpi, giovani studenti che avevano appena inforcato il motorino per andare all’università, madri con figli piccoli al seguito che fecero appena in tempo a fuggire, sotto choc, una volta che fu aperto il fuoco.
Tutti loro, come in un capillarissimo puzzle, raccontano ciò che videro, fra le 9 e le 9.30 di quel 16 marzo 1978. Il valore della scelta di tornare a ricostruire tutto così puntigliosamente è intuibile: da sempre l’affaire Moro, come lo ribattezzò Sciascia, contiene al suo interno numerosi ‘punti oscuri’ mai chiariti.
Continua a leggere: Via Fani ore 9.02 di Romano Bianco e Manlio Castronuovo
Ho trovato molto interessanti le vostre risposte al quesito ‘Come diffondere l’amore per la lettura’. Allo stesso tempo, il risultato mi ha suscitato tutta una serie di riflessioni. Parto dall’inizio, ovvero dal fatto che per voi non ci sono pubblicità né booktrailer che reggano: il piacere della lettura è una passione personale.
Siete stati infatti la maggioranza a dire che esso si diffonde di persona in persona. Allora mi sono chiesta: cos’è che si è ‘inceppato’ nel nostro paese? Perchè in Italia non c’è un popolo di lettori forti come in Germania né trasmissioni culturali di successo paragonabile a quelle francesi?
Questo passaparola si è inceppato? I nostri ‘lettori forti’ non trovano il modo di trasmettere la loro passione (e perchè poi?) o non trovano qualcuno disposto ad ascoltarli? Visto che non siamo un popolo di asociali, mi sento di aggiungere un elemento alla ‘causa scatenante’ di questa passione.
Continua a leggere: L'amore per la lettura, una passione personale?
Domenico Procacci, produttore di Fandango, ha in caldo una fiction sulla vita di Oriana Fallaci, la giornalista e scrittrice scomparsa nel 2006. Il progetto pensato per Rai Fiction è ancora in fase di studio e attivazione e gli sceneggiatori che ci lavoreranno sono Stefano Rulli e Sandro Petraglia.
I due stanno contattando giornalisti e personalità che li hanno conosciuti, come ha anticipato all’Ansa Rulli, per cercare di renderne il profilo a tutto tondo. Non si parla ancora di nomi né per la regia ne per quanto riguarda il cast.
Voi che attrice ci vedreste ad interpretarla?
Via | Ansa
Sarà presentato in anteprima nazionale l’8 aprile a Sassari Il mare di mezzo al tempo dei respingimenti, l’ultimo libro del giornalista Gabriele Del Grande distribuito in libreria da Infinito Edizioni. Seppur la sua età anagrafica lo racchiuda in una fascia, quella dei minori di trent’anni, che in Italia è fortemente penalizzata, soprattutto nel mondo giornalistico, Gabriele Del Grande, classe ‘82, è riuscito negli ultimi anni a ritagliarsi uno spazio importante, oserei dire addirittura centrale e fondamentale, nel mondo, sempre più complesso, dei professionisti del giornalismo di inchiesta.
Del Grande infatti, oltre che giornalista e scrittore – già autore dell’interessante Mamadou va a morire – è fondatore e gestore di Fortress Europe, il più importante blog di informazione che si occupa di registrare e far sopravvivere nella memoria, le storie drammatiche e spesso tragiche dei migranti che affrontano il Mediterraneo per cercare di entrare nella Fortezza Europa.
Questo nuovo libro di Del Grande nasce dall’esperienza ormai pluriennale dei fenomeni migratori che interessano il “mare di mezzo”:
Tre anni di inchieste, un viaggio tra memoria e attualità che vi farà trattenere il fiato dalla prima all’ultima pagina. Una raccolta di testimonianze e storie che fanno la storia. La nostra storia. E quella di un Mediterraneo sempre più blindato dalla paura dell’altro.
Un libro sicuramente da leggere e da far leggere, per fare in modo che le storie di disperazione, morte e miseria che ora non riempiono le pagine dei nostri giornali e non ci riguardano, possano un giorno finalmente riguardarci, ed entrare “nella storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola sarà scritto che negli anni duemila morirono decine di migliaia di emigrati nei mari d’Italia. Mentre tutti fingevano di non vedere.”
Gabriele Del Grande
Il mare di mezzo al tempo dei respingimenti
Infinito Edizioni
euro 15