
Mia madre dice che i frammenti di cristallo della grande isola non hanno alcun significato, sono resti naturali dovuti alla normale erosione rocciosa; ma Benko dice di no. Benko dice che sono i resti di un’antica casa.
Una casa che ci conteneva tutti, un tempo.
Seguo da anni gli esiti del Trofeo Rill (Riflessi di luce lunare) che premiano i migliori racconti fantastici, fantasy, di fantascienza, horror e, in generale, al di là del reale, come spiegano gli organizzatori. Nell’antologia 2010-2011 sono raccolti i testi selezionati dalla giuria, di cui fanno parte gli scrittori Massimo Mongai, Gordiano Lupi, Giulio Leoni e Mariangela Cerrino, fra gli altri, che anche quest’anno hanno inserito nell’antologia un loro inedito.
E così Massimo Mongai (autore di “Memorie di un cuoco d’astronave”) immagina che un giorno, durante la festa di Santa Rosalia, “più di tremila uomini e donne assolutamente sconosciuti parteciparono nell’arco di sei ore ad una operazione di cattura di oltre milletrecento siciliani, la maggior parte dei quali mafiosi a tempo pieno”.
Continua a leggere: Riflessi di mondi incantati. Racconti fantastici dal trofeo Rill e dintorni
L’Elio è un gas nobile, incolore e inodore, il suo nome deriva dal greco èlios, che ovviamente significa “sole”; è quel gas che viene usato per gonfiare i palloncini, ma è stato usato anche per la fusione nucleare, la bomba atomica, tanto per capirci.
Ma c’è un isotopo dell’Elio che si chiama Elio3, è molto raro sulla Terra ed è invece piuttosto presente sulla Luna. L’aspetto interessante è che l’Elio3 è un combustibile che può sostituire i derivati dal petrolio. Insomma, è chiaro che potrebbe essere l’elemento in grado di salvare il pianeta che ci ospita. O metterlo definitivamente sotto sopra.
Ed è quanto avviene in Limit, di Frank Schätzing, appena uscito per Nord, che parte da una tale premessa per descrivere ciò che potrebbe verosimilmente accadere in un futuro neanche troppo lontano; per la precisione, nel 2025.

Era da decisamente troppo tempo che non trovavo un libro davvero coinvolgente, di quelli che ti impongono di leggere tutto fino alla fine, di un fiato, più possibile prima di crollare davanti alla stanchezza del sonno, magari la sera prima di dormire, arrivando perfino a sognare di essere parte del libro stesso. Era decisamente da troppo tempo, fino a quando, qualche giorno fa, mi è arrivato tra le mani Eudeamond i Erika Moak, pubblicato dalla Zero|91. Un libro che, leggendo la postfazione, si scopre essere nato sul web, come racconto gratuito affidato ai lettori dall’autrice, appassionata scrittrice “per se stessa”. Fino a quando la fama del libro scaricabile in Word è arrivata oltre i confini della rete, giungendo sulla scrivania di un editore. Per arrivare lì, comunque, ha percorso un altro sorprendente viaggio: dal sito web a Second Life, dove il mondo di Eudeamon creato dalla Moak era stato letteralmente riproposto. E’ proprio attraverso Second Life che il libro è stato affidato ad un editore per la lettura, e da lì ne è poi uscito, in questa sorta di viaggio al contrario dal virtuale al reale.
Ma di cosa parla Eudeamon? Di una città incredibile dove per ovviare il problema delle carceri piene, si pensa di creare una “prigione indossabile”, un completo di lattice in cui vengono rinchiusi i criminali e rilasciati poi nella città. Il completo è dotato di un’intelligenza artificiale, un custodian, che - innestato nel cervello dei Bane (così vengono definiti coloro che entrano nel progetto banishment) - evita loro di commettere altri atti violenti e li punisce in caso di violazione delle norme (avvicinarsi tra loro, avvicinare altre persone, entrare in edifici e così via). La protagonista del romanzo è una giornalista che per onor di cronaca decide di scambiare l’identità con una criminale e di farsi condannare al banishment, al fine di scoprire se è una punizione crudele. Ad alimentare questo suo esperimento è la voglia di riscattarsi dopo una vita di incapacità a provare sentimenti profondi.
Continua a leggere: La fantascienza emozionale: Eudeamon di Erika Moak
Inventare una storia spesso vuol dire inventare un mondo, e da sempre la letteratura ci ha abituato a mondo completamente fittizi, partoriti dalla fervida fantasia di scrittori geniali: dal mondo degli elfi, dei nani, degli hobbit e degli orchi inventato da Tolkien e corredato di una decina di idiomi fantastici, fino all’universo di Dune creato dalla fantasia di Frank Herbert e anch’esso corredato di lingua e costumi originali e unici inventati ex novo dallo scrittore.
L’ultimo esempio grandioso di questo tipo è l’operazione creativa che sta alla base di Avatar, il film più costoso di sempre che ha sbancato i botteghini del mondo intero, un’operazione creativa che ha partorito un mondo finzionale complessissimo, il pianeta Pandora del sistema stellare Alpha Centauri.
Per inoltrarsi in profondità in questo mondo fantastico, esce ora per i tipi Rizzoli James Cameron’s Avatar, rapporto confidenziale sul mondo di Pandora, scritto da Maria Wilhelm e Dirk Mathison, un libro che racchiude tutti i segreti più reconditi del mondo dei Na’vi, dalla lingua, creata da un linguista americano, alla biologia, curata da un’equipe di esperti di xenobiologia.
Un libro da leggere per tutti coloro che hanno amato la Pandora Cameroniana, per capire meglio la fatica e il lavoro che necessita la creazione di un mondo nuovo e diverso, ma perfettamente plausibile.
Maria Wilhelm e Dirk Mathison
James Cameron’s Avatar, rapporto confidenziale sul mondo di Pandora
Rizzoli
euro 19,50
Via | IlGiornale
Arriva oggi nelle edicole E-Doll, il libro vincitore dell’ultimo Premio Urania, di Francesco Verso; un autore che ha le idee chiare sul genere fantascienza, e che si è rimesso subito al lavoro: una rivista (NeXT), una nuova iniziativa editoriale con Kipple, un nuovo romanzo e un sito www.francescoverso.com .
Avevi già sfiorato una volta il premio Urania nel 2004, adesso invece l’hai vinto. Cos’è successo nel frattempo?
Questo è un Premio che ho rincorso per cinque lunghi anni. Anni durante i quali, oltre a maturare in me la consapevolezza che avrei dovuto continuare a credere nella vittoria finale, ho fatto molte altre cose come sposarmi, separarmi, trovare la giusta compagna, Elena, con cui fare una splendida bimba, Sofia, che ora ha già un anno e mezzo. In effetti non sono rimasto con le mani in mano e ho trovato comunque il modo di scrivere E-Doll; e alla fine mi sono affrancato da un lavoro in una multinazione del settore informatico che non faceva più per me. Ho stretto i denti finché ho potuto, scrivevo all’alba prima di andare in ufficio e dopo il tramonto per chiudere il romanzo ma poi, grazie al congedo parentale in seguito alla nascita di Sofia, ho deciso di fare il grande salto nel buio: mi sono iscritto a un Master in editoria e mi sono convito che valeva la pena di credere nella possibilità di realizzare un sogno invece che continuare a sognarlo nei ritagli di tempo.
Da dove nasce l’idea per il libro?
Spesso è la nuda cronaca a ispirare la nascita dei miei personaggi e lo sviluppo della trama. Com’era già avvenuto con “Antidoti umani” con un articolo sul cibo che si adattera’ ai gusti del consumatore, E-Doll è scaturito da una riflessione fatta in seguito all’ennesimo servizio sugli stupri di gruppo, sulla violenza casalinga, sugli abusi perpetrati ai danni delle donne e dei minori. Da li e’ nata l’idea di creare degli esseri artificiali che fungessero da “sfogatoi”, come li chiama un personaggio del romanzo, un termine quanto mai brutto e crudo ma come definire altrimenti l’aggressivita’ che si riversa cosi spesso sui piu’ deboli? E poi mi piaceva il fatto di ribaltare l’idea che ci hanno sempre inculcato nei confronti dei robot, oggetti cioe’ molto utili ma inanimati i quali restano dei pericolosi compagni di vita, entita’ spesso minacciose di cui avere un certo timore. In E-Doll invece avviene l’esatto contrario.
Continua a leggere: Premio Urania: intervista a Francesco Verso

Come sottolinea il logo di Google, per l’occasione tramutato in campo assediato dagli UFO, oggi ricorre l’anniversario della nascita di uno dei più grandi scrittori di fantascienza di sempre, Herbert George Wells, dalla cui penna nacquero storie memorabili come L’uomo invisibile, La macchina del tempo, ma anche testi come La guerra dei mondi la cui lettura radiofonica, nel 1938, ad opera del quasi omonimo Orson Welles, scatenò il putiferio negli States, causando panico e suicidi.
Ma la forza delle opere nate dall’ingegno di questo incredibile scrittore inglese non si misurano semplicemente in aneddoti come questo, la sua forza di narratore, la potenza del suo immaginario si misurano piuttosto nella eco che le sue invenzioni narrative hanno avuto lungo tutto il Novecento, a cominciare da gran parte della letteratura fantascientifica, di cui fu uno dei primi e migliori esponenti, fino alle riproposizioni cinematografiche che sul suo immaginario si fondano.
H.G. Wells è stato sicuramente uno dei più grandi scrittori della modernità e, come ogni grande scrittore, il suo influsso sarà intuibile nei sogni e negli incubi (forse più in questi ultimi) di svariate generazioni che lo conosceranno anche senza averlo letto, e questa è un’altra delle caratteristiche che certificano l’ingresso di un artista nell’eternità.
Foto | Google
Philip K. Dick, per chi non masticasse neanche una briciola di fantascienza, è uno degli autori culto, uno dei simboli della fantascienza americana del novecento, autore di racconti e romanzi memorabili, la cui fama, in Europa purtroppo postuma, è stata rafforzata da una serie di film memorabili del genere, dal più famoso e mitico Blade Runner, di Ridley Scott, fino a Minority Report, di Spielberg, passando per Atto di forza.
La notizia di oggi è che la terza moglie dello scrittore americano ha fatto ripubblicare la sua biografia, in parte rivista e riadatta rispetto alla edizione uscita nei primi anni novanta, ma anche decisamente abbassata di prezzo. Quella che uscì nel 1993, infatti, per i tipi dell’americana Edwin Mellen Press, di mole enorme, costava addirittura 119 dollari e qualche cents.
Ora, finalmente, i fan più accaniti, o meglio, quelli disposti a leggere in inglese, potranno acquistare il monumentale volume, intitolato “Search for Philip K. Dick”, per soli 19 dollari direttamente dal sito della casa editrice, la Reyes Cypress Press. Che gli anglofoni si affrettino…
Avere dei libri in vacanza è essenziale e da sprovveduti metterne solo uno in valigia: ci si ritrova a centellinare quell’unico romanzo e a sperare che non finisca mai. Per fortuna mi è venuto in aiuto il mio compagno di viaggio che invece di libri ne aveva due. Così mi sono imbattuta nella Guida galattica per gli autostoppisti, un delirante e, allo stesso tempo, lucido racconto ambientato lungo le vie inesplorate dell’universo.
Il protagonista è Arthur Dent, trentenne alle prese con l’imminente abbattimento della sua casa. Mentre è intento ad evitare che avvenga il peggio, disteso davanti alle ruspe pronte per la demolizione, Arthur viene avvisato dal suo strampalato amico Ford di un ben più importante disastro: la fine della Terra. Sembrerebbe tutto assurdo, se non fosse che Ford in realtà non è un terrestre, ma proviene dal piccolo pianeta di Betelgeuse ed è in visita sulla Terra per aggiornare la famosa Guida galattica per gli autostoppisti.
Ed è grazie a Ford, autostoppista esperto, che Arthur riuscirà a salvarsi, approdando sull’astronave dei Vogon, burocrati incalliti e pessimi poeti. Da qui gli eventi si susseguono rapidamente: i due rischieranno più volte la vita, incontreranno nuovi e vecchi amici, avranno a che fare con robot depressi e computer gioiosi, fino a trovare il leggendario pianeta di Magrathea.
Continua a leggere: Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams
Vi aveva già annunciato qualche mese fa, più o meno verso fine maggio, l’uscita di una nuova rivista dedicata completamente all’immaginario fantastico e fantascientifico, edita dal coraggioso editore Marco Solfanelli. Ora dopo alcuni mesi di working in progress, il primo numero di IF (di cui in foto vedete la copertina) è pronto per la diffusione, che sarà, per ora, esclusivamente via abbonamento.
Scorrendo l’indice, visibile sul blog della rivista, di questo primo numero dedicato in particolare al tema “Robot e androidi”, sembra che di carne al fuoco ce ne sia a tonnellate, con interventi saggistici sul tema di alto livello: Ci sarà un saggio di Domenico Gallo, uno di Riccardo Gramantieri dedicato alla letteratura cyborg di Burroughs e Acker, uno di Giuseppe Panella sul recentemente scomparso Micheal Crichton, uno di Alessandro Vietti sull’immancabile Isaac Asimov e le sue leggi della robotica, uno di Francesco Galluzzi e uno, a cura del direttore, Carlo Bodroni su Karel Čapek, il mitico inventore del termine Robot.
Un numero estremamente ricco, dunque, imperdibile per tutti gli appassionati di questo genere che, pian piano, sembra riuscire a ritornare, soprattutto nel cinema e nel fumetto, ma sempre di più anche in letteratura, il genere trainante e contagioso che negli anni sessanta e settanta incollava alle sue pagine milioni di appassionati in tutto il mondo.
Via | ComunicatoStampa
Alle sett’albe di Fabio Centamore è una raccolta di racconti ambientati in un non precisato futuro e in luoghi vari che non sono questa terra. Ma non solo. Alle sett’albe si può anche leggere come un unico romanzo che ha diversi punti di vista sulla nostra terra e, soprattutto, sulla nostra dimensione di essere umani. Il titolo può essere ben compreso alla luce dell’ultimo racconto che così inizia:
– Mi aiuti Dottore, sono l’uomo più disperato del mondo.
Raniero Frediani, medico condotto da ormai sedici anni, si trasformò in una statua di sale per lo stupore. Era ormai sua consolidata abitudine alzarsi prestissimo, “alle sett’albe” dicevano i suoi vecchi zii. Gli piaceva proprio venire ad aprire lo studio di prima mattina
Quindi, se si vuole, una traduzione pratica del detto popolare Il mattino ha l’oro in bocca. Ma, scavando più a fondo, l’ultimo racconto può essere anche una chiave di lettura per tutti gli altri sette racconti che, in un certo qual senso, raccontano di sette albe, di sette inizi, di sette situazioni diverse per guardare gli altri e se stessi da punti di vista sempre nuovi e diversi, perché, come leggiamo in quarta di copertina “tutto cambia, tutto si trasforma e nulla rimane uguale a se stesso. Troppe forme di vita, troppe incognite. Come non impazzire davanti ad una simile vastità”.
Continua a leggere: Alle sett'albe di Fabio Centamore: racconti da un imprecisato futuro