Ci sono quelle che lo fanno in solitudine, quelle che invece sono accompagnate, spesso dagli stessi figli ai quali le amorevoli parole dei libri che hanno tra le mani sono destinate. Quelle che sono distese comodamente nel loro letto, su un’amaca o sul divano e quelle che si lasciano cullare dalla cornice naturale che le circonda. Quelle che sbandierano i loro tomi e quelle che invece li nascondono gelosamente.
Sono donne d’altri tempi, donne moderne, donne contemporanee, tutte unite da quel simbolo che sfiorano in punta di dita o che stringono avidamente. Nude e abbandonate, oppure vestite secondo i dettami della moda, naturali o costruite attentamente come icone bizantine. I loro ritratti attraversano il tempo e ci arrivano grazie al talento di grandi protagonisti della storia dell’arte come: Dennis Hopper, Claude Monet, Pablo Picasso, Pierre Auguste Renoir, Tamara de Lempicka, Vincent Van Gogh, Henri Matisse, sulle note trionfali del Walz No.2 dell’immenso compositore russo Dmitrij Dmitrievic Sostakovic. Con una doverosa citazione ad uno dei passi più abusati della letteratura italiana, quel quinto canto dell’Inferno Dantesco che definì galeotto proprio un libro…e il seguito lo conosciamo tutti!
Via | PaoloGaeruc
Charlotte si accorse che, senza rendersene conto, era andata verso il campeggio e ora si trovava davanti alla casa di Erica. La sua visita del giorno prima aveva significato moltissimo, ma esitò lo stesso. Per tutta la vita era stata abituata a non occupare troppo spazio, evitare di essere di peso e non pretendere nulla per sé. Ora però il suo dolore coinvolgeva anche gli altri e non era certa di voler trasferirne una parte sulle spalle di Erica. Allo stesso tempo, aveva davvero bisogno di essere un’amica…
Risentimenti duri a cancellarsi, lotte in famiglia di padri contro figli, nuore contro suocere. Esaurimenti nervosi di neomadri, violenze in famiglia, bambini problematici e crisi di coppia post maternità – ma anche salvifica amicizia e sostegno pratico fra donne per sopportare le croci dell’ordinaria esistenza.
C’è anche un complesso ritratto dei patemi d’animo e delle difficoltà pratiche di tante categorie di donne (figlie, mogli, suocere o nuore) nel nuovo libro di Camilla Lackberg, Lo scalpellino, dove ritroviamo la coppia Patrick Hedstrom-Erica Falck alle prese con una vicenda che connette il giallo della morte di una bambina affetta da un deficit di attenzione, alla storia di uno sfortunato scalpellino di Fjallbacka.
“Qui siamo come talpe, sulla terra non si vede la luce”.
Eccolo qui, il bel volto sorridente e luminoso di suor Emmanuelle (secondo un sondaggio di quando era ancora in vita, era considerata la donna più famosa di Francia) che ci sorride in copertina di questo “Sono una delle donne più felici della terra”.
Lo definirei – a prescindere dalla presenza o mancanza di fede- un vero sorso di vitalità che ci regala una donna quasi centenaria, scomparsa nel 2008 poco prima di compiere 100 anni, nei suoi colloqui con l’autrice Angela Silvestrini.
Perchè suor Emmanuelle risponde a modo suo alle domande esistenziali che tutti noi abbiamo in testa: come fare ad essere felici, innanzitutto, oppure quale sia il significato della morte, nostra o di quella dei nostri cari. E la sua risposta proviene dal fondo della sua esperienza ventennale nelle bidonville del Cairo, per cui è partita alla tenera età di 66 anni.
Continua a leggere: “Sono una delle donne più felici della terra”. La lezione di Suor Emmanuelle
Kate guardò le donne intorno a lei. Formavano un gruppetto incongruo, le ricordavano una collezione di sassi raccolti sulla spiaggia nel corso del tempo da una mano invisibile, le scelte che apparivano sensate solo quando erano finalmente insieme.
Ho già spiegato in cosa consista, secondo me, la bellezza della scrittura di Erica Bauermeister (già autrice di La scuola degli ingredienti segreti), ovvero nella sensazione che si prova in certi momenti di improvvisa intimità fra donne, in una cucina in cui si è avvolte da piacevoli aromi di cibo in cottura, e in cui tutti i nostri sensi, rilassati e appagati, sono in festa.
Bauermeister non si smentisce neanche in questo secondo romanzo, in cui c’è la ricetta per riscoprire piccoli piaceri quotidiani che salvano la vita.
Come il massaggio ai piedi da parte di un uomo galante o le rose che ti sfiorano i capelli quando rientri nel tuo giardino. Nei romanzi di Bauermeister le auto ti superano con i finestrini abbassati spandendo musica jazz dall’autoradio, e le case al mare, sulla spiaggia, hanno sempre quel buon odore di pane farinoso, anche dopo essere state chiuse per anni, a causa del loro carico di dolorosi ricordi.
Continua a leggere: La casa dei destini intrecciati, di Erica Bauermeister
La mitica zia Mame colpisce ancora: il romanzo di Patrick Dennis che ci ripropone la figura della zia rubacuori che sembra aver rubato al diavolo il segreto di fascino ed eterna vitalità (e di una pelle sempre splendente), torna a coinvolgere il nipote nelle sue strampalate avventure in Intorno al mondo con zia Mame grazie alla penna di Patrick Dennis (Adelphi).
Il libro si piazza in top ten anche se all’ultimo posto, e diciamo subito che questa è l’unica novità della classifica dei libri più venduti della settimana a cura della Nielsen Bookscan. Per il resto, come diciamo spesso, sono i “soliti giri di valzer” e c’è davvero poco di nuovo sotto i nostri ombrelloni.
In effetti ci sta piacendo molto, a guardare la classifica, la delicata storia di Vanessa Diffenbaugh, di cui abbiamo già parlato, e che è buona seconda dopo Camilleri in vetta. Sul podio Zafòn mantiene il bronzo in terza posizione.
Continua a leggere: La classifica dei libri più venduti della settimana. Il ritorno di zia Mame
“Vi dirà tutto”, ha promesso mastro Gerusalemme, “a patto che avrete pazienza”. E si è messo a raccontare di quanto il paese non esisteva ancora e qui intorno era solo terreno incolto, gualchiere e valloni selvatici, cespugli di malva e di vitalba che la tramontana riduceva a deserto.
La giovane antropologa Pettalunga - armata solo di passione di studiosa, e di fardelli di solitudine esistenziale - ripercorre le tracce delle vite degli abitanti di un paese quasi morto, che neanche le cartine geografiche hanno mai conosciuto. Si tratta di Palmira, al centro di un cratere che sorge dove prima c’era “una cartolina di paesi”: si tratta del territorio fra Basilicata e Irpinia più devastato dal terremoto, ridotto ormai a “una necropoli a cielo aperto, un purgatorio senza Dio”, fra le cui macerie si sta ancora scavando.
Inizia così il bel romanzo di Giuseppe Lupo L’ultima sposa di Palmira, premio Campiello 2011, che ci mette in scena sotto gli occhi, dalle voci degli ultimi sopravvissuti, la saga di una comunità estinta eppur viva nei ricordi dei tenaci che ancora abitano il paese.
Continua a leggere: L'ultima sposa di Palmira, di Giuseppe Lupo
L’eredità di Rachel ha un mucchio di peli addosso e due occhi brillanti che sanno cosa stai pensando solo guardandoti in faccia. Si chiama Gem, è un boarder collie e gliel’ha lasciato una vecchia prozia, zia Dot, una tipa un po’ stramba che da tempo si era ritirata a vivere in una tenuta di campagna adibita a rifugio di cani abbandonati.
Inizia così Il rifugio dei cuori solitari di Lucy Dillon, caso editoriale esploso col passaparola che conquisterà chi ama i quattrozampe e le storie d’amore. Storie d’amore non solo fra esseri umani, uomo e donna, ma anche fra cani e padroni, ovviamente.
Le storie d’amore raccontate da Dillon nascono infatti anche grazie a cuccioli di cane che vanno a colmare vuoti quando i bimbi tanto desiderati non arrivano, o quando ad esempio in una famiglia i figli subiscono i dolorosi divorzi dei genitori e le conseguenti astiose recriminazioni.
Continua a leggere: Il rifugio dei cuori solitari, di Lucy Dillon
Personalmente aspetto con curiosità l’ennesimo libro di Marcela Serrano, Dieci donne. Non mi aspetto grosse variazioni rispetto al filone a cui l’autrice ci ha abituato (storie di donne, appunto, di passione e sofferenza, di scelte controcorrente) ma diciamo che per me i suoi romanzi sono ormai una piacevole consuetudine di lettura.
La storia del prossimo romanzo di Serrano, che uscirà sempre per i tipi Feltrinelli, è ambientata a Santiago, dove nove donne si ritrovano - in una sorta di Decameron post moderno al femminile - a raccontare ciascuna la propria storia, stimolate dalla terapista che hanno in comune.
Ognuna di loro racconta il motivo per cui ha deciso di entrare in analisi da Natasha - che non figura fra le voci narranti - e la “croce” che ha fatto ombra alla loro vita, l’ossessione che ha rischiato di mangiare la propria esistenza. Dall’angoscia per la vecchiaia al tormentato lesbismo, al modo in cui si vivono tradizionali ruoli assegnati - di figlia, madre, sposa. Arrivando così a dare l’impressione che tutte le donne - pur nelle differenze - abbiano in fondo sempre la stessa storia da raccontare.
“…continuava a chiedersi se, alla sua età, non fosse inevitabile un pensiero così cupo…come poteva esprimerlo? Il pensiero che il sesso fosse una trappola. Qualcosa che la Natura aveva tramato a benefici di se stessa e della specie, alle spalle dei singoli individui, senza il minimo riguardo per il loro bene e la loro felicità”
Un misterioso prigioniero giace da giorni nelle prigioni di Toledo. Nata Elena De Cespedes, la prigioniera ha in realtà le fattezze di un uomo, per giunta ammogliato. Finchè qualcuno non l’ha denunciata. La colpa: essersi sposata con la bella Maria. Ma chi è davvero Elena, che da anni ormai ha preso il semplice nome di Cespedes?
Il suggestivo e ben scritto romanzo di Agustin Sanchez Vidal non fa che narrare in forma romanzata una storia vera, ricostruita dagli atti del processo all’imputata celebrato alla fine del ‘500 e conservato presso l’Archivio Historico Nacional di Spagna. Nata schiava, la mulatta Elena prende il nome dalla moglie del padrone, che l’aveva concepita con la schiava nera.
Continua a leggere: La schiava di Granada, di Agustin Sanchez Vidal
Queste figurine stilizzate già presenti nella copertina del libro “Cosa fanno i Warli?” vengono da molto lontano: le hanno composte, utilizzando semplici forme, proprio i Warli, ovvero una comunità del Maharashtra, nell’India occidentale.
“Per tradizione - leggo - sono le donne della comunità a dipingere i muri esterni delle loro case, soprattutto per occasioni speciali come matrimoni o altre festività…da qualche tempo in qua anche gli uomini si sono messi a dipingere…anche su tele e vestiti”. E così è avvenuto per i tre autori del volume
Questa forma d’arte rurale è composta da linee fluide, cerchi e triangoli, può servire anche per stimolare la fantasia dei bambini nel disegno. Quello che mi è piaciuto, scorrendo questa teoria di linee, questa festa di movimenti e forme, è la loro intercambiabilità: piante, animali e figure umane sono composte dagli stessi elementi figurativi di base.
E con un po’ di fantasia, poi, verso sera o appena prima di dormire, succede qualcosa di speciale, come potete far notare ai vostri bambini: ovvero si riesce a vedere davvero il fiume scorrere con i pesci che guizzano prima di finire nelle reti dei Warli, e le danze si animano sotto i nostri occhi, se solo si fa attenzione ad ascoltare la musica dei flessuosi suonatori riuniti in cerchio. Un libro magico.
Gita Wolf, Ramesh Hengadi, Shantaram Dhadpe
Cosa fanno i Warli?
L’Ippocampo jr
15 euro