Negli ultimi giorni si è parlato molto di una iniziativa promossa dada una grande case editrice, la Marsilio di Venezia per coinvolgere i blogger nel discorso culturale. La proposta è molto semplice: volete parlare dei nostri libri, ovviamente in tutta libertà? Molto bene, noi vi regaliamo la versione ebook.
Moltissimi commenti da parte dei diretti interessati - i blogger - sono stati entusiasti e per molti versi posso essere d’accordo. Un gesto del genere da parte di una casa editrice come la Marsilio sta a significare che finalmente qualcuno riconosce ai blogger il ruolo di produttori di gusto, di consenso, veicoli di marketing virale che sono in grado di raggiungere un pubblico molto vasto e abbastanza selezionato e che, soprattutto, possono contare su un rapporto di fiducia con i propri lettori elevatissimo.
Niente da dire, si tratta di un’arma niente male in mano alle case editrici per diffondere i propri prodotti. Sono felice di questa piccola novità, e spero che oltre alla Marsilio anche gli altri editori pensino a iniziative del genere per coinvolgere la galassia dei blogger che, ripeto, hanno un ruolo molto importante nella diffusione di un libro e glielo si deve riconoscere. Voi che ne pesante? Resterà un’iniziativa isolata o le altre case editrici, annusato il barattolo di miele, si avventeranno sgomitando e riempiranno i poveri blogger di ebook?

Lo confesso, da amante e difensore a oltranza della superiorità indiscutibile del libro di carta sul suo cugino digitale fino a oggi ero convinto che esistessero giusto un paio di modelli di ebook reader, e che la gara fosse limitata a Amazon, Apple e Sony. In realtà, iniziando a convincermi della necessità di dotarmi di un aggeggio-leggi-ebook per facilitare la mia vita lavorativa ho scoperto che ne esistono decine.
Per l’esattezza, secondo la guida redatta dal sito Ebookreaderitalia.com, il ventaglio di ebook reader tra cui scegliere è composto da 29 elementi. Si parte dal classico, il celeberrimo Kindle, declinato in tre modelli, passando per l’Asus, il Nook, il Kobo e via dicendo, fino al Sony PRS.
Inseriti in una tabella molto facile da consultare, i lettori spaesati potranno filtrare i 29 prodotti secondo il mercato di riferimento (Europa, USA o Resto del mondo), Schermo e Dimensione, nonché ordinarli secondo le caratteristiche a cui ognuno di noi tiene di più, dalla durata delle batterie alla memoria interna, dalla connessione wifi fino alla tecnologia di lettura.
Insomma, un ottimo strumento per districarci nella giungla degli ebook reader. Anche perché Natale si avvicina, e di sicuro molti di voi - esattamente come me - a questi trabicoli ci iniziano a pensare sul serio…
Via | Ebookreaderitalia
Lo si aspettava da tempo, ora ci siamo: Amazon sta facendo il passo decisivo per completare l’avvio di una vera e propria rivoluzione che potrebbe mettere a soqquadro l’intera filiera editoriale così come la conosciamo ora. Dopo aver convinto i lettori del fatto che potevano fare a meno delle librerie, ora sta mettendo la pulce nell’orecchio agli autori, cercando di convincerli - e siamo sicuri che non ci vorrà molto - che possono fare a meno degli editori tradizionali.
La mossa di Amazon, di cui parlano anche gli amici di Downloadblog, è molto semplice: sfrondare il mastodontico edificio editoriale togliendo i rami morti, vale a dire gli editori, e prendendone il posto facendo siglare agli autori contratti direttamente con Amazon. Risultato: gli autori guadagnano di più, i lettori spendono di meno. Difficile convincere entrambi della non correttezza della mossa.
In un interessante articolo che ho letto in rete, Luca de Biase ci ricorda che “la filiera editoriale come oggi la conosciamo è partita dalla tecnologia della stampa” ed è proprio grazie alla supremazia tecnico-tecnologica e alla legge sul copyright che gli stampatori si sono trasformati - invero ci han messo qualche secolo - nei moderni editori, onnivori, famelici, ipertrofici. Alcune di queste realtà sono diventate immense concentrazioni editoriali, che negli ultimi anni hanno conquistato tutta la filiera: dalla produzione alla distribuzione alla vendita, sovvertendo le regole del mercato, sia a livello economico, sia a livello qualitativo e di librodiversità.
Continua a leggere: Amazon tenta gli scrittori: paura per la filiera editoriale tradizionale
Ormai non si può certamente far finta di niente: l’e-book si sta affermando sempre di più come un medium di lettura diffuso ed efficace. E, se da una parte le prospettive apocalittiche che immaginavano il libro digitale antagonista-killer di quello cartaceo paiono ridimensionarsi in direzione di una più pesata e ragionevole prospettiva “a due binari”, è pur vero che l’e-ditoria - perdonatemi l’orribile neologismo - è in fibrillazione da mesi e continua a figliare.
L’ultimo dei figli di questa nuova generazione di editori ha fatto la sua apparizione proprio in queste ore. Si chiama Wepub, è un progetto nato a Milano dalla volontà di due editori “nativi digitali” e sembra avere tutte le carte in regola per far sentire la propria voce. Ma, direte voi, cosa ti fa pensare che questa casa editrice, tra le tante che stanno nascendo come funghi nel sottobosco della rete, abbia una marcia in più.
Il motivo che mi spinge a guardare con estremo interesse a questo nuovo progetto è soprattutto il suo autodefinirsi contrario ad ogni forma di editoria a pagamento, una piaga che già affligge l’editoria cartacea e che rischia di affliggere pesantemente anche quella digitale. Mi sembra che questo sia un discorso imprescindibile per un progetto editoriale che voglia definirsi serio.
Ma i ragazzi di Wepub si spingono anche oltre, e ribadiscono la propria voglia di onestà dichiarando la volontà di prendersi cura fino in fondo dei propri e-book, scegliendo le proposte personalmente, attraverso scouting diretto, puntando sulla qualità e cercando di offrire i propri prodotti a un prezzo accessibile. A un progetto del genere noi di booksblog non possiamo che augurare buona fortuna, convinti che se sapranno restare fedeli al loro manifesto, i ragazzi di Wepub andranno lontano.
Via | Wepub.it
E’ uscito oggi il primo libro di una nuova casa editrice che si affaccia sul mercato, sia cartaceo che digitale. E’ la Affaritaliani Editore, spin off di un marchio che in internet è celebre. Si tratta, ovviamente, di Affaritaliani.it per l’appunto, uno dei più puntuali fornitori di notizie, nonché uno dei primi ad aver intuito le potenzialità dell’informazione web in Italia.
Oggi, dunque, Affaritaliani inaugura la propria casa editrice, e lo fa pubblicando un volume di inchiesta su una delle tante brutte storie della sanità italiana. Una delle peggiori, in realtà, perché ASA IV - questo è il titolo del volume - rivela tutti i raccapriccianti particolari della vicenda che ha scosso i vertici del Santa Rita, ospedale milanese di zona Lambrate meglio noto come la Clinica degli orrori.
Per affrontare le turbolenze del mercato librario, Affaritaliani Editore si affiderà all’esperienza di BookRepublic e di I love Books, rispettivamente per la distribuzione degli ebook e dei volumi cartacei. Il progetto sembra molto ambizioso, ma soprattutto molto ampio, difatti la nuova casa editrice sarà “in sinergia con il giornale online, per dare ai lettori spunti di riflessione, documenti esclusivi, instant book, volumi di esperti sui temi di attualità, volumi legati all’impresa, al made in Italy, al mondo del management e degli affari, ma anche sulla cultura e le culture locali italiane, dalla musica, alla danza , alla cucina.”
Questa ragazzi è la classica idea che “a non averci pensato prima”, ovvero chissà da quanto qualcuno avrebbe potuto realizzarla, se gli fosse venuto in mente. Aggiungere musica ai testi pubblicati in ebook. Ma certo! Data la natura digitale e quindi aperta al multimediale dell’eBook, appunto, “perchè non pensarci prima”?
E invece i primi a pensarci sono stati solo loro, quelli di Booktrack, e in particolare il 35enne Paul Cameron, fra i fondatori della società che diffonderà nel mercato eBook con opportuna “colonna sonora” pensata ad hoc per l’atmosfera dei vari passaggi del testo.
I titoli in cantiere, in uscita a settembre, sono soprattutto classici, da Huckleberry Finn a Jane Eyre, Romeo e Giulietta e i Tre Moschettieri, ma sono in programma anche titoli di Rushdie e Jay McIrney. “Amplifica la tua immaginazione e ti fa entrare più a lungo nella storia”, ha detto Cameron al New York Times.
Continua a leggere: Booktrack, una colonna sonora per ogni eBook
Hanno ancora senso, oggi, le biblioteche? Oggi che (in teoria) chiunque (o quasi) può permettersi di comprare libri, che i libri si scaricano a pochi centesimi dalla rete (per chi ha l’eBook reader)? Che senso ha sostenere le biblioteche e il prestito pubblico gratuito?
Una appassionata dichiarazione d’amore alle biblioteche della sua vita viene dallo scrittore Alan Bennet (che personalmente amo molto) che scrive in un articolo sul London review of Books quanto sia importante ancora oggi per i ragazzi, avere a disposizione delle biblioteche.
E non solo “qualche biblioteca” di pregio, storica, magari lontana dalla periferia. No. Bennet parla di biblioteche locali, quelle che nel quartiere in teoria ci arrivi anche a piedi.
“Nelle attuali battaglie per preservare le biblioteche pubbliche non è stato messo abbastanza in risalto il ruolo del biblioteche come “luoghi”, non solo come servizi – spiega – Per un bambino che vive in un appartamento, dove lo spazio è un lusso e la quiete non è sempre facile da trovare, la biblioteca è il paradiso. Ma, detto questo, una biblioteca deve essere comoda e raggiungibile”
Continua a leggere: Le biblioteche sono ancora importanti. Parola di Alan Bennet
I dati d’oltreoceano confermano quanto i più informati di noi potevano sospettare da tempo: l’editoria tradizionale resiste alla crisi attraverso ai due puntelli fondamentali citati nel titolo, che il pubblico di lettori mostra di premiare a livello di vendite.
Si tratta in primo luogo, come riporta oggi un articolo dell’International Herald Tribune-NyTimes, delle vendite dei libri digitalizzati. In pratica, come rivela la ricerca Bookstat, condotta da The Association of American Publishers e The Book Industry Study Group, il settore è cresciuto in America, dal 2008 al 2010, del 5.6 per cento.
Crescita imputata appunto, innanzitutto (anche grazie al “minor costo dei dispositivi per l’e-reading”) , al boom degli eBook (nel 2008 i titoli digitali costituivano lo 0.6 per cento di quelli disponibili sul mercato, lo scorso anno erano il 6.4 per cento), fra cui a prevalere è la fiction (soprattutto il settore romance, mistery e thriller).
Continua a leggere: E-book e narrativa YA, speranze dell'editoria
Quando qualche anno fa si iniziò a sentir parlare di rivoluzione digitale, paventando un’autentica invasione da parte di una nuova forma di libro digitale chiamata un po’ esoticamente ebook, moltitudini eterogenee di lettori preoccupati, capeggiati da me medesimo, iniziarono a intravedere la fine di molte cose.
Difatti, con l’arrivo degli schermi retro o non retroilluminati ci si rendeva conto in molto che si sarebbe abbandonata lungo la strada una grande valigiona di abitudini inveterate e imperdibili, a partire dalle orecchie sulle pagine, fino agli appunti e le sottolineature selvagge, alla sabbia ritrovata in libri letti al mare anni prima, alle dediche inventate in istanti di fortunata ispirazione fino alla madre di tutte le abitudini, il prestito.
Ma il tempo passa e da quegli anni di preoccupanti fantasticherie siamo passati, senza quasi accorgerci, al presente, un presente in cui i tanto attesi ebook ormai sono arrivati, tanto che il termine da esotico e diventato fin troppo familiare; e fortunatamente, con il tempo, mentre alcune paure di abitudini a rischio sono rimaste indelebili (le orecchie per esempio), altre sono svaporate, come una passata di glassex su un vetro lucido e tra queste c’è l’ansia di perdere l’amatissima possibilità di prestare i propri libri (o meglio, di farseli prestare).
E’ stata infatti annunciata oggi la decisione di Amazon di rendere possibile, entro un anno, il prestito bibliotecario di libri elettronici per Kindle in 11mila biblioteche americane. Certo, questo non vuol dire che da domani ognuno di noi potrà chiedere in prestito gli ebook a parenti e amici, ma di sicuro è un primo passo verso un regime di distribuzione un po’ meno dittatoriale di quello che, qualche anno fa, spaventava molti di noi.
Via | Primaonline
La moda dell’eBook a conti fatti sembra pesare poco, in Italia: solo lo 0.25 per cento dei libri viene convertito in digitale e distribuito per la vendita. Siamo ad appena 9mila titoli disponibili in digitale.
Ma perchè il mercato dell’eBook (ancora) non decolla? Dipende dall’alto costo degli e-reader, dal fatto che i lettori “forti” (quelli che sostengono il mercato) sono restii a cambiare abitudini e a leggere su schermo quando per tutta la vita si sono affidati al formato cartaceo?
Eppure i vantaggi di leggere e-Book sono tanti: non solo il basso costo dei libri stessi, ma anche la comodità di portarsene appresso tanti in un unico supporto, ad esempio. Eppure i numeri, per ora, sono questi.
Secondo una intervista dell’Adnkronos al responsabile Market&Product Innovation di Telecom Italia, Enrico Lavoro, la “colpa” sarebbe in gran parte degli editori: “il problema principale del settore, a mio parere, rimane il ristretto numero di titoli convertiti in digitale. Dovremmo attendere che l’offerta raggiunga le diverse migliaia di unita’. Ma se per far questo gli editori continueranno ad attendere che il mercato parta da solo, allora rischiamo di ritrovarci in una situazione di stallo”, ha spiegato.
Foto | Flickr