Ho guardato questa nuova uscita di Baricco - la seconda in poche ore - perché un amico scrittore, uno bravo che molto difficilmente parla inutilmente, lo ha pubblicato qualche ora fa sul proprio profilo facebook includendo in calce un messaggio simile a un appello: la richiesta di unire le forze per cercare di capire il messaggio baricchiano, che al primo ascolto scivola via che è una meraviglia, ma che lascia in bocca una strana sensazione.
Incuriosito dalla richiesta del mio amico ho seguito le sue istruzioni: il monologo comincia a 11:28, forse leggermente prima, e vale la pena di starlo a sentire, non tanto perché dica cosa pazzescamente intelligenti, né utili, ma più semplicemente perché è un discorso bellissimo, talmente bello da lasciarvi storditi e vogliosi di esplorarne le profondità. E qui viene il bello.
La seconda e la terza volta che lo si osserva lo si fa, ovviamente, con più distacco emotivo, meno sospensione dell’incredulità. Alle volte ci si concede anche il lusso di tornare indietro, per rivedersi qualche passaggio. Io almeno ho fatto così. E entrambe le volte mi è sembrato di assistere al funzionamento di un gigantesco marchingegno luccicante fabbricato ad arte, perfettamente lubrificato e preciso al millesimo.
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Abbiamo veramente poche (direi quasi nessuna) novità da comunicarvi per la classifica dei libri di questa settimana: nessuna new entry, la fine dell’ascesa di Un regalo da Tiffany dopo un’estate di successo, la resistenza della Diffenbaugh.
Insomma, a contendersi i posti più alti della classifica dei libri più venduti della settimana forniti da Nielsen-Bookscan sono i soliti noti: la stagione di letturi autunnali sembra avviata, e poco mobile, per ora. Infatti, al primo posto resiste anche questa settimana prevedibilmente l’Aleph di Coelho (Bompiani) insidiato dall’ottimo De Luca con il suo I pesci non chiudono gli occhi (Feltrinelli).
Come preannunciavo dal titolo, la piccola sorpresa di questa settimana è che ci piacciono più i teologi delle storie romantiche leggere, visto che a spodestare Un regalo da Tiffany di Melissa Hill (Newton Compton) che la scorsa settimana era ancora sul podio, è Vito Mancuso e il suo Io e Dio. Una guida dei perplessi (Garzanti), complice anche il suo intervento alla trasmissione di Fabio Fazio.
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James Ellroy, questa sera, sarà ospite di Che tempo che fa, in onda su RaiTre a partire dalle 20.10. Si parlerà dell’ultimo libro dell’autore americano, Il sangue è randagio e della sua vita, altamente drammatica e movimentata, a partire dal brutale assassinio della madre, passando per il periodo di vagabondaggi, sregolatezze, arresti e rischi per la vita (tutti raccontati nell’autobiografia I miei luoghi oscuri), fino ad arrivare al momento in cui decise di cominciare a scrivere, diventando uno dei più grandi autori crime e noir contemporanei.
Di Ellroy, i cui romanzi sono stati spesso adattati a film, ricordiamo, tra le altre cose, The L.A. Quartet (Quadrilogia di Los Angeles), composta da Dalia nera, Il grande nulla, L.A. Confidential e White Jazz, la Loyd Hopkins Trilogy (Le strade dell’innocenza, Perchè la notte, La collina dei suicidi) e la Underworld USA Trilogy che, dopo American Tabloid e Sei pezzi da mille, si conclude proprio con Il sangue è randagio, romanzo particolarmente amato dall’autore e ambienato nell’America dei tormentati anni successivi all’uccisione di Martin Luther King e Robert Kennedy e che includono il periodo in cui ebbero luogo la guerra del Vietnam, la presidenza Nixon e la morte di J. Edgar Hoover (storico direttore dell’FBI, in carica per quasi 50 anni).
Il libro è in arrivo, in Italia, a partire dal 2 febbraio. Per chi vuole entrare in contatto, sin da ora, con le sue atmosfere, Mondadori mette online il primo capitolo, con l’abituale sistema dello “sfoglialibro”, QUI.
Continua a leggere: James Ellroy, con Il sangue è randagio, a Che tempo che fa di Fabio Fazio
Dan Brown a Che tempo che fa. Il tour promozionale per Il Simbolo Perduto (qui tutti gli articoli relativi) porterà l’autore americano dritto dritto a “casa” di Fabio Fazio.
L’imperdibile intervista (per chi ama Dan Brown e/o Fabio Fazio, ovviamente) avrà luogo alle 20.10, su Raitre, il 6 dicembre prossimo, domenica. Giorno in cui si cercherà di capire, in modo sicuramente “originale”, la portata di questo autore-fenomeno. Autore che, solo in Italia e solo per Il simbolo perduto, è riuscito a vendere, in poco più di un mese, già 800.000 copie!
Per chi non avesse ancora letto il libro e ne fosse incuriosito, la casa editrice mette a disposizione il primo capitolo online, QUI.
Dan Brown, Il simbolo perduto, Mondadori, € 24,00
Fonte | Mondadori blog, via Twitter e Facebook
Volendo parafrasare lo stesso Alessandro Baricco di Carlo Magno, l’imbecille (in Barnum. Cronache del grande show, Feltrinelli, 1995, pag. 69), potrei dire: “A parte che l’uscita di un nuovo testo di Alessandro Baricco è degna di nota; a parte che il titolo del libro è di sicuro effetto; a parte che il salotto buono di Fabio Fazio è una garanzia; a parte tutto questo e altre amenità” la presentazione di Emmaus durante la puntata di Che tempo che fa di sabato 7 novembre mi è apparsa scialba, se non addirittura demotivante.
Mi chiedo sempre perché Fabio Fazio, la cui intelligenza è fuori discussione, debba continuamente sperticarsi in lodi che finiscono per soffocare l’autore di turno. Nella puntata in questione ci si è limitati a parlare di temi gradevolmente secondari del libro (infilandoci anche Marrazzo e trans del momento) ma tutto questo incenso ha impedito a Baricco di affrontare il tema che avrebbe dovuto rendere appetibile la sua ultima fatica: l’incapacità dell’uomo di riconoscere. A questo è stato dato un rilievo minimo, anche se il titolo richiama direttamente uno dei passi evangelici più belli in cui si affronta proprio il tema dello smarrimento. Si è parlato sì dell’incoscienza che l’uomo ha del tempo, ma non dell’incapacità che l’uomo ha di riconoscere se stesso, le proprie ideologie, e le proprie aspirazioni.
È pur vero che le presentazioni dei libri in genere sono faziose poiché si parla sempre bene del testo in questione, ma è altrettanto vero che l’esaltazione molto spesso annulla il risultato. La giusta idea di non scrivere nulla nei risvolti di copertina per invitare il lettore a penetrare personalmente nel libro, si è forse scontrata con una logica di (troppe) parole e (molte) lodi che potrebbero portare alla noia, più che stimolare la curiosità.
Foto | Anz60 – Emmaus, Monastero di Santo Domingo de Silos, Burgos (Spagna)
È uscito il 7 maggio per Guanda, “Una vita all’improvvisa“, autobiografia di Franca Rame incoraggiata da Dario Fo. La coppia l’ha divinamente presentata da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su Rai 3 sabato scorso, dando vita a uno show divertente e scanzonato, da rivedere enne volte sul sito della Rame per intero. Un’autobiografia nata un giorno, per caso, come ha raccontato il Nobel per la letteratura nel 1997, Dario Fo: “Cercavo delle cose che ogni tanto perdo e ogni tanto mi rubano gli amici, a casa. Quando finalmente, in un cassetto, ho trovato degli appunti: erano pagine di un discorso omogeneo che mi hanno fatto ridere come un pazzo”.
Inizia così la storia di una coppia, ma anche il racconto della storia dell’arte del teatro, che non passa per un refuso (come verrebbe da pensare) del titolo. Infatti quando diciamo all’improvviso sbagliamo: è scorretto rispetto all’origine del vocabolo, che “vuol dire andare oltre al canovaccio che serve come indicazione. Naturalmente è una disciplina straordinaria; per arrivare a recitare all’improvvisa si adoperano modi, sviluppi e giochi che hai nella memoria”, ha sottolineato Fo.
Il risultato è un racconto che parte da Franca bambina, della sua famiglia di marionettisti, della corriera detta “Balorda” con cui si spostavano di piazza in piazza, di quando Franca maggiorenne decise di fare l’infermiera e incontrò il professor Semenza, dell’amore con Dario, della loro vita, del successo di pubblico e della vicenda in Rai, dell’impegno sociale e politico, con spettacoli di denuncia, delle censure, dello stupro subito fino all’impegno come senatrice. A incorniciare il lavoro, i disegni di Dario che accompagnano per immagini questa storia, pensata come fosse una piece teatrale. Dove emerge il piacere di assaporare quanto accade nella vita, a volte straordinaria, di due miti come sono i coniugi Rame e Fo: gran signori!
Una vita all’improvvisa
Franca Rame - Dario Fo
Guanda
Pagg. 320
€ 17,50