È l’attenzione al particolare che rende il libro La vita dei dettagli di Antonella Anedda (Donzelli editore) un prezioso strumento per immaginare mondi, come recita il sottotitolo. Guidata da una frase di Joyce (Pensare attraverso i miei occhi) la Anedda ci guida nel mondo dell’arte per farci cogliere l’unicità del dettaglio:
Il riconoscimento del dettaglio di un quadro è l’incubo di ogni studente di storia dell’arte. Lo sguardo si aguzza, la mente si allena, impara a tagliare questo o quel particolare […] In questo libro […] lo sguardo non riunisce ma scompone, libera i dettagli del quadro, lascia che diventino un altro quadro. La storia non viene raccontata, ma solo resa possibile. L’enigma del riconoscimento in fondo è quello di una realtà della quale dubitiamo, per questo può ferire, per questo può consolare. Spesso, come tutte le cose del mondo, dipende dalla luce. (pag. IX)
Il libro La vita dei dettagli è diviso in cinque parti (Ritagliare, Un museo interiore, Ritratti, Camminare, Collezionare perdite). Ho trovato particolarmente interessanti la prima e l’ultima. Nella sezione Ritagliare Antonella Anedda si sofferma sui particolari di alcuni quadri (riprodotti a colori nel libro) riflettendo su quello che provocano in lei e invitando il lettore a fare altrettanto. Commentando Sun in an Empty Room dipinto da Edward Hopper nel 1963 (ma i titoli dei quadri con i loro autori li troviamo alla fine della sezione, perché è importante leggere il quadro così com’è), scrive:
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