La frase del titolo si riferisce al fatto che per mia scommessa personale l’ultimo della classifica (Vitali e il suo delizioso giallo Zia Antonia sapeva di menta, Garzanti) salirà - a breve? - sul podio. A questo punto, procediamo come i gamberi, dall’ultima alla prima posizione.
In penultima, cioè al nono posto della top ten, troviamo l’immarcescibile I menù di Benedetta (Parodi) editore Rizzoli, preceduto in ottava posizione dalla bio di Steve Jobs di Isaacson (Mondadori). Settima Mazzantini e il suo Mare al mattino (Einaudi), mentre in sesta posizione abbiamo I contendenti di Grisham (Mondadori).
In quinta posizione il chick lit Un diamante da Tiffany (Newton Compton) mentre Isabel Allende e il suo Quaderno di Maya (Feltrinelli) mancano di una posizione il podio, piazzandosi in quarta posizione. Ed eccoci alle prime tre: in terza, Tre atti e due tempi di Faletti (Einaudi), in seconda (in risalita) L’Educazione delle fanciulle dell’imperdibile duo Littizzetto-Valeri (Einaudi) e…sorpresa! No, scherzo, anche questa settimana niente sorpresa: Le prime luci del mattino di Volo (Mondadori) è di nuovo in prima posizione.

Attesissimo e non a caso. Ancora un romanzo di formazione, (come Tu, Mio e Montedidio) un libro su un’estate ad Ischia di mezzo secolo fa che arriva alla fine di una stagione della vita. Un scrittore, il napoletano Erri De Luca, che non rientra nella categoria, a dire il vero “non è categorizzabile in assoluto” poiché le sue parole crescono in una specie di coscienza autonoma, come se fossero episodi di un essere che cammina su gambe d’inchiostro.
I pesci non chiudono gli occhi è l’ennesima declinazione della sua storia, l’ultimo flashback che arriva dritto da un isola di fronte le coste napoletane, in quell’attimo di “solarità inselvatichita” che solo le vacanze dei ragazzini sul limitare della preadolescenza possono davvero comprendere. In quel momento incredibile in cui l’amore cambia il corpo e lo spirito, è la lotta contro un tempo che sembra non voler mai essere all’altezza del sentimento di sé che si fa prepotente, ma che resta confinata in un angolo di Mediterraneo. L’autore stesso riallaccia dei fili vecchi mezzo secolo:
Questo ricordo a distanza di un giubileo di cinquant’anni mi ha riportato all’età in cui ne avevo dieci ad Ischia, ed è l’età in cui si scrive per la prima volta il primo numero di anni a due cifre. […] E’ questa cifra doppia che inaugura l’età dell’adolescenza mentre una testa che sta correndo avanti rimane compressa dentro un corpo chiuso, ancora infantile.
Continua a leggere: I pesci non chiudono gli occhi nelle pagine di Erri De Luca
C’è da stupirsene? Camilleri e Carofiglio appena usciti in libreria conquistano subito le più alte posizioni del podio dei libri più letti della settimana, chinando la testa – c’era da aspettarsi anche questo – al re della classifica Fabio Volo, che immagino ci porteremo dietro ancora per qualche tempo.
Dopo appunto Le prime luci del mattino (Mondadori) in seconda posizione si piazza, nello specifico, proprio Gianrico Carofiglio, con il suo Il silenzio dell’onda (Rizzoli) storia dell’amicizia fra un carabiniere e un ragazzino, seguito dalla Setta degli angeli di Andrea Camilleri (Bompiani). Di entrambi avevamo già parlato nelle anticipazioni.
Buon quarto Erri De Luca e il suo I pesci non chiudono gli occhi (Feltrinelli), mentre non molla neanche Il mercante di libri maledetti di Simoni (Newton & Compton).
Fabio Volo, c’era da aspettarselo, scala la classifica dei libri italiani più venduti, piazzandosi subito in prima posizione, scalzando Coelho, De Luca e tutti i libri sul podio nelle scorse settimane. Il suo Le prime luci del mattino (Mondadori) religiosamente atteso da file di fan è una storia stavolta al femminile, quella di Elena, che nella vita ha sempre programmato tutto e ora si ritrova a dover chiedersi come fare a riprendere in mano la sua esistenza.
Al secondo posto troviamo ancora Erri de Luca e il suo I pesci non chiudono gli occhi (Feltrinelli), seguito dal Mercante di libri maledetti di Marcello Simoni (Newton Compton) e, al quarto posto, dai Menù di Benedetta (Rizzoli). Solo al quinto posto troviamo l’Aleph, il nuovo romanzo di Coelho (Bompiani).
New entry al sesto posto Aldo Cazzullo con La mia anima è ovunque tu sia (Mondadori) storia di amore, cupidigia e tradimenti ambientata nel ’45 e ricostruita a ritroso da un anziano scrittore. Segue in settima posizione Sveva Casati Modignani e il suo Un amore di marito (S&K)
Alle sue spalle, Io e Dio di Vito Mancuso (Garzanti), e alle ultime due posizioni Poco o niente di Giampaolo Pansa (Rizzoli) e l’immarcescibile Un regalo da Tiffany di Melissa Hill (Newton Compton).
Come moltissimi altri, anch’io ritengo che Rysard Kapuscinski sia uno dei pochi e più grandi maestri dell’arte di raccontare i fatti e di tessere il tessuto della storia che altri chiamano “giornalismo”. Eppure ultimamente, probabilmente a causa di alcuni suoi libri postumi, insignificanti e posticci, (Nel turbine della storia e Autoritratto di un reporter, per esempio) stavo perdendo lo stimolo per tornare a leggere le sue pagine.
Per fortuna il dio del caso qualche volta assiste. Qualche giorno fa, per esempio, mi ha fatto capitare tra le mani Lapidarium, in viaggio tra i frammenti della storia, un volume degli anni ‘90 che raccoglie appunti, riflessioni, spunti, piccole narrazioni e frammenti scritti dal giornalista polacco sui suoi diari. Spesso si tratta di veri e propri appunti, dotati di quella scintilla di senso che fa intravedere le sue possibili evoluzioni. Altre volte si tratta di piccole storielle, attimi di vita colti da una angolazione decisiva e inaspettata che li trasforma e li carica di significato.
Ma che senso ha cercare di riassumere un libro che, proprio per la sua natura composita non può essere riassunto? E infatti il miglior modo per farvi entrare nel mood del libro e delle sue acute riflessioni è quello di offrirvene un assaggio. Giusto un paio di esempi, dunque, presi a caso dalle riflessioni più illuminanti e più attuali. Leggetele dopo il salto…

Il re dei camosci: buffo che a valle chiamassero così lui, il cacciatore. Se lo lasciava dire, ma di sé preferiva il titolo di ladro di bestiame. Rubava al padrone di tutto, che si lasciava togliere, ma teneva il conto. Ogni giorno era buono per pagare il saldo tutto insieme, pure quel giorno tiepido e veloce di novembre. Aveva vissuto a spese del padrone. Aveva scroccato la pietanza là dov’era apparecchiata, sopra gli strapiombi, nella neve in cui sprofondare fino all’anca, tra le rocce appuntite e i canaloni sfregati dalle frane.
Aveva seguito cervi, caprioli, stambecchi, ma più i camosci, le bestie più perfezionate alla corsa sopra i precipizi. In quella preferenza ammetteva la spinta dell’invidia. Si muoveva sulle pareti a quattro zampe senza un briciolo della loro grazia, senza il sovrappensiero a testa alta del camoscio che lascia fare ai piedi. L’uomo poteva anche scalare difficoltà superiori, salire dritto dove loro aggirano, ma restava incapace della loro intesa con l’altezza. Loro ci vivevano dentro, lui era un ladro di passaggio.
Due esempi di fierezza che si scontrano sul sentiero della fine. Sono entrambi “re dei camosci”, l’uomo per la sua rinomata abilità di cacciatore, l’animale grazie alla posizione di incontrastato dominio che si è conquistato sfidando coraggiosamente (e all’ultimo sangue) i suoi simili. La loro gloria ha oltrepassato il silenzio delle vallate e delle montagne che dividono, in una relazione fitta di intuizioni, di traccie olfattive, di piste nascoste e di rami spezzati ad arte. Sembra che si rincorrano, ed a tratti è la pura verità, ma il loro non è un inseguimento serrato, è una danza in punta di piedi, un susseguirsi di rimandi e che porta dritti al climax di questo racconto breve e condensato che sembra avere le pagine attaccate, per la velocità con la quale si fa portare a termine.
Sono passati vent’anni e qualche mese dall’inizio della guerra in Jugoslavia, la prima guerra combattuta sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale, una guerra che è passata alla storia come guerra civile, uno scontro tra etnie, civiltà e culture la cui convivenza in una regione ad alto potenziale esplosivo - i Balcani - ad un certo punto è implosa, è collassata portandosi dietro ciò che restava della Jugoslavia di Tito. Una guerra che però nascondeva altro.
A distanza di quattro lustri dall’inizio di quella tragedia - e a distanza di una quindicina d’anni dalla sua prima pubblicazione - la casa editrice Feltrinelli ha chiesto al giornalista Paolo Rumiz di scrivere un nuova introduzione per riattualizzare quel suo reportage esplosivo, capace di strappare la maschera della realtà di cartapesta che ci hanno sempre disegnato davanti agli occhi, rivelando una realtà da brividi.
“Il libro narra - scrive Rumiz nella nuova introduzione - “un viaggio doloroso, affascinante e pieno di inganni, verso la rumorosa caduta del sipario che nasconde gli eventi”. A lettura terminata, a viaggio concluso, il lettore capisce perfettamente quanto sia adatto l’uso della parola “sipario” riferito a quella torbida realtà. Soprattutto perché la parola sipario se ne porta dietro un’altra, che Rumiz mi sembra non usi mai direttamente, ma che affiora costantemente dai suoi ragionamenti: la parola “palcoscenico”.
Personalmente aspetto con curiosità l’ennesimo libro di Marcela Serrano, Dieci donne. Non mi aspetto grosse variazioni rispetto al filone a cui l’autrice ci ha abituato (storie di donne, appunto, di passione e sofferenza, di scelte controcorrente) ma diciamo che per me i suoi romanzi sono ormai una piacevole consuetudine di lettura.
La storia del prossimo romanzo di Serrano, che uscirà sempre per i tipi Feltrinelli, è ambientata a Santiago, dove nove donne si ritrovano - in una sorta di Decameron post moderno al femminile - a raccontare ciascuna la propria storia, stimolate dalla terapista che hanno in comune.
Ognuna di loro racconta il motivo per cui ha deciso di entrare in analisi da Natasha - che non figura fra le voci narranti - e la “croce” che ha fatto ombra alla loro vita, l’ossessione che ha rischiato di mangiare la propria esistenza. Dall’angoscia per la vecchiaia al tormentato lesbismo, al modo in cui si vivono tradizionali ruoli assegnati - di figlia, madre, sposa. Arrivando così a dare l’impressione che tutte le donne - pur nelle differenze - abbiano in fondo sempre la stessa storia da raccontare.
Personalmente sono davvero curiosa di sapere come Banana Yoshimoto svilupperò il tema del “primo amore” in questo nuovo romanzo, High and dry. Primo amore, in uscita il 22 giugno prossimo per i tipi Feltrinelli. Sono curiosa vista la capacità della scrittrice di esplorare con delicatezza le più piccole inquietudini dell’animo umano, arrivando molto spesso ai confini con il mistero.
Secondo le anticipazioni, protagonista di questa storia è la ragazzina Yuko, che come tutti i personaggi dei romanzi della Yoshimoto ha un dono particolare (che a volte può trasformarsi in un grosso handicap) ovvero indovinare i pensieri e i desideri delle persone che la circondano.
Yukio scopre pian piano la vita grazie al suo maestro di disegno, che la introduce ai misteri nascosti dietro l’apparenza (non solo intesa come ipocrisia delle persone, ma anche come bellezza naturale) che ci circonda. Fino ad attraversare, grazie alla esperienza del maestro, il sottile confine che separa la nostra fantasia dalla realtà, alla scoperta di sentimenti più adulti nel proprio cuore.
B. Yoshimoto
High and dry. Primo amore
Feltrinelli
10 euro
Continua a rimanere in vetta dei libri più venduti della settimana, nella rilevazione della Nielsen, anche per questa settimana, il pamphlet di Hessel Indignatevi!, al terzo posto. Il ritorno nella classifica dei libri più letti dipende dall’annuncio del nuovo libro dell’autore tedesco naturalizzato francese, ex partigiano ultraottantenne (Impegnatevi!), che sarà in libreria a partire dal 19 maggio.
Per il resto, oltre all’immancabile Mazzantini, rimangono in classifica il papa con Gesù di Nazareth, Saviano e l’immancabile Camilleri, con tre new entry tutte italiane di rilievo: Mario Giordano con il suo dossier sulle pensioni d’oro dei nostri quadri dirigenti, Simonetta Agnello Hornby, best seller Feltrinelli, e infine Margherita Hack con il suo infinito raccontato a metà fra divulgazione scientifica e autobiografia.
Al primo posto dunque, c’è Mazzantini con Nessuno si salva da solo (Mondadori), storia della crisi sentimentale e bilancio della vita a due da parte di una coppia al giro di boa dei quarant’anni, Delia e Gaetano, con figlio a carico.