La Sperling & Kupfer ha tradotto una guida alla carriera a fumetti. Lo stile è quello di un manga manageriale Americano, anche se il fumetto strizza l’occhio al genere western. In italiano è diventato “Le avventure di Johnny Bunko“, di Daniel H. Pink e illustrato da Rob Ten Pas. In America è quello che viene descritto come un caso editoriale, perché spiega in sei regole come trovarsi a fare i contri con il lavoro dei tuoi sogni, senza annoiare nei dettagli tutti voi membri della Generazione Y, poco avvezzi ai tomi indicati agli addetti ai lavori.
L’abc del successo passa per questi segreti:
1) Pianificare in anticipo la tua carriera non serve a nulla.
2) Conta solo su quello che sai fare bene.
3) Focalizzati su quello che puoi fare per gli altri, piuttosto che su quello che è utile per te.
4) Esercitati con costanza: la pratica porta alla perfezione.
5) Intraprendi grandi sfide e impara da esse.
6) Fai la differenza.
Se anche tu volendoti creare una carriera, ti sei allineato ai consigli della famiglia, degli insegnanti, come dei consulenti del lavoro. Se anche tu hai messo in pratica le dritte e hai fatto il bravo ragazzo, ma non ne hai cavato più di un posto senza sbocchi che ti procura solo fatica e frustrazione, allora cambia rotta. E magari divertiti ad aggiungere anche altre regole da osservare. Immaginando anche una tutor al tuo fianco, diverso da Diana, ironica fatina che si prende a cuore il caso di Johnny.
Le avventure di Johnny Bunko
Daniel Pink
Sperling & Kupfer
pagine 160
€ 14,00
Il caso Jeff Kinney stravolge la rivista “Time”. La notizia che fa parlare è l’inserimento di uno scrittore per ragazzi nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo. Nella sezione “Artisti e Intrattenitori”; l’elenco è stato pubblicato sulla rivista americana sabato 2 maggio. Avete letto la fortunatissima serie di libri per ragazzi, “Diario di una schiappa”?
Pubblicata in Italia dal Castoro, che anticipa l’uscita del terzo volume per il prossimo febbraio, il diario “di bordo” di Greg è ancora un caso mondiale. Le sue esilaranti avventure quotidiane narrate in prima persona con inserimento di strisce a fumetti, hanno conquistato milioni di giovani lettori cosiddetti “riluttanti”, trasformandoli in lettori “attivi”. E si sa che la fascia 9-13 anni è da sempre quella più difficile da raggiungere per ogni scrittore. Invece Kinney ha venduto (solo negli Stati Uniti) 16 milioni di copie, è stato tradotto in 29 paesi e diventerà nel 2010 un film prodotto dalla FOX.
Nella prima collana italiana dedicata interamente all’animazione giapponese degli anni ‘80-’90, che titola “I Love Anime” e la Iacobelli Edizioni continua a coltivare sfornando libri su libri, c’è un’eroina di cui si chiacchiera ancora oggi: Lady Oscar. Tra gli sparuti gruppi di anime rimaste nella memoria collettiva, spicca “Versailles no Bara” (”Le rose di Versailles”) affettuosamente chiamato Berubara dai suoi fan. La protagonista era Oscar François de Jarjayes, sesta figlia del generale de Jarjayes che, esasperato di veder nascere solo figlie femmine, decide di allevarla come un maschio. Per fargli ricoprire cariche all’interno dell’esercito francese.
Equitazione, scherma e perfino l’uso delle pistole, sono i giochi con cui si trastulla la piccola Lady Oscar. Finché non viene un soldato tanto abile da essere nominata capo delle guardie di Sua Maestà la Regina Maria Antonietta. Il resto è storia di manga, di descrizioni sapienti della reggia, di anime che avrebbero dovuto sostituirla, di merchandising, di storie di Oscar in carne e ossa, di donne al posto di uomini: da Catalina Solis famosa come Martin Ojo de Plat, capitano di una nave pirata a Hannah Snell, passando per Anne Bonny e Mary Read. Distillate in 9 capitoli da leggere con la stessa nostalgia che ha provato Davide Castellazzi nel mettere nero su bianco un’opera che meriterebbe un’intera enciclopedia.
Davide Castellazzi
Lady Oscar
Iacobelli edizioni
pagine 132
€ 14,50
È nata Bang Art, una rivista d’arte come non ne esistono altre in Italia, che tocca l’art toys, il design e il pop-surrealism. In vendita anche in fumetteria è indicata per lottatori mascherati. Ne abbiamo parlato con Sebastiano Barcaroli, uno dei fondatori.
Già dal nome della rivista si nota una gran voglia di “esplodere”.
Sì, Bang Art sarà una bomba pronta a far saltare in aria le edicole italiane. Tratta di tutta quella nuova arte “ipercontemporanea”, che finalmente sta diventando una realtà consolidata anche nel nostro Paese, come il Pop-surrelism, lowbrow, art toys, design e coolhunting (la ricerca di tutte le nuove tendenze). Ecco: Bang Art tratterà in maniera approfondita queste correnti che negli ultimi anni hanno conquistato i muri delle gallerie, gli occhi degli spettatori e a volte addirittura i loro corpi (è una moda diffusa tatuarsi opere di artisti). Ci saranno interviste esclusive a illustratori, fotografi, pittori e in generale a chi fa “cose belle”. Artisti li chiamano in molti, ma forse il termine, visto l’utilizzo che se ne fa non è del tutto esatto, un po’ riduttivo quasi. Sono creativi che utilizzano ogni mezzo per esprimere se stessi. Noi li andiamo a scovare, li coinvolgiamo e li stampiamo sulle nostre pagine, che al posto dell’inchiostro, usano polvere da sparo: BANG!
Cosa contiene il primo numero?
Il podio delle interviste del primo numero è occupato da tre artisti unici. Dave Cooper, storico fumettista passato con disinvoltura alla fine-art con quadri dove donne grasse e crudeli addentano lo spettatore e non lo lasciano più. C’è poi una lunga intervista ad Autumn Whiterhurst, illustratrice americana che realizza opere digitali calde come il fuoco, come l’amore. Poi c’è Robert Yager, fotografo; per sei mesi Robert ha vissuto con la gang di Los Angeles dei LA Playboys. Di questa esperienza rimangono delle foto che sconvolgeranno i nostri lettori. E poi, molti altri, dalle foto di art toys di Brian McCarty ai fumetti felini di Jeffrey Brown; dalle illustrazioni furenti di J. J. Patradoon alle icone di un mondo diverso, non le solite icone, nel primo numero ad esempio, osanniamo Bobby Fischer, il campione di scacchi. Ripeto, Bang Art tratta l’arte come nessun’altra rivista in Italia riesce, non temiamo smentite.
Continua a leggere: Booksblog intervista Sebastiano Barcarlo per Bang Art: rivista d'arte per jedi
Anche se è morto da un pezzo, “Al Capone e la sua gang” riserva ancora delle sorprese. In clima di festeggiamenti per il 110imo anniversario della sua nascita, avvenuta il 17 gennaio 1899 a Brooklyn, è allora cosa buona e giusta riesumare dalla libreria questo diario segreto del cattivo per eccellenza, brutto e pure ricco, firmato dalla Salani.
Famoso da morire per cavarsela egregiamente col mitra, guidare macchine velocissime che ai suoi tempi superavano gli 80 all’ora, fumare sigari, avere più cicatrici di Frankestein e comandare una banda di poco di buono, se negli anni Venti fossero esistiti i talk-show Al sarebbe stato il primo a sedersi sul divano. Perchè, al contrario degli altri gangster, adorava le luci della ribalta. Dopotutto per lui, derubare la gente era un hobby come un altro da pubblicizzare.
Nel libro si legge che la sua timidezza scomparve quando Harry Read, direttore del “Chicago Evening American” gli disse: “Al, adesso sei una figura di spicco. Perché comportarsi da bandito? Smettila di nasconderti. Sii carino con le persone”. E cominciò a farsi vedere alle partite di baseball e di pugilato.
La vita erotica dei superuomini di Marco Mancassola (Rizzoli Editore) è decisamente sconsigliabile a chi è abituato alla figura del supereroe tradizionale.
Il libro introduce infatti una nuova declinazione del concetto “supereroi con superproblemi”, introdotta dalla Marvel di Stan Lee e a più riprese affrontato da altri autori (vedi il capolavoro “Watchmen” di Alan Moore).
Protagonisti di “La vita erotica dei Superuomini” sono alcuni supereroi classici, quali Superman e Reed Richards, capo dei Fantastici Quattro, calati in una New York oscura e triste e coinvolti in un complotto per distruggere gli ultimi della loro specie. Il complotto si rivelerà poi solo il delirio di un singolo, ossessionato dai poteri mutanti della madre. La trama tuttavia è solamente un pretesto per una introspezione dolorosa della figura del supereroe, che dismessi i panni bidimensionali fumettistici diventa una figura tormentata.
Continua a leggere: La vita erotica dei superuomini di Marco Mancassola
In concomitanza con la ricorrenza di Halloween, arriva in Italia, edito da Mondadori, Maya, il romanzo con fumetti di Igino Straffi. L’autore è il creatore delle fatine più famose del mondo, le Winx. Anche questa storia è intrisa di magia e non a caso il libro è uscito in libreria proprio il 28 ottobre, a ridosso del primo novembre.
Maya infatti è un’adolescente speciale: ha scoperto di avere la capacità di comunicare con l’Aldilà e proprio entro la notte di Halloween dovrà portare a termine una missione. Intorno a lei ruotano una strana medium, un professore a capo di una setta segreta e un affascinante e misterioso ragazzo. Per rendere la storia ancora più appassionante è stato inserito un serial killer, che insegue l’eroina per ucciderla.
Sembra ci siano tutti gli ingredienti per catturare un pubblico dai quindici ai diciotto anni. Saranno in molte a identificarsi con la bella Maya: lunghi capelli neri, fisico perfetto, un po’ scontrosa, ma in fondo bisognosa d’affetto e soprattutto dotata di poteri magici.
The Graveyard Book è finalmente arrivato! Il countdown del sito ufficiale di Neil Gaiman è terminato e da martedì 30 settembre il suo nuovo libro è disponibile nelle librerie del nuovo continente per la gioia di grandi e piccini.
Per chi non lo sapesse Neil Gaiman è uno scrittore di fumetti prestato alla letteratura, o forse il contrario. Noto inizialmente per il fumetto capolavoro Sandman, che invito tutti a leggere, Gaiman ci ha deliziato in più occasioni con piccoli capolavori di genere, tra cui “Stardust” (da cui è stato recentemente tratto un film), “Nessun Dove” (che ha avuto una serie televisiva) e i “Figli di Anansi” (destinato anch’esso presto a diventare un film).
The Graveyard Book era stato preannunciato dalla raccolta di racconti “Il Cimitero senza lapidi e alte storie nere” - Mondadori 2007 (cui abbiamo già accennato qui). Tra questi, il primo, “Il Cimitero senza lapidi”, è una specie di intro del nuovo libro di Gaiman, in cui ne viene presentato il protagonista : Nobody Owens.
Storie brevi, edito da Fandango e curato da Giovanni Ferrara, riunisce in volume tutte i lavori di Paz che uscirono su una serie di riviste tra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta.
Una, al massimo due tavole per trattare i temi più vari e far vivere i suoi personaggi la contemporaneità degli anni in cui Paz è vissuto. Da Totò agli operai delusi, al generale Dalla Chiesa, ladri sfigati, drogati e molto spesso lui stesso, Paz.
L’impressione generale e più evidente è l’immediatezza, insomma Paz si diverte e sembra non sentire la fatica che impone la forma breve che, si sa, non lascia scampo: è la forma in cui lo scrittore, in questo caso scrittore-disegnatore, esprime la sintesi della sua poetica.
Post a contenuto “personale”: mi chiedo se sono io che non riesco a cogliere dell’ironia dove invece ce n’è. La prima volta che vidi in libreria questo fumetto muto di Andy Riley (e il suo degno seguito, “Il ritorno dei coniglietti suicidi”, il quale mi è addirittura stato regalato pochi giorni fa; da qui la mia “necessità” di esprimermi al riguardo) rimasi a dir poco interdetta.
Andy Riley ha dato vita a questa fortunata serie di disegni in bianco e nero, inizialmente pubblicati settimanalmente sull’ “Observer”, i quali mostrano dei coniglietti aspiranti suicidi, che si ingegnano per trovare i modi più assurdi, originali e fantasiosi per uccidersi. Conigli che si infilano nei tostapane, che cercano di ghigliottinarsi con lo scomparto dei DVD, e amenità simili.
Evidentemente, l’intento del disegnatore è quello di far sorridere su un argomento drammatico quale il suicidio, ironizzandoci sopra e attribuendo aspirazioni suicide a dei protagonisti quantomai improbabili, ovvero i coniglietti. A questo punto, mi chiedo se sono solo io a non riuscire a sorridere davanti a queste vignette ma a provare un vago senso di inquietudine e tristezza.