Tutto ha inizio a Firenze nel maggio 2008 quando
due consiglieri comunali di Forza Italia ispirati da Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, hanno presentato una mozione al sindaco Leonardo Dominici allo scopo di “promuovere la piena riabilitazione di Dante Alighieri revocandone formalmente la condanna inflitta nel 1302”. La giunta di centrosinistra era occupata in altre faccende, alcune molto serie e insidiose. Per cui quella mozione è stata accettata con tranquillità. Ma sindaco e assessori non hanno fatto i conti con i nemici di Dante, che numerosi si contano nella sinistra moderata e in quella radicale. Fatto sta che la giunta si è smarrita davanti alla polemica, aspra e selvaggia, sollevata da alcuni consiglieri comunisti e postcomunisti con l’appoggio dei Verdi […] “Dante ritorna a Firenze? Ma se fu cacciato perché ladro e corrotto!”. “Rimanga dove sta, che sta bene lì”. […] Che, niente niente, dietro alla riabilitazione del poeta vittima di congiure di giudici rossi (beh, sì, perché all’epoca, durante la celebrazione dei processi, i giudici indossavano una veste rossa), di nemici politici e di cronisti faziosi, si nascondeva nemmeno velatamente l’intenzione di “riabilitare” il Cavaliere?
Da quest’episodio prende le mosse il pamphlet di Mario La Ferla dal titolo Il Poeta e il Cavaliere. Storia di donne, soldi e malapolitica, pubblicato da Stampa Alternativa nella collana Eretica speciale.
Continua a leggere: Il poeta e il cavaliere di Mario La Ferla
Esce anche in versione on line e mobile per Iphone il Devoto-Oli 2011. Il vocabolario ideato da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, e curato da Luca Serianni e Maurizio Trifone, contiene 150mila definizioni.
Alla versione on line e mobile si potrà accedere però solo una volta acquistata la versione cartacea, grazie a un codice personale. Fra i neologismi aggiunti nella nuova edizione, 500, figurano archistar, cinepanettone, eco chic, kebabbaro, shopaholic.
La presentazione del dizionario avverrà dopodomani alla sede della società Dante Alighieri di Roma. Nella foto di questo articolo la versione precedente del dizionario.
La critica letteraria contemporanea ha conosciuto un solo grande protagonista, capace di scardinare concezioni consolidate e dirigere l’analisi verso lidi inimmaginabili. Quell’uomo è Giovanni Bivona, l’opinionista più noto dell’emittente agrigentina Teleacras, uomo politico e intellettuale siciliano, eroe di Youtube e animatore di una rubrica televisiva “eletteraria” che rappresenta uno spartiacque nella storia del pensiero europeo.
Con colpevole ritardo (i filmati risalgono a quattro anni fa) anche Booksblog riconosce l’altissimo valore culturale del pensatore Bivona proponendovi una preziosa silloge di suoi discorsi.
Nel video, che vi invitiamo a visionare con grande attenzione, il Bivona rilegge alla luce di nuovi orientamenti critici M’illumino d’immenso di Giuseppe Ungaretti, Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri e persino il Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Se già con Dante il Bivona raggiunge vette inespugnabili di profondità analitica - accusando il Vate fiorentino di voler trattare la donna «come una schiava», quando invece «si tratta giusta, normale», perché «vedendosi rispettata [la donna] si comporta bene» - è con un’interpretazione assolutamente inedita del Romeo e Giulietta che il Maestro conquista l’immortalità.
A chi vaneggia della morte della critica letteraria italiana, Booksblog risponde quest’oggi con un solo nome, da marchiare a lettere di fuoco nella carne viva della storia culturale nazionale: Giovanni Bivona. Buona visione.

Quasi tutte le nazioni del mondo hanno il proprio istituto per tutelare e diffondere il proprio patrimonio culturale nazionale all’estero e ogni paese, solitamente, sceglie di intitolare questo istituto ad un personaggio simbolo della propria cultura; è per questo che il mondo è pieno di sedi della Società Dante Alighieri, di quelle del Goethe Institut, dell’Instituto Cervantes, dell’Instituto Camoes, persino del Confucio Institute.
L’unico a mancare, almeno finora, era l’istituto della cultura francese che, con fare tipicamente français, ha sempre scelto di chiamarsi Institut français, convinto che fosse sufficiente la dichiarazione di nazionalità per sdoganare la propria cultura nel mondo, almeno fino a qualche tempo fa almeno.
Ultimamente infatti, anche i francesi sembrano aver capito che è più utile e più carino (e forse anche più vantaggioso a livello pubblicitario) scegliere il nome del proprio istituto nazionale pescando dal serbatoio dei grandi uomini di lettere che la Francia ha creato nella storia. E quindi, dopo un’attenta analisi, la scelta è caduta su Victor Hugo. Ma sarà quella giusta? Io personalmente avrei suggerito un provocatorio Louis Ferdinand Céline, o un incontestabile Charles Baudelaire, o un Gustave Flaubert qualsiasi, ma in fondo va bene anche così.
Via | MagazineLittéraire
Se domandare è lecito e rispondere è cortesia, provate allora a dare la vostra risposta a questo quesito: a chi Giovanni Boccaccio dedicò Il Decamerone? a) Alle donne, b) al padre, c) ai toscani oppure d) alla peste? La risposta corretta è la prima, perchè Giovanni Boccaccio volle dedicare la sua opera alle donne in aperta contrapposizione a Dante, restituendo alle quote rosa e a un sentimento universlae come l’amore quello che l’autore della Divina Commedia aveva loro negato in virtù della sua visione religiosa.
Se non sapevate la risposta, colmerete questo buco letterario solo dopo aver sfogliato “Il grande quiz della letteratura” fatto arrivare in libreria da Magazzini Salani giusto in tempo per Natale. Indicato per fare la figura dei saputoni, in realtà si presenta come un mazzo di 50 carte ma è appassionate come Trivial Pursuit e dispensa pillole di cultura più esaustive di un’enciclopedia. Siete tra coloro che sanno qual è la più breve tragedia di Shakespeare e che mestiere fa Renée Michel, protagonista de “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, oppure conoscete perché Carlo Collodi fu costretto a scrivere il suo capolavoro… leggete gente e giocate!
AA.VV.
Il grande quiz della letteratura
Magazzini Salani
Prezzo: 9,90 euro
scatola in cartone
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
(76-78) VI, Purgatorio
Questi versi, incancellabili nella mente di chiunque abbia frequentato,ache solo sporadicamente, la commedia del sommo maestro Dante Alighieri si sono aggiudicati un curioso contest, promosso dal sito Internet della Società Dante Alighieri, www.ladante.it, attraverso il quale è stato chiesto ai lettori di scegliere i versi più rappresentativi dell’Italia, quelli che più limpidamente descrivono la nostra penisola.
Chi se non Dante poteva aggiudicarsi questo curioso concorso, che ha visto piazzarsi, dietro al glorioso 36% del Sommo, la splendida All’Italia di Giacomo Leopardi con appena il 9%. Al terzo posto, invece, con l’8% dei voti, si piazza Il canto popolare di Pier Paolo Pasolini. E voi cosa ne dite? Quali sono secondo voi i versi che meglio rappresentano il nostro paese? Io personalmente proporrei i versi finali della canzone “Ad Angelo Mai” di Giacomo Leopardi:
Or di riposo
Paghi viviamo, e scorti
Da mediocrità: sceso il sapiente
E salita è la turba a un sol confine,
Che il mondo agguaglia. O scopritor famoso,
Segui; risveglia i morti,
Poi che dormono i vivi; arma le spente
Lingue de’ prischi eroi; tanto che in fine
Questo secol di fango o vita agogni
E sorga ad atti illustri, o si vergogni.
Via | Società Dante Alighieri
In un momento come quello che stiamo vivendo in questi mesi, molto duro anche per i quotidiani (senz’altro i più colpiti nel mondo dell’editoria), che vedono diminuire di giorno in giorno le entrate pubblicitarie e le vendite in edicola, La Repubblica e L’Espresso scelgono la via dei classici e annunciano che nelle prossime settimane verrà offerta la Divina Commedia in allegato alle due testate romane al prezzo di 9,90 per ogni cantica.
A partire da domani, dunque, e per tre mercoledì, insieme al quotidiano e al settimanale sarà possibile acquistare, una dopo l’altra, le tre cantiche dantesche (l’Inferno domani, il Purgatorio mercoledì 15 e il Paradiso mercoledì 22) in una edizione completa, con introduzione ai singoli canti, note e apparati critici.
Per uscire dalla crisi delle vendite, dunque, La Repubblica e L’Espresso si affidano ad un traino extragiornalistico, il libro in allegato, che fino a qualche tempo fa era considerato il miglior modo per tirare su le vendite, e lo fanno scegliendo il più grande dei classici italiani, l’intramontabile Dante Alighieri, capace nel passato di attirare un pubblico immenso (anche grazie agli esperti Benigni e Sermonti). Sarà la mossa giusta? Io credo francamente di no e voi?
Via | Primaonline
Foto | Flickr
L’ultima vittima della crisi finanziaria che ormai ci ha messo in ginocchio è l’italianistica, lo studio dei classici italiani, in particolare, come sottolinea un articolo pubblicato ieri su Tuttolibri di La Stampa, ad essere particolarmente colpita dai tagli del governo è la pubblicazione di alcune edizioni filologiche di autori come Dante Alighieri, Torquato Tasso, Niccolò Machiavelli e Pietro Aretino.
Si parla di tagli ingenti che metteranno in seria difficoltà la conclusione delle opere, già iniziate peraltro da qualche anno. E’ esemplare il caso di Dante, di cui era in preparazione una prestigiosa edizione che, secondo il dantista Enrico Malato, permetterebbe “a tutti gli specialisti l’accesso ai codici e alle stampe di solito riservati a pochi. Si tratta del recupero di glosse, chiose, prologhi, postille che si sono accumulati su Dante nei secoli e di cui noi stiamo curando la pubblicazione: un’avventura in cui abbiamo coinvolto i più importanti filologi”. Un duro colpo, dunque, agli studi di settore sulla risorsa letteraria più vendibile all’estero che ancora abbiamo: Dante, il sommo poeta.
Ma la cosa più allarmante, in fondo, non sono i tagli finanziari attuati da una classe politica che, indistintamente tra destra e sinistra, non ha più neanche il minimo riguardo per la cultura, la cosa più preoccupante è piuttosto che questo nuovo schiaffo, come tantissimi prima già avvenuti e, ne sono certo, altrettanti ancora da venire, non è recepito da nessuno nella sua reale gravità. Ma l’Italia è così, da noi la gente si mobilita per i calciatori, mica per i poeti.
Via | Tuttolibri
Foto | Flickr
La Societa’ Dante Alighieri ha inaugurato sul proprio sito Internet, www.ladante.it, il sondaggio “Italiano: lingua d’Europa, lingua del mondo”. Si tratta di un test che si rivolge ai cittadini europei, tradotto nelle 23 lingue ufficiali dell’UE, in cui si chiede di scegliere, in un campionario di 100 parole italiane, le 10 “entrate nella lingua d’origine che considerate piu’ importanti storicamente e culturalmente?” .
Fra le parole più usate, tantissime inevitabilmente legate all’enogastronomia, a partire da ‘pizza’ ed ‘espresso’, ma ci sono anche, ai primi posti, ‘gondola’ e ‘primadonna’.
Il campionario dei 100 lemmi è tratto dal Dizionario degli italianismi nel mondo, ancora in corso di realizzazione per la Utet a cura di Luca Serianni, Lucilla Pizzoli e Leonardo Rossi. Si tratta di una iniziativa, leggo, lanciata in occasione dell’VIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. I risultati saranno resi noti alla conclusione dell’indagine.

Parole straniere che non ci piacciono: il quesito è stato posto dal sito della società Dante Alighieri ai suoi visitatori (www.ladante.it) che si sono dichiarati per il70% italiani.
Ne è risultato che fra le parole che non ci piacciono nella lingua scritta e parlata, c’è al primo posto “week end”, seguito da “OK”, e, più distanti, welfare (8%), briefing (5%), mission (4%), location, bookshop e devolution (3%). Ma non ne possiamo più neanche di computer, know how, privacy e shopping, per non parlare di temi legati alla politica come question time, meeting, premier, election day, authority, leadership e bipartisan.