Esperimento poetico numero 360. Mettere insieme in un “attimo di contingenza storica” due poeti, possibilmente diversi per cultura e formazione, ma mi raccomando che si tratti di “materia di prima qualità”, di quelli fatti di una stoffa simile a quella dei sogni - tanto per capirci - altrimenti non funziona a dovere. Lasciarli decantare senza fretta, qualche minuto generalmente è sufficiente, ma potrebbero rivelarsi necessari persino degli anni - non si può pretendere di prevedere esattamente l’evoluzione dei pensieri in fondo - poi ascoltare e annotare con dovizia di particolari l’accaduto, sapendo in anticipo, che in questo specifico caso, la “pedissequa ripetizione dell’esperienza”, si rivela certamente impossibile.
I nostri “ingredienti principali si chiamano Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini. Il secondo legge uno dei “Canti pisani” scritto dal primo. Ma anche il nome dello “scienziato” che li ha messi insieme nel film montaggio del 1999 di “In cerca della poesia”, “un certo Giuseppe Bertolucci“, dovrebbe dirci qualcosa. Insomma con tali premesse non poteva venirne fuori niente di meno che una versione inaspettata del Canto 81.
[…]Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.
Video da Rai.tv/cultura
Tra oggi e dopodomani ricorrono la nascita e la morte di Ezra Pound, il che vuol dire che sto per mettermi in un bel ginepraio. Ma mi ci infilo volentieri. Come Louis Ferdinand Céline, Knut Hamsun e altri, Ezra Pound, «il miglior fabbro» per Thomas Stearns Eliot, sconta postmortem una detenzione ideologica forse ancor più dura della detenzione fisica che subì in vita, una detenzione che ancora oggi impedisce di indagare criticamente il suo pensiero.
Pound paga infatti ancora molto care le sue posizioni in difesa del fascismo italiano, nonché la recente appropriazione - indebita - del neofascismo sociale italiano, di CasaPound per intenderci. E’ sempre la stessa storia: quando uno scrittore viene utilizzato come una bandiera che deve soffiare da una parte o dall’altra si finisce sempre col vederlo storpiato e adeguato a questa o a quella ideologia assistendo, va da sé, al sempre brutto spettacolo dell’idiozia.
La dimensione del pensiero politico, economico e morale di Ezra Pound è altamente complessa ed è proprio questa complessità a fare sì che ogni tentativo di semplificazione intellettuale la disinneschi e la uccida. Con queste poche e certamente inadeguate righe mi piacerebbe riavvicinare Pound ai suoi lettori elettivi, vale a dire tutti noi figli della modernità. E per farlo bisogna per forza cercare di liberarlo dalle catene ideologiche di chi non ha alcun interesse a rileggere criticamente la sua opera, ma che ne ha bisogno semplicemente come icona, idolo lontano da mitizzare.
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