
Qualcuno, in soffitta, potrebbe custodire senza saperlo un manoscritto inedito del grande Ernest Hemingway. Pare, infatti, che nel 1922 lo scrittore si trovasse in Svizzera per lavoro e lì avesse ricevuto una proposta di pubblicazione. Poiché però i suoi scritti si trovavano a Parigi, la moglie pensò di fare cosa gradita e, dopo avere infilato tutti i fogli in una valigia, si avviò alla stazione. Lì sistemò il bagaglio sul treno e lo lasciò incustodito per un po’.
Quando fece ritorno la valigia era scomparsa e, con essa, la prima fatica letteraria di uno dei più grandi autori della storia della letteratura mondiale. Cosa sarà successo quando la poveretta sarà stata costretta a raccontare la sventura al marito? Comunque andò, i due alla fine fecero pace e la donna rimase incinta dopo un mese; ma cosa ne sarà stato della preziosa valigia?
Negli anni successivi Hemingway provò a ricostruire in altri lavori la trama di quel libro perduto e scrisse anche di una moglie che fa scomparire tutto il lavoro letterario del marito aspirante scrittore. Il mistero, comunque, resta e chissà se quei fogli sono ancora da qualche parte o il ladro della valigia, deluso per non avere trovato nulla di valore, li ha gettati via, nella Senna, magari, o tra la comune spazzatura. E voi cosa fareste se qualcuno perdesse i vostri scritti? Se malauguratamente la persona a voi più cara spingesse per errore il tasto “cancella” facendo sparire un file contenente il vostro capolavoro letterario?
Via | Che tempo che fa
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Anche quest’anno, con l’annuncio dei sei vincitori del premio selezione Bancarella che andranno poi a contendersi la 58ma edizione del premio Bancarella, il 18 luglio a Pontremoli, si è aperta ufficialmente la stagione dei premi letterari italiani che, come tutti gli anni, promette di regalare polemiche e sorprese.
La sestina dei selezionati è composta da Il giudice meschino di Mimmo Gangemi (Einaudi), Olive Kitteridge di Elizabeth Strout (Fazi), S.O.S. Amore di Federica Bosco (Newton Compton), La scatola dei calzini perduti di Vauro Senesi (Piemme), L’assassino qualcosa lascia di Rosa Mogliasso (Salani) e Confessione di Bill James (Sellerio).
Saranno dunque loro a giocarsi l’ambito premio, già assegnato negli anni ad autori del calibro di Ernest Hemingway, Boris Pasternak e Isaac Singer, e che l’anno scorso aveva visto primeggiare l’italiano Donato Carrisi, che si era aggiudicato il premio grazie al thriller di successo Il suggeritore, edito da Longanesi.
Via | Adnkronos
Destinata a raccogliere la stessa popolarità di romanzi leggendari come “Via col vento” di Margaret Mitchell, “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway e “Amatissima” di Toni Morrison, “Olive Kitteridge” è il patchwork di racconti scritti dalla scrittrice americana Elizabeth Strout, arrivata in Italia per presentare il suo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2009. Fazi editore ne ha già vendute 40mila copie, arrivando a ristamparla 5 volte in 2 mesi. Noi di Booksblog, l’abbiamo intervistata per saperne di più.
Cos’ha il romanzo “Olive Kitteridge” che piace tanto alla gente?
Penso dipenda dal fatto che rappresenta e descrive sentimenti universali, con i quali la gente si confronta normalmente nella propria vita. Racconto quello che molte persone non hanno a volte il coraggio di esprimere, navigo nella profondità delle emozioni.
Come è nato?
La prima immagine che ne ho avuto è stata quella di lei al tavolo del picnic durante il matrimonio del figlio Christian, mentre desiderava che finalmente tutti gli invitati se ne andassero. Non è sempre in primo piano nei racconti che conpongono il romanzo perchè è un personaggio cosi forte e duro che ho voluto dare delle pause al lettore. Inoltre nella vita i punti di vista sul mondo sono sempre molteplici.
Olive è servito a Elisabeth per comprendere meglio se stessa e la sua vita?
Si dovendo entrare in profondità nel personaggio ho dovuto conoscere meglio me, utilizzare le mie esperienze per immaginare le sue.
Continua a leggere: Intervista a Elizabeth Strout, premio Pulitzer 2009

Ieri è morta la scrittrice Fernanda Pivano. Era nata a Genova nel 1917. Molte cose ci sarebbero da dire su di lei, ci limitiamo ad alcune: è cresciuta con Cesare Pavese ed è stata amica di Hemingway, ha tradotto per prima si è occupata di Moby Dick, ha scritto la prefazione a On the Road di Kerouac, alla sua prima uscita italiana, ha portato in Italia l’Antologia di Spoon River, ha definito Fabrizio De André il più grande poeta italiano del Novecento.
Dal suo ultimo articolo sul Corriere della Sera ecco un passo:
Non ho mai voluto accettare le malattie dell’età e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono. Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme.

La notizia è sensazionale: il nome di Ernest Hemingway, premio Nobel per la letteratura nel 1954, compare in una lista di agenti statunitensi del KGB, lo spietato servizio segreto dell’ex Unione Sovietica.
Lo rivela Spies: The Rise and Fall of KGB in America, una pubblicazione dell’Università di Yale curata da John Earl Haynes, Harvey Klehr e Alexander Vassiliev sulla base dei documenti raccolti negli anni 90 da quest’ultimo, ex ufficiale del KGB, dagli archivi risalenti all’era di Stalin.
Il più rappresentativo scrittore statunitense, ribattezzato Argo dal KGB, è definito nei documenti russi una «spia dilettante», reclutata nel 1941 poco prima di un viaggio in Cina. Durante i suoi incontri con agenti sovietici a L’Avana e Londra negli anni 40, Argo avrebbe «ripetutamente espresso il desiderio e la volontà di aiutare» l’URSS.
Fonte | The Guardian
Uno scritto di Sandro Veronesi sulla persona e l’opera di Alberto Moravia appare sull’ultimo numero della rivista letteraria ‘Il Portolano’, edita dal toscano Polistampa, protagonista se ricorderete di un caso editoriale dello scorso anno, quel memoriale di Roberto Nencini ‘Morirò in piedi’ che ci fece vivere la compagnia di Oriana Fallaci negli ultimi giorni della sua vita.
Fondata nel 1995 da Francesco Gurrieri, Piergiovanni Permoli e Arnaldo Pini, il trimestrale pubblica articoli di scrittori e critici letterari dedicati a scrittori italiani e internazionali. Sulle sue pagine, potremmo trovare andando a sfogliare l’archivio interventi di Mario Luzi, Andrea Camilleri, Claudio Magris, Rossana Rossanda, e appunto Sandro Veronesi.
Da non perdere (o richiedere arretrati) i numeri monografici, che in passato sono stati dedicati a grandi autori come Alessandro Parronchi, Ernest Hemingway, Carlo Betocchi, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Ezra Pound, Ottone Rosai, Jean Paul Sartre e Mario Luzi.
Il Portolano
Polistampa ed.
8 euro
via | Polistampa

L’anno nuovo non poteva cominciare in modo migliore per gli appassionati di letteratura e per tutti coloro che hanno amato la scrittura di Ernest Hemngway. Per ogni studioso o letterato, il ritrovamento di un inedito, di un manoscritto è una vera e propria manna dal cielo. Materiale che aggiunge prospettive, spunti per nuovi percorsi di studio.
Dal 5 gennaio, infatti, oltre tremila documenti dell’autore de “Il vecchio e il mare” saranno messi a disposizione di ricercatori e studiosi, in formato digitale. La notizia arriva tramite Ada Rosa Alfonso, direttrice della “Casa Museo Ernest Hemingway” dell’Avana.
Tra i documenti, disponibili grazie ad un lungo lavoro di restauro e digitalizzazione, lettere telegrammi, biglietti oltre che un abbozzo per un finale diverso del romanzo “Per chi suona la campana” ed una stesura cinematografica de “Il vecchio e il mare”. Perchè un classico ha sempre qualcosa da dire.
Fote | IlGiornale
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Continua a leggere: Hemingway "ritrovato": tremila inediti da leggere

Oggi presentiamo l’inizio e la fine di Addio alle armi di Ernest Hemingway, nella traduzione di Fernanda Pivano.
Incipit:
Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca, se non per le foglie.
Desinit:
- Non può entrare, adesso - disse un’infermiera.
- Sì, posso - dissi.
- Non può ancora entrare.
- Vada via - dissi. - Anche quell’altra.
Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiuso la porta e spento la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un po’ me ne andai e uscii dall’ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.
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