Venerdì scorso nelle pagine centrali di Saturno Alessandro Bertante ha pubblicato un articolo intitolato “Seminatori d’odio” che ha scatenato un vero e proprio ginepraio di polemiche e accuse. Al centro del j’accuse bertantiano c’è una categoria liquida e difficilmente schedabile che fa parte della macrocategoria dei commentatori dei blog letterari. L’autore li definisce provocatoriamente come i “Seminatori d’odio”, ossia utenti che, molto spesso anonimamente, si scagliano con virulenza su una classe di scritotri e critici che sta cercando faticosamente di guadagnarsi una credibilità nel mondo letterario 2.0.
La tesi di Bertante è abbastanza semplice e lineare, forse troppo: c’è un manipolo di cinquanta persone che, puntellando ogni discussione di accuse e di frecciate dirette e personali ai blogger e agli scrittori in questione (Bertante cita siti come Sul Romanzo, Vibrisse, Lipperatura, Nazione Indiana e altri, ovvero il gotha della critica letteraria all’epoca della sua riproducibilità digitale), riescono a distruggere sul nascere qualsiasi tentativo di lanciare un dibattito in rete.
Io personalmente sono molto combattuto sulla questione e, anche se l’esistenza dei cosiddetti Troll è innegabile e fastidiosa per chiunque scriva su internet di questi tempi - quindi anche per me - mi sembra un po’ esagerato affibbiare loro la colpa del fatto che in Italia non riesca a nascere un serio dibattito critico in rete. E voi, commentatori di blog letterari che leggete, cosa ne pensate? Rispondete al sondaggio che trovate dopo il salto…

Si sta avvicinando la primavera e, anche nel settore editoriale, stanno iniziando a sbocciare interessanti novità nel panorama italiano, sempre più sfinito da un inverno che dura certo da tre mesi. Dopo il lancio di Saturno, l’inserto culturale del venerdì pubblicato dal Fatto Quotidiano, ora anche in casa Gems, in particolare da Chiarelettere, soffia il vento primaverile delle novità.
E’ stata infatti presentata ieri, nella sede milanese di Gems, un nuova iniziativa crosseditoriale molto interessante e da tenere d’occhio. Si tratta del sito Cadoinpiedi.it ed è un luogo di incontro e di espressione, dove “autori informati suui fatti”, indipendentemente dalla loro appartenenza editoriale pubblicheranno giorno per giorno interventi sull’attualità politica e su problematiche sociali, economiche e culturali.
I contenuti del sito si articoleranno in rubriche e spazi tematici differenziati, a partire dallo spazio di testa riservato all’attualità, intitolato la Fermata, passando per le Parole d’Autore, uno spazio di commento e di approfondimento, fino a Libri in rete e la Pagina, dedicate rispettivamente a una rassegna stampa web e alla pubblicazione di un breve estratto da un libro del catalogo Chiarelettere.
Via | Affaritaliani.it

Tra le tante pessime notizie che arrivano sia dal mondo intero che dall’Italia, ce n’è una che, almeno nel piccolo campo del giornalismo culturale, fa di questo venerdì una giornata importante. Sto parlando del varo del nuovo settimanale culturale del Fatto Quotidiano, intitolato Saturno, diretto – e questa è una seconda buona notizia – da Riccardo Chiaberge che torna a ricoprire un ruolo di primo piano nel giornalismo culturale italiano dopo quasi due anni.
Era da un po’ di tempo, infatti, decisamente troppo, che non si sentiva il ronzio benefico delle sarcastiche vespe di Riccardo Chiaberge. Più precisamente era dal 3 luglio 2009, da quando il giornalista torinese era stato silurato dal Sole24ore, dopo 10 anni di direzione e oltre 500 punture brucianti agli esponenti dell’élite letteraria italiana, con l’accusa di aver “punto” uno che alle punture di vespa pare fosse allergico, ovvero Carlo Rossella.
Al di là del ritorno di Chiaberge – che in questo primo numero pubblica la vespa che gli costò il posto al Sole –, questo primo numero di Saturno pone delle promettenti basi per il futuro: a partire da pezzi su libri interessanti – L’Arabo di Audouard, Vizio di forma di Pynchon, Nemesi di Roth – fino allo spazio dato a voci importanti della letteratura contemporanea italiana, da Tiziano Scarpa a Michele Murgia. E tante sono anche le personalità che Saturno ha saputo coinvolgere per il lancio di questa nuova iniziativa, dal premio nobel Dario Fo a Philippe Daverio, da Fiorella Mannoia a Salvatore Settis.
Per ora, almeno a giudicare dalle 8 pagine di oggi, questo progetto ha tutte le carte in regola per occupare un posto di rilievo nel panorama italiano. Vedremo nelle prossime settimane se gli ottimi presupposti verranno confermati.

Da qualche giorno è online uno di quei profili di Facebook che mai ci aspetterebbe di vedere sul social network più famoso del mondo: sto parlando niente meno che del profilo di Umberto Eco, il Professore, la cui pagina personale su Facebook è stata segnalata oggi dal Fatto Quotidiano.
Ma Umberto Eco non è l’unico scrittore che negli ultimi giorni si è lasciato, almeno apparentemente, tentare dai social network. Stando a quanto afferma infatti il Fatto, nell’ultima settimana pare che sia stato avvistato un’altra pagina “sospetta”, quella di Abraham Yehoshua.
Secondo il Fatto Quotidiano, dietro al mistero dell’apparizione dei finti profili ci sarebbe Tommaso Debenedetti, giornalista famoso per aver inventato e venduto a quotidiani di tutta Italia decine di interviste inventate a grandi scrittori da Philip Roth a John Le Carré, da Herta Muller a Abraham Yehoshua.
Continua a leggere: Il mistero della creazione dei finti profili di Eco e Yehoshua su Facebook

Il trambusto che ha sollevato in Italia l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Herta Muller ha avuto un’intensità elevatissima: da alcuni esponenti della critica giornalistica, in primis D’Orrico del Corsera, fino ad un sacco di lettori comuni, alcuni anche lettori di Booksblog, la vittoria della Muller è stata spesso vissuta con fastidio.
Anch’io, nel mio piccolo, ho avuto l’istinto iniziale di chiedermi chi diavolo fosse questa Muller, forse una parente dei produttori di yogurt, eppure studio lettere, scrivo in un blog di libri, produco una rivista di letteratura. Ma proprio per questo motivo mi sono subito imposto di riflettere e di vedere la cosa in modo intelligente. Non so chi sia Herta Muller? Beh, allora vuol dire che dovrò allargare i miei confini culturali, dovrò legegre qualche libro in più.
Ma quello che mi ha fatto definitivamente giudicare positiva la vittoria della Muller è un articolo apparso oggi sul Fatto Quotidiano, intitolato “L’editore del Nobel che gira in furgone e brinda a chinotto”, un articolo che parla di un editore, Roberto Keller, che produce libri in soffitta, che ha pagato poco meno di 1000 euro per i diritti de Il paese delle prugne verdi e che ora, alla luce di questo Nobel, potrà dare un contributo forse importante, sicuramente originale, al panorama editoriale italiano. Se l’avesse vinto Philip Roth questo Nobel, o qualsiasi altro grandissimo autore, tutto questo clamore sarebbe servito a molto di meno.
Foto | Gazzetta di Parma