Dentro Jenna, della californiana Mary E. Pearson, è il primo volume di The Jenna Fox Chronicles, una serie per adolescenti che mescola medicina del futuro, bioetica, biotecnologie, ma anche ricerca del sé e della propria identità e posizione nel mondo. Il ben congegnato e intenso romanzo ha riscosso sia un ottimo successo di pubblico, sia l’immediato interesse della 20th Century Fox che, tra non molto, dovrebbe portare sugli schermi il film tratto dal libro. Libro che - aggiungiamo - ha vinto anche il prestigioso premio americano ALA Best Books for Young Adults (e una lista impressionante di altri premi) ed è stato acquistato da un gran numero di editori in tutto il mondo.
Con un biglietto da visita di questo tipo, la curiosità, ovviamente, non può che scattare all’istante. Ammetto, infatti, di essere piuttosto interessata a leggere le cronache di questa Jenna Fox… Così come lo ero, d’altronde, di conoscere gli Hunger Games, La Ragazza di Fuoco, Unwind, ma anche Delirium, il futuro Matched, giusto per citare qualche romanzo di fantascienza soft di tipo distopico a cui, in parte, Dentro Jenna si avvicina, e i cui titoli, ormai, cominciano a essere familiari anche al pubblico italiano, giovane e, forse per la prima volta, anche femminile (e chissà che, di distopia in distopia, “qualcuno” non decida di ultimare anche l’interrotta serie Uglies di Scott Westerfeld…).
Ma torniamo a The Adoration of Jenna Fox (bellissimo il titolo originale, e particolarmente significativo). Jenna Fox è una 17enne che si risveglia dopo un incidente e un anno di coma. La situazione, già difficile di per sé (la ragazza deve reimparare tutto, come muoversi, come parlare, come pensare…), comincia a complicarsi quando i pensieri non tornano in modo corretto, quando le viene vietato di uscire di casa, quando la nonna si dimostra insensatamente ostile. Ma anche quando, da Boston, si ritrova, inspiegabilmente, a vivere in California, quando lampi di memoria le riportano stralci di testi letterari, ma non ricordi personali, o comunque ricordi in qualche modo alterati, disgiunti dal sé, quando le pare di vivere una sorta di sdoppiamento di personalità. Tutti le dicono che lo stato di confusione in cui si trova e l’incapacità di vedere le cose nella loro giusta prospettiva dipendono dai postumi dell’incidente e del coma…
Delirium, di Lauren Oliver, già nota in Italia per E finalmente ti dirò addio, qui, è il primo volume di una pianificata trilogia YA ambientata in un futuro distopico.
«Sono passati 64 anni da quando il presidente e il Consorzio hanno identificato l’amore come una malattia, e 43 da quando gli scienziati hanno perfezionato una cura». Questo è l’inquietante inizio di Delirium. Chi parla è Lena, una ragazza americana alla soglia dei 18 anni e, quindi, dell’intervento chirurgico che la priverà della possibilità di amare e provare desideri. Mancano solo 95 giorni. Che trascorre con ansia, spaventata com’è di potersi ammalare di Amor Deliria Nervosa.
Una malattia che la popolazione, oggetto di una propaganda costante, ritiene causa di ogni male, e che il governo argina con ogni sistema. Prima dell’intervento chirurgico, infatti, i ragazzi vengono tenuti separati per sesso e sono pesantemente indottrinati, tanto che l’arrivo dei 18 anni viene visto come una liberazione: nessun contagio sarà più possibile.
Pastworld, di Ian Beck, è il primo romanzo per adolescenti di un autore inglese noto per i suoi libri illustrati e per la serie per ragazzi su Tom Trueheart.
Il contesto in cui le vicende di Pastworld si svolgono è davvero intrigante: siamo nel 21esimo secolo, nel 2048, per la precisione. Una grande Corporation, per soddisfare le esigenze della popolazione ricca e annoiata, ha trasformato Londra in un gigantesco parco a tema ottocentesco. In esso vivono sia attori sia persone che credono di appartenere realmente all’età vittoriana (alla Truman Show…). I turisti - che vi affluiscono con dirigibili molto steampunk - possono toccare con mano l’arretratezza tecnologica, sociale, giudiziaria (c’è ancora la pena di morte), sanitaria e la povertà (di dickensiana memoria). Ma anche la violenza: le gesta di Fantom, un serial killer alla Jack lo Squartatore, infatti, offrono quel brivido sanguinario, quel mistero che gli uomini di un futuro oppressivo e conformista hanno dimenticato (e che, in parte, richiamerà alla mente Sherlock Holmes).
Le vicende - narrate da molti punti di vista diversi e con varie tecniche (ad esempio, attraverso lo stratagemma del diario oppure alternando la prima persona alla terza) - ruotano attorno ad alcuni personaggi; i principali sono i diciassettenni Eve e Caleb. Eve, vive nella Londra vittoriana e, fino a poco prima, aveva creduto che la sua esistenza fosse reale; la ragazza, inoltre, non ricorda nulla della sua vita prima dei 15 anni… Caleb, adolescente del futuro, è figlio di uno dei creatori di Pastworld e si appresta a compiere il suo primo tour del parco. Quando il padre viene rapito - e lui stesso è accusato di un crimine e lasciato in balia delle antiquate leggi vittoriane - si mette in moto una catena di eventi che porterà i due ragazzi, non solo a incontrarsi e ad “avvicinarsi”, ma anche a scoprire molte cose…
Continua a leggere: Pastworld, di Ian Beck. Passato vittoriano e futuro distopico s'incontrano
Il circo dei gatti di Vishnu, dell’inglese Ian McDonald, è uno dei romanzi brevi finalisti del Premio Hugo 2010 per la categoria Best Novella; il premio è stato vinto da Palinsesto, di Charles Stross (ne abbiamo parlato qui), che ha avuto la meglio su autori come la compianta Kage Baker e Nancy Kress. Il romanzo di Nancy Kress, Atto Uno, peraltro, verrà pubblicato da Delos Books prossimamente.
Ian McDonald, finalista o vincitore di molti premi, ha caro il tema dell’«impatto del rapido cambiamento sociale e tecnologico sulle società non-occidentali» (*); i suoi romanzi più noti, infatti, si ambientano in nazioni in via di sviluppo, emergenti o, comunque, con civiltà parzialmente arretrate (e sono spesso veicolo di metafore di critica sociale di varia natura); abbiamo, ad esempio, Chaga Saga (Chaga, Kirinya, Tendeléo’s Story), in cui l’Africa deve fare i conti con una strana invasione aliena terraformante, River of Gods, finalista Hugo e vincitore BSFA, in cui un’India del 21esimo vede convivere tradizioni antichissime, come le Caste, e intelligenze artificiali e nanotecnologie (che portano a paradossi come la Casta dei bambini geneticamente modificati), Brasyl, finalista Hugo e vincitore BSFA, che segue la storia di tre personaggi nel Brasile del passato, del presente e del futuro, che avrà risvolti “convergenti” connessi alla fisica quantistica e al concetto di multiverso.
Il circo dei gatti di Vishnu è l’ultimo romanzo breve della raccolta Cyberabad Days, 2009, composta, oltre che da Vishnu at the Cat Circus, 2009, da altri 6 racconti, tra cui anche The Djinn’s Wife, vincitore del premio Hugo 2007 nella categoria Best Novelette (pubblicato sulla rivista Delos, Robot, nr. 53, col titolo di La moglie del djinn). Con Cyberabad Days, raccolta ricca di «spiritualità, tecnologia, umanità, amore, sesso, guerra, ambientalismo, politica, media», uniti a veicolare una visione pessimistica della società (*), McDonald ritorna all’India del 2047, quell’India futuristica, distopica, paradossale e vividissima che era stata l’”oggetto” di River of Gods, 2004, il suo capolavoro.
La foresta degli amori perduti, di Carrie Ryan, è l’apprezzato primo volume di una trilogia fanta-horror, post-apocalittica, distopica e romantica YA che, in America, ha collezionato moltissime segnalazioni editoriali e si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo. Si tratta di un libro diverso da quelli arrivati finora in Italia nell’ambito della letteratura young adult. E ammetto di essere particolarmente curiosa di leggerlo.
Siamo in un mondo post-apocalittico. Più di un secolo prima, per cause che si sono dimenticate, la nostra civiltà ha cessato di esistere. “Qualcosa” ha colpito la popolazione umana e i morti hanno cominciato a Ritornare. In forma di zombie. Ora la Terra ne è piena. Ma c’è un villaggio - protetto da una rete metallica - in cui vivono gli ultimi esseri umani. Un villaggio che segue uno stile di vita arretrato, in cui nulla dell’era tecnologica è sopravvisuto. In esso un ruolo fondamentale è stato acquisito da un repressivo organo religioso, la Congregazione delle Sorelle (con un sistema di credenze e di gesti davvero interessante…), e la protezione è garantita dal suo “braccio armato”, i Guardiani. Fuori dal recinto ci sono quelli che questa società chiama Sconsacrati, gli zombie. Eterna, infetta e affamata minaccia.
Nel villaggio, ogni aspetto della vita è strettamente regolato (nascite, matrimoni, morti), perchè le possibilità di sostentamento sono limitate; l’acqua stessa è sacra. La protagonista, Mary, vive la sua vita seguendo le regole della Congregazione (che è certa custodisca segreti) . Ma, intimamente, crede ai sogni, ai desideri di sua madre, al fatto che qualcosa oltre la recinzione, oltre la foresta degli zombie debba esistere. L’oceano, ad esempio. O qualche altro sopravvissuto. E mentre la sua vita va avanti (vorrebbe ricongiungersi all’amato, Travis, che, però, è promesso alla sua migliore amica, Cass, quindi accetta di sposarsi col fratello di lui, Harry, che la ama da sempre) le sue ossessioni sull’out there continuano a crescere. E quando, a un certo punto, gli zombie riusciranno a enrare nel villaggio e ne uccideranno gli abitanti, Mary convicerà i sopravvvissuti (suo fratello e la moglie, Travis, Harry, Cass e un ragazzo orfano) ad andare a cercare “qualcosa” oltre la foresta dell’orrore.
Continua a leggere: La foresta degli amori perduti, di Carrie Ryan
Unwind. La Divisione, di Neal Shusterman, è uno dei premiatissimi e segnalatissimi romanzi dell’autore di Everlost (serie Skinjacker Trilogy, qui).
Quando tra le segnalazioni, oltre all’importante ALA Best Young Adult Book List, c’è anche l’ ALA Top Ten Picks for Reluctant Readers (2008), i libri in questione devono subito suscitare attenzione, perchè se un libro riesce a entrare nella lista dei 10 libri più scelti dai cosiddetti “lettori riluttanti”, vuol dire che qualcosa di incredibilmente interessante da raccontare ce l’ha.
E Unwind, infatti, una storia appassionate (e inquietante) la presenta davvero. Siamo in un futuro molto prossimo, 20 anni a partire da adesso. Dopo una (fittizia) seconda Guerra Civile Americana etico-morale, tra i favorevoli alla vita e i favorevoli all’aborto, gli americani sono arrivati a un compromesso: tutti i bambini devono nascere, l’aborto non è più consentito. A partire dai 13 anni e fino ai 18, però, i ragazzi possono essere «abortiti retroattivamente» ed essere usati - continuando a vivere nei corpi altrui e quindi, “tecnicamente”, non morendo - come donatori di organi (da quelli interni, polmoni, reni, milza… a quelli esterni, occhi, mani, pelle…). Possono essere soggetti, cioè, a divisione (unwinding), una sorta di vero e proprio “smembramento”.
Continua a leggere: Unwind. La divisione, di Neal Shusterman. L'orrore dell'etica fraintesa
La Ragazza di Fuoco, di Suzanne Collins, attesissimo seguito del pluripremiato e amato Hunger Games e secondo volume della trilogia omonima, sarà in libreria il 2 novembre.
Alla fine del primo volume - di cui abbiamo approfonditamente scritto nel relativo articolo e al quale certamente rimando per la necessaria comprensione del contesto - le “cose” erano andate in un certo modo e una particolare “forzatura” degli eventi aveva permesso ai nostri protagonisti di sopravvivere. Questa “forzatura”, come era ovvio immaginare, non era stata ben digerita da Capitol City (la ricchissima capitale dei nuovi Stati Uniti d’America, ora Panem, situata sulle Montagne Rocciose), anche a causa di alcune conseguenze importanti che questo atto di sfida aveva generato nei 12 Distretti (i nuovi “Stati”, totalmente assoggettati a Capitol City, alcuni dei quali profondamente arretrati e poveri).
Per riprendere in mano la situazione, infatti, ne La Ragazza di Fuoco, Capitol City, dopo alcune minacce dirette del Presidente Snow a Katniss e il Tour della Vittoria nei Distretti, indice un’edizione straordinaria degli Hunger Games. Questa volta però, i Tributi, i ragazzi, cioè, inviati a questo gioco al massacro, saranno tutti ex-vincitori! Compresi, quindi, Katniss e Peeta. E ci saranno nuove regole…
Continua a leggere: La Ragazza di Fuoco, di Suzanne Collins, seguito di Hunger Games
Urania, a dicembre, propone Il Quinto Principio, dell’italiano Vittorio Catani, Storie del tempo e dello spazio, dell’americano Anthony Boucher e Rivelazione /2, dell’inglese Alastair Reynolds, romanzi “ripartiti” tra Urania “regular”, Urania supplemento e Urania Collezione. I volumi - appena usciti/in uscita - sono, come sempre, arricchiti dalle splendide copertine di Franco Brambilla (il quale, proprio domani, inaugurerà la mostra Urania&Co, nell’ambito della la XVI Mostra del Libro di Cavallermaggiore (Cuneo), dedicata all’astronomia e ideale conclusione, come evento accreditato, dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, proclamato, dall’ONU, proprio per il 2009).
Ma cosa ci racconta Il Quinto Principio, l’apocalittico, corale e fortemente distopico romanzo di Vittorio Catani? Siamo nel 2043 e la Terra ha subito importanti cambiamenti sociali, politici e tecnologici: l’America ha avuto una seconda Secessione; una nuova tecnologia consente l’applicazione di una protesi elettronica che realizza l’interconnessione tra menti (e si offre, quasi “naturalmente”, all’abuso del controllo mentale); il sistema economico, una sorta di post-post capitalismo, vede pochi occulti “burattinai” gestire il mercato mondiale. La democrazia latita, la corruzione impera. I ricchi vivono in lussuose aree superblindate e i poveri in immense, degradate, insalubri città sotterranee. Esistono anche fazendas con gli schiavi. Come se la situazione socio-politico-tecnologica non bastasse, la Terra subisce una serie di immani cataclismi (EE, Eventi Eccezionali), che violano le leggi conosciute della fisica e lasciano supporre che siano in atto i primi effetti del Quinto Principio (e fanno nascere anche il Turismo delle Catastrofi). Ai protagonisti del romanzo restano solo due scelte: rifugiarsi nel Mondo B (una zona-non zona, in cui vivere sotto forma di energia) o rimanere sulla Terra e tentare di cambiare le cose. Nonostante l’assurdo che irrompe prepotentemente nelle loro vite.

Storie del tempo e dello spazio è una celebre raccolta di racconti di fantascienza - in una produzione più orientata al mystery e al poliziesco - dell’autore californiano Anthony Boucher (Far and Away: Eleven Fantasy and Science-Fiction Stories), del 1955. Leggo, dalla quarta di copertina e dal preziosissimo (per chi ama la fantascienza, ovviamente) blog di Urania, che tra i racconti - sempre improntati a lucidità, inventiva e rigore stilistico - troveremo, tra le altre cose, «un venusiano affascinato dalla semplicità di una donna terrestre; una macchina del tempo che permette a un assassinato di farsi vedere ancora in vita; un risultato elettorale cambiato in modo imprevedibile; un uomo che esige di essere maledetto e non immagina le conseguenze assurde del suo gesto; una razza di terribili creature che si annida nel deserto.» Colpi di scena finali garantiti.
Hunger Games, di Suzanne Collins, amatissimo libro americano, portato in Italia da Mondadori, sarà in libreria a partire dal 20 ottobre.
Il romanzo, che in America è stato un clamoroso successo editoriale, incredibilmente apprezzato sia dalla critica che dal pubblico (ho letto commenti davvero sorprendenti!) e tradotto o in via di traduzione in tutto il mondo, si ambienta in un futuro post-apocalittico (e fortemente distopico) dove, dopo immani disastri, il Nord America è stato distrutto. Sulle sue ceneri è nato lo stato di Panem. Panem è composto da 13 distretti, governati da Capitol City. Inizialmente la capitale assicura prosperità a tutta la nazione. Ma i distretti più poveri si ribellano e Capitol City li sconfigge, distruggendo il… tredicesimo distretto. Come punizione per questa ribellione, da 70 anni, ogni anno, un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni, appartenenti ai 12 distretti rimasti, vengono scelti attraverso una brutale lotteria e obbligati a partecipare a The Hunger Games, un evento televisivo (un reality show) in cui i partecipanti, altrimenti detti “tributi”, sono gettati in una vasta arena all’aperto e costretti a sopravvivere per alcune settimane. E visto che… ne resterà soltanto uno, l’unica speranza di uscirne vivi è… uccidere tutti gli altri (un pensierino a Battle Royale - QUI -, a L’uomo in fuga/L’Implacabile e ad ogni “figlio di Orwell” e del suo 1984 viene quasi spontaneo…).
Il romanzo, che è un ottimo mix di fantascienza, avventura, horror, action e romance, “impregnato” di suspence e pathos, segue le vicende della sedicenne Katniss Everdeen, che si offre come “gladiatrice” al posto della sorellina, selezionata dalla lotteria, e di Peeta Mellark, un ragazzo della sua scuola, che aveva aiutato la famiglia di Katniss quando questa non aveva più cibo per sopravvivere. Il distretto da cui provengono, infatti, è il dodicesimo, quello dei minatori, uno dei più poveri. Quando i ragazzi vengono portati a Capitol City per la presentazione ufficiale, Peeta rivela in diretta il suo amore per Katniss, la quale, però, ritiene che la notizia shock abbia il solo scopo di ingraziarsi i telespettatori. E questo perchè, durante il reality show, gli sponsor, affinchè il loro favorito possa vincere (e quindi sopravvivere), possono mandare regali di ogni genere. Il gioco inizia. E già nella prima ora 11 ragazzi, su 24, vengono brutalmente uccisi. Più il tempo passa e più i morti aumentano. Ma Katniss e Peeta continuano a sopravvivere. E visto che il pubblico pare essere colpito da quest’idea del “tragico amore”, all’improvviso le regole del gioco subiscono un cambiamento.
Continua a leggere: Hunger Games, di Suzanne Collins. Arriva in Italia il libro stra-cult americano
Battle Royale di Koushun Takami è un bestseller di culto in Giappone, che - già tradotto in alcuni paesi di lingua inglese - arriva ora anche in Italia, portato da Mondadori.
Dal romanzo sono stati tratti film, manga e videogiochi di contenuto molto forte e controverso, che hanno, però, ricevuto accoglienza entusiastica da parte del pubblico tardo-adolescenziale e adulto. Battle Royale, che è un romanzo distopico, ci trasporta in una “Repubblica” Asiatica (formata essenzialmente da Giappone e Cina) di stampo totalitario. Tra le varie forme di gestione distorta del potere c’è il Programma. Un “evento”, della durata di 3 giorni, a cui classi di ragazzi delle scuole superiori, scelte a caso, vengono “chiamate” a partecipare (con motivazioni che è interessante non anticipare).
Questo “evento” prevede il trasferimento della classe su un’isola. Lì, vengono consegnate mappe, bussole e generi di sostentamento. Ma non solo. L’”amministrazione” consegna ai ragazzi armi di tutti i tipi e mette loro al collo un… collare esplosivo. Alla fine dei 3 giorni, solo uno di loro tornerà a casa. Gli altri dovranno essersi tutti uccisi a vicenda. Senza nessuna eccezione. Con la consapevolezza (che pian piano sopraggiunge) che: se si trovano nel luogo sbagliato al momento sbagliato, il collare esplode, se tentano di scappare, il collare esplode, se fanno gruppo per tentare di organizzarsi, il collare esplode. Se nessuno muore in 24 ore, il collare esplode. Se alla fine, più di un giocatore rimane vivo, il collare esplode.