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Tutti gli articoli con tag fascismo

La mia vita in bicicletta, di Margherita Hack

pubblicato da sara

margherita hack “Sei per Binda o Guerra?…Questa fu la prima domanda che rivolsi ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perchè io “avevo la palla” e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme”.

La bicicletta come punto di fuga che mette in prospettiva il mondo: detta le leggi per un mondo più ecologico, riduce la superbia dei dittatori a caricatura, ci spiega in cosa consista la giovinezza e ci mostra come forse l’essenza della vita a due sia proprio il saper divertirsi a mantenere l’equilibrio in due su una stessa bici traballante. Riesce a trasformare insomma le due ruote in una metafora della vita, questa gustosa e atipica autobiografia La mia vita in bicicletta, firmata dall’astrofisica Margherita Hack, classe 1922.

Col ritmo scanzonato della sua fiorentina vitalità, pedalata dopo pedalata e di buona lena, divoriamo scattanti capitoletti in cui l’autrice ripercorre quasi un secolo di storia con gincane e carambole fra innamoramenti, affetti famigliari, passioni intellettuali e (naturalmente) escursioni all’aria aperta, sulle due ruote e spesso con al seguito gli animali di casa.

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Il meccanico Landru, di Andrea Vitali

pubblicato da sara

il meccanico landru Perchè ci piace tanto la scrittura di Andrea Vitali(il successo di vendite dei suoi romanzi è da sempre vastissimo) ? Me lo sono chiesto, mentre leggevo questo godibile Il meccanico Landru. La mia personale spiegazione è che ci piace immergerci in una dimensione abitata dalla ‘quiete dell’offline’, in uno slow writing che ha per protagonisti personaggi abitudinari, di cui sentiamo la fatica di salire i gradoni dei palazzi interrompendo il pranzo della domenica. Donne con le gonne al ginocchio che pensano, e non dicono; ritmi di lavoro e vita quotidiana routinari, in cui si cammina, si chiacchiera, e se non sai perchè uno si comporti in un dato modo, vai a tastare il terreno dal parroco in canonica, non sul suo profilo Facebook.

Ci emozioniamo quando un personaggio si ritrova a riaccompagnare a casa a piedi, una sera, una donna: all’improvviso le porge il braccio, e a noi prende un colpo, perchè proprio non ci aspettavamo che si compromettesse in quel modo, nei suoi confronti. Le ‘manovre sentimentali’ dei personaggi fanno tenerezza: “Più o meno all’ora in cui il Pasta partiva per Como, al capostazione Musante venne l’insopprimibile desiderio di farsi sorridere dalla Personnini (segretaria del direttore del cotonificio, ndr). Motivi per andare a conferire con l’ingegner Galimbelli ne aveva a iosa, dopo il casino di quella mattina e, si sapeva, prima di entrare nell’ufficio del direttore bisognava chiedere alla sua segretaria e magari, chissà!, fare anche un po’ di anticamera”.

Insomma ci pare normale, durante la lettura, che sì, si passeranno mesi e mesi a fare passeggiate pomeridiane, prima di fidanzarsi. E poi ci piace molto la vita fisica all’aria aperta che fanno gli abitanti di Bellano, che a volte basta una giornata invernale col cielo terso per farti passare tutti i pensieri. Respiri forte e via, ti sembra che la tua storia possa ricominciare da capo. Ad esempio, “passata la domenica a scrutare il cielo dal quale la neve aveva smesso di cadere, l’ingegner Galimbelli cenò con gusto e andò a dormire bello tranquillo (…)”.

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Giornata della memoria: L'albero di Anne di Irène Cohen Janca

pubblicato da Andrea Coccia

Giornata della memora: L'albero di Anne di Irène Cohen Janca Oggi, 27 gennaio 2010, come da dieci anni a questa parte, celebriamo la “Giornata della memoria”, una ricorrenza decretata per legge dal parlamento italiano nel 2000 “al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Come ogni anno anche il mondo dell’editoria libraria si mobilita, pianificando per questa data uscite tematiche, dedicate alle vittime di uno dei più grandi genocidi della storia umana. Dal canto mio, tra le tante pubblicazioni, ve ne segnalo una: si intitola L’albero di Anne ed è una breve storia, scritta dalla franco-tunisina Irène Cohen-Janca e splendidamente illustrata da Maurizio Quarello, che la casa editrice Orecchio Acerbo ha, come sua abitudine, messo in pagina al meglio.

La storia è molto semplice, e proprio nella semplicità sta la sua forza. Nel cortile del giardino al numero 263 di Prisengracht, c’è un grosso ippocastano, vecchio di un secolo, un albero maestoso sotto la cui corteccia convivono migliaia di ricordi. Tra i tanti ricordi, però, solo uno è talmente bruciante da restare indelebile e vivo, dopo quasi 65 anni. E’ il ricordo di una ragazzina olandese, una ragazzina che si chiamava Anna Frank.

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Bande Nere di Paolo Berizzi

pubblicato da Andrea Coccia

bande ner di paolo berizzi Esce in questi giorni in libreria il nuovo libro di Paolo Berizzi,”Bande nere - come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti”, un libro che rappresenta un percorso in una delle zone grigie della politica e della società italiana, composta da partiti politici, associazioni, centri sociali, tifoserie di stampo nazifascista.

Il giornalista de La Repubblica affronta il problema in tutta la sua complessità e articolazione, portando alla luce un mondo fatto soprattutto di giovani e giovanissimi, più o meno 150000 in tutta italia, il cui punto di partenza è spesso la scuola, l’università. Ma va anche oltre, fino alle cinque sigle politiche che cavalcano la rabbia di questo nutrito gruppo di giovanissimi: Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale.

Il problema è senz’altro grave, il riflusso nero è in Italia uno dei fenomeni più inquietanti ma allo stesso tempo più sconosciuti degli ultimi vent’anni di vita politica e sociale del nostro paese, lo sdoganamento di alcune delle posizioni più aberranti che sono state alla base dell’ideologia fascista è ormai completato e la prima tappa per arrivare ad una soluzione del problema è senz’altro la conoscenza e la comprensione del fenomeno. A questo proposito vi segnalo anche un’interessante inchiesta, sempre del quotidiano La Repubblica, la trovate qui.

Paolo Berizzi
Bande nere - come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti
Bompiani
euro 17,50

Via | Repubblica

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Alfa e Omega: Giovinezza, giovinezza...

pubblicato da dario

Copertina di Giovinezza, Giovinezza...

Nel 1964 Luigi Preti, politico italiano e padre costituente, pubblicò il romanzo Giovinezza, giovinezza…, da cui fu tratto 5 anni dopo un film di Franco Rossi (il regista de L’Odissea televisiva). Preti è stato più volte ministro della Repubblica e anche vice-presidente della Camera.

Incipit:

«La parola al camerata Braghiroli!»
L’uomo spinse fuori il mento, nel tentativo di riproporre agli entusiasti che lo attorniavano la volitiva immagine del duce, ed estrasse dalla tasca un vecchio giornale. Schiarì la gola e prese a leggere ad alta voce - ma si capiva che doveva saperlo a memoria - lo storico discorso mussoliniano del 2 ottobre dell’anno precedente. Modulava il tono, cercando di ispirarsi all’alto modello, tra l’ammirata attenzione dei camerati del Gruppo rionale:
«Camicie nere della Rivoluzione! Uomini e donne di tutta Italia! Italiani sparsi nel mondo, oltre i monti e oltre i mari: ascoltate.»

Desinit:

«No, caro Giulio, lei è un ottimista; mentre io sento dentro di me che l’Italia di domani non sarà che una pallida copia di quella che vagheggiate ora, nell’entusiasmo della liberazione.»
«Sempre meglio di quella di ieri, no?»
«Sì, sì; ma quanti sogni andranno infranti e quanti idealisti diventeranno profittatori!»
«Posso dire la mia?» chiese Giordano che aveva ascoltato fin’allora in silenzio.
«Di’ pure!«
«Avete ragione e torto tutti e due.»
«Bella questa!»
«Sì, perché gli uomini restano sempre uomini e faranno sciocchezze e porcherie anche domani. Ma le idee per cui ci siamo battuti sono quelle che portano avanti l’umanità. Con esse e per esse l’Italia risorgerà.»

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"Fontamara" di Ignazio Silone

pubblicato da loredana

La più nota opera di Ignazio Silone Ultimamente ho deciso di ricordare alcune opere del novecento prima con “La casa in collina” di Cesare Pavese, poi con “Chiedi alla polvere” di John Fante e adesso con “Fontamara” di Ignazio Silone. Il romanzo è la più nota fra le opere narrative dell’autore e la sua stesura risale al 1930.

“Oscuro luogo di contadini poveri… a settentrione del prosciugato lago di Fucino…”, il paese Fontamara è fatto simbolo della condizione subalterna del contadino meridionale. L’anno in cui si svolgono le vicende è il 1929; il fascismo è al potere dal ’22 ma i fontamaresi a distanza di sette anni ancora non ne conoscono l’esistenza. L’impatto con il regime avviene quando il cavalier Pelino, approfittando dell’ignoranza degli abitanti li convince a firmare un foglio bianco. In seguito i cafoni capiranno di aver firmato l’autorizzazione per deviare il corso d’acqua che serviva loro per irrigare i campi. Cercano allora inutilmente di rivolgersi alle autorità ma l’impresa risulta inutile in quanto il furto è pienamente legale.

I Fontamaresi anche rendendosi conto della tragica situazione non riescono comunque a trovare una linea d’azione comune. Soltanto Berardo sostiene la necessità di una lotta collettiva, un pensiero che è costretto a mutare a causa di alcune vicende personali (si è innamorato di Elvira e vuole sposarla ma prima deve garantirle un sicuro futuro economico). Berardo allora decide di partire ma la sua avventura non ha fortunata: viene incarcerato poiché sospettato di essere il Solito Sconosciuto cioè colui che da sempre ricercato, tiene viva la resistenza al fascismo. Nonostante sia innocente, Berardo si autoaccusa e viene ucciso.

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"Il Casellante" è il nuovo libro di Andrea Camilleri

pubblicato da loredana

E’ stato pubblicato lo scorso 26 giugno dall’editore Sellerio il nuovo libro di Andrea Camileri, il romanzo storico “Il casellante”. Lo scrittore siciliano, dopo la storia della donna sirena raccontata in “Maruzza Musumeci”, ha pensato ad una donna che tenta di trasformarsi in albero.

La storia di ”Il casellante” parte dagli anni ‘40 del Novecento e i protagonisti sono un casellante dei treni ed una donna che tenta di trasformarsi in albero. “Parlo di tentativo di metamorfosi, perchè queste possono anche fallire o riuscire a metà. Con questo secondo romanzo ed un terzo del quale però è prematuro fare anticipazioni, voglio realizzare una trilogia delle metamorfosi”, ha spiegato Andrea Camilleri.

L’ambientazione del romanzo è sempre in Sicilia, negli ultimi anni del fascismo, lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa. All’epoca fare il casellante era un privilegio non da poco. A Nino Zarcuto, rimasto privo di due dita per un incidente sul lavoro, è toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si è sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Un giorno dei soldati iniziano dei lavori vicino al casello per approntare una linea di difesa dal mare. E mentre scavano a ridosso del pozzo provocano una frana.

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Vent'anni e un giorno, rivive il fascismo di Giuseppe Bottai

pubblicato da luca v.

Rizzoli, Giuseppe Bottai, Bur Pubblicato per la prima volta nel 1949 da Garzanti, Vent’anni e un giorno di Giuseppe Bottai, viene ristampato da Rizzoli con un saggio introduttivo di Giordano Bruno Guerri. Nella prima parte le riflessioni, il mio giudizio d’oggi, nella seconda le pagine di diario, i miei stati d’animo e giudizio nel corso dell’esperienza, dell’“uomo migliore” del regime fascista, come lo definì Giorgio Bocca.

La figura di Bottai, fascista della primissima ora, racchiude in sè le contraddizioni del regime. Vent’anni e un giorno rappresenta un critica pungente del fascismo. Ripercorre la metamorfosi del pensiero di Bottai. Dall’iniziale entusiasmo per il fascismo vissuto come un assetto politico in grado di garantire lo sviluppo economico dell’Italia, al riconoscimento delle aberrazioni congenite di una generazione.

Fautore di una rivoluzione, quella corporativistica, che si proponeva come terza via all’opposizione tra comunismo e capitalismo, Bottai, da pensatore illuminato, vedeva nel regime un tentativo per stimolare il dibattito e la dialettica interna. Purtroppo, venne smentito dalla realtà.

Quello del fascismo è argomento d’interesse generale che non consuma la sua vitalità. Sia che riviva nelle parole di pochi ammiratori, sia che venga esaminato dalle riflessioni attente di storici, reduci della guerra o politici. E’ una parte della nostra storia, con cui dobbiamo convivere.

Fonte | Adnkronos

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Alessandra Kersevan: Lager Italiani

pubblicato da luca v.

lager,nutrimenti,kersevanFoto, lettere, testimonianze inedite raccontano le atrocità compiute dai fascisti contro le popolazioni jugoslave.

Alessandra Kersevan, nel libro “Lager italiani”, per la casa editrice Nutrimenti, riporta alla luce verità da tempo nascoste. Smuove le acque su responsabilità che la Storia ha cercato di riversare sull’alleanza col nazismo. Ed invece, dal 1941 al 1943, regime fascista ed esercito italiano misero in atto un sistema di campi di concentramento per le popolazioni jugoslave. L’obiettivo era quello di eliminare l’appoggio dei civili alla resistenza.

Lager. Pulizia etnica. Parole collegate allo specifico germanico si affacciano sulla storia italiana. La memoria nazionale tende spesso a dimenticarle.

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"Quando Mussolini rischiò di morire": intervista a Paolo Cacace

pubblicato da dario

Nel momento più cruciale della sua carriera di aspirante dittatore, al culmine della rivolta dell’Aventino, il Duce ha rischiato di quagliarsela anzitempo. Non ancora per mano dei Partigiani liberatori, ma per colpa di una banale malattia.

Di questo appassionante retroscena della Storia, Paolo Cacace, quirinalista de “Il Messaggero”, discetta nel suo ultimo saggio, “Quando Mussolini rischiò di morire” (Fazi, 272 pagg.) BooksBlog lo ha intervistato.

Davvero Mussolini rischiò di morire d’ulcera?
Eccome. Ebbe un grave collasso nel febbraio del 1925 e fu costretto a una lunga assenza. Nel 1940-42 poi le crisi d’ulcera furono gravissime. Frugoni gli diagnosticò addirittura un sospetto tumore allo stomaco.

Il popolo sapeva?
No. La versione ufficiale fu che era stato colpito da un’influenza. In realtà fu costretto a una lunga degenza e sottoposto a una dieta lattea. Ci fu un consulto di eminenti clinici, tra cui i fratelli Bastianelli e il chirurgo Bellom Pescarolo, che spingevano per un intervento chirurgico.

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