Parecchie persone ci si saranno ritrovate spesso a doversi scusare con gli insegnanti dei propri figli e, se l’operazione ha già ben poco di gradevole quando lo si fa per dei discoletti “in tenera età”, diventa di sicuro ancora più spiacevole quando le parole di scusa vanno rivolte a professori di figli adolescenti. Insomma una bella “gatta da pelare” che rode le tranquillità di molti genitori alle prese con enfants terribles in età scolare.
Non ci stupisce troppo dunque che il libro pubblicato in Francia sotto il nome: “Les Mots d’excuse des parents aux enseignants”, sia diventato un vero best-seller da 120000 copie vendute e dieci riedizioni. In origine non si trattava che di un florilège édifiant di lettere, ricevute da Patrice Romain, che di mestiere non a caso ha fatto prima l’insegnante e poi il direttore di scuola, posizione che ricopre ancora oggi, raccolte in vent’anni di lavoro e poi riunite allo scopo di testimoniare tale esperienza e di partecipare una realtà spesso sconosciuta (e anche inaspettata) nella quale si scopre che persino i genitori fanno i loro errori, compresi quelli d’ortografia.
Via | francetv.fr
Esce venerdì prossimo il nuovo libro di Margaret Mazzantini Nessuno si salva da solo . L’autrice torna a pubblicare con Mondadori a tre anni da Venuto al mondo, che nel 2009 ha vinto il premio Campiello.
Nessuno si salva da solo, stando alle anticipazioni, è la storia di una crisi sentimentale di una coppia, Delia e Gaetano. Entrambi prossimi ai “quaranta”, i due si ritrovano faccia a faccia, dopo la rottura, durante una cena in un ristorante.
L’esito del loro amore, i due figli Cosmo e Nico, sono rimasti a casa con Delia, e per lei e Gaetano la cena sarà l’occasione per confrontarsi l’uno con l’altra ripercorrendo passioni e rabbia intercorsi negli anni del loro rapporto.
Entrambi in bilico fra la voglia di pace e la seduzione dell’altrove e dell’altro.
Margaret Mazzantini
Nessuno si salva da solo
Mondadori ed.
19 euro
(dal 4 marzo 2011)

Questo è un altro momento privilegiato da condividere con il mio spirito. Si sentono solo il rumore sordo dei cassetti della cucina che si richiudono e qualche tintinnio di piatti che si scontrano durante il caricamento della lavastoviglie. Quasi spirituale.
Come vive un maschio moderno la quotidiana avventura di badare ai figli dovendo contemporaneamente occuparsi delle faccende di casa? Semplice: basta allenarsi al sollevamento pesi dei pargoli perfezionando abili mosse alla Bruce Lee, oppure dedicarsi a potenti “botta e risposta” in stile militaresco quando il piccolo si ostina a dichiarare di esser morto, pur di non andare all’asilo.
C’è questo ed altro nel divertente romanzo Il casalingo, di Oscar Matti, in cui tocca a “lui” aspettare che la moglie abbia un attimo di tempo per fargli una telefonata romantica dal lavoro, o semplicemente studiare le mosse da manuale - precise, infallibili – per maneggiare il bebè in modo da evitare spargimenti di cacca durante il cambio di pannolino.
Cosa succede alla tua vita se decidi di avere un figlio ad un’età in cui “si consigliano sport poco faticosi e una vita che non costringa a un continuo stress?”. Ce lo spiega con spietata ironia Anna Magli nel suo ‘Mammina vecchia fa buon brodo’.
Innanzitutto, se diventi mamma quando hai superato la quarantina già da un po’, la maggior parte delle gestanti iscritte al corso pre-parto che frequenterai potrebbe tranquillamente essere tua figlia (e il feeling non sarà facile a crearsi),
Una volta che il pargolo sarà nato poi, visto che nessuno ci sperava più, il suo ingresso nella vita sarà annunciato da una parata di amici parenti e vicini di casa che neanche i re Magi, per la spettacolarità dell’accoglienza.
Continua a leggere: Mammina vecchia fa buon brodo, di Anna Magli
Vi è mai successo di prendervela con voi stessi per non avere approfittato dell’ultima svendita Einaudi per completare lo scaffale Pavese? O perchè non vi ricordate se la Confraternita dell’uva non è al suo posto perchè l’avete a) restituita dopo averla letta o b) semplicemente prestata da troppo tempo.
Sono autori che avete letto da molto tempo, è vero. Però sono lì, non li dareste via per niente al mondo - nè li dareste in prestito, libro prestato libro perduto, si sa - anche se magari non li rileggete da più di dieci anni. E a un certo punto, chissà perchè, vi viene voglia di riaprire quelle pagine. Forse perchè avete voglia di ripensare a voi stessi come eravate quando li avete letti. Forse perchè non ricordate più tanto bene la trama e il tempo trascorso vi permette - meraviglia - di riprenderli in mano come fosse la prima volta.
In generale, è bello ritrovare testi studiati e visti a teatro ai tempi della scuola per una lettura più intima, a distanza di tempo. Pirandello, Ibsen, Beckett, vecchi amori miei, arrivo. O meglio: ritorno. C’è un autore - un classico, uno che avete molto amato - con cui vi è capitato di vivere una situazione del genere? Oppure una volta sullo scaffale i Titoli rimangono immobili là (e sperano solo che figlierete presto, e che ai vostri figli venga voglia di farli sgranchire un po’, fra altri dieci anni)? Nella foto, un Henrik Ibsen giovane.
Foto | Flickr
Non è che se un bimbo fa la pipì a letto il problema è proprio del lettino (che guarda caso, al mattino, “ha un’aria furtiva e scivolosa, come di chi l’ha appena combinata grossa”?)
E magari, noi che abbiamo paura del buio, abbiamo mai pensato che lui ne ha ancora di più, di noi, che quando lo guardiamo negli occhi “lanciamo certi strilli da far venire la pelle d’oca”? Sono geniali queste storie di Francesco Enna e Iole Sotgiu, illustrate da Cristiana Cerretti.
Mi sono molto divertita infatti a leggere il modo in cui la fantasia degli autori riesce a rovesciare – esorcizzandole in una maniera incantevole – le più comuni paure dei bambini. Che succede ad esempio se Dino al banco vuole stare sempre da solo? Il problema, lo si capisce dopo un po’, è che ha un amico immaginario che è…un dinosauro.
Basta fargli fare amicizia con l’Amicadrilla di Annalice no? Così smetteranno, fra l’altro, di annoiarsi durante le ore di lezione. Vorrei soprattutto riportarvi qualche brano, per farvi capire che oltre l’idea originale – nei libri per bambini ce ne sono tante – è la scrittura ad essere molto curata e divertente.
Continua a leggere: Il buio fifone, di Francesco Enna e Iole Sotgiu

Allora. Ve ne stiamo consigliando tanti. Tutti belli, interessanti. E allora, perchè leggete questo articolo? Non vi siete già convinti da soli che quest’anno regalerete SOLO libri a Natale, ai vostri bambini?
Se aveste qualche dubbio residuo, noi siamo qua per spiegarvi almeno dieci ottime ragioni per cui dovrete fare questa scelta di civiltà, quest’anno.
1)Perchè i libri per bambini costano poco, e alcuni sono davvero splendidi. Cosa comprate al negozio di giocattoli con 10-20 euro? Fatevi un giro, e poi tornate a dircelo.
2)I libri occupano pochissimo spazio (e si sa, con le camerette ‘incastrate’ e incasinate dei bambini di oggi questo è sempre un vantaggio).
3) Se no cosa leggete ai vostri pargoli la sera? Le istruzioni della Playstation?
Continua a leggere: Perchè a Natale è importante regalare SOLO libri, ai bambini
La protagonista di La collezionista di storie, Nidali (che significa ‘lotta, battaglia’) vi piacerà. Vi piacerà sua madre, bellissima donna egiziana in perenne lite con suo padre (palestinese), a cui non risparmia quotidiane parolacce e insulti (a parole, purtroppo, perchè lui ha la mano pesante) spuntandola, molte volte.
Il primo litigio furioso della coppia – che da Boston si trasferisce in Kuwait - sarà quando il padre metterà il suo nome a Nidali: lei avrebbe voluto che fosse più un nome che significasse ‘gioia’, piuttosto che evocare guerra.
La madre che intraprenderà una bella battaglia per avere un pianoforte e passare la giornata a suonarlo. Addio pasti preparati come ogni buona donna araba dovrebbe fare: in casa sua si camperà di tramezzini.
Continua a leggere: La collezionista di storie, di Randa Jarrar
E’ delizioso, questo ultimo giallo di Fred Vargas. Non so come altro definirlo altro che ‘delizioso’. Lascia a fine lettura un senso di leggerezza, e state certi che leggendolo vi divertirete. Una goduria per chi ama l’ironia, non sopporta le scene troppo cruente e non ama nemmeno – come me – immergersi della mente e nelle abiezioni morali degli assassini.
Siamo a Roma, con tre ragazzi francesi che sulla trentina passano ancora la loro vita a studiare alla biblioteca vaticana e si chiamano fra loro come i tre imperatori romani, Claude, Nerone e Tiberio. Tutto nel loro tranquillo menage cambia quando muore il padre di Claude.
L’uomo è ricco, e viene ucciso prima di poter parlare con il figlio. Arrivato improvvisamente a Roma dalla Francia, durante una festa a piazza Farnese qualcuno gli serve un cocktail con dentro cicuta, prima che possa raggiungere Claude, che si trova alla stessa festa i tre amici.
“Karsten Schwiers rimase per interi minuti davanti al bambino aspettando che il suo navigato cervello da poliziotto si mettesse in moto, ma c’era solo un insopportabile vuoto. Ho subito uno shock, pensò, io vecchio strambo ho un fottutissimo shock e non capisco più il mondo perchè non capisco questo assassino”.
E’ una giornata speciale a casa di Benjamin. La mamma Marianne ha deciso di cucinare il pranzo per lui e suo padre, tornato ubriaco dal lavoro la sera prima ma abbastanza tranquillo, al risveglio.
Lei, in sedia a rotelle a causa della sclerosi, è riuscita ad alzarsi per un attimo in piedi da sola e si sente piena di forze, nella luce del mattino. Ma quel giorno Ben non tornerà a casa, per il pranzo.
Continua a leggere: Anteprima Booksblog: La carezza dell'uomo nero, di Sabine Thiesler