Si rimane in silenzio dopo aver letto il libro Opera sei di David Riva pubblicato da edizioni XII nella collana Mezzanotte. In silenzio sia perché si apprezza e si assimila lo stile dell’autore – uno stile crepuscolare, ben cesellato e capace di inchiodare il lettore alla pagina – sia perché nella testa di chi legge risuonano molti interrogativi: fino a che punto può spingersi l’arte? Qual è il limite massimo che si può raggiungere per cambiare se stessi pur di inseguire un sogno? Quali i percorsi che può percorrere la chirurgia estetica?
Questa storia inquietante e “di confine”, come la definisce l’autore stesso, racconta di un chirurgo plastico cinese, tal Hao Myung, del suo desiderio di trasformare il corpo umano in opere d’arte, del fatto che non solo trovi chi sovvenzioni i suoi studi (sintomatico che il nome dell’associazione che lo sostiene sia Metafisica), ma che trovi persone disposte a lasciarsi modificare pur di diventare un qualcosa di meraviglioso, quasi un qualcosa di metafisico. Una storia che si muove dalla body art per giungere al di là del corpo, nella mente delle persone, indipendentemente dal fatto che esse siano (o si ritengano) artisti o opere d’arte.
Aveva le carni esposte, come succede alle bestie macellate, lucide pozze nere accanto alle strie biancastre dei tendini. Il volto era una maschera anatomica, le palpebre glabre erano rimaste insieme alle labbra a ricordare quello che era il viso, un tempo. Un viso degno di una dea. In quanti l’avrebbero guardata con curiosità morbosa, da allora in avanti, lei che aveva operato tutto questo per togliersi di dosso quanto la metteva al centro dell’attenzione? Ciononostante, nessuno sarebbe arrivato per convincerla a tornare a casa, all’abbraccio di sua madre, alle spiegazioni e alle necessità di suo padre.
David Riva
Opera sei
Edizioni XII, 2010
pp. 204, euro 13
Ci sono dei libri che all’esperienza della lettura (di testi) affiancano anche quella della visione (lettura di immagini) con una particolare attenzione anche al contesto grafico. È il caso di Carnevale, antologia di racconti pubblicata dalle Edizioni XII in cui quattordici scrittori raccontano di maschere e misteri in una Venezia (vera o immaginaria poco cambia, dal momento che, come leggiamo nell’antologia: “Venezia è un’illusione, un paravento, una maschera per celare altro. Venezia non esiste o, se esiste, è ben altra cosa”) che fa da cornice alle varie narrazioni.
Avendo come tema il Carnevale è naturale che il gioco di testi, colori e grafica rimandi all’atmosfera carnascialesca che, se da un lato vive del fatto che “ogni scherzo vale”, dall’altro si ammanta di mistero, inquietudine e ambiguità proprio grazie alle maschere. E le maschere la fanno da padrone, nei racconti, nelle grafiche di apertura e chiusura dei racconti, nelle splendide tavole di Diramazioni che formano tutt’uno con la narrazione.
Tra i racconti che ho trovato più interessanti c’è Il sipario strappato di Zefiro Mesvell che alla ricchezza del testo e delle immagini aggiunge l’immaterialità della musica, Carnem levare di Stefano Andrea Noventa che si muove in epoche diverse e il terrificante Peste di Samuel Marolla.
Carnevale
a cura di Daniele Bonfanti e David Riva
Edizioni XII, 2010
ISBN 978-88-95733-26-5
pp. 336, con illustrazioni, euro 19,50