La Societa’ Dante Alighieri ha inaugurato sul proprio sito Internet, www.ladante.it, il sondaggio “Italiano: lingua d’Europa, lingua del mondo”. Si tratta di un test che si rivolge ai cittadini europei, tradotto nelle 23 lingue ufficiali dell’UE, in cui si chiede di scegliere, in un campionario di 100 parole italiane, le 10 “entrate nella lingua d’origine che considerate piu’ importanti storicamente e culturalmente?” .
Fra le parole più usate, tantissime inevitabilmente legate all’enogastronomia, a partire da ‘pizza’ ed ‘espresso’, ma ci sono anche, ai primi posti, ‘gondola’ e ‘primadonna’.
Il campionario dei 100 lemmi è tratto dal Dizionario degli italianismi nel mondo, ancora in corso di realizzazione per la Utet a cura di Luca Serianni, Lucilla Pizzoli e Leonardo Rossi. Si tratta di una iniziativa, leggo, lanciata in occasione dell’VIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. I risultati saranno resi noti alla conclusione dell’indagine.

Parole straniere che non ci piacciono: il quesito è stato posto dal sito della società Dante Alighieri ai suoi visitatori (www.ladante.it) che si sono dichiarati per il70% italiani.
Ne è risultato che fra le parole che non ci piacciono nella lingua scritta e parlata, c’è al primo posto “week end”, seguito da “OK”, e, più distanti, welfare (8%), briefing (5%), mission (4%), location, bookshop e devolution (3%). Ma non ne possiamo più neanche di computer, know how, privacy e shopping, per non parlare di temi legati alla politica come question time, meeting, premier, election day, authority, leadership e bipartisan.
Chissà quali parole Dante Alighieri userebbe per raccontare, in versi, la polemica che di questi giorni, in suo nome, sta spaccando il consiglio comunale di Firenze. Centrodestra da un lato, che ha proposto il ritorno a casa del sommo poeta, centrosinistra dall’altro, diviso tra favorevoli e disertori d’aula.
Nel 1302 Dante Alighieri venne esiliato da Firenze, morendo poi a Ravenna, dove sono conservate le spoglie. Lo scorso 16 giugno una mozione del consiglio comunale di Firenze ha revocato la condanna all’esilio.
Per suggellare l’avvenuto ricongiungimento con la città era prevista una cerimonia ufficiale con la consegna del Fiorino d’oro, massimo riconoscimento della città, al conte Pieralvise di Serego Alighieri, ventesimo pronipote del poeta.
Ma le condizioni che hanno portato alla revoca dell’esilio, mozione approvata di misura per un solo voto e le successive invettive di bassa lega che ne sono derivate, hanno portato il conte a rispolverare l’antico spirito battagliero e rinunciare al riconoscimento. Ci chiediamo se tutto ciò sia necessario. Ma di questi tempi, forse, non c’è da meravigliarsene.