
Si chiama Jan Wallentin ed è un giovane giornalista e scrittore svedese con grandi prospettive di successo. Il suo romanzo di debutto, Strindbergs stjärna (In Italia: La stella di Strindbergs), è stato il libro più conteso alle fiere del libro di Francoforte e di Londra, e i diritti di traduzione sono già stati venduti in 14 paesi (Cina, Brasile, Danimarca, Olanda, GB, USA, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Novergia, Russa, Spagna, Italia). In Svezia il romanzo è uscito ad ottobre 2010, saltando subito in testa alle classifiche. In Italia il romanzo sarà il titolo di punta di Marsilio per il 2011, con tirature da best-seller.
La stella di Strindberg è un romanzo d’avventura che viene paragonato al “Codice Da Vinci” ed è già, a pochi mesi dalla sua uscita, un successo internazionale, sia grazie ai paragoni della critica a Dan Brown e Verne, ma anche un po’ per quel “miracolo giallo svedese” che vede Stieg Larsson trascinare la nazione ed i suoi scrittori. Gli ingredienti principali de “La stella di Strindberg” sono questi: un professore di storia che manda giù pillole a ripetizione, una misteriosa “Fondazione” tedesca, un po’ di nazismo, un po’ di occultismo, e una sfrontata ragazza italiana che guida una moto di grossa cilindrata. Tutti danno la caccia a una croce misteriosa e a un’altrettanto misteriosa stella che insieme costituiscono la chiave del segreto meglio conservato del mondo.
Ma chi è questo Jan Wallentin? Grazie alla Marsilio editore, abbiamo in esclusiva un’intervista al giovane autore a qualche giorno dalla pubblicazione mondiale del suo romanzo, per iniziare a scoprirlo anche come persona, in attesa del 1 gennaio, data in cui Amazon dà come disponibile il libro per l’Italia.
Continua a leggere: Intervista a Jan Wallentin: l'autore svedese rivelazione che sconvolgerà il 2011

La polemica tra scrittori spesso è il sale della vita. A patto che non diventi un attacco gratuito e costante ad ogni occasione possibile ed immaginabile. Pur comprendendone le motivazioni, trovo alquanto inutilmente polemico l’articolo di Marcello Filotei a pagina 4 de L’Osservatore Romano del 25 giugno sui nuovi sistemi di protezione della Biblioteca Vaticana, che riaprirà i battenti il prossimo 20 settembre dopo un lungo periodo di ristrutturazione. L’articolo – che è un’intervista al prefetto della Biblioteca Vaticana, mons. Cesare Pasini – titola Dan Brown s’inventi qualcos’altro e così inizia:
“Interno giorno. Biblioteca Apostolica Vaticana o Archivio segreto, che per certi registi americani sono la stessa cosa. Un sotterraneo moderno. Enormi scaffalature custodiscono inconfessabili segreti. Vetri spessi e invalicabili, che se spingi bene comunque si rompono. Gli eroi senza macchia e con qualche peccato sono alla ricerca del volume che svelerà il secolare enigma. Assieme all’avvenente studiosa che l’accompagna trova il Galileo celato, da sempre portatore di una verità nascosta. Non c’è tempo per leggerlo, ma gli eroi non esitano: strappano una pagina, la studieranno poi. Ma in fondo sanno già cosa c’è scritto, servirà loro per inchiodare alle proprie responsabilità i colpevoli del più immondo dei crimini: la menzogna. Il fatto non è mai successo. La storia non ha alcun fondamento, come gran parte delle cose che racconta Dan Brown in libri che non varrebbe la pena di ritrovare tra qualche secolo in una qualsiasi biblioteca. Adesso, però, anche il più fantasioso dei calunniatori, dovrà inventare qualcosa di più raffinato se volesse anche solo sfiorare l’argomento”.
A parte la pessima affermazione per la quale non varrebbe la pena di ritrovare i libri di Dan Brown in nessuna biblioteca non dovrebbe essere pronunciata da chi scrive di una biblioteca, luogo deputato alla conservazione dei libri senza censure, mi sembra proprio che sia stato sbagliato il tiro. Una cosa è citare, en passant, Dan Brown e i suoi libri, una cosa è farne l’incipit di un articolo che parla di una istituzione storica sì importante quale è la Biblioteca Vaticana: non si capisce se si stia sopravvalutando Dan Brown o sottovalutando la Biblioteca.
I libri di Dan Brown possono piacere o meno, ovviamente!, ma credo che la molla vincente stia nella suspence che vi troviamo dentro. Certo, condita da sospetti e sospettucci, ma non sono l’ultima cosa. Il problema vero, per la chiesa, è che Dan Brown vende e tanto e se loro (sempre la chiesa) gli danno tutta questa importanza, rischiano di fare il suo gioco, facendo sospettare cose indicibili.
Foto | Cineblog

Dopo il successo incredibile e quasi inarrestabile della trilogia Millennium di Stieg Larsson, la Marsilio non getta assolutamente la spugna per quanto riguarda la letteratura popular di origine scandinava, anzi rilancia. Dalle dichiarazioni rilasciate ad Antonio Prudenzano di Affaritaliani da parte di Francesca Varotto, responsabile della narrativa straniera, la Marsilio avrebbe messo le mani sull’erede svedese di Dan Brown, tale Jan Wallentin.
Il libro in questione, su cui tutti scommettono e che porterà probabilmente Jan Wallentin, reporter televisivo quarantenne, sulla cresta dell’onda editoriale europea e americana, sarà in libreria in Italia a partire da gennaio 2011 e si intitolerà La Stella di Strindberg: ambientato ai giorni nostri, il romanzo punta su alcuni degli ingredienti chiave dell’ultima ondata di fanta-thriller, genere di cui Dan Brown è da dieci anni protagonista, vale a dire, nell’ordine, un bell’oggetto del mistero – la Stella di Strindberg per l’appunto – un medico esperto di teologia e di scienza dei simboli e una setta segreta di nazisti.
Come i bambini, che prima di addormentarsi chiedono al papà di raccontare la loro storia preferita, quella che conoscono ormai a memoria e che più li tranquillizza, allo stesso modo i lettori – e lo dimostrano le pazzesche statistiche di vendita di questi libri – sembra che vogliano sentirsi raccontare continuamente le infinite variazioni della stessa storia. Ho il sospetto che i due atti, quello del bambino e quello del lettore, non siano poi così differenti: probabilmente dietro ad entrambi c’è il bisogno di sentirsi protetti, di affrontare il mondo nel modo meno problematico possibile.
Via | Affaritaliani.it
Gli archivi segreti delle biblioteche vaticane rappresentano forse il luogo più misterioso, quello che più ha stimolato la fantasia degli uomini negli ultimi secoli, sicuramente da ben prima che Dan Brown, con i suoi bestsellers mondiali, ne rinvigorisse l’aura misteriosa.
Il volume The Vatican Secret Archives, in uscita per la casa editrice belga VDHbooks in quattro lingue e in tre edizioni differenti – da quella economica da 50 euro a quella superlusso da 5000 euro, passando per l’edizione speciale da 300 euro – sembrerebbe promettere di sfrondare, almeno parzialmente, l’immenso e ramificato repertorio di miti e di leggende sui contenuti del misterioso archivio segreto vaticano.
Dai documenti dei famosi processi contro i templari, passando dalle carte del processo – forse non ancora archiviato – a Galileo Galilei, fino alla lettera che Pio XII inviò a Hitler. Questi alcuni dei documenti assolutamente inediti che il libro per la prima volta renderà di pubblico dominio. Ma che le informazioni e i documenti contenuti nelle 300 pagine di questo libro esauriranno l’immenso serbatoio dei misteri vaticani è difficile da credere.
Via | TgCom

Su Librarything continua da tempo una interessante discussione lanciata da elisabettaanna, ovvero: perchè alcuni libri vengono ‘idolatrati’ dal pubblico, arrivando ad avere successo non-si-sa-bene perchè?
Questo avviene ovviamente a scapito di altri autori, che vengono dimenticati nel mainstream da hit list libresca. “Quanti, ad esempio, conoscono il romanziere inglese William Boyd? O lo scrittore di fantascienza Rudy Rucker, americano di origine tedesca e vero “padrino” del cyberpunk?”, scrive ad esempio peterpatti.
“E controllate - continua - se nei vostri scaffali o scatoloni in cantina si trova qualche opera di Mario Biondi; non il cantante blues-soul tanto in auge di questi tempi, bensì un bravissimo scrittore milanese”. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, e coincidono con i grandi ‘best seller’ della notra epoca.
Anche Il simbolo perduto di Dan Brown diventerà presto un film, prodotto da Columbia Pictures. Steven Knight, già sceneggiatore de La promessa dell’assassino, sarebbe già al lavoro sull’adattamento cinematografico, secondo quanto riporta il magazine Variety.
Anche se Tom Hanks, che ha interpretato il personaggio di Robert Langdon ne Il codice Da Vinci e Angeli e demoni, non ha ancora commentato la notizia, tutti gli esperti prevedono che sarà ancora lui il protagonista de Il simbolo perduto.
Anche l’Internet Movie Database ha aperto una pagina “preventiva” sul nuovo film, collocandone temporalmente l’uscita nel 2012 e catalogando il progetto col classico in development. Nessun’altra informazione però trapela dal prestigioso sito internet.
Via | ComingSoon.net

Fra pochi giorni, il 18 gennaio, uscirà dal carcere di Ankara Alì Agca che il 13 maggio 1981 sparò a papa Giovanni Paolo II (ora è dentro per aver ucciso nel 1979 il giornalista turco Abdi Ipekci). Tramite il suo legale Agca ha fatto sapere che, una volta libero, vuole fare due cose: andare sulla tomba di Giovanni Paolo II e raccontare la propria vicenda, sia scrivendo un libro (ha contattato anche Dan Brown proponendogli una sorta di Codice Vaticano) che girando un documentario televisivo. Le motivazioni le riporta il settimanale Diva e Donna in edicola:
“Il mondo deve sapere che oggi sono un uomo nuovo: ventinove anni di carcere duro mi hanno cambiato profondamente”.
In attesa del libro di Alì Agca, se volete, potete leggere La notte del lupo di Sebastiano Vassalli in cui si racconta di Giuda Iscariota e di Alì Agca, entrambi con l’unico scopo di vendicare il tradimento delle idee di Yoshua Ha-Nozri e del fraintendimento delle sue idee. Ma questa è un’altra storia.

La continua e inarrestabile scalata nelle classifiche di vendita degli e-book, coronata ultimamente dal grande successo delle vendite natalizie, inizia a far parlare in maniera sempre più massiccia gli addetti ai lavori del problema pirateria.
Ci risiamo: negli anni ‘80, dopo la diffusione dei videoregistratori, i produttori cinematografici denunciarono il rischio di estinzione del cinema, tra gli anni ‘90 e gli anni zero, dopo l’invenzione degli mp3, toccò ai produttori musicali allarmarsi e preannunciare il fallimento. Niente di strano, allora, se ora, appena iniziati gli anni ‘10, ora che si iniziano a diffondere gli e-book, l’industria editoriale si preoccupa, intravedendo l’estinzione dei propri guadagni stellari e la fine della letteratura.
Ma siamo sicuri che il rischio pirateria esista veramente? O meglio, siamo sicuri che la diffusione, seppur massiccia, di copie contraffatte di libri digitali possa mettere in ginocchio un sistema industriale immenso e ricchissimo come quello dell’editoria libraria? Io, in proposito, mi permetto di sollevare dei dubbi.
Continua a leggere: E-book e pirateria: un ragionamento sulla paura degli editori
Dan Brown a Che tempo che fa. Il tour promozionale per Il Simbolo Perduto (qui tutti gli articoli relativi) porterà l’autore americano dritto dritto a “casa” di Fabio Fazio.
L’imperdibile intervista (per chi ama Dan Brown e/o Fabio Fazio, ovviamente) avrà luogo alle 20.10, su Raitre, il 6 dicembre prossimo, domenica. Giorno in cui si cercherà di capire, in modo sicuramente “originale”, la portata di questo autore-fenomeno. Autore che, solo in Italia e solo per Il simbolo perduto, è riuscito a vendere, in poco più di un mese, già 800.000 copie!
Per chi non avesse ancora letto il libro e ne fosse incuriosito, la casa editrice mette a disposizione il primo capitolo online, QUI.
Dan Brown, Il simbolo perduto, Mondadori, € 24,00
Fonte | Mondadori blog, via Twitter e Facebook
Cosa vi capiterebbe se vi venisse recapitata una cartolina bianca con su scritto il vostro nome, una data e il disegno di una bara? Da questo nucleo immaginate che si sviluppi una storia a voi estranea ma al tempo stesso coinvolgente: è quanto avviene ne La biblioteca dei morti di Glenn Cooper (Editrice Nord), caso editoriale del momento.
Tutto ha inizio il 7 luglio del 777 (7-7-777) a Vectis, antico nome dell’isola di Wight. In un monastero vede la luce il figlio di uno stupro: un bambino dai capelli rossi e dalla pelle chiarissima che nel settembre del 782, senza alcun motivo, comincia a vergare nomi e date. Questo però non lo veniamo a sapere subito, ma solo più avanti nello scorrere del romanzo.
Il romanzo è un andirivieni continuo dal medioevo ai giorni nostri, con questa spada di Damocle che sono le cartoline foriere di morte. La struttura narrativa del romanzo è agile e coinvolgente, anche se l’autore spesso si concede grandi digressioni riflessive in cui nulla sfugge al suo occhio. Un esempio potrebbe essere la descrizione di un sotterraneo in cui nulla sfugge, nemmeno il fatto che i mobili siano “impiallicciati da pochi soldi, ma la sedia era un costoso modello ergonomico” (pg. 173).