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Cos'è un classico? Le definizioni di Italo Calvino

pubblicato da sara

Per continuare una domanda che avevo posto qualche tempo fa, ovvero quali sono i “classici” che amate di più, o se ci sono dei libri contemporanei che secondo voi diventeranno dei classici, ho deciso di citare le caratteristiche che, secondo Calvino, possiede un “classico” che possa veramente dirsi tale (il testo completo lo trovate qui ) . Leggendole, vi verranno tanti libri in mente. Se vi va, segnalateceli.

1. I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…»
2. Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
3. I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.
4. D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

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Cos'è un "classico"?

pubblicato da sara

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” diceva Italo Calvino. E allora ecco che arriva la domanda, e cioè:
a)quali sono i più bei classici che avete letto e soprattutto
b) c’è un libro di un autore contemporaneo che appena finito di leggere che pensate potrebbe diventare, in futuro, “un classico”?

Questa ultima ipotesi l’ha fatta ad esempio, tempo fa, il giornalista Gad Lerner dedicando un’ampia recensione all’ultimo libro di Nathan Englander, “Il ministero dei casi speciali” (Mondadori), un libro che narra le peripezie della famiglia ebrea di un giovane desaparecido nell’Argentina del 1976.

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Il luogo più strano in cui...hai letto un libro

pubblicato da sara

Qual è il posto più strano dove hai letto un libro? Lo chiede ai suoi lettori Thebookreporter.com, dove vengono postati sempre tanti quesiti interessanti a cui rispondono sempre in tanti.

Qualche esempio di risposta: in un “casinò”, oppure “seduta sui rami di un albero di mimosa”, mentre si aspettava una colonscopia, sul tavolo del ginecologo, “nuda, mentre aspettavo il dottore”, durante un’analisi del sangue, durante un “ricevimento post-funerale” (!), mentre “mio marito e mio figlio guidavano il trattore per mietere il grano”, in fila a Disneyland, mentre mi facevo un tatuaggio! Che bello leggere queste risposte di persone che si fanno incantare dai libri, dimenticando del tutto il luogo in cui sono mentre leggono, o rendendo un momento “ordinario” una pausa rilassante e speciale.

E voi? Qual è il posto più strano in cui vi siete fermati a leggere?

Titoli mitici

pubblicato da sara

La domanda è: quali sono i titoli più belli/divertenti/assurdi che vi è mai capitato di sentire? A me ne vengono in mente alcuni, che elenco in ordine sparso e non di preferenza:

L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers
Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick
Shakespeare non l’ha mai fatto di Charles Bukowski
L’alfabeto dell’estasi. Vita di Emily Dickinson di Barbara Lanati
Avere o Essere di Erich Fromm
Le parole tra noi leggere di Lalla Romano
Storia di un’anima di S. Teresa del Bambin Gesù
L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor
La banalità del male di Hannah Arendt
Il mestiere di vivere di Cesare Pavese
La verità, vi prego, sull’amore di W.H. Auden

500 great books by women: le italiane sono solo cinque

pubblicato da sara

“Artemisia” di Anna Banti, “Cosima” di Grazia Deledda, “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, “L’iguana” di Anna Maria Ortese e “Le strade di polvere” di Rosetta Loy. Cosa hanno in comune questi testi? Il fatto di essere scritti da autrici italiane, ovvio, ma anche il fatto di essere gli unici citati nel manualone “500 Great Books by Women: A Reader’s Guide” di Erica Bauermeister Jesse Larsen e Holly Smith (disponibile su Amazon), come riporta il sito Listofbest.com.

Fra le tante scrittrici citate, sono nominati per fortuna tutti i continenti, e fra le più conosciute abbiamo prevedibilmente Isabel Allende, Dorothy Parker, Jamaica Kincaid, Amy Tan, A.S. Byatt, Marion Zimmer Bradley, Sandra Cisneros, la baronessa Blixen, oltre a grandi “classiche” come le sorelle Bronte, Yourcenar, George Sand, Edith Wharton.

Ma la domanda rimane: cinque sole italiane sono un poche, pochissime. Un’osservazione che va fatta anche se, si sa, ogni lista che tenti di selezionare “il meglio di” è sempre una scelta relativa. Ma forse i redattori del testo potrebbero andarsi a leggere anche qualcosa di Sibilla Aleramo, Lia Levi, Gioconda Belli, o Maria Teresa di Lascia, per esempio. Anche se la mia, ovvio, è solo una personalissima opinione, lanciata per chiedere a tutti di indicare le scrittrici italiane “dimenticate” da questo librone.

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L'incipit ideale

pubblicato da sara

Domanda: quali sono gli incipit più belli che abbiate mai letto? Io ho capito, con il tempo, che trovo irresistibili quelli in cui viene descritto un risveglio. Mi piace che il mio personaggio mi accolga fin dall’inizio della sua giornata, uscendo fuori direttamente dal buio nel quale si trovava prima che io lo conoscessi. Tipo questo:

“Quando la radiosveglia si accese stava sognando una lunga scala sospesa nel vuoto. Erano le sei in punto. Luisa aprì gli occhi e per qualche secondo continuò a vedere la scala che aveva salito per ore”
(Claudio Piersanti, “Luisa e il silenzio”)

Il segreto secondo me sono i dettagli, il punto di vista. E’ come se un personaggio per accogliermi nella sua storia dovesse farmi un po’ di spazio dentro di lui, insegnandomi a vedere le cose che lui ha davanti nel momento in cui le sta vivendo. Tipo questo:

“La creatura sgraziata che mi viene incontro dallo specchio ombrato dell’ingresso, che separa la cucina dal bagno e quello della stanza dal divano, sono io.”
(Maria Teresa di Lascia, “Passaggio in ombra”).

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Domanda

pubblicato da sara

Quando entrate in una libreria, cos’è che vi fa decidere di portarvi a casa un libro di cui non avevate mai sentito parlare prima?

Per me è importante il fattore prima pagina: leggo la prima pagina del libro e se in quel momento riesco ad andare avanti dimenticandomi di quello a cui stavo pensando un minuto prima di aprire quel libro, è fatta. Ovviamente anche la quarta di copertina conta moltissimo per incuriosirti.

Ma magari conta anche la sensazione che ti dà accarezzare la carta su cui è stampato. E se ti piace la copertina, of course. Io per esempio i libri che vendevano con i giornali in edicola non sono mai riuscita a leggerli, per un fatto fisico credo. Ne ho comprato qualcuno, ma non sono mai riuscita ad andare avanti. Penso che fosse il loro odore a respingermi, o la carta scuretta, comunque è stato così.