Achille rischia di finire i suoi giorni in una clinica privata; Elianto, il protagonista di un altro libro, e’ ammalato del misterioso “morbo dolce” ed e’ recluso a Villa Bacilla. Come mai tanto isolamento e segregazione nella vita dei personaggi di Stefano Benni?
Lo chiede il magazine Superabile, rivista Inail sul mondo della disabilità da sempre on line che arriva alla sua versione cartacea (e a cui facciamo i nostri migliori in bocca al lupo). L’argomento dell’intervista riguarda disabilità e ironia.
Un tema abbastanza delicato, su cui Benni non rifiuta di pronunciarsi, sostenendo che ad esempio “la solitudine nella malattia e’ una condizione dolorosa, ma c’è chi combatte e c’è chi è pronto ad aiutarti. È un viaggio nel coraggio, nei mille modi in cui si riesce a vivere il dolore insieme agli altri e a non accontentarsi solo di compassione”.
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Esce anche in edizione milanese l’utile guida ‘Pagine baby’. Un’idea originale che nella sua versione romana ha già un anno di vita: si tratta di creare una sorta di ‘pagine gialle’ specializzate per chi ha bambini dagli 0 ai 14 anni.
La guida, scrivono gli ideatori, si rivolge a genitori e mamme single, e nel marzo 2010 avrà anche una edizione fiorentina. Sette le categorie di cui sono inseriti indirizzi e numeri utili: Salute, Aiuto, Scuola, Tempo libero, Sport, Acquisti e Baby Web.
La guida è disponibile nelle librerie e nelle edicole di Roma e Milano.
Via | Paginebaby.it
Zia Mame non ha età. Vive i suoi trent’anni negli anni Venti, e arrivata agli anni Sessanta si dichiara appena quarantenne. Glielo consentono i suoi meravigliosi trattamenti di bellezza notturni e periodiche incursioni nelle spa Estee Lauder, oltre che uno spirito battagliero come quello di una ragazzina. Una eterna ragazzina che ha deciso di non volersi sposare col primo ‘buon partito’ a disposizione anche mentre sta affogando nei debiti.
Una che è convinta di essere una star del teatro per aver recitato in una tourneè da palcoscenico, da giovane, ma poco importa: lei, come le rimprovera il nipote e orfanello Patrick, ha bisogno di recitare in ogni istante della sua vita. Durante la Depressione degli anni Venti dovrà fare i salti mortali per mantenere il suo stile di vita fatto di champagne e abiti Lanvin, e finirà anche come commessa in un negozio di pattini. E’ lì che incontrerà Beau, il grande amore della sua vita, e sopravviverà alle ire della sua ex fidanzata domando, sotto gli occhi increduli di chi la sa incapace di cavalcare, un cavallo pazzo (fornitole guarda caso proprio dalla ex di Beau).
Ma zia Mame metterà a rischio in moltissimi modi i nervi di Patrick, come quando si innamorerà di un taciturno poeta irlandese che finirà nel mettere incinta la sua giovane segretaria, del cui pargolo Mame vorrà occuparsi a tutti i costi, o quando riuscirà a salvarlo da un matrimonio affrettato con una borghese-nell’anima incontrata al college mettendo in ridicolo i comportamenti dei genitori di lei.
Un manuale che ripropone le ‘ricette Montessoriane’, ovvero che linee guida che l’educatrice dava ai genitori nel suo ‘Metodo’ sulla corretta alimentazione dei più piccoli.
Si tratta di ‘Le ricette di Maria Montessori’ (Fefè Editore) a cura di Leonardo De Sanctis che propone, oltre alle celebri ‘ricette’ anche interventi di esperti e nutrizionisti sul tema del benessere dei bambini proprio a partire dalla tavola. Nel libro, leggo, anche un paragone fra ‘le pratiche Montessori e SlowFood’.
Via | Bimbi.it
Strano libro. Strano davvero, provocatorio a dir poco, questo “No kid: 40 ragioni per non avere figli” della scrittrice e psicanalista francese Corinne Maier, uscito in Francia già nel 2007 ma arrivato da noi nel 2008, edito da Bompiani. La cosa più insolita (o grottesca? o triste, dopotutto?) è che l’autrice non è una single con l’orologio biologico ormai in tilt, bensì una madre di due bambini. E allora, viene spontaneo chiedersi, “Chi glie l’ha fatto fare?”.
La Maier sostiene che “senza figli è meglio”, ribaltando così la diffusa convinzione secondo cui diventare genitori sia la cosa più bella al mondo, e lo fa stilando proprio una serie di motivazioni a sostegno della sua tesi. La scrittrice-psicanalista ritiene che i responsabili di questo “falso stereotipo” sono lo Stato e la dottrina capitalista: «Lo Stato teorizza l’idea di un certo tipo di famiglia come modo per difendere il nostro nazionalismo, mentre il capitalismo incoraggia le persone a spendere un sacco di soldi, perché fare figli significa creare nuovi consumatori, che hanno bisogno di case più grandi, di macchine più grandi… E tutto questo crea miti fasulli e, soprattutto, ha effetti devastanti sulle donne».
Qualche esempio dei punti esposti? 1) Il parto è una tortura; 2) Diventerete dispensatrici ambulanti di cibo; 3) Lotterete per continuare a divertirvi; 4) Perderete i contatti con gli amici; 5) Dovrete imparare un linguaggio da veri idioti per riuscire a comunicare con i vostri figli; 6) I figli uccideranno il vostro desiderio… e altre perle simili. Ognuno ha il diritto di volere/non volere figli, non tutti sono tenuti a pensare alla maternità/paternità come alla più grande gioia della vita, tuttavia che questi pensieri e questo libro vengano fuori da chi di figli ne ha due, appare veramente… disarmante?