
Ancora un momento poetico che si svolge nel metrò parigino. Non più sulla linea 4, (quando avevamo “incontrato distrattamente” il breve ritratto di Giorgio de Chirico tracciato da Louis Aragon) ma sulla 5, precisamente tra le stazioni di Stalingrad e Gare de l’Est. Un tabellone chiaro sponsorizzato Gallimard, dai bordi colorati, seminascosto sul fondo del vagone, il solito sguardo che ci cade per caso, e ancora un “incontro fulminante”, come sempre. Stavolta si tratta dei versi di Henri Pichette, quattro linee striminzite dal titolo evocativo: la tomba di Gérard Philippe (“Tombeau de Gérard Philippe”), in cui riposa uno dei più grandi attori del teatro francese di tutti i tempi.
Effimera e indimenticabile
mi ballava nel petto una rosa.
Nel mattino in cui il fulmine è caduto sul cuore,
la pioggia assomigliava alle lacrime del sole.

Comincia alle 12h45, la “giornata campale” di Alexis Jenni, lo scrittore lionese quarantottenne si trova nell’appartamento messo a disposizione da Gallimard (suo editore) nella stessa sede della casa, Saint-Germain-des-Prés, VIIe arrondissement, pieno centro di Parigi, dove si è trasferito la sera prima. Il telefono suona ed ecco la grande notizia: “Tu as le Goncourt!” gli annuncia Pierre Gestède dell’ufficio stampa di Gallimard. Jenni descrive così quegli istanti:
Sul momento sono rimasto stranamente calmo, dopo tutto ho quindici anni di taï-chi e venticinque di Education Nationale (il ministero francese dell’Istruzione, suo datore di lavoro) sulle spalle. Ma quando ho chiamato a casa a Lione e ha risposto mio figlio, tutta l’emozione è risalita improvvisamente e non riuscivo più a parlare.
Alle 13h15, Jenni si reca con Isabelle Saugier suo addetto stampa e Richard Millet nel ristorante Chez Drouant di Place Gaillon dove lo attendono decine di cameramen e fotografi. È lo stesso scrittore a dipingere la scena dicendo che una volta arrivato dinanzi alla porta, un maggiordomo dal viso impassibile coperto da una berretto, lo ha incoraggiato rassicurandolo e traghettandolo attraverso la folla.
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L’Art français de la guerre del lionese Alexis Jenni ha vinto il Prix Goncourt 2011. E’ un’opera prima uscita dalla penna di un professore liceale di scienze naturali, pubblicata il 18 agosto di quest’anno dal famoso editore Gallimard, ad aver conquistato l’ambito riconoscimento. Un romanzo che rimanda nel titolo alla famosa trattato militare di Sun Tse, che si sviluppa come il frutto dell’immaginazione di un uomo che si è ritrovato scrittore alla non più tenera età di 48 anni facendosi portavoce di una visione estremamente polemica del ruolo della Francia nelle vicende storiche della Seconda Guerra Mondiale. La sua voce ripercorre attraverso i ricordi dell’amicizia con Victorien Salagnon, pittore ed ex-soldato, “il donchichottismo” la mancanza di un’efficace strategia militare e politica che caratterizzò, tra le altre, le azioni in Indocina e Algeria.
Stavo male, tutto andava male, attendevo la fine. Quando ho incontrato Victorien Salagnon non sarebbe potuta andare peggio. Lui l’aveva fatta questa benedetta guerra dei vent’anni che ci tormenta e che non termina mai, aveva percorso il mondo con la sua banda armata, doveva avere il sangue fin sui gomiti. Ma mi ha insegnato a dipingere. Doveva essere il solo pittore dell’esercito coloniale, ma li giù non si presta attenzione a questi dettagli. Mi ha insegnato a dipingere e in cambio io ho scritto la sua storia. Diceva, e posso dimostrarlo, di aver visto il fiume di sangue che attraversava la mia città così tranquilla, io ho visto che l’arte francese della guerra non cambia, io vivo il moto che viene sempre per le stesse ragioni, quelle ragioni francesi che non cambiano. Victorien Salagnon mi ha restituito l’interezza del tempo attraverso la guerra che possiede la nostra lingua.
A proposito di “prime volte” quella che ha davvero segnato il destino dell’autore risale proprio agli anni della scuola quando gli venne chiesto di immaginare una giornata da adulto. Nei quindici giorni disponibili per il compito assegnato Jenni si lanciò in ricerche approfondite mettendosi nei panni di un archeologo in Marocco, fino a realizzare ciò che la sua professoressa di francese dell’epoca descrisse come: “un vero stile romanzesco”. E’ stato in quel pomeriggio di felicità nella quale la donna tesseva l’elogio a sua madre, che il ragazzino si è scoperto scrittore:
Ero piccolo quando ho realizzato l’impresa. Quindi se in quindici giorni ho prodotto una relazione di dieci pagine, oggi, in cinque anni, ho scritto un romanzo di seicento pagine. Ma in fondo si tratta dello stesso meccanismo e dello stesso piacere.
Via | lexpress.fr
Oggi alle 21.10 su Rai4 (digitale terrestre) va in onda il film del 2002 Red siren, tratto da La sirena rossa dello scrittore francese Maurice Dantec.
La sirène rouge, pubblicato per la prima volta da Gallimard nel 1992, è il primo romanzo di Dantec, scrittore celebre un po’ in tutto il mondo grazie soprattutto a Babylon Babies, da cui è stato liberamente tratto il film Babylon A.D. È la storia molto dura di un cosiddetto one-man-army, il mercenario idealista Hugo Cornelius Toorop, e di una bambina che lui aiuterà a fuggire dalle grinfie della madre, produttrice di raccapriccianti snuff movie.
Anche questo manoscritto era stato inizialmente rifiutato dalla casa editrice, come sovente accade. Dantec non si perse d’animo: riscrisse il romanzo, ritenuto impubliable, in sole tre settimane, e riuscì così a convincere l’editore a dargli una chance. Secondo il giudizio pressoché unanime dei critici, La sirena rossa risente dei limiti tipici delle opere prime, ma rimane - con tutti i suoi difetti - un libro d’azione piuttosto godibile.
Maurice Dantec
La sirena rossa
Hobby & Work Publishing
6,90 euro