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Diario di una liquidazione/3: Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa

pubblicato da Andrea Coccia

Diario di una liquidazione/3: Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa Continua il mio viaggio letterario attraverso i libri che, grazie agli sconti dovuti alla liquidazione del Libraccio di via Solferino, ho avuto finalmente la forza di comprare. Questa volta è il turno del terzo dei libri che puntellano il mio ampio scontrino, sono le Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa, raccolte in un bel volume dalla Guanda nel 2008.

Che Pessoa fosse un appassionato di scienze esoteriche è noto, almeno ai meglio informati: pare che le origini di questa passione, vissuta in realtà con strazio dal poeta portoghese, siano da identificare nella lettura di alcuni dei testi più importanti della Teosofia, soprattutto quelli di Madame Blavatsky che Pessoa aveva dovuto tradurre in portoghese per una Collana Teosofica ed Esoterica. E non bisogna poi dimenticare che proprio Pessoa ebbe un ruolo fondamentale nella finta morte, inscenata a Lisbona nel settembre 1930, di Aleister Crowley, la Grande Bestia, membro della Golden Dawn, uno dei più grandi occultisti del secolo.

Tratte per la maggior parte da Messaggio, una raccolta di poesie esoteriche che fu il solo libro portoghese che egli vide stampato in vita, le liriche raccolte in questa interessante antologia hanno come tematiche principali l’irrealtà e la finzionalità della vita umana, l’iniziazione, il paradosso della divinità, tematiche su cui Pessoa intesse bellissime poesie minime come “L’assenza di dio è un dio anch’essa” e “Dio non ha unità,/ come potrei averla io?”, ma anche di ampio respiro come “Sulla tomba di Christian Rosencreutz” o “Le stazioni della via Crucis”.

E’ un libro nel complesso ben curato questo Poesie Esoteriche di Fernando Pessoa, ma che resta una raccolta minore, e certo non può rivaleggiare con i capolavori del genio portoghese, primo tra tutti il Libro dell’inquietudine. Resta il fatto che Fernando Pessoa è certamente un poeta da leggere, uno di quelli che meglio ha rappresentato l’approdo alla modernità letteraria del Novecento. E poi non sarà certo un caso che in Portogallo, il giorno che Pessoa morì, tutti erano convinti che fossero morti i migliori cinque poeti portoghesi, poeti che non erano altro che gli eteronimi del poeta portoghese, i diversi nomi che Pessoa dava alle sfaccettature della propria anima.

Fernando Pessoa
Poesie esoteriche
Guanda
euro 12,00

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Diario di una liquidazione/2: Il reato di scrivere di Rodolfo Wilcock

pubblicato da Andrea Coccia

Diario di una liquidazione/2: Il reato di scrivere di Rodolfo Wilcock Dopo la recensione al Lavoro culturale di Luciano Bianciardi, il primo dei libri che non sono riuscito a non comprare durante la mia visita al Libraccio di via Solferino che, vi ricordo, ha messo in liquidazione il proprio magazzino e chiuderà i battenti il 15 febbraio a causa di un affitto troppo alto, continuo questa piccola serie di recensioni con il secondo volume che appare nel mio scontrino: Il reato di scrivere, di Rodolfo Wilcock, edito dall’Adelphi nella collana Biblioteca Minima.

Il reato di scrivere è un piccolo libretto di poco più di 80 pagine, in cui sono stati raccolti alcuni degli articoli che Juan Rodolfo Wilcock, poeta e critico argentino, amico di Jorge Luis Borges, di Silvina Ocampo e di Adolfo Bioy Casares, pubblicò sul Mondo e sulla Voce Repubblicana tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Caratterizzati da una verve ironica tagliente e corrosiva, questi articoli delineano il profilo di un intellettuale che, di fronte ad una società letteraria come quella italiana, si mostrò sempre risoluto nel ridicolizzarne le manie, le vanità e i paradossi. Con un tono sempre pungente e mai arrendevole, Wilcock attacca il malcostume delle elite culturali dimostrandosi un vero campione dell’arte della “sprezzatura”

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Diario di una liquidazione/1: Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi

pubblicato da Andrea Coccia

Diario di una liquidazione/1: Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi Dopo aver saputo della chiusura imminente del Libraccio di via Solferino, a Milano, ma soprattutto dopo aver appreso dai colleghi di 02blog della decisione della suddetta libreria di effettuare una giga-liquidazione a base di sconti tra il 30% e il 75%, mi ci sono subito recato, sperando di poter trovare, come spesso capita, una chicca nascosta tra gli scaffali del Libraccio.

Il primo dei libri che ho trovato e di cui vi propongo una breve rilettura è Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi, un breve libretto di poco più di 100 pagine, scritto per la gran parte nel 1957, entro le quali Bianciardi, uno degli intellettuali più pungenti degli anni ‘60, prematuramente scomparso nel 1972, descrive il proprio percorso di formazione intellettuale nella sua città di origine, Grosseto, nel primo dopoguerra.

Dallo sbarco massiccio del cinema nella vita culturale cittadina, alla riorganizzazione della biblioteca, ai convegni, ai dibattiti, al cineclub: il mondo culturale del primo dopoguerra italiano, appassionato e in fermentazione, è dipinto da Bianciardi attraverso il suo solito sguardo disincantato e, al contempo, quasi divertito, emergendo in tutta la sua dimensione grottesca, ma contemporaneamente sincera, vera.

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