Si tratta di due collane molto diverse tra loro, ma in accordo con la linea anticonformista della casa editrice romana. La prima, “Biblioteca dell’immaginario”, racchiude opere classiche rare e introvabili e segna l’esordio con il titolo La strada di Jack London. Più in là uscirà un testo irreperibile in Italia da vent’anni, La vergine del sudario di Bram Stoker, noto al grande pubblico per il suo Dracula. Ad aprile, in concomitanza con l’uscita nelle sale di Robin Hood con Russel Crowe e Cate Blanchet, la Biblioteca dell’immaginario proporrà Robin Hood di Joseph Walker McSpadden, il romanzo sul quale si è basato Riddley Scott per scrivere la sceneggiatura del film.
Facendo un lungo balzo in avanti Castelvecchi arriva ai nostri giorni con la collana “Le torpedini”, che vedrà la luce a fine febbraio con il romanzo gotico “Lullaby. La ninna nanna della morte”, dell’autrice Barbara Baraldi. Il secondo titolo in programma è invece quello del genovese Michele Vaccari: Giovani, nazisti e disoccupati. A maggio la collana ospiterà Gianluca Morozzi con Nato per rincorrere, un libro dedicato a Bruce Springsteen e in particolare ai suoi concerti. Un mese dopo sarà la volta delle memorie della transessuale Selene, messe su carta da un esordiente nascosto dietro lo pseudonimo di Joseph Martin.
Dietro queste novità di Castelvecchi c’è il lavoro di Cristiano Armati, scrittore ed editor, da poco entrato nella scuderia della casa editrice come direttore editoriale, il quale racconta che le sorprese non finiscono qui: “Presto saranno annunciati altri cambiamenti e inaugurate nuove collane fedeli al motto della casa editrice: ‘Attenti a Castelvecchi, il classico che non ti aspetti’”. Intanto noi attendiamo impazienti le prime uscite.
La Purple Press ha fatto arrivare in libreria, giusto in tempo per la celebrazione del 25 aprile, “Il libretto rosso dei partigiani”. Una sorta di manuale di resistenza, sabotaggio e guerriglia antifascista. In realtà è la ristampa curata da Cristiano Armati (con introduzione di Ferruccio Parri) di una raccolta clandestina messa in circolazione nel novembre 1943 da un gruppo della Resistenza romana, che istruiva a sabotare la macchina bellica hitleriana. “Un invito truccato sotto la copertina dell’orario ferroviario ufficiale”, scrive Ferruccio Parri nell’introduzione”.
Dunque un ventaglio di nozioni indispensabili per opporsi alla brutalità delle SS e delle Camicie nere: dalla manomissione delle vie di comunicazione alla distruzione delle derrate alimentari destinate al nemico. Un indice di graffianti parole d’ordine per “far sentire la nostalgia ai tedeschi”. Quelli per i quali gli italiani erano “carne da produzione! Carne da cannone!”. Gli stessi che sembravano non averne mai abbastanza… di carne. E siamo solo alla quattrodicesima pagina quando leggiamo:
“Noi sappiamo come i nazisti hanno trattato ieri i civili. Sappiamo come li trattano oggi. Ma come li tratteranno domani? Non c’è da farsi illusioni. Basta pensare come hanno trattato noi italiani in Russia ed in Africa quando ci si diceva “alleati”. […] Basta pensare a come il tedesco tratta l’amico per immaginare come tratta il nemico”.
(a cura di) Cristiano Armati
Il libretto rosso dei partigiani
Purple press
Pagine 128
€ 9,90
Fiocco rosa in casa Newton & Compton. È nata Netwon Noir, una nuova collana dedicata ai colori del male protagonisti ogni volta in una città (o regione) diversa. Perché non c’è bisogno dello specchio di Alice per fare un salto nel degrado. Megafono di storie scomode e fascio di luce per portare una speranza a quanto la cronaca spesso tace: con la penna della narrativa.
L’editor sarà Cristiano Armati, già autore dei bestseller “Roma criminale” e “Cuori rossi“, che il 26 febbraio inaugurerà la collana con il suo volume “Roma noir”: il lato oscuro della metropoli in 27 racconti. Tra scene di ordinaria emarginazione e avventure di bassa delinquenza, il lettore riconoscerà porzioni di tragedie che hanno sconvolto la vita capitolina: dall’assalto alle caserme avvenuto a ridosso della morte di Gabriele Sandri, alla tragedia di Vanessa Russo, uccisa con la punta di un ombrello nella metropolitana.
Racconti animati anche dal dietro le quinte dei metodi (atroci) propri alla malavita organizzata per sbarazzarsi dei corpi delle persone assassinate. Oppure ispirati all’avvistamento di un raccapricciante uomo-lupo avvistato lungo i cavalcavia del Grande raccordo anulare. Inevitabile lo spunto preso dai tanti clienti assiepati sulla via Salaria in attesa delle prostitute-bambine. E non solo.
Cuori rossi di Cristiano Armati è un po’ la risposta a Cuori neri, il saggio in cui il giornalista Luca Telese raccontava alcune storie di giovani neo-fascisti rimasti uccisi nella guerriglia degli anni ‘70. Cuori rossi, con approccio leggermente diverso, analizza la stessa questione dall’altra parte della barricata, quella appunto dei militanti “rossi”. BooksBlog ha intervistato l’autore.
Armati, la stagione delle violenze politiche ce la siamo ormai lasciata definitivamente alle spalle?
Secondo me la stagione delle violenze politiche non è finita e - stando a quello che succede tutti i giorni (in Italia e nel mondo) non finirà mai.
Addirittura.
Sì, perché la politica (come la religione… ma persino come il tifo calcistico!) non è altro che il “vestito” ideologico che determinati gruppi sociali danno ai propri interessi; mentre la violenza, dalla preistoria a oggi, ha sempre caratterizzato il modo che gli uomini hanno di comportarsi nei confronti dei loro simili ogni volta che si tratta di conciliare interessi opposti o di integrare differenze di ordine esistenziale.
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Cristiano Armati, descriviamo in cinque parole il tuo ultimo romanzo, “Rospi acidi e baci con la lingua” (Coniglio Editore, 153 pagg.) Comincio io: romanzo di formazione senza formazione.
Romanzo di formazione al termine del quale il protagonista non trova il suo posto nel mondo. Sono sedici: se era un gioco, hai vinto tu.
Saltata la sintesi, tanto vale darsi all’analisi. “Rospi acidi e baci con la lingua” è la storia di un uomo, Cappa, che non si sente a casa in nessun luogo. Un gigantesco rospo gli predice il futuro, inducendolo a un viaggio fatto di droga e sesso tra Londra, Parigi, Manchester e Catena, immaginario paese all’ombra di Roma. Si alternano avventure bizzarre a personaggi surreali, il grande Amore al compimento escatologico della profezia del rospo.
Per caso Cappa è Cristiano Armati?
È un me stesso più sfaccettato e versatile. Al valore delle mie esperienze dirette somma esperienze mediate da altre vite e altri racconti, alla ricerca di una dimensione letteraria che rappresenti il vero. Se penso a Flaubert – a quando diceva “Madame Bovary c’est moi” – mi viene da semplificare dicendo che sì… alla fine Cappa sono io.
Evochi Madame Bovary, che è il simbolo universale della ricerca infruttuosa del proprio posto nel mondo…
Non solo: Madame Bovary è anche il simbolo di un certo arrivismo, stimolato dalle tante illusioni offerte dalla società del capitale.
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