Zia Mame non ha età. Vive i suoi trent’anni negli anni Venti, e arrivata agli anni Sessanta si dichiara appena quarantenne. Glielo consentono i suoi meravigliosi trattamenti di bellezza notturni e periodiche incursioni nelle spa Estee Lauder, oltre che uno spirito battagliero come quello di una ragazzina. Una eterna ragazzina che ha deciso di non volersi sposare col primo ‘buon partito’ a disposizione anche mentre sta affogando nei debiti.
Una che è convinta di essere una star del teatro per aver recitato in una tourneè da palcoscenico, da giovane, ma poco importa: lei, come le rimprovera il nipote e orfanello Patrick, ha bisogno di recitare in ogni istante della sua vita. Durante la Depressione degli anni Venti dovrà fare i salti mortali per mantenere il suo stile di vita fatto di champagne e abiti Lanvin, e finirà anche come commessa in un negozio di pattini. E’ lì che incontrerà Beau, il grande amore della sua vita, e sopravviverà alle ire della sua ex fidanzata domando, sotto gli occhi increduli di chi la sa incapace di cavalcare, un cavallo pazzo (fornitole guarda caso proprio dalla ex di Beau).
Ma zia Mame metterà a rischio in moltissimi modi i nervi di Patrick, come quando si innamorerà di un taciturno poeta irlandese che finirà nel mettere incinta la sua giovane segretaria, del cui pargolo Mame vorrà occuparsi a tutti i costi, o quando riuscirà a salvarlo da un matrimonio affrettato con una borghese-nell’anima incontrata al college mettendo in ridicolo i comportamenti dei genitori di lei.
E’ difficilissimo dare conto delle tantissime notazioni, opinioni, confidenze su miriade di grandi ‘firme’ del giornalismo e della politica italiana contenuti nei ‘diari’ di Indro Montanelli. Bisogna leggerle tutte, queste 270 pagine, impossibile riassumerle. Si tratta, semplicemente, della pubblicazione di 12 taccuini che il giornalista, di cui oggi ricorre il centenario dalla nascita, consegnò al fondo Manoscritti dell’università di Pavia.
Sono stati stralciati, scrive l’editore in una avvertenza, alcuni brani ritenuti lesivi nei confronti delle persone menzionate. Ma senza attutire note caustiche dell’autore su tanti bei ‘nomi’: da Piovene ‘perfido’ paragonato a Montale ‘candido’, ai duri giudizi su Scalfari, Camilla Cederna o Inge Feltrinelli, che secondo Montanelli addirittura avrebbe brindato dopo che lui stesso fu gambizzato.
Ma c’è modo anche di leggere una dichiarazione sulla sua impossibile fede (’Credo in Qualcuno. Non credo che saprò mai, ne’ da vivo ne’ da morto, chi è e come è fatto’…), passando per l’affetto quasi fraterno con cui ritrae il collega Dino Buzzati, o la ‘confessione’, nel salotto di casa sua, delle sofferenze esistenziali di Ennio Flaiano.
Continua a leggere: I conti con me stesso: i diari di Indro Montanelli

Pur avendo avuto «un meraviglioso scambio di lettere» con David Foster Wallace, il suo editore Michael Pietsch si rifiuta di parlare della vita privata dello scrittore trovato impiccato a Claremont in California.
L’opinione pubblica comincia però a conoscere i motivi, comunque intuibili, del tragico gesto. Secondo il «New York Times» il padre di David, James Donald Wallace, docente di filosofia all’Università dell’Illinois, avrebbe rivelato che l’autore di Infinite Jest soffriva da alcuni mesi di una grave depressione.
Intanto il sito Respectance.com ha aperto una pagina dedicata a DFW, nella quale ciascuno può condividere con la collettività i propri ricordi personali di David Foster Wallace. Scrive Laure B. Davis, rivolta alla vedova di DFW: «entrambi i miei fratelli (alcolizzati e drogati, che Dio li benedica) si sono impiccati. L’ultimo lo scorso aprile. E io sono una scrittrice che da tredici anni è sobria e pulita, ma che ancora combatte con la depressione di tanto in tanto (ci sono scrittori che non lo fanno?). Lo dico solo per assicurarle che in qualche modo capisco che tipo di dolore sta vivendo.»
Foto | Flickr
Continua a leggere: David Foster Wallace era depresso da mesi
Con “L’equilibrio degli squali”, Caterina Bonvicini, insieme a Paolo Giordano, ha vinto la tredicesima edizione del premio letterario Frignano, che è stato consegnato il 23 agosto a Pievepelago.
La storia è molto semplice ma nasconde una suggestionevole metafora sulla vita. Insieme a Sofia, protagonista del romanzo è anche lo squalo che nel modo di vivere e soprattutto nei comportamenti è molto più vicino all’uomo di quanto comunemente si possa pensare. Il padre di Sofia è uno studioso di squali che fotografa in continuazione e vive tra Sudafrica e Australia. Questo suo particolare lavoro lo porta a stare lontano dalla figlia e l’unico modo che ha per restare in contatto con lei è il web. Le scrive mail continuamente inviandole immagini di quello che è il l’oggetto del suo studio.
Sofia però ben presto si renderà conto che certi comportamenti propri degli squali è possibile riscontrarli anche nelle persone, sia per quanto riguarda il lato più misterioso e affascinante sia per quanto riguarda quello più violento e pericoloso. Con un’enorme sensibilità, l’autrice riesce a descrivere perfettamente il dramma interiore della protagonista e la sua maturazione. Una disperazione che a volte porta ad assalire gli altri soprattutto chi ci è più vicino.
Continua a leggere: "L'equilibrio degli squali" di Caterina Bonvicini