“Io sono nata viaggiando. I miei primi ricordi sono memorie di viaggio…Non mi chiedevo perchè la mia piccola famiglia composta da un padre giovane e biondo…e da una madre giovanissima, fosse stata morsa dalla tarantola del moto perpetuo”.
Era inevitabile che la scrittrice Dacia Maraini (attualmente candidata al Booker prize) ci regalasse prima o poi, una raccolta di scritti di viaggio come questa La seduzione dell’altrove. Infatti, già ci ha raccontato, come il padre Fosco, il Giappone che l’accolse a poco più di un anno di vita. Lì aveva degli antenati (in primis la nonna Yoi, “scappata di casa per andare in Persia, da sola” in un’epoca in cui le donne che lo facevano erano considerate matte o meretrici); lì passò duri anni infantili in un campo di concentramento.
Era inevitabile anche per i numerosi viaggi che fece al seguito del suo allora marito, Alberto Moravia, e del loro carissimo amico PierPaolo Pasolini ( in fondo al volume, l’inedito “Sul lago Turkana con Alberto Moravia”). Affascinano, ad esempio, procedendo nella lettura del testo, le sue visioni dell’Africa (”un paradiso arcaico, lontanissimo nel tempo…sospeso nel vuoto di una memoria fuori dal cervello umano“) pur con i sensi di colpa che le avevano impedito, per anni, di visitarlo (”come indulgere al piacere di osservare gli ultimi animali selvatici, in un Paese che ha il 20 per cento di sieropositivi?”).
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E’ giunta alla terza edizione “Libro: che spettacolo!”, la manifestazione che vede protagonisti fianco a fianco i libri e il teatro. Per ogni appuntamento è prevista la presentazione di un’opera letteraria e subito dopo una rappresentazione teatrale. Ad aprire le danze sarà Folco Quilici che, al teatro Vittoria di Roma, parlerà del suo Terre d’avventura prima di cedere il palco allo spettacolo La Tartaruga di Darwin di Juan Mayorga, con la regia di Stefano Messina.
Le città aderenti all’iniziativa saranno, oltre alla capitale, Bari, Lecce e Modena, le date sono 25 e 17 gli scrittori che hanno accettato di partecipare, tra i quali Cinzia Tani, Alberto Bevilacqua e Dacia Maraini. A chiudere la manifestazione ci sarà Walter Veltroni, proprio in questi giorni al centro di pettegolezzi sullo Strega. L’ex sindaco di Roma presenterà il suo ultimo romanzo, Noi; seguirà la pièce di Ugo Chiti e Massimo Salvianti Agosto’44 la notte dei Ponti. Qui potete dare un’occhiata al programma completo.
Via | giornale dello spettacolo
Foto | Flickr

In occasione della messa in scena al Teatro India di Roma de “La Borto”, spettacolo di e con Saverio La Ruina, dedicato al delicatissimo tema dell’aborto, la grande scrittrice Dacia Maraini è stata al centro di un dialogo appassionante tra testo e scena curato da Giovanni Greco. S’è parlato di accortezze del linguaggio teatrale. Visto che “il teatro è il luogo dove si incontrano e si scontrano la parola scritta con la parola parlata - ha dichiarato la scrittrice italiana più tradotta nel mondo, che noi di Booksblog abbiamo intervistato.
Scrittrice multipla, di confine, da sempre attenta agli intrecci tra la scrittura narrativa e il teatro in particolar modo legato ai temi femminili, cosa può dire sui percorsi di scrittura?
Che occorre prima di tutto leggere. Tutti leggono poco e la cosa è grave. Se si legge molto, si impara anche a scrivere. Occorre avere una prassi continua, esercitarsi tutti i giorni per crearsi un proprio stile.
Qual è lo “stile” Dacia Maraini?
Il metodo di scavo. Andare in profondità per capire cosa c’è nella nostra memoria, cosa c’è nella nostra coscienza.
Femminista e ribelle con la vocazione per la cultura, chi ha letto i suoi libri sa quanto la composizione familiare cosmopolita e l’amore verso suo padre abbiano influenzato i suoi temi letterari…
Nella mia famiglia c’è un miscuglio molto vario, perché ho avuto una nonna cilena e una inglese, un nonno siciliano e uno svizzero. Sono nata a Fiesole da mamma (Topazia) siciliana e padre (etnologo) per metà inglese e metà fiorentino. Ho vissuto i primi otto anni della mia vita in Giappone, in un tipo di campo Buchenwald perché la mia famiglia era antifascista. Ne siamo usciti vivi per il coraggio di mio padre. Conoscendo la mentalità giapponese decise di applicare la tradizione dello yubikiri, tagliandosi un dito con un ascia e tirandolo ai giapponesi. Un atto di coraggio supremo che voleva dire “tu sei un codardo e io sono più coraggioso di te”. A quel punto ci diedero il latte che ci salvò la vita. Anche se oggi non scrivo del Giappone, sento affetto per quella gente buona e raffinata.
Venerdì 20 novembre alle 18.30, Dacia Maraini interverrà nell’ambito delle attività culturali e di formazione ideate dal Teatro di Roma per promuovere una visione più ampia e articolata delle pièces ospitate di volta in volta sul palcoscenico dell’India. In questo caso al centro del dibattito sarà lo spettacolo La Borto di Saverio La Ruina.
La scrittrice proporrà un’analisi del testo drammaturgico, soffermandosi su stile, linguaggio e suggestioni, fino ad affrontare in modo più approfondito la relazione tra teatro e letteratura, grazie agli spunti offerti dai partecipanti e a letture e proiezioni video.
Ovviamente parte dell’incontro sarà dedicata al delicato argomento trattato da La Ruina nel suo spettacolo, l’aborto appunto. La Maraini è da sempre impegnata su temi di rilevanza sociale, con una particolare attenzione all’universo femminile e ha sempre contribuito con la sua scrittura alle discussioni sui problemi di attualità. La sua ultima pubblicazione è appunto un libro dal titolo Sulla mafia, di cui abbiamo già parlato.
Foto | Zam
Dacia Maraini è senza alcun dubbio una delle personalità della letteratura italiana più note e del panorama contemporaneo e può forse essere considerata la più importante scrittrice italiana degli ultimi anni. La sua attività di scrittrice e di donna è sempre stata caratterizzata dall’impegno civile, soprattutto per i diritti delle donne, ma non solo.
Questo suo nuovo libro, intitolato Sulla mafia ed edito da Giulio Perrone editore, è dunque assolutamente in linea con la personalità che la Maraini si è costruita durante la sua lunga carriera intellettuale ed è il suo personale contributo alla lotta contro quella che sicuramente è una delle tare più decisive ed ingombranti che il nostro paese si trascina dietro da sempre, la mafia appunto.
Sulla mafia è un libro il cui scopo è soprattutto quello di incitare all’attenzione, all’impegno sociale, alla partecipazione, perché è solo in questo modo, partecipando alla vita politica e sociale, che si può contrastare questo tumore che da troppo tempo tiene l’Italia legata al palo.
Dacia Maraini
Sulla Mafia
Giulio Perrone editore
euro 9,00
Via | Affaritaliani

L’ultimo episodio dell’affaire che ha scosso le basi di uno dei più importanti premi italiani, il Grinzane Cavour, è stato l’arresto questa sera di Guliano Soria patron della manifestazione, nata nel 1982.
Giuliano Soria nelle ultime settimane era stato coinvolto in un’indagine per molestie sessuali ai danni di un suo maggiordomo, inchiesta estesasi poi alla gestione del denaro, pubblico, che finanziava le attività numerosissime del premio. Il Grinzane Cavour attivo ormai da 26 anni, ha premiato tra gli altri nella sua storia personaggi del calibro di Primo Levi, Antonio Tabucchi, Sebastiano Vassalli, Vincenzo Consolo e da ultimo Michele Mari.
Più che sull’innocenza o la colpevolezza dell’indagato riguardo le accuse di molestie sessuali, a far riflettere dovrebbe essere lo stato delle istituzioni culturali italiane, negli ultimi anni costantemente e paurosamente in declino. Che la soluzione non sia tagliare i fondi, come vorrebbe Baricco, sembrerebbe assolutamente palese. Bisogna rivitalizzare e ringiovanire, reinvestendo su persone oneste, capaci e magari anche giovani. Per l’anno in corso, in ogni caso, il premio è stato sospeso e i cinque garanti, Cristina Comencini, Piergiorgio Odifreddi, Giulio Giorello, Dacia Maraini e Tahar Ben Jelloun, si sono dimessi.
Via | Repubblica
Foto | Flickr
Inizia ora, con la nomina di un comitato di garanzia, una nuova fase per il Premio Grinzane Cavour che aveva vissuto negli ultimi mesi un periodo oscuro, segnato dallo scandalo che ha investito il presidente Giuliano Soria, che minacciava di pregiudicare la vita stessa del premio piemontose.
I nomi dei garanti che dovranno accompagnare il premio in questa difficile fase sono quelli di Cristina Comencini, Piergiorgio Odifreddi, Giulio Giorello, Dacia Maraini, Giulio Giorello e Tahar Ben Jelloun. I nomi sono stati annunciati, insieme alla notizia dell’autosospensione di Soria, dal suo avvocato.
La speranza di tutti, a questo punto, è che il Premio Grinzane Cavour si riscatti e torni ad essere un punto di riferimento culturale importante, come lo è stato negli ultimi 26 anni.
Via | LaStampa
La violenza sulla donne, nelle varie forme che può assumere, stupro, violenza domestica, violenza psicologica, è un tema che ultimamente campeggia troppo spesso nelle pagine dei giornali. Eppure è solo la punta dell’iceberg.
“Amorosi Assassini” racconta una piccola parte di queste storie, 300 per la precisione, grazie alla penna aggraziata di tredici donne del gruppo femminista “Controparola“, composto solo di donne “di penna”, tra cui anche Dacia Maraini. Il libro, uscito nel 2008, raccoglie trecento casi di cronaca, risalenti al 2006, legati in qualche modo alla violenza sulle donne: violenza domestica, sul lavoro, violenza sessuale e così via.
Le notizie sono riportate una per ogni capitolo e riscritte a turno dalle tredici scrittrici, in forma di racconto noir. Un campionario davvero terrificante. Ovviamente i co-protagonisti dei racconti, insieme con le vittime, sono gli uomini. Senza distinzione di classe sociale, dai benestanti ai poveracci, di provenienza geografica, nord sud e centro o di età; tutti uguali, tutti violenti. Dall’altra parte trecento donne morte: uccise fisicamente o mentalmente, ridotte a vegetali. Ciò che terrorizza di più di questo libro, e badate che ce né di che essere spaventati, sono le statistiche riportate nella prefazione. Sono riferite al 2006, e nel frattempo sono sicuramente peggiorate: 112 donne uccise da un marito, un fidanzato o un “ex” e 4500 denunce di donne a polizia e carabinieri per violenze, abusi, aggressioni (Fonte Ministero dell’Interno).
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