Come si può resistere a una recensione che mi spiega che, se sono stata fan di Io e Marley, questo libro mi piacerà? E’ per questo che moltissimi di noi, credo, hanno deciso di leggere L’arte di correre sotto la pioggia, di Garth Stein. Stessa simpatica faccia di cane in copertina, e poi la novità del punto di vista della narrazione: è il cane, Enzo, a raccontare la storia.
Il libro è molto bello, in effetti (anche se per me Io e Marley rimane davvero insuperabile), perchè racconta la storia difficile del padrone di Enzo, Denny, che, oltre a mantenere un’autofficina, si esercita a pilotare auto da corsa (non a caso Enzo è stato chiamato così in onore di Enzo Ferrari). Enzo impara la vita guardando con Denny le gare automobilistiche in tv e ascoltando i suoi commenti, che gli fanno capire come certe ‘regole’ dell’esistenza si possa impararle direttamente su un circuito di Formula Uno.
Il nostro protagonista è naturalmente un po’ geloso quando in casa arriva una ‘lei’ con cui il padrone non fa che ’sfregarsi’, in un intreccio incomprensibile di mani e piedi. Lei si chiama Eve, e Denny dopo averla conosciuta non vuole neanche addormentarsi, per paura che possa sparire così come è apparsa.
Continua a leggere: L'arte di correre sotto la pioggia, di Garth Stein
La protagonista di La collezionista di storie, Nidali (che significa ‘lotta, battaglia’) vi piacerà. Vi piacerà sua madre, bellissima donna egiziana in perenne lite con suo padre (palestinese), a cui non risparmia quotidiane parolacce e insulti (a parole, purtroppo, perchè lui ha la mano pesante) spuntandola, molte volte.
Il primo litigio furioso della coppia – che da Boston si trasferisce in Kuwait - sarà quando il padre metterà il suo nome a Nidali: lei avrebbe voluto che fosse più un nome che significasse ‘gioia’, piuttosto che evocare guerra.
La madre che intraprenderà una bella battaglia per avere un pianoforte e passare la giornata a suonarlo. Addio pasti preparati come ogni buona donna araba dovrebbe fare: in casa sua si camperà di tramezzini.
Continua a leggere: La collezionista di storie, di Randa Jarrar
La pubblicazione del libro di Parinoush Saniee segue un percorso emblematico delle contraddizioni dell’Iran moderno. Inizialmente ne è stata vietata la diffusione, ma in seguito, grazie all’autorizzazione ad essere pubblicato, è riuscito a scalare la vetta dei romanzi più letti in quel Paese. Lì ha raggiunto in breve le venti edizioni.
Si tratta della storia della giovane e ingenua Masuum, che a quindici anni si ‘permette’ di innamorarsi di un bel farmacista. E’ la prima della classe, la ‘cocca’ di suo padre, ma all’improvviso perde la fiducia della sua famiglia. Si è ‘compromessa’ solo per aver scambiato col ragazzo dei bigliettini. E deve sposarsi, al più presto.
Masuum è bella ma soprattutto intelligente: eppure basta una schermaglia amorosa per troncare il suo avvenire di studi. Sarà data in sposa a un misterioso pretendente che accetterà di farsi vedere solo il giorno delle nozze. Lei, caduta in depressione, è magra, triste e pensa di continuo al suo Saeed, che è sparito dopo che la sua famiglia ha scoperto tutto.
Continua a leggere: Quello che mi spetta, di Parinoush Saniee
Due premesse: adoro i reportage in forma di romanzo dai paesi in via di sviluppo e dal medio oriente. Secondo: in libreria c’è una vera e propria inflazione di romanzi di donne segregate in Iran, di famiglie che lottano per ricongiungersi in Pakistan o di storie d’amore in India, ed è sempre più difficile andare sul sicuro, acquistando un titolo, perchè finiscono per assomigliarsi un po’ tutti.
Allora, parafrasando Giovanni Paolo II, io invece sono convinta che oggi abbiamo sempre più bisogno di testimoni, per aver voglia di ascoltare una buona storia (di fede, di passione, di ingiustizia sociale…).
Io quindi vi consiglio questa discriminante: scegliete storie di chi racconta vita vissuta sul campo in paesi lontani e oppressi. C’è veramente un bellissimo filone di libri disponibili, in questo senso, che si leggono con altrettanta passione di un romanzo.
Continua a leggere: Libri da leggere assolutamente: il libraio di Kabul, di Asne Seierstad
“Ho cercato di far star bene le persone e di farle ridere, se potevo”, scrive il pugile Muhammad Ali in un suo discorso, mentre secondo il trentanovesimo presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, non bisogna mai “rinchiudersi nella ristretta cerchia di persone come noi, che parlano lo stesso linguaggio, si assomigliano l’un l’altro, dicono le stesse cose”.
Sono solo due esempi dei discorsi contenuti nel volume Lettere dai leader, consigli per l’eccellenza dai personaggi più influenti del mondo (Etas libri) che raccoglie più di sessanta testi.
I contributi sono organizzati secondo un ‘filo rosso’ di concetti, dal valore dell’ottimismo per vincere le sfide alla passione per il lavoro, fino all’importanza dei proverbi o all’ispirazione che possiamo trarre dai grandi personaggi della storia, passando per il modo migliore per lavorare in team.
Continua a leggere: Lettere dai leader, dal Dalai Lama a Gorbaciov
“Karsten Schwiers rimase per interi minuti davanti al bambino aspettando che il suo navigato cervello da poliziotto si mettesse in moto, ma c’era solo un insopportabile vuoto. Ho subito uno shock, pensò, io vecchio strambo ho un fottutissimo shock e non capisco più il mondo perchè non capisco questo assassino”.
E’ una giornata speciale a casa di Benjamin. La mamma Marianne ha deciso di cucinare il pranzo per lui e suo padre, tornato ubriaco dal lavoro la sera prima ma abbastanza tranquillo, al risveglio.
Lei, in sedia a rotelle a causa della sclerosi, è riuscita ad alzarsi per un attimo in piedi da sola e si sente piena di forze, nella luce del mattino. Ma quel giorno Ben non tornerà a casa, per il pranzo.
Continua a leggere: Anteprima Booksblog: La carezza dell'uomo nero, di Sabine Thiesler
Per me personalmente è proprio una gioia segnalare ‘Il giardino dorato’ di Harry Bernstein. L’autore, ultranovantenne, che ha confessato di essersi messo a scrivere dopo la morte della moglie per colmare il vuoto lasciato dall’assenza di lei, mi aveva già colpito al cuore con lo splendido ‘Il muro invisibile’.
In quel caso si trattava di una storia raccontata con gli occhi di un bimbo di sei anni, capace di dare anima e vita a personaggi indimenticabili: la madre piena di pietas religiosa, curva sotto il peso dei problemi di una famiglia numerosa, il padre intrattabile.
E poi la sorella più grande alle prese con un innamoramento per la vita. E il muro invisibile, che divide gli ebrei dagli altri abitanti della strada nell’Irlanda del primo Novecento. In questo caso invece troviamo la vera e propria storia d’amore, quella di Harry e Ruby, innamorati al primo sguardo durante un ballo alla Webster Hall di New York. Una vita normale, apparentemente in sordina, eppure felice e lunga.
Una lampada su sfondo blu è, come potete vedere, l’immagine che campeggia sulla copertina di questo saggio e che ben introduce all’atmosfera e al tono del contenuto. Mentre si legge il libro di Silvia Vegetti Finzi sembra di entrare in un ambiente ovattato, di luci soffuse e voci pacate, in cui si parla e si viene ascoltati, senza giudizi sommari, né comoda indulgenza.
Le voci sono quelle di tanti e si mescolano fino a diventare quasi un solo suono che si interroga e analizza nel tentativo di capire le varie fasi del ciclo della vita. La stanza del dialogo consiste in una raccolta degli interventi della psicologa sul settimanale ticinese Azione e affronta, attraverso le lettere di persone diverse, i temi che stanno a cuore a tutti: l’infanzia, l’adolescenza, la coppia, la famiglia, la vecchiaia.
Viviamo in quella che è stata definita la “società degli individui”, una comunità dove non si è mai isolati ma sempre soli. Cresciamo in mezzo agli altri a casa, all’asilo, a scuola, nei luoghi di lavoro; ci affolliamo nei supermercati, sui mezzi di trasporto, negli stadi, nei cinema e nei concerti. Veniamo ricoverati in clinica quando siamo ammalati e in casa di riposo quando siamo vecchi. Dalla mattina alla sera ci accompagnano le voci e le figure dei mass media: radio, stampa, televisione. Eppure abbiamo l’impressione che nessuno ci ascolti, ci sentiamo parte di una folla anonima dove ciascuno procede per la sua strada senza guardare chi gli sta vicino, senza chiedersi da dove venga e dove vada.
La stanza del dialogo
Riflessioni sul ciclo della vita
Silvia Vegetti Finzi
Edizioni Casagrande, 2009
€ 14,50
Quali film tratti da libri ci attendono nelle sale cinematografiche nei prossimi mesi? Abbiamo già anticipato l’uscita di ‘La strada’, tratto dall’omonimo romanzo del premio Pulitzer Cormac McCarthy, e ‘Amabili resti’, del best seller di Alice Sebold. Ma non finisce qui.
Attualmente nelle sale il film d’animazione tratto da ‘Canto di Natale’ di Dickens, con Jim Carrey in versione Scrooge, mentre dovremo aspettare la prossima primavera (marzo 2010) per goderci ‘Alice nel paese delle meraviglie’ di Tim Burton.
Sempre a marzo, esce il lungometraggio basato su ‘Come allevare un drago’ di Cressida Cowell, ambientanto fra i vichinghi. Mi incuriosisce invece “Precious”, la trasposizione cinematografica di ‘Push’ di Sapphire, storia durissima del riscatto di una ragazza nera emarginata e abusata anche fisicamente nella sua stessa famiglia, che riesce a trovare una via d’uscita quando inizia a frequentare una scuola.
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‘I cani e i lupi’ di Irene Nemirovsky è un libro dalla storia molto complessa, un intreccio perfetto dai forti significati simbolici, che ruota intorno alla definizione della identità degli ebrei. Ambientato all’inizio del secolo scorso a Kiev e Parigi, lo fa mettendo in scena un amore ‘impossibile’: quello di Ada Sinner, una povera ragazzina dei quartieri ‘bassi’ diremmo noi, per suo cugino Harry, che ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nell’agio. I due si incontreranno da piccoli quando Ada andrà, insieme al cugino ben Ben, a rifugiarsi a casa di Harry durante un progrom.
Ma la famiglia di Harry (i cani) non accoglierà quella di Ada (i lupi) che rappresenta la miseria in cui si ha sempre paura di ricadere, nonostante le ricchezze accumulate. Ada, che da adolescente sarà una pittrice sempre persa in un mondo ‘altro’, non dimenticherà però Harry, nonostante lui si rifiuterà di ballare con lei durante un ricevimento, e scoprirà, trasferitasi a Parigi, di abitare non lontano da casa sua.
Ma mentre Harry sposerà la bella Laurence, Ada si rassegnerà a sposare lo scontroso Ben, uomo di fatica che l’ha sempre amata, di un amore particolare. Quella affezione mista a tenerezza e protezione che lo fa sentire tranquillo nel suo letto, la notte, sapendo che la cugina è là accanto, al sicuro. La giovane però riuscirà in qualche modo a riavvicinarsi ad Harry, che a sua volta scoprirà, in modo traumatico e imprevedibile, di aver bisogno di lei e di amarla come di un pezzo della propria identità perduto incolpevolmente, durante gli anni.