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Tutti gli articoli con tag giorgio faletti

Il simbolo perduto di Dan Brown in pole position tra i regali di Natale

pubblicato da dario

The lost symbol, di Dan BrownIl simbolo perduto di Dan Brown è un ottimo candidato per il titolo di libro più regalato per il Natale prossimo venturo. Lo comunica oggi il quotidiano britannico «The Guardian» con un articolo firmato da Alison Flood.

Apprendiamo che oggi è il «Super Giovedì» dell’editoria globale, il giorno in cui circa 800 libri - molti dei quali assai appetibili come futuri regali di Natale - approdano sugli scaffali delle librerie anglosassoni. I bookmakers scommettono anche su quale sarà il più comprato in UK: Dan Brown è dato 5 a 2, Saturbay Night Peter del comico Peter Kay è dato 3 a 1, Ooh! What a Lovely Pair 4 a 1 mentre Guinness World Records e l’ultimo libro di ricette di Jamie Oliver sono appaiati a quota 9 a 2.

Il 23 ottobre uscirà in Italia Il simbolo perduto di Dan Brown (prezzo di copertina osceno: 24 euro), mentre gli altri probabilmente non li leggeremo mai. Altri titoli - tra cui forse l’ultimo Faletti, forse il premio Strega di Tiziano Scarpa - potranno insidiare il primato nel Belpaese.

Io comunque punto su Dan Brown. Voi su chi scommettereste?

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Scoop! Faletti è stato un ghost writer?

pubblicato da dario

Giorgio Faletti

Negli ambienti dei soliti bene informati addamanéra, come si dice in Sicilia, circola da un po’ una voce incontrollata e incontrollabile, ma troppo succosa per non essere raccontata.

La voce-bomba è che Giorgio Faletti non si avvale di alcun ghost writer (e già questo è clamoroso, visto quello che si dice in giro) ma sarebbe stato lui stesso il ghost writer di altri molto più blasonati autori di romanzi noir e thriller.

Ok, riprendetevi, respirate a fondo, ve lo ripeto. C’è chi è pronto a giurare che per diversi anni, forse sin dai tempi di Drive In, per portare il pane a casa il talentuoso Giorgio Faletti abbia scritto a pagamento vari romanzi e racconti per conto di altri autori famosi - anzi famosissimi, incredibilmente famosi - fino al momento in cui, al culmine di una onorata carriera nell’ombra, ha ottenuto finalmente il privilegio di firmare un libro, il suo “primo”, cioè Io uccido. L’imponente battage pubblicitario di cui l’opera ha goduto da parte del mondo editorial-giornalistico si spiegherebbe quindi con una sola parola, oggi quasi desueta: gratitudine.

Incredibile? Certo, e anche indimostrato. Tant’è che io non ci credo e vi invito a fare lo stesso. L’unica cosa certa è che se ne dicono davvero tante sul conto di Faletti, e aumentano di numero ogni giorno che passa.

Il presunto sputtanamento di Giorgio Faletti

pubblicato da dario

Giorgio Faletti

“E così un bel momento olé, c’è lo sputtanamento olé…”

L’elegante citazione di Cochi & Renato giova a introdurre il divertente e divertito articolo di Matteo Sacchi in merito al “caso Faletti”, polemica estiva scaturita dal fatto che alcune frasi di Io sono Dio sembrano maldestramente tradotte dallo slang americano.

“Maldestramente” in questo caso è un eufemismo per dire che siamo a livelli da Google Translate. Lo stesso Sacchi ne elenca un bel po’ (”sciogliersi fra la gente”, “tenne sospesa per aria una speranza”, “carta da visita”, etc.) e naturalmente i sospetti fioccano. Faletti copia (male) da qualche autore anglofono? O ha commissionato la scrittura dei suoi libri a un ghost writer americano non ferratissimo in lingua italiana? Oppure si tratta di una consapevole scelta artistica, che fa di Faletti il Camilleri italo-americano? Anch’io, nel mio piccolo, vorrei dire la mia.

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Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /4

pubblicato da dario

Zeitgeist e Nel cuore del vulcano

Riassunto delle puntate precedenti: un giovane redattore di BooksBlog, guidato dall’istinto e dalla nullafacenza, ha deciso di raccontare in presa diretta la lettura del primo bizzarro thriller di Francesco Salvi (quello di C’è da spostare una macchina). La lettura di Zeitgeist comincia tra inciampi e deviazioni e prosegue con vicende altalenanti e il passo picaresco che è legittimo aspettarsi da una simile operazione. [Avvertenza: il post contiene spoiler a raffica su opere di vario genere e natura (libri, film, fumetti, canzonette, etc). Proseguite la lettura con estrema cautela.]

Devo dire la verità, mi sono un po’ deconcentrato. Il problema è che fino a pagina 94 Zeitgeist era l’eccentrico racconto in soggettiva di un amore impossibile nel cialtronesco mondo del cinema italiano contemporaneo. Da pagina 95 in poi si è trasformato in una storia di nazisti in terza persona ambientata nei Carpazi (!) nel 1958 (!!), e incentrata su un tesoro nascosto (!!!) in una cripta demoniaca (!!!!) zeppa di trappoloni alla Indiana Jones (!!!!!)

Sembra davvero che dentro a Zeitgeist sia stato inserito un altro libro, scritto da un navigato autore di genere action con temi e stile completamente diversi, senza gli eccessi verbali, i calembour e le battute di Salvi, insomma senza nessuna continuità formale e sostanziale. La sottotrama è talmente eterogenea rispetto al resto che non vedo l’ora che i nazisti interagiscano in qualche modo con Francesco Salvi; l’esito rischia di essere più weird de L’Esorciccio contro King Kong.

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Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /3

pubblicato da dario

Francesco Salvi

Come promesso, ho iniziato a leggere il thriller di Francesco Salvi Zeitgeist, dopo aver rimosso e accuratamente riposto la sovracopertina, nell’eventualità che la prima edizione dell’opera divenga un giorno oggetto del desiderio dei bibliofili di tutto il mondo.

Avverto che il prosieguo di questo post e delle future puntate del reality della lettura di BooksBlog saranno gravidi di spoiler, cioè di rivelazioni sulla trama, sui personaggi, sulle dinamiche della storia, sull’odore delle pagine, sulla colla per la rilegatura, sulla psicologia dell’autore, sui sottotesti del romanzo, sugli eventuali colpi di scena, sui segreti più inconfessabili, etc. etc.

Zeitgeist inizia con una consecutio temporum claudicante, come Garrincha, e un gusto per il calembour e l’eccentricità linguistica abbastanza fine a se stesso. Tra imperfetto e presente, presente e imperfetto e poi presente, e tentativi piuttosto forzati di stupire con frasi a [scarso] effetto ci si trascina per un po’ tra feste decadenti, in una Roma che è figlia degenere di quella felliniana. Ma a pagina 12 va finalmente a segno la prima invenzione verbale secondo me ben congegnata: durante un party VIP un giornalista avvicina l’io narrante e, attenzione:

«”Come va - chi aspetti - con chi sei - cosa fai” mi traglia».

Mi-traglia. Mitraglia (voce del verbo “mitragliare”) / mi (complemento oggetto) traglia (voce del finto verbo “tragliare”). Uno a zero per Francesco Salvi!

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Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /2

pubblicato da dario

Francesco Salvi

Ammetto che il mio personale reality della lettura comincia male. Talmente male che in realtà non è ancora cominciato. Due giorni fa mi ero ripromesso di cantierare, si dice così?, la lettura del primo thriller di Francesco Salvi, il prestigioso Zeitgeist edito da Rizzoli, raccontando passo passo quest’esperienza che pronostico unica nel suo genere. Ma purtroppo - e apprezzate la sincerità - il mio piano perfetto s’è inceppato prima di avviarsi, nel senso che ancora non ho letto nemmeno una riga.

Il problema è che non riesco a staccarmi da un Segretissimo Mondadori del 1998 che ho comprato di seconda mano, unto e stracciato, da un usuraio di Messina che per hobby e per copertura fa il rigattaio (rigattiere + libraio). Si tratta del romanzo Nel cuore del vulcano di Jack B. Du Brul, una storia discretazza su un vulcano suboceanico che erutta una specie di pietra filosofale di harrypotteriana memoria. A farmi uscire pazzo è però la sottotrama, che vede un vecchio miliardario razzista e sporcaccionissimo appoggiare la secessione delle Hawaii attraverso un referendum sul federalismo fiscale. Ripeto: un vecchio miliardario - razzista - sporcaccione - che vuole realizzare la secessione delle Hawaii - attraverso un referendum - pro federalismo fiscale. Anno: 1998. Du Brul è un genio.

Inoltre ho recuperato Command & Conquer: Generals, videogioco che non ero riuscito a giocare sul mio PC del 2003 ma che finalmente mi sto godendo sul nuovo Asus Dual Core, e in più sono stato anche impegnato a condurre uno speciale su Paolo Borsellino per RadioStreet Messina. Insomma, ho avuto da fare e non sono riuscito ad aprire Zeitgeist. Mi scuso con Francesco Salvi come farei con un padre.

Ciò detto, mitto, promitto e iuro di mettermi immediatamente in riga. Comincerò Zeitgeist un minuto dopo la pubblicazione del post che state leggendo. Domani saprò già rendicontarvi sulla mia esperienza di lettura, forse anche prima. Nel frattempo vi lascio in compagnia di una mezza puntata dell’indimenticato Mega Salvi Show, subito dopo il “continua”.

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Reality della lettura: Zeitgeist, di Francesco Salvi /1

pubblicato da dario

Francesco Salvi

Zeitgeist è un thriller di Francesco Salvi, indimenticato protagonista del Drive In berlusconiano, il Torello di Un medico in famiglia, nonché il “vincitore morale di Sanremo ‘89 e della prima edizione di Ballando con le stelle“, come riporta la biografia sul libro. Francesco Salvi era collega di cabaret di Giorgio Faletti ai tempi di Italia 1, e lo è anche ora nel campo della letteratura thriller. Ambito che Salvi bazzica però da più tempo, essendo stato - come ho appena scoperto da Wikipedia - traduttore di romanzi gialli e thriller dall’inglese e dal francese. Ha tradotto anche Joe Landsdale per Mondadori, e scusate se è poco.

Considerato che anche Enzo Braschi, il paninaro del Drive In, è un apprezzato scrittore di libri storici sull’olocausto degli indiani d’America, forse bisogna riconoscere che quella trasmissione di cabaret televisivo è stata la più importante fucina letteraria italiana degli ultimi decenni. E’ in considerazione di tutto questo che ho acquistato Zeitgeist di Francesco Salvi in libreria, con soldi miei come i comuni mortali, e ho deciso di raccontare in presa diretta su BooksBlog la mia esperienza di lettura, giorno dopo giorno.

A spingermi verso questa sorta di “reality della lettura” è stata la bandella del romanzo, travolgente. Si va da Mel Gibson a Ed Tremamondo, passando per donne ungheresi, Gesù Cristi, un malvagio conte ex SS (che, detto così, sembra mutuato direttamente da Boris), un “ex agente della CIA in cerca di vendetta”; il tutto tenuto insieme dall’avventura personale di Francesco Salvi nei panni di se stesso. O almeno questo è quanto ho capito dalla bandella.

Fra poco mi immergerò nella lettura di Zeitgeist. Vi relazionerò dettagliatamente su questa esperienza, che spero indimenticabile. Rimanete su BooksBlog per le prossime puntate.

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Prime anticipazioni editoriali per il 2009

pubblicato da Andrea Coccia

colonna di libriSeppur confortato da un insospettato aumento delle vendite natalizie, il mondo editoriale è uscito dal 2008 con sulle spalle un pesantissimo carico di interrogativi sul futuro. Ma quali saranno le scelte e le strategie delle case editrici per affrontare il nuovo anno? A quanto risulta dalle prime anticipazioni il 2009 si annuncia come un anno molto intenso, affollato di attesi ritorni e puntellato da altrettanto attesi esordi. La strategia sembra essere dunque quella di sempre: un calendario fitto di uscite, molti grandi ritorni dai ricavati, si spera, sicuri, ma anche molti esordienti.

L’inizio dell’anno sarà segnato da due uscite molto attese: il 9 gennaio sarà distribuito in tutte le librerie l’ultimo tassello della trilogia di Stieg Larsson, “La regina dei castelli di carta”, edito da Marsilio, che promette vendite stratosferiche, mentre il 15 gennaio toccherà allo stravagante Donato Carrisi il cui thriller d’esordio “Il suggeritore”, edito da Longanesi, è stato pubblicizzato come l’esordio più importante degli ultimi anni.

Ma sarà solo l’inizio, a questi infatti seguiranno, a completare un quadro denso di uscite eccellenti, dal successo quasi assicurato: l’ultima fatica di un Camilleri senza Montalbano, “Un sabato con gli amici” (Mondadori), di Rosetta Loy alle prese con la sua infanzia durante il fascismo ne “La prima mano” (Rizzoli), di Erri de Luca che con “Il giorno prima della felicità”, edito da Feltrinelli, parlerà della sua città, Napoli, durante la seconda guerra mondiale. Si parla poi, per la primavera inoltrata di due libri ancora in fase di scrittura, ma che sicuramente, anche se per motivi molto diversi, faranno discutere: il primo, di Antonio Scurati, è stato annunciato come un durissimo attacco al mondo mediatico, il secondo è l’ultimo thriller di Giorgio Faletti.

Via | La Stampa

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Professionisti travestiti da improvvisati

pubblicato da dario

Viene da chiedersi come facciano personaggi sostanzialmente estranei alla letteratura, come Fabio Volo, Giorgio Faletti e tanti altri, a uscirsene con libri che sono perfetti congegni narrativi, in grado di appassionare il pubblico e vendere centinaia di migliaia di copie.

Niente da dire su Volo e Faletti, straordinari artisti di eccezionale simpatia e capacità nel loro settore (Faletti poi è di una poliedricità rara). Ma probabilmente i loro successi letterari sono operazioni di marketing, legate più allo sfruttamento di un “marchio” (il loro nome) che alla letteratura come se la immagina la gente.

In altre parole, il sospetto (non provato) è che l’operazione consista nel prendere un personaggio famoso, affiancargli editor sconosciuti ma di mestiere che non dico che gli scrivano i libri, ma quasi. Dopo di che vendere il tutto, alimentando l’illusione che la narrativa sia un’arte per improvvisati.

Qualcuno diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina…