
Non è un triller in salsa sudamericana, né un romanzo storico sulla fuga dei nazisti (e sulla loro più che presunta sopravvivenza mascherata) e nemmeno il racconto, sicuramente stranamente eroico, di una rimpatriata tra quattro amici a distanza di vent’anni. E’ un po’ di tutte queste cose messe insieme e in realtà forse nessuna di loro distintamente. Ma, andiamo con ordine, cosa peraltro non facile nel marasma caotico di vicende intrecciate e di voci da coro.
Scrivere un romanzo è fondamentalmente mancanza di pudore. Anche pettinarsi è mancanza di pudore, soprattutto se si fa con l’intento di mascherare la cicatrice che corre all’attaccatura dei capelli. Ma pettinarsi è una mancanza meno grave, mentre scrivere è grave. Significa mascherare la realtà, nascondere la paure, reinventare le cose che si sono dette e, soprattutto, le persone che le hanno dette.
Afferma lo spagnolo Paco Ignacio Taibo II e niente meglio che il suo “Ritornano le ombre” può dargli ragione. E’ davvero un libro ambientato in sud America, in Messico più precisamente, senza tralasciare puntate nelle piscine dell’Avana per ritrovare un Ernest Hemingway perso nei fumi delle sue “mistiche peregrinazioni alcolico-letterarie”, negli anni ‘40, o almeno così sembra. Ma è anche l’occasione del ritrovo di quattro individui che in quanto a stranezza non hanno niente da invidiarsi vicendevolmente.
Continua a leggere: "Ritornano le ombre" di Paco Ignacio Taibo II
Scrivere la biografia di un autore come Ernest Hemingway può essere un’impresa ardua. Su di lui è stato scritto tanto e provare a raccontarlo in maniera nuova non è facile. Linda Wagner-Martin, docente di inglese e di letteratura comparata presso l’Università della Carolina del Nord, dribbla tutti gli ostacoli e ci presenta una biografia di Hemingway veramente interessante.
Ernest Hemingway. Una vita da romanzo, recentemente pubblicata in Italia da Castelvecchi presenta lo scrittore attraverso lo scrittore. Spesso si paragonano i personaggi maschili di Hemingway all’autore stesso.
La Wagner-Martin nota tutta l’ironia di questa situazione dal momento che Hemingway aveva una camaleontica capacità di adattarsi e ridurlo semplicemente ai suoi protagonisti maschili è un po’ privarlo della sua completezza. Ma, al contempo, Hemingway scrittore è la chiave migliore per capirlo perché, come leggiamo nel libro, “la grandezza dell’Hemingway scrittore rimane la sua più autentica biografia” e “forse una delle creazioni più riuscite di Ernest Hemingway fu proprio Ernest Hemingway, inteso tanto come persona vivente che come personaggio di finzione”.
Continua a leggere: Ernest Hemingway. Una vita da romanzo, di Linda Wagner-Martin

Lo scrivere porta con sé delle manie, come per ogni attività legato al “caso” (e per la scrittura rientrano nel campo della casualità vari fattori come l’ispirazione, il definire meglio quel personaggio che proprio sfugge, il sostegno dell’editore, la fortuna del libro una volta pubblicato). Molti scrittori hanno sviluppato diverse manie che mettono in pratica quando scrivono: alcune sono vere e proprie liturgie apotropaiche, altre sono soluzioni ad hoc per superare questo o quel problema, altre ancora sono abitudini che si sono prese e non si vogliono lasciare.
Ecco alcune manie degli scrittori e delle scrittrici viventi:

Non è poi così sorprendente notare che tra gli scrittori molti sono suicidi, come diversi sono impazziti in un modo o nell’altro. Gli scrittori (e le scrittrici, ovviamente) tendono ad essere persone particolarmente sensibili, volubili, vulnerabili e iperestetici. Questo è dovuto a diverse motivazioni ma, principalmente, è dovuto al fatto che scrittrici e scrittori si nutrono della propria sensibilità per creare storie che commuovono. Spesso, poi, gli scrittori hanno bisogno di una pacca sulla spalla per andare avanti e una critica – anche piccola – può avere effetti devastanti. Si aggiunga, poi, che il suicidio ha sempre quell’aria decadente che è sempre molto apprezzata in ambito letterario e il quadro è completo.
Così il salto di Virginia Woolf nel fiume Ouse con le tasche piene di sassi quel 28 marzo 1941 assume un’altra dimensione. Antonin Artaud ingerì chloral per porre fine alla sua vita; Cesare Pavese prese più di dieci bustine di sonnifero nell’Hotel Roma a Torino; Hemingway si sparò alle tempie; Stefan Zweig si uccise in Brasile insieme alla sua segretaria Carlota Altman, con la quale si era sposato ed era scappato dalla persecuzione nazista; nel 1970 Alejandra Pizarnik si suicitò con barbiturici e nello stesso anno Paul Celan si gettò nella Senna; Vladimir Majakovskij si sparò.
Nel 1911 Emilio Salgari, povero, con problemi familiari e con gli editori sempre alle calcagna si uccise con un coltello da cucina, quasi come un harakiri gastronomico. Stessa aria gastronomica possiamo trovare nel suicidio di Sylvia Plath che, dopo aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini sigillò porte e finestre e infilò la testa nel forno a gas.

Qualcuno, in soffitta, potrebbe custodire senza saperlo un manoscritto inedito del grande Ernest Hemingway. Pare, infatti, che nel 1922 lo scrittore si trovasse in Svizzera per lavoro e lì avesse ricevuto una proposta di pubblicazione. Poiché però i suoi scritti si trovavano a Parigi, la moglie pensò di fare cosa gradita e, dopo avere infilato tutti i fogli in una valigia, si avviò alla stazione. Lì sistemò il bagaglio sul treno e lo lasciò incustodito per un po’.
Quando fece ritorno la valigia era scomparsa e, con essa, la prima fatica letteraria di uno dei più grandi autori della storia della letteratura mondiale. Cosa sarà successo quando la poveretta sarà stata costretta a raccontare la sventura al marito? Comunque andò, i due alla fine fecero pace e la donna rimase incinta dopo un mese; ma cosa ne sarà stato della preziosa valigia?
Negli anni successivi Hemingway provò a ricostruire in altri lavori la trama di quel libro perduto e scrisse anche di una moglie che fa scomparire tutto il lavoro letterario del marito aspirante scrittore. Il mistero, comunque, resta e chissà se quei fogli sono ancora da qualche parte o il ladro della valigia, deluso per non avere trovato nulla di valore, li ha gettati via, nella Senna, magari, o tra la comune spazzatura. E voi cosa fareste se qualcuno perdesse i vostri scritti? Se malauguratamente la persona a voi più cara spingesse per errore il tasto “cancella” facendo sparire un file contenente il vostro capolavoro letterario?
Via | Che tempo che fa
Foto | Flickr

Anche quest’anno, con l’annuncio dei sei vincitori del premio selezione Bancarella che andranno poi a contendersi la 58ma edizione del premio Bancarella, il 18 luglio a Pontremoli, si è aperta ufficialmente la stagione dei premi letterari italiani che, come tutti gli anni, promette di regalare polemiche e sorprese.
La sestina dei selezionati è composta da Il giudice meschino di Mimmo Gangemi (Einaudi), Olive Kitteridge di Elizabeth Strout (Fazi), S.O.S. Amore di Federica Bosco (Newton Compton), La scatola dei calzini perduti di Vauro Senesi (Piemme), L’assassino qualcosa lascia di Rosa Mogliasso (Salani) e Confessione di Bill James (Sellerio).
Saranno dunque loro a giocarsi l’ambito premio, già assegnato negli anni ad autori del calibro di Ernest Hemingway, Boris Pasternak e Isaac Singer, e che l’anno scorso aveva visto primeggiare l’italiano Donato Carrisi, che si era aggiudicato il premio grazie al thriller di successo Il suggeritore, edito da Longanesi.
Via | Adnkronos
Destinata a raccogliere la stessa popolarità di romanzi leggendari come “Via col vento” di Margaret Mitchell, “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway e “Amatissima” di Toni Morrison, “Olive Kitteridge” è il patchwork di racconti scritti dalla scrittrice americana Elizabeth Strout, arrivata in Italia per presentare il suo romanzo, vincitore del Premio Pulitzer 2009. Fazi editore ne ha già vendute 40mila copie, arrivando a ristamparla 5 volte in 2 mesi. Noi di Booksblog, l’abbiamo intervistata per saperne di più.
Cos’ha il romanzo “Olive Kitteridge” che piace tanto alla gente?
Penso dipenda dal fatto che rappresenta e descrive sentimenti universali, con i quali la gente si confronta normalmente nella propria vita. Racconto quello che molte persone non hanno a volte il coraggio di esprimere, navigo nella profondità delle emozioni.
Come è nato?
La prima immagine che ne ho avuto è stata quella di lei al tavolo del picnic durante il matrimonio del figlio Christian, mentre desiderava che finalmente tutti gli invitati se ne andassero. Non è sempre in primo piano nei racconti che conpongono il romanzo perchè è un personaggio cosi forte e duro che ho voluto dare delle pause al lettore. Inoltre nella vita i punti di vista sul mondo sono sempre molteplici.
Olive è servito a Elisabeth per comprendere meglio se stessa e la sua vita?
Si dovendo entrare in profondità nel personaggio ho dovuto conoscere meglio me, utilizzare le mie esperienze per immaginare le sue.
Continua a leggere: Intervista a Elizabeth Strout, premio Pulitzer 2009

Ieri è morta la scrittrice Fernanda Pivano. Era nata a Genova nel 1917. Molte cose ci sarebbero da dire su di lei, ci limitiamo ad alcune: è cresciuta con Cesare Pavese ed è stata amica di Hemingway, ha tradotto per prima si è occupata di Moby Dick, ha scritto la prefazione a On the Road di Kerouac, alla sua prima uscita italiana, ha portato in Italia l’Antologia di Spoon River, ha definito Fabrizio De André il più grande poeta italiano del Novecento.
Dal suo ultimo articolo sul Corriere della Sera ecco un passo:
Non ho mai voluto accettare le malattie dell’età e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono. Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme.

La notizia è sensazionale: il nome di Ernest Hemingway, premio Nobel per la letteratura nel 1954, compare in una lista di agenti statunitensi del KGB, lo spietato servizio segreto dell’ex Unione Sovietica.
Lo rivela Spies: The Rise and Fall of KGB in America, una pubblicazione dell’Università di Yale curata da John Earl Haynes, Harvey Klehr e Alexander Vassiliev sulla base dei documenti raccolti negli anni 90 da quest’ultimo, ex ufficiale del KGB, dagli archivi risalenti all’era di Stalin.
Il più rappresentativo scrittore statunitense, ribattezzato Argo dal KGB, è definito nei documenti russi una «spia dilettante», reclutata nel 1941 poco prima di un viaggio in Cina. Durante i suoi incontri con agenti sovietici a L’Avana e Londra negli anni 40, Argo avrebbe «ripetutamente espresso il desiderio e la volontà di aiutare» l’URSS.
Fonte | The Guardian
Uno scritto di Sandro Veronesi sulla persona e l’opera di Alberto Moravia appare sull’ultimo numero della rivista letteraria ‘Il Portolano’, edita dal toscano Polistampa, protagonista se ricorderete di un caso editoriale dello scorso anno, quel memoriale di Roberto Nencini ‘Morirò in piedi’ che ci fece vivere la compagnia di Oriana Fallaci negli ultimi giorni della sua vita.
Fondata nel 1995 da Francesco Gurrieri, Piergiovanni Permoli e Arnaldo Pini, il trimestrale pubblica articoli di scrittori e critici letterari dedicati a scrittori italiani e internazionali. Sulle sue pagine, potremmo trovare andando a sfogliare l’archivio interventi di Mario Luzi, Andrea Camilleri, Claudio Magris, Rossana Rossanda, e appunto Sandro Veronesi.
Da non perdere (o richiedere arretrati) i numeri monografici, che in passato sono stati dedicati a grandi autori come Alessandro Parronchi, Ernest Hemingway, Carlo Betocchi, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Ezra Pound, Ottone Rosai, Jean Paul Sartre e Mario Luzi.
Il Portolano
Polistampa ed.
8 euro
via | Polistampa