
Una delle piaghe che ha infettato l’editoria negli ultimi anni è il fenomeno delle case editrici a pagamento, quelle che offrono discutibilissimi servizi di editing e di distribuzione ad autori emergenti, ma che in realtà basano i propri incassi sui pagamenti degli autori stessi, obbligati per contratto a comprare una certa quantità dei propri libri, finanziando di tasca propria la pubblicazione dei propri inediti.
Moltissime di queste case editrici, almeno in Italia, si limitano a chiedere banalmente e schiettamente i soldi agli autori interessati, senza lavorare troppo di fantasia. Al contrario, negli Stati Uniti, almeno a giudicare dall’ultima notizia che arriva da oltre oceano, esistono case editrici dotate di una creatività e di un coraggio di prim’ordine.
E’ questo il caso della PublishAmerica, una casa editrice a pagamento con base in Maryland che ultimamente l’ha inventata proprio grossa, proponendo ai potenziali autori una tassa di 49$ contro la promessa di sottoporre le opere pervenute alla lettura attenta di J.K. Rowling, nientemeno che l’autrice del maghetto più famoso del mondo, Harry Potter.
Continua a leggere: Storie di editoria a pagamento: Publish America contro J. K. Rowling
“L’Aquilifero” questo il titolo del libro, nasce nel 2005, quattro anni dopo la stesura delle prime righe e due anni dopo l’inizio delle ricerche di un editore. È stato un libro autoprodotto in poche copie attraverso una di quelle piccole case editrici a pagamento. Fortunatamente per me, ho trovato un “mecenate” che si è innamorato del libro e lo ha voluto sponsorizzare in quanto il prezzo era davvero esoso e io non avrei mai potuto affrontare la spesa”.
Così parla Massimiliano Colombo, autore di L’Aquilifero, un romanzo storico autoprodotto e grazie al quale l’autore è riuscito a ottenere un contratto con una ‘vera’ casa editrice, Piemme. Il libro ci è stato segnalato nei commenti ad un nostro post, da Fingam (grazie Fingam!).
Qual è l’elemento che conta di più per farsi conoscere: passaparola, segnalazione su social network, link a pagamento, comunicati stampa a siti specializzati o altro?
Al momento della pubblicazione volli mettere un indirizzo di posta elettronica per i contatti dopo la prefazione. L’editore mi sconsigliò di farlo per evitare di ricevere eventuali feedback negativi ma io insistetti e così l’indirizzo venne messo nel libro. Ed è proprio a quell’indirizzo che mi sono arrivati entusiastici commenti e contatti. Tra questi una persona si è offerta di crearmi il sito: www.aquilifero.it che poi ha fatto da guida a tutti gli altri.
Continua a leggere: L'Aquilifero. Da libro autoprodotto a un contratto con Piemme
Non se ne può più, sinceramente, di tutti gli annunci pubblicitari (sul web, sui giornali, via radio e via dicendo) che lasciano passare il messaggio che siccome hai scritto un libro allora deve essere pubblicato. Ma chi l’ha detto? Non c’è alcuna relazione tra “scrivere un libro” e “obbligo di pubblicazione”.
Trovo geniale e intelligente lo spot di Studio83 che stigmatizza l’atteggiamento sia di editori che editori non sono, sia di scrittori oltremodo scalpitanti per la pubblicazione del proprio capolavoro. Teniamo presente, infatti, che l’uno non esiste senza l’altro: spesso (e a ragione) in rete si denunciano gli pseudo-editori, ma spesso (e a torto) ci si dimentica che ci sono anche gli pseudo-scrittori che inondano le redazioni delle case editrici con i loro scritti.
Vale la pena di pubblicare un libro se per farlo si è costretti a comprare la maggior parte delle copie, o a pagare direttamente l’editore, vedendo quasi sempre frustrato il sogno di una distribuzione in libreria e di un reale sostegno di un ufficio stampa?
Il discorso è di una certa complessità e ognuno può avere il suo parere, il mio personale è negativo. In ogni caso, per approfondire il tema vi consiglio di dare un’occhiata alla sezione apposita del blog Sul Romanzo, molto ben fatta e interessante.
In Italia sono centinaia le case editrici che sul narcisismo e sulla sfrenata voglia di pubblicare degli autori esordienti ci campano abbondantemente, attuando strategie che in molti casi, non in tutti, sono molto più vicine alla truffa che allo spirito editoriale.
Per discuterne e per sensibilizzare il popolo dei lettori virtuali su questo spinoso problema è stato indetta, tramite una pagina Facebook, la prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento, per dirla con un acronimo NO EAP.